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Recensione di Fabio Nardini a "Il tramonto di Briareo"


Scritto nel 1974, questo splendido romanzo di Cowper (pseudonimo di Colin Murry) è stato finalmente tradotto e pubblicato dall’editrice Nord. Cowper, nato nel 1926, laureato in lingua e letteratura inglese, autore di romanzi di S.F. e mainstream, è un nome di indubbio prestigio ma poco noto anche nell'ambiente fantascientifico: cose che capitano a chi non concede troppo alle mode del momento.

"Il tramonto di Briareo" si inserisce in un filone classico della science fiction, specialmente britannica, e all'apparenza dei più scontati: la catastrofe che irrompe nella vita quotidiana dell'uomo comune e lo coinvolge in un gioco più grande di lui.

Tema scontato, si è detto. Ma l'abilità narrativa dell'autore lo fa subito dimenticare, conferendo alla pagina un sapore decisamente "realistico" (nel senso più vero e profondo del termine).

La stessa cosa mi sembra si possa dire dei personaggi.

Costretti quasi dalla trama ad un ruolo prefissato (così Jhonson, il narratore, così Margaret, così soprattutto Mc Harty) essi riescono sempre ad evaderne per assumere una statura ed una dignità inaspettati.

Come ho detto lo spunto non è particolarmente originale: l'esplosione di una supernova provoca catastrofici eventi climatici.

Ma è soltanto il preludio di un'altra catastrofe, silenziosa e ugualmente distruttrice, la sterilità: la quale, a sua volta, appare come l'effetto di un evento ancor più strano e terribile.

Non aggiungerò nulla su questo punto: al lettore il piacere di scoprirlo da sé, senza una preventiva spiegazione banalizzante.

Un'ultima considerazione: "Il tramonto di Briareo" non sarà un capolavoro trascendentale, ma è un ottimo esempio di come si possa fare della fantascienza in modo serio e intelligente, senza annoiare il lettore ma anche senza trattarlo da sottosviluppato mentale.

E non è poco.






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