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a cura di Sandro Battisti e Giovanni De Matteo, "Odissea fantascienza" n. 70, ed. Delosbooks, 2017, 18,00 €, e "Odissea digital fantascienza" n. 39, ed. Delos digital, 2017, 4,99 €, 336 pagg.


"L’antologia definitiva del connettivismo", recita il sottotitolo, e, infatti, vi vede partecipare tutti i maggiori rappresentanti di questo movimento nato all’interno della fantascienza italiana.

I contenuti, come vedremo, sono fra i più variegati: si spazia dalla fantascienza, al fantasy, all’horror, e al fantastico generico.

Spesso, la qualità è piuttosto buona, con qualche, inevitabile, abbassamento.

Oltre ai racconti, vi troviamo anche "Uno, nessuno e centomila; di cosa parliamo quando parliamo di connettivismo", dei curatori (pagg. 5-13), "Introduzione alla prossima fantascienza", di Salvatore Proietti (pagg. 331-334), e introduzioni ai singoli racconti.


-"Amiens, 1905", di Simone Conti (originariamente apparso in "Frammenti di una rosa quantica", ed. Kipple officina libraria, 2008; pagg. 14-27)-fantastico, vede niente di meno che Jules Verne che, sul letto di morte, riceve la visita… dei personaggi dei suoi libri.

La sospensione dell’incredulità vi viene data dal raffronto fra quella, lunga e centrale, scena, ed una nella quale il protagonista racconta alla moglie di aver sognato, tutto quello.

Ma, poi, Wells, che aveva già mandato un suo emissario a tentare di convincere Verne ad effettuare un viaggio nel tempo per fuggire a quella morte, ed averne ricevuto un rifiuto, decide di mandarne un altro, ben più "convincente", ma sarà proprio quell’unico personaggio che non si era presentato a quell’incredibile "riunione di famiglia", il capitano Nemo, ad impallinare il Morlock e l’ibrido di Moreau.

A dire il vero, il tutto però risulta un po’ lento, un po’ troppo lontano dai gusti di oggi; il linguaggio col quale è scritto è anticato, per assomigliare a quello dei protagonisti, cosa fatto molto bene, ma…


-"Nell'occhio del vortice, con gli spettri del tempo", di Giovanni De Matteo (originariamente apparso in "Codice Arrowhead", ed. 40K, 2010; pagg. 29-59)-fantascienza cyberpunk, è un ottimo racconto dall’idea di base decisamente originale e molto ben scritto.

In Israele si è creato un Vortice, una zona nella quale il Tempo è come impazzito, e accadono cose che il cervello umano difficilmente riesce a comprendere.

Al suo interno è stato mandato un aereo israeliano di nuovissima progettazione, con una AI a gestirlo.

Che non ne è poi mai più uscita.

La protagonista, una sorta di ghescia/hacker, tipicissima del cyberpunk, viene mandata a tentare di recuperarla. Ma si metterà dalla sua parte, intenzionata ad uscirne solamente quando sarà una sola, pericolosissima, cosa con l’AI.

Il tutto è, come ho detto, scritto molto bene, e, prevalentemente, con una tecnica a disvelamento davvero molto ben eseguita, per la quale la quasi totale incomprensibilità di ciò che si legge all’inizio va a mano a mano a chiarirsi, fino al disvelamento finale.


-"Un battito di ciglia", di Fernando Fazzari (originariamente apparso in "Con.tempo" n. 0, 2014; pagg. 60-68)-fantastico, vede un uomo che… muore. E si ritrova reincarnato in un’altra persona.

Sempre. Infinite volte.

E, sempre, sono persone che stanno per suicidarsi, e/o fare qualche azione più o meno sconsiderata.

Sosia di Leonardo Da Vinci (o egli stesso?!), muore in un assalto di turisti, e comincia questi salti.

Intrigante, ben scritto, e dall’idea originale.


-"L'arca dell'alleanza", di Roberto Furlani (originariamente apparso in "Supernova express", ed. Ferrara, 2007; pagg. 69-80)-fantascienza, anche se decisamente particolare.

La mitica Arca dell’alleanza, dove sono conservate le leggi che Dio dettò Mosè, andata perduta, ricompare.

E nella Bibbia si dice che quando ciò accadrà sarà il segno dell’imminente fine del mondo, e del rinnovarsi dell’alleanza fra Dio e il popolo eletto.

Si diffonde il panico, anche se non c’è una prova certa che ciò sia avvenuto, uno scienziato ebreo progetta un condensatore, che, aveva capito, l’arca non era altro, infondo, con le sue caratteristiche, ma con i ritrovati moderni.

E, alla fine, verrà veramente, la fine del mondo, dalle scariche elettrice che escono dall’arca.

L’idea di base è deboluccia, e non ben svolta.

Il contrasto fra fede e razionalità rimane sfuocato, e non c’è nessuna vera suspance.


-"Senza titolo", di Gianluca Cremoni (originariamente apparso in "Delos" n. 147, 2012; pagg. 82-92)-giallo cyberpunk, nel quale una serie di omicidi si scoprono essere dovuti all’impazzimento di bambini fatti giocare, dai propri genitori, ad un nuovo gioco dalle forti interazioni col cervello.

Che, quindi, avevano massacrato i loro genitori.

Ben scritto, ha dei momenti piuttosto forti, ma si capisce dove andrà a parare piuttosto presto.


-"I giocolieri", di Umberto Pace (originariamente apparso in "Next" n. 1, 2005; pagg. 93-97)-fantascienza; in un futuro nel quale la decadenza ha ormai avvolto la civiltà, dei creativi inventano un… elettrodomestico.

Un gioco, una fuga, un divertimento.

Ma, poi, questo  si fa di momento in momento più cupo, per finire distrutto, ma non del tutto: "Si vede qualche guizzo di lampadina, si sentono i balbettii della sua mente bruciata e dispersa." (pag. 97).

Una parodia di ciò che Internet è per noi, e una premonizione funesta.

Il tutto è scritto con un ottimo linguaggio, piuttosto poetico.


-"Border", di Umberto Bertani (originariamente apparso in "Next" n. 1, 2005; pagg. 98-115)-horror, racconta di un’unità dell’anti terrorismo russa che viene mandata a prendere un uomo.

Sembrerebbe una missione da niente, ma si trasformerà in un incubo.

L’uomo… non sarà più tale. Si sarà trasformato in una belva feroce, con arti suppletivi, ed assetata di sangue.

Il protagonista/narratore, alla fine, con uno forzo di volontà tremendo, riuscirà ad averne la meglio, ma la consapevolezza che di esseri come quello potrebbero essercene chissà quanti altri farà andare la sua e dei suoi compagni consapevolezza in ambiti per nulla tranquilli.


-"In nomine patris", di Marco Milani (originariamente apparso in "Next" n. 9, 2007; pagg. 116-131)-anche un horror, vede un’orda di conquistadores spagnoli fare un massacro immane di un villaggio di indigeni in Messico.

E già questa, lunghissima, scena è molto horror, splatter.

Ma poi, quando gli sterminatori saranno andati oltre la collina, vi troveranno il paradiso che uno degli indigeni, prima di morire, aveva predetto vi avrebbero trovato.

Uomini-lupo immensi, fortissimi ed invincibili, che, non lo si vede, ma lo si sa, li massacreranno tutti.


-"Interno blu", di Francesca Fichera (originariamente apparso in "Hai trovato orgasmi nel collettore quantico?", ed. Kipple officina libraria, 2016; pagg. 132-143)-cyberpunk erotico, vede la protagonista, un’agente di una non specificata organizzazione, che, cieca, ha sviluppato un altro senso, l’olfatto, partire per una missione in un universo parallelo anche questo non specificato.

Ma nulla di ciò è importante, solamente che, là, troverà una sua vecchia fiamma, un’altra agente come lei, cieca e olfattiva, con la quale aveva avuto una breve storia.

Faranno, quando le era stato raccomandato di non toccare nulla, in quel Mondo, l’amore selvaggiamente, ma scoprendo, alla fine, che era stato tutto virtuale, nulla di vero, col solo effetto di cancellare quanto c’era stato fra di loro.

La parte erotica è molto ben scritta (non che il resto non lo sia), molto… eccitante.


-"Brani scelti dal "Catalogo delle specie extrasolari", II edizione", di Marco Moretti (originariamente apparso, come "Sky beasts", nel sito di "Next", 2014; pagg. 144-151)-fantascientifico, non è però un racconto vero e proprio.

Si tratta, infatti, di un elenco di animali immaginari che abiterebbero Giove, tutti, ovviamente, enormi.

Sono descrizioni anche ben scritte, ma la mancanza di una trama è un forte detrattore di qualità.


-"Il livello dell'assassino", di Francesco Verso (originariamente apparso in "Effemme" n. 8, ed. Delos, 2013; pagg. 153-175)-fantasy/cyberpunk, che si svolge nel mondo di un gioco di ruolo.

Il protagonista ha preso a schiaffi la moglie, e così viene condannato a continuare il gioco nelle vesti di un ragazzino.

Che si vendicherà facendone squartare il corpo, per quanto virtuale, da cavalli in corsa.

Per questo, al protagonista/narratore verrà disattivato il gene SCN9A, una sorta, pare di capire, di cancellazione definitiva del personaggio.

Nessun accenno alla modalità con la quale questo Gdr possa essere collegato alla realtà, e, forse, se il finale avesse visto il protagonista svegliarvisi…


-"Pensa a Phleba", di Alex Tonelli (originariamente apparso in "Avanguardie futuro oscuro", ed. Eds, 2009; pagg. 176-206)-fantascienza, nel quale un monaco postumano, con impiantati nel corpo innumerevoli migliorie tecnologiche, va ad esplorare un pianeta chiamato la Terra Desolata.

Un pianeta sul quale ogni legge di normalità è sovvertita, e regna un caos di insensatezza senza limiti.

Là prima vedrà una cosa che lo farà andare sull’orlo dell’impazzimento senza possibilità di ritorno, dal quale verrà salvato dalla sua tuta, che lo getterà istantaneamente nell’oblio, per poi cancellargli dalla memoria ogni traccia dell’accaduto.

E, poi, quando avrà trovato un fiume nel quale non scorre acqua, l’acqua della quale ha ormai un disperato bisogno, ma una fanghiglia densa e oleosa… si toglierà quella sua tuta che l’aveva salvato, e vi si immergerà, ormai sopraffatto da tutto quello che aveva visto.

Davvero molto buono, ottimamente scritto, in una prosa alquanto poetica; buona l’idea di base, e anche ben sviluppata.


-"Il sepolcro del nuovo incontro", di Giovanni Agnoloni (originariamente apparso in "Partita di anime", ed. Gaalad, 2014; pagg. 207-213)-un uomo che si è lasciato con la sua donna va in depressione dura.

Quando però poi un amico gli propone di andare ad abitare al cimitero, si riprenderà; riprenderà a scrivere, cosa che non era più riuscito a fare, e smetterà le sue lunghe passeggiate solitarie notturne.

Ma una sera, nel cimitero, incontrerà… quella sua donna.

Le scaglierà addosso la fialetta di droga che lo aveva aiutato a superare i momenti peggiori, e scoprirà che era solamente un fantasma.

Scritto in un’ottima prosa molto poetica, ha solamente quest’ultimo scatto ghost a renderlo fantastico.

E non vi è alcun accenno del fatto che, dopo essersi lasciati, la donna fosse morta.


-"Osmosiac", di Domenico Mastrapascqua (originariamente apparso in "Next" n. 12, 2009; pagg. 214-227)-cyberpunk; un uomo, di mestiere, fa… l’esploratore di Bolle, distorsioni spazio/temporali nelle quali il tempo di sopravvivenza è brevissimo.

In una di queste, un giorno, incontra un essere che vi abita, una donna bellissima della quale si innamora all’istante.

Il loro amore è ovviamente impossibile, ma lei decide di voler andare da lui; uscirà, dalla Bolla, e dopo pochi istanti comincerà a morire.

Ma, alla fine, si prenderanno per mano, e andranno "… in un luogo che nessuno di noi, da solo, potrà mai raggiungere. Il nostro eden, l’unico e solo che ci spetta." (pag. 227).

Molto ben scritto, in una buona prosa con dei buoni spunti poetici, ha, mi pare, il difetto di dire troppo poco di che cosa siano, queste Bolle. Ma, forse, è una cosa voluta, per rendere il tutto più misterioso.


-"Parole", di Roberto Bommarito (originariamente apparso in "Parole", ed. La mela avvelenata, 2014; pagg. 228-247)-fantastico, o, forse, onirico, racconta di un uomo che, mentre stà litigando con la sua ragazza in auto, ha un incidente a causa di… una parola che gli piomba addosso.

Lei muore, lui sopravvive in un mondo nel quale le parole, appunto, piovono da chissadove, facendo disastri.

Dopo un po’ penserà che non può che essere che, in realtà, lui sia in coma, in un letto d’ospedale, e che quel mondo sia solamente nella sua testa.

E così sarà; ma, quando quello si sarà sciolto, e si ritroverà su quella macchina, il momento prima dell’incidente, e agirà diversamente… una frase, "COMA IRREVERSIBILE", serpeggerà fra le nubi.

Non era il mondo reale neppure quello. Ma stringeva fra le sua braccia la sua donna.

Dickiano, quindi, e non si può non pensare a Ubik, nel quale, appunto, la realtà è che i protagonisti sono morti, e che vivono in un mondo fittizio.

E il finale è "aperto", come qui.

Molto intrigante, per quest’idea, è però scritto in un prosa un po’ sciattina.


-"Daddy", di Sandro Battisti (originariamente apparso in "Operazione Europa", ed. Elara, 2016; pagg. 249-252)-un figlio ha, in un futuro, un’automobile ipertecnologizzata.

Che ha, al suo interno, anche un programma che da vita, per quanto possibile, al padre che ha perso ormai da tre anni.

Insieme, vanno a fare uno gita nei luoghi dove la loro famiglia ha avuto origine, dove avevano vissuto suo nonno, e suo bisnonno.

Egli è consapevole di non stare conversando realmente con suo padre, ma il programma è molto buono, e ha i suoi ricordi, e, sembrerebbe, le sue emozioni.

La riflessione che ne ricava, quel figlio, è quanto di buono la tecnologia gli stia mettendo a disposizione, consentendogli da fare qualcosa che proprio quel suo padre, per non dire dei nonni, non avrebbero potuto fare.


Dunque abbiamo visto che, in questa antologia, ci sono dei racconti veramente molto buoni.

Su tutti "Nell'occhio del vortice, con gli spettri del tempo", del De Matteo, poi "I giocolieri", del Pace, "Interno blu", della Fichera, e "Pensa a Phleba", del Tonelli.

E che, però, ci sono cosucce veramente dappoco che sarebbe stato meglio evitare, di pubblicare: "Amiens, 1905", del Conti, "L'arca dell'alleanza", del Furlani, e "Brani scelti dal "Catalogo delle specie extrasolari", II edizione", del Moretti.

Ma è sicuramente la qualità, a prevalere, con tutti gli altri racconti che, in un modo o nell’altro, nonostante qualche difetto, contribuiscono a crearla.

Se poi si dice che, nell’antologia, è compreso anche un romanzo breve niente di meno che di Bruce Sterling, "Robot tra le rose" (pagg. 254-330), si può senz’altro consigliare l’acquisto, di questo libro.






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