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e 04 - eden - volume 2


Uno sguardo alla fine del mondo


VOLUME II

Credo che l'uomo desideri principalmente tenere stretti i sentimenti. Niente ideologia, senso dei valori, legge, morale, ma solo gioia e rabbia. La gente paga per vedere un film horror, per godere del senso di "paura". Il sentimento è una cosa universale per l'umanità.

Ma nella vita non ci sono solo cose piacevoli. Se vivi all'interno di una società, sei costretto ad affrontare anche le cose che non ti piacciono. E mi sembra che le cose spiacevoli siano la maggioranza. C'è chi vive la vita tragicamente. In questo caso non tornano i conti del sentimento. Questa è la vera ineguaglianza del mondo.

Facciamo tornare i conti, prima di perdere la sensibilità. Creiamo un equilibrio di cose piacevoli e non, alternativamente. Perché se non ci fossero le cose tristi non capiremmo che cosa ci fa gioire. Poiché liberiamo delle tensioni tramite la risata, ne risulta che senza tensione non potrebbe esserci nemmeno il riso (anche se ci sono situazioni in cui si è costretti a ridere, pur non volendo farlo). Se non ci fosse dolore, non esisterebbe il piacere (ma ad alcuni piace avvertire il dolore). Quando muore una persona cara, diventiamo tristi, perciò la vita è bella. Comunque, l'importante è provare emozioni prima di diventare insensibili.

Sarebbe bello se accadessero solo cose allegre, ma è impossibile. E' un'utopia. Certo, si può desiderarlo, ma se esistesse un mondo senza tristezza, non ci sarebbe nemmeno la gioia. Un mondo senza sentimento. Un mondo in cui non si ride, non ci si arrabbia e non si piange. Non desidero un mondo del genere.

Se esistessero "la verità assoluta" o "la risposta" sarei tranquillo, ma quando sono tranquillo divento smidollato. Quindi vorrei percepire a turno la tranquillità e l'angoscia, la tristezza e la gioia e, se in prossimità della morte raggiungessi la "felicità", sarebbe il massimo. Ma non sopporto la pena. Mi piacerebbe eliminare questo sentimento dalla storia, però...

Hiroki Endo, 20 settembre 1988

Capitolo 5: Un pezzo di mondo (pagg. 3-36)

"Quando ero piccolo... il mondo era mio. Ora che ho 15 anni... comincio a capire che "io" sono solo un pezzo di mondo. Così insignificante e... senza alcun potere. Ma se morissi... il mondo perderebbe questo pezzo.

Il commando, nel suo percorso incontra un campo controllato da soldati legati al cartello della droga. Non c'è altra possibilità che quella di attaccarlo e distruggerlo. Sofia riprogramma Cherubino e si mette in contatto con tutti i sistemi elettronici di controllo e di difesa dell'accampamento. Il campo viene attaccato mentre i soldati si trovano in compagnia di alcune prostitute e il commando ha il sopravvento facendo una carneficina. Si risparmiano solo due ragazze grazie al fatto che Sofia disattiva Cherubino proprio nel momento in cui sta per ucciderle, a seguito anche della richiesta di Elia di smettere la carneficina. C'è un accenno indiretto alla pulizia etnica che la Propater sta effettuando nella zona e si viene a sapere che il comandante è un islamico georgiano sfuggito alla distruzione del suo villaggio e della sua famiglia da parte della stessa Propater.

L'esperienza segna enormemente Elia.

In questo capitolo appaiono in maniera rilevante e per la prima volta scene di combattimento che mostrano una grossa abilità tecnica dell'autore. Con un misto di scontro fisico, scontro elettronico e scontro tra robot, Hiroki Endo propone delle scene altamente dinamiche e con un ritmo serrato. Ma quello che traspare maggiormente è l'orrore di Elia per la violenza e la sua impotenza a porvi un freno. Elia svolge la funzione di osservatore ingenuo che, esterno all'azione, può permettersi un ruolo critico.

Sono morte tante persone. "I pezzi del mondo" sono sparsi e rotti. Mi piacerebbe essere una parte del mondo. Ma non voglio essere rotto e sparso.

 

Capitolo 6: Today, Tomorrow, Someday (pagg. 37-60)

Le due ragazze sono fuggite dalla base del commando con una moto, ma la benzina è finita quasi subito. Una, di chiara origine indios, si chiama Cachua, l'altra, dai capelli biondi e con dei tratti somatici 'bianchi', si chiama Helena. Helena (chiaramente una prostituta disinibita, spregiudicata e portata all'azione) è convinta che gli uomini del commando le uccideranno come hanno fatto alle sue colleghe e vuole attraversare le Ande aiutata da Cachua, che non è una prostituta ma che è stata rapita e violentata dai soldati e che mostra un animo nobile ed ingenuo.

Gli uomini del commando le inseguono e cercano di trovarle prima di Propater, mentre Sofia controlla tramite le apparecchiature del campo conquistato l'avanzata dell'esercito di Propater (ha superato il confine con la Bolivia).

Le ragazze sono arrivate a dei luoghi che mostrano reperti di origine inca ed Helena palesa qualche problema a proseguire. Durante la sosta racconta di avere discendenze locali: la nonna era del posto ed era stata messa incinta dal proprietario terriero che poi l'aveva scacciata a Lima con la figlia e qui avevano fatto entrambe le prostitute, cosa proseguita poi anche dalla nipote.

Durante la notte vengono svegliate di soprassalto da dei soldati in assetto di guerra che le hanno circondate.

Il titolo del capitolo è preso da una frase che pronuncia Helena mostrando la propria speranza a cambiare la propria vita di violenze e sopraffazione.

Le due ragazze, nonostante il diverso carattere, si sentono molto vicine, accomunate da un destino realmente disgraziato. Inoltre, proprio perché donne, mostrano di essere l'anello debole della catena di violenze della vita quotidiana.

E' questo il capitolo che fa da contraltare a quello precedente: dalla violenza 'ufficiale', riconosciuta, si passa a mostrare la violenza più tragica e totale, quella di tutti i giorni, quella della normalità.

C'è solo una cosa che sembra poter sconfiggere questa violenza, la speranza che "oggi, domani o comunque un giorno" si possa essere felici e liberi.

   

Capitolo 7: Le cose per cui non posso fare niente (pagg. 61-90)

Il gruppo di soldati che ha catturato le ragazze è una pattuglia di Propater che sta cercando il commando. Nel momento in cui iniziano ad interrogare le ragazze vengono assaliti dal commando stesso che li uccide tutti. La pattuglia s'era già messa in contatto con l'organizzazione quindi gli uomini del commando si preparano a respingere l'attacco imminente.

Le ragazze sono necessarie per attraversare le Ande, in quanto sono del posto, e in cambio dell'aiuto viene offerta loro la libertà. Alla domanda di Helena sul come farà ad essere sicura che non verranno uccise, il comandante risponde che tutto dipende da Elia, o meglio da come agirà l'amico del padre. Questa cosa viene spiegata in modo più preciso nelle due tavole successive dove Sofia aiuta Elia a mettersi in contatto radio con l'amico del padre: veniamo a sapere che c'è una madre e una sorella, il padre fa un lavoro tutt'altro che bello e l'amico del padre ha avuto cura dei bambini da piccoli.

La narrazione continua con una analessi in cui viene mostrato Elia con la sorella e Tony (l'amico del padre) sul lago a pescare. Tony è di razza nera ma non viene mai mostrato apertamente in viso; i tre su una barca in mezzo al lago parlano di libertà e la scena fornisce soprattutto l'informazione che la famiglia economicamente è agiata.

Si torna al presente, Elia riesce a contattare Tony che promette di aiutarli, ma solo dopo che loro hanno superato le Ande.

Helena accetta di collaborare e si svolgono gli ultimi preparativi per la difesa. La ragazza poi, incontrando Elia, lo ringrazia per averle salvate, ma lo fa a modo suo umiliandolo: dal dialogo si viene a sapere che il padre del ragazzo è il più grande boss della droga in America Latina, quella stessa droga che è fonte di disperazione e sfruttamento per molte persone, per lui rappresenta il mezzo per vivere nell'agiatezza. Dal dialogo veniamo a sapere anche il cognome della madre Mayool.

Il ragazzo sente il peso della situazione e appare evidente la frattura con il padre e con il mondo che lui rappresenta.

Elia sente su di se la responsabilità per la vita degli altri ma, come nell'episodio degli uccelli, non riesce a trovare le azioni giuste per combattere: in un mondo in preda a forze di molto superiori alle sue si sente votato all'inazione:

Non posso farci niente. Perciò ho pregato Dio. Perché renda felice la gente di tutto il mondo.

Sul lago, con Tony, cantavano una canzone degli schiavi neri ed Elia capiva che non era giusto usare quella canzone, che era un furto cantarla perché parlava di una sofferenza che non era loro. Involontariamente a volte si rubano anche i sentimenti.

   

Capitolo 8: Ostaggio (pagg. 91-120)

Il capitolo inizia con una analessi che spiega il perché Elia giri per il mondo da solo. Hana Mayool, Elia e la sorella si trovano in un aeroporto in partenza dato che Enoa desidera allontanarli da se per metterli al sicuro. I tre sono accompagnati da due guardie del corpo, un uomo e una donna. La donna ha accompagnata Hana alla toilette mentre l'uomo è con i bambini e assieme parlano del virus: il virus è stato sedato, ma gli organi cristallizzati nelle persone che si erano ammalate non possono tornare come prima; ci sono molte persone che soffrono per i postumi dell'epidemia; un effetto parallelo dell'epidemia è stato il forte sviluppo della tecnologia robotica e cibernetica, i cyborg hanno fatto passi da gigante. La guardia del corpo che li accompagna mostra chiari segni sul viso della vecchia infezione da virus.

La sorella spinge Elia a sfuggire al controllo della guardia del corpo per andare a comprare un gelato; nello stesso momento nella toilette le due donne vengono attaccate da una terza che si trasforma in un essere strano con braccia meccaniche telescopiche allungabili, Hana viene catturata e la guardia del corpo trafitta dalla mano meccanica dell'attaccante.

Altri uomini intanto hanno ucciso l'altra guardia del corpo (ora si vede che è un cyborg) e catturato la sorella di Elia. Quest'ultimo, di ritorno col gelato capisce in tempo la situazione e fugge inseguito dai due uomini che hanno catturato sua sorella.

Fuori dell'aeroporto su di un'auto c'è la donna che controllava sua madre, ferita ma viva, lo fa salire e fuggono. Gli inseguitori mostrano di essere della stessa natura della donna che ha catturato Hana e con le loro braccia telescopiche cercano di afferrare la macchina.

La guidatrice, benché ferita a morte riesce a liberarsi dei due e a portare l'auto in aperta campagna e a consegnare ad Elia un telefonino con la linea diretta con suo padre.

Elia mostra di essere restio a parlare col padre, ma poi si mette in comunicazione con lui. Il cielo al di sopra della sua testa è striato da nuvole bianche, una immagine simile a quella che sta osservando l'Elia del presente durante i preparativi per la difesa. Come il protagonista della Recherche di Proust si ritrova ad inzuppare una madeleine e riprova il sapore che gustava da bimbo e la memoria involontaria, messa in moto da quel sapore, rievoca tutto un fiume di ricordi dimenticati, qui quel cielo striato da nuvole bianche costringe Elia a ricordare gli avvenimenti che evidentemente aveva cercato di dimenticare: è chiaro che non si tratta tanto del rapimento di sua madre e di sua sorella (nel capitolo precedente Sofia gli dice «Speriamo che siano sane... tua madre e tua sorella...», e quindi lui ne ha già parlato) quanto del suo rapporto col padre, di quella realtà che ha cercato ostinatamente ad evitare e ad ignorare. «Padre, sono io.» gli dirà, con tanta fatica e, intanto, il cielo immenso sopra di lui lascia scorrere le nuvole nella consapevolezza che torneranno, prima o poi.

Ed è questo il titolo, Ostaggio, ostaggio del padre, ostaggio del passato, ostaggio di una situazione che non ha cercato e che deve accettare.

Segue un montaggio veloce di scene diverse.

Elia con Cherubino in alto sopra al villaggio (Elia cerca di sapere se Cherubino ha provato emozioni quando ha ucciso).

Wyecliffe e Cachua che lasciano il commando per andare a predisporre difese esterne (Helena e Cachua si dimostrano sempre più legate).

Interno di un aereo in avvicinamento (tre persone che parlano, dirigenti di Propater, cercano dei dischetti, tengono prigioniere la madre e la sorella di Elia per usarle contro un irrigidimento di Enoa nel caso rimanga ucciso il figlio; sono preoccupati per i rhizomer di Nomad, i combattenti nascosti dell'organizzazione Nomad, uno dei tre si chiama Trebis ed è l'equivalente di Sofia in campo cibernetico e si trova sull'aereo proprio per battere "quella traditrice").

Con lo svilupparsi della storia e con l'approfondirsi della complessità dell'azione diventa sempre più chiara la visione di Hiroki Endo: con il crescere dell'elemento informatico/cibernetico entra in crisi la sicurezza dello spirito umano. L'Elia del passato, quello della fuga per il gelato, è un ragazzino ben diverso da quello del presente che guarda immobile il mondo dall'alto della collinetta. Elia ha perso molto in questa transizione, in allegria e in spensieratezza, ma soprattutto ha perso in capacità operativa e in incoscienza: l'Elia attuale si è trasformato in una specie di Amleto, impossibilitato all'azione e tutto proteso a scandagliare le profondità dello spirito umano.

Elia ha scoperto l'orrore e la violenza che si nascondono dietro ai rapporti umani, quello stesso orrore che scopre Marlowe in Cuore di tenebra di Conrad, ma ha trovato anche un'ancora e un punto di riferimento, Cherubino. Il gigantesco robot attraversa tutta l'opera come una figura tutelare (già nel primo volume Hana ne riconosce la funzione: «E' il protettore dell'Eden, no?»), muto ma pronto ad intervenire nei momenti di pericolo, in cerca di una propria morale e quindi punto di riferimento della ricerca dei ragazzi (Enoa prima, Elia poi, gli faranno in fondo le stesse domande). 

«Cherubino...»

«Sì?»

«Quando hai ucciso una persona... hai provato qualcosa?»

«... Non lo so.»

«Tutti desiderano un mondo pacifico, senza uccisioni.»

[...]

«Posso dire una cosa... prima della pace... dobbiamo preoccuparci di sopravvivere.»

   

Capitolo 9: Substitution (pagg. 121-150)

«Tanto tempo fa dio e l'uomo si aiutavano. Ma la Bibbia e il Corano hanno isolato Dio. Perciò è impazzito. Ha tentato di essere "perfetto" da solo. E ora nessuno... lo ascolta. Ma, Elia... noi dobbiamo

credere in qualcosa. [...] Dio... ci ama nonostante la sua pazzia.»

Cachua e Wyecliffe arrivano a delle costruzioni di origine inca e si aprono il passaggio per un tunnel segreto mentre Sofia con Cherubino, dalla base, ne scannerizzano il labirinto di cunicoli.

Poi, mentre Cherubino continua il lavoro, Sofia si mette a parlare con Elia che è di guardia. Con il discorso che fanno si precisa la nazionalità dei componenti del commando: Sofia è greca, il Capitano è georgiano, Kenji giapponese e Wyecliffe (forse) caraibico. Elia domanda se siano mercenari e lei risponde con un forse. Il dialogo viene interrotto da Helena allarmata per il comportamento di Kenji che sta puntando un coltello contro il capitano addormentato. Il ragazzo è immobilizzato dallo sforzo per bloccare il proprio braccio, quasi in uno stato di trance e di sdoppiamento di personalità, per non far partire il colpo (una illustrazione successiva mostra che il capitano era sveglio e con la pistola pronta ad intervenire in caso di pericolo). Sofia interviene, cerca di calmarlo e lo porta all'interno del camper-furgone. Elia, che dalla finestra scopre che la donna ha un rapporto orale con l'asiatico, viene scoperto da Helena che lo apostrofa e lo deride.

Nel frattempo Sofia parla con Kenji cercando di rimettere un po' di ordine nelle dinamiche comportamentali del ragazzo. Lei ha capito che il ragazzo cerca nel capitano un sostituto del proprio fratello maggiore, mentre il capitano cerca in lui un sostituto del proprio figlio; ma ha capito anche che lei stessa è in cerca di qualcuno che riempia il vuoto lasciato dai suoi figli.

Il commando si dimostra come una comunità dai rapporti abbastanza complicati.

Cachua e Wyecliffe, intanto, stanno posizionando nei punti cruciali del tunnel alcune cariche esplosive e parlano dei miti inca: Cachua si dimostra legata alla terra dei suoi padri e alle tradizioni del suo popolo.

Propater intanto sta inviando la fanteria e i mezzi aerei per attaccare il commando.

Vengono fornite delle indicazioni geografiche: L'azione si svolge attorno a Cuzco in piena zona controllata da Propater (zona che viene indicata col termine "gnostic") mentre il versante delle Ande che da sul pacifico è libero e viene indicato con il nome "agnostic".

Trebis, collegato ai sistemi di attacco, è convinto di poter risolvere la faccenda in breve tempo e per questo intervengono soltanto le forze aeree, lasciando indietro le truppe terrestri.

Un capitolo di preparazione all'attacco imminente, ma anche un capitolo che immette molto materiale nuovo per quanto riguarda le dinamiche di gruppo.

La scoperta del sesso da parte di Elia e il passato che riaffiora nei vari personaggi in cerca di uno sfogo per le tensioni represse, rappresentano gli aspetti salienti di questo capitolo.

La connessione dei rapporti tra i vari umani si fa sempre più complessa e i punti deboli e sotto pressione sono sempre più evidenti.

Le perfette costruzioni inca fatte di pietre accostate hanno retto per secoli, superando anche i terremoti più terribili.

La tecnica inca e la tecnologia moderna.

"Secondo il nostro mito..." dirà Cachua "... sono nati otto uomini e donne nelle grotte, e hanno costruito l'impero inca." La coesione nata dal mito è andata perduta, complessi e pulsioni riaffiorano nell'individuo ormai isolato e abbandonato a se stesso.

     

Capitolo 10: Turbamento (pagg. 151-174)

Capitolo 11: Rush (pagg. 175-206)

Inizia lo scontro e l'ampiezza della storia supera di molto la suddivisione in capitoli. Si può dire che tranne che per alcuni flashback (di ampiezza e di importanza diverse) che servono per inquadrare meglio la psicologia dei personaggi e a spiegare la situazione, il combattimento occuperà tutti e due questi capitoli e i volumi tre e quattro.

Questa prima parte dello scontro è incentrata attorno alle figure di Sofia e di Trebis che lottano per superarsi a livello cibernetico.

Il ritmo della narrazione si fa sempre più serrato e questo fatto si riflette sulla composizione grafica delle tavole: Hiroki Endo dimostra tutta la sua abilità narrativa e la sua capacità nel descrivere strumentazioni elettroniche e mezzi meccanici.

Da ultimo si ha finalmente la conferma che il commando fa parte di Nomad e che l'attacco avviene tra le abitazioni della città di Cuzco che, come la metropoli incontrata in precedenza, si trova in uno strano stato di completo abbandono.

Il volume si chiude con Trebis che sembra avere la meglio sulle difese di Sofia che aveva usato le sue capacità cibernetiche per nascondere il commando e per falsare i dati delle truppe aeree di Propater.






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