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La prima pagina de LA LEGA DEGLI STRAORDINARI GENTLEMEN

Inserito Martedì 11 aprile 2006

Comics di Luigi Siviero


La prima pagina della Lega degli Straordinari Gentlemen si apre con l’immagine di un uomo vigoroso dietro al quale si staglia la scogliera di Dover e prosegue con un’inquadratura più stretta che porta l’attenzione dei lettori su di un portasigarette decorato con un disegno di Arlecchino sul palcoscenico.

Le successive quattro vignette sono dedicate all’accensione di una sigaretta da parte di Campion Bond, un gesto insignificante e ordinario al quale viene dato apparentemente troppo spazio. Solo alla fine della pagina miss Murray sarà finalmente scesa dalla carrozza e avrà raggiunto Bond che ormai soffia il fumo e getta il fiammifero e sarà possibile la presentazione fra i due.
Si tratta dunque di una pagina monotona e, almeno di primo acchito, inutile. In realtà c’è più di un valido motivo che ha portato a strutturare la tavola in questo modo. Innanzitutto viene creato un contrasto con la seconda pagina, raffigurante un imponente ponte sulla Manica che, oltre a lasciare il lettore di stucco, rivela tutta la carica fantasiosa che caratterizzerà in seguito il fumetto. Un simile panorama avrebbe meno fascino, sarebbe meno attraente, se venisse presentato immediatamente in apertura del racconto. La sequenza dell’accensione della sigaretta crea un’atmosfera di falsa quotidianità ed evanescenza tali che il lettore, pensando che questo sia il clima che si respirerà anche nel seguito del capitolo, rimarrà stupito nel voltare pagina e vedere l’imponente opera disegnata da O’Neill.

La sensazione opprimente che nulla accada è accentuata dalla lentezza con cui gli autori hanno deciso di far scorrere il tempo. Questo risultato è ottenuto non solo frazionando in molte vignette un gesto di breve durata ma anche accostando all’accensione della sigaretta altre azioni.

Nel breve lasso di tempo che serve a Bond per soddisfare il suo vizio la carrozza, inizialmente tanto lontana da essere irriconoscibile, ha tutto il tempo di avvicinarsi, fermarsi per dare modo a miss Murray di scendere, voltarsi e infine allontanarsi.
Lo stesso avviene con la nave nelle due vignette in cui viene inquadrato il mare. Naturalmente predominano – sia numericamente sia grazie alla più sobria colorazione – le vignette nelle quali compare la carrozza perché la carrozza ha a che vedere con lo svolgimento della trama – trasporta Mina – mentre l’allontanarsi della nave è solo ed esclusivamente uno stratagemma per rallentare lo scorrere del tempo. Inoltre, essendo la storia ambientata a Dover, è giusto approfittare della suggestiva Bianca scogliera; il mare invece è uguale a tanti altri…

Al movimento della carrozza e della nave può essere aggiunto anche quello delle nuvole, anche se meno percettibile. Si spostano da sinistra a destra; si può capire la direzione in cui soffia il vento osservando il fumo del vaporetto.

Carrozza, nave e nuvole danno la misura del tempo che scorre e fanno capire che i gesti di Campion Bond sono molto posati e lenti. Forse vuole gustare ancor più il piacere del fumo ritardandone l’assunzione: un piccolo gioco della forza di volontà contro la voglia di nutrire il suo vizio. Oppure, più probabilmente, i suoi pensieri sono rivolti all’arrivo di Mina (con cui vorrebbe avere rapporti meno che formali, settima vignetta); ecco così spiegato il suo indugiare sull’immagine della carrozza riflessa nel portasigarette (terza vignetta).

Questi particolari dell’atteggiamento di Bond portano a dire che la prima pagina di questo fumetto è suscettibile di un secondo tipo di interpretazione, cioè può essere letta come una sommaria descrizione del presunto avo del più famoso James (tutti i personaggi che compaiono nella Lega degli straordinari gentlemen non sono creature di Moore ma di autori di romanzi, in questo caso Ian Fleming e il suo agente 007).

Si è già parlato del suo atteggiamento e dei suoi possibili pensieri; altre informazioni possono essere ricavate dalle singole vignette.

Nella quarta e sesta vignetta si vedono quattro vistosi anelli alla mano sinistra che lasciano intendere una fastidiosa ostentazione della ricchezza, già del tutto evidente fin dal primo riquadro grazie al suo abito elegante.

I fiammiferi John Bull (che è il corrispettivo inglese dell’Uncle Sam) fanno credere che Bond sia un Inglese attaccato alla patria (quinta vignetta). Forse è un’affermazione un po’ azzardata; l’unica cosa certa è che un nemico giurato dell’Inghilterra si guarderebbe bene dallo scegliere quei fiammiferi…
Il portasigarette che tiene in mano nella seconda vignetta è pacchiano e di cattivo gusto. Il classico regalo inutile o spesa sbagliata di cui sarebbe una grande idea disfarsi. E’ il suggerimento della presenza di difetti incorreggibili nonostante tutta la ricchezza orribilmente sfoggiata. E’ il segno che la classe non è (solo) a portata di portafoglio.
C’è quindi più di un particolare che suggerisce che Bond è un laido e ripugnante, l’ultimo dei quali è l’atteggiamento di Mina che non sembra per nulla felice dell’appuntamento con lui. Quando scende dalla carrozza infatti è indispettita e si mostra sgarbata con il conducente, non degnandolo nemmeno di un saluto; non riflette certo lo stato d’animo di chi ha il cuore pieno di gioia perché sta per incontrare una persona più che gradita… Sul suo volto è dipinta l’ira e scaglia un fulmine verso Bond (quarta vignetta).

Gli indizi che sembrano mettere Bond in cattiva luce vengono da lui stesso confermati: il laidone riccone cerca da subito di fare il furbacchione con la signorina (settima vignetta) ma viene ricambiato istintivamente con una stoccata mortale (pag. 2). La caratterizzazione data da Moore a Campion Bond è tale che è difficile credere che il personaggio sia un parente dell’agente 007, a meno che quest’ultimo non sia un personaggio particolarmente antipatico a Moore, oppure l’autore inglese non abbia semplicemente deciso di divertirsi…

C’è infine un ultimo appunto che non riguarda tutta la prima pagina ma esclusivamente la seconda e la terza vignetta.
La carrozza riflessa all’interno del portasigarette è identica a quella che Netley usa per trasportare Gull nei suoi viaggi all’inferno. Si può pensare che non sia stata disegnata per caso ma per richiamare il fumetto realizzato da Moore in coppia con Campbell.
Il portasigari che all’esterno si presenta con l’immagine frivola di Arlecchino che recita sul palco mentre all’interno fa scorgere un particolare che in From Hell è ricorrente può essere visto come un invito implicito a non leggere La lega degli straordinari gentlemen esclusivamente come una commedia brillante (cioè a non identificare LOEG esclusivamente con il disegno di Arlecchino), a non fermarsi alle apparenze, a chiedersi cosa c’è sotto la patina di leggerezza e spensieratezza che apparentemente è l’unica caratteristica e l’unica ragione di questo fumetto. Nel racconto di Moore e O’Neill potrebbe essere presente qualche accenno alle vicende raccontate in From Hell se non addirittura una delle chiavi di lettura di quest’ultima opera.

Luigi Siviero (email: luigisiv"chiocciola"yahoo.it)



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