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Ana nel campo dei morti e altri racconti


a cura di Edoardo Cicchinelli, Alberto Panicucci e Francesco Ruffino, "Mondi incantati" n. 16, ed. Wildboar, 2018, 10,00 €, 192 pagg.


Ecco dunque l’antologia che, annualmente, vede pubblicati i racconti del premio RiLL; questa è stata la 24ª edizione, alla quale hanno partecipato 348 racconti.

Come sappiamo, già da qualche anno ospita anche i racconti vincitori di alcuni premi stranieri, inseriti nella sezione "RiLL world tour"; e, da più tempo, quelli del concorso "Sfida", riservato ai finalisti del premio degli altri anni.

Compressivamente, come al solito, la qualità è piuttosto buona, e, mi sento di dire, quest’anno forse più elevata che tanti altri.

Ma andiamo a vedere i racconti.


-"Ana nel campo dei morti", di Maurizio Ferrero (pagg. 11-20)-il vincitore; una bambina vive da sola in una casa circondata da un campo minato.

Sua madre è morta per il morso di un serpente, senza averle spiegato il segreto per riuscire ad attraversarlo.

Un giorno le appare una donna, che la bacia in bocca e le risveglia i sensi; penserà che sia lo spirito del campo, e… le verranno le sue prime mestruazioni.

Diventata adulta, deciderà di tentare di uscire, da quella gabbia dorata; addestrato il cane sua unica compagnia a seguire l’odore delle mine, ci proverà.

E, quando ormai crederà di non esserci riuscita, e di aver calpestato una mina, lo spirito le si rivelerà di nuovo, e…

Molto ben scritto, molto poetico, il fantastico vi è, più che altro, per quello spirito, anche se è evidente che, quella situazione anomala non possa che essere dovuta ad una qualche guerra catastrofica.


-"Mil", di Diego Gnesi Bartolani (pagg. 21-29)-il secondo classificato; altro racconto post-apocalittico, vede un ragazzo di un villaggio sul mare, che cerca oggetti di un qualche valore che questi porti sulla spiaggia, avere un incontro molto particolare.

Vedrà prima una nave da guerra, ancora funzionante nonostante squartata, poi un mangianavi, un mostro meccanico che, appunto, se la mangerà, e poi… una ragazza azzurra.

Che si rivelerà non essere affatto, una ragazza, ma un qualche cyborg. Lei lo aiuterà a trovare cose di molto valore, che saranno, però, poi troppe, e attireranno su di loro l’ira invidiosa degli altri cercatori.

Fuggiranno, ma verranno inseguiti, e quando ormai lui penserà di essere per divorato da un mangianavi…

Anche questo molto ben scritto, e poetico, anche più del precedente, e con la psicologia del protagonista molto bel delineata.


-"F.lli marziani, dal 1947", di Nicola Catellani (pagg. 30-39)-il terzo classificato; un uomo arriva per sbaglio in un paesino disperso, e viene attirato dalla scritta del titolo su un negozio chiuso.

Gli viene così raccontata la storia di questi tre esseri arrivati in paese, smemorati, ma apparentemente umani.

Colui che gliela racconta è assolutamente convinto che fossero, marziani, ma, alla fine, il protagonista sembrerebbe trovare una prova del contrario.

Ma il dubbio rimane.

L’elemento fantastico vi è, quindi, un po’ tenue, ma comunque è abbastanza avvincente, e scritto in una prosa più che dignitosa.


-"Uno", di Riccardo Angelini (pagg. 40-50)-il quarto classificato; insipida storiellina fantasy, con elfi, nani e coboldi.


-"Madonnina", di Cristiano Montanari (pagg. 51-60)il quinto classificato; soft horror; una bambina viene sepolta, e sono i suoi pensieri mentre ciò accade che leggiamo.

Sepolta nella terra nuda, lontano da tutti.

Ma le forze della Natura non la lasciano a questo destino, e la fanno tornare in vita; si riprenderà, si nutrirà di cadaveri, e chiamerà con la forza della volontà la sua migliore amica.

Sarà poi nella casa di questa che si svolgerà il finale catartico, nel quale si capiranno anche le ecchimosi di quell’amica.

Davvero notevole, molto ben scritto e dalla poetica che riesce a rendere bello il terrificante.


Ed eccoci al "RiLL world tour", dei racconti vincitori, almeno in gran parte (vedi il sudafricano), dei concorsi gemellati col RiLL (presentazione alle pagg. 61-62).


-"Quando l'ultimo telepate lasciò la città" (When the Last Telepath Left Town), di David Cleden, trad. Francesca Garello (pagg. 63-79)-vincitore dell’irlandese Aeon Award Content 2016, è un ottimo soft horror che racconta, semplicemente, di una ragazzina strana, che mette i brividi solamente a guardarla, che, divenuta adulta, sarà ancor più disturbante.

Perché sarà diventata quello che è, una telepate, una forte, telepate, che farà impazzire tutti, nel piccolo paesino nel quale abita. Gettando nelle menti di tutti i suoi terrori.

Incapace di controllare il proprio potere, verrà sepolta viva in una grotta, ma ciò non basterà, a fermarla.

Molto ben scritto, in una prosa che spesso scivola verso la poesia, dice molto bene la paura verso il diverso che non riesce ad esprimersi se non con la violenza.


-"Nota sul suicidio dal Pacifico" (Nota de suicidio desde el Pacífico), di Marina Teba Sanchez, trad. Serena Valentini (pagg. 80-93)-vincitore dello spagnolo Premio Visiones 2018, è un ottimo sf molto d’atmosfera; vi si immagina che in un futuro, dopo una guerra catastrofica che ha ucciso moltissime persone, si sia inventata… l’immortalità.

Un vaccino che rende, appunto, immortali, senza che sia neppure possibile suicidarsi.

La protagonista è una famosa scienziata appunto immortale, alla quale è giunta voce della possibilità, unica, di poter morire.

La seguiamo mentre segue le tracce di ciò, capendo di pagina in pagina di che cosa si stia leggendo, fino a quando troverà e attuerà questo suicidio.

Come ho detto, una delle sue caratteristiche fondamentali è proprio questa scoperta continua che il lettore fa, gettato nella narrazione senza alcun indizio.

Il risultato è davvero buono, coadiuvato, e non poco, da una prosa che riesce ad esprimere molto bene i sentimenti profondi che vuole esprimere.

"Ma forse ogni forma di letteratura non è una nota suicida, un modo per lasciare dietro di noi il segno della nostra esistenza? In questo mondo in cui l’Arte si è piegata alla Moda e si è allontanata da qualsiasi forma di trascendenza, ho deciso di scrivere." (pag. 93).


-"L'albero di famiglia" (The Family Tree), di Gary Kuyper, trad. Emiliano Marchetti (pagg. 94-107)-3° (i primi due erano troppo lunghi per questa pubblicazione) al sudafricano Nova Short-Story Competition 2017, è un bel racconto fantastico, nel quale la protagonista, vedova di un costruttore di orologi a cucù, viene convinta dalla nonna, da tutti ritenuta una sorta di strega, a piantare il seme di un albero, sui resti cremati del marito, invece che lasciarli nell’urna regalatale dal fratello di lui.

Dal quale crescerà un albero che, naturalmente, le parlerà con la voce del marito.

Quel fratello, anch’egli innamorato di lei, però, lo taglierà, convinto che la cognata stia impazzendo, e che debba "affrontare la realtà".

Ma dalla legna che ne avrà ricavato, verrà la sua stessa morte, e la rivalsa del fantastico sul reale.


-"Due mondi molto distanti" (Two Worlds Apart), di Dustin Blair Steinacker, trad. Emiliano Marchetti (pagg. 108-127)-vincitore del britannico James White Award 2018, è un sf classico; una squadra di terrestri prende contatto con degli alieni che abitano un pianeta che non orbita attorno ad un sole, ma vagabonda per la galassia.

Ciò li rende ancora più, alieni.

Questi terrestri, poi, sono di una Terra che è da poco entrata a far parte di un Consorzio di razze, nella quale sono mediamente molto arretrati: "Non avevamo neanche un’invenzione che non avessero già scoperto e condiviso gli uni con gli altri secoli prima." (pag. 125).

La cosa, all’inizio, sembra non aver successo; c’è qualcosa, nella loro mentalità, che li porta a rifiutare la loro collaborazione, che gli umani non riescono a capire.

Ma poi la portavoce, la protagonista, trova il modo; le parole giuste dove sembrerebbe impossibile poterle trovare.

L’idea dell’incomunicabilità, o quantomeno della difficoltà di comunicazione con una razza sconosciuta non è certo nuova, ma qui viene sviluppata molto bene, direi profondamente, e ne risulta un quadro nel complesso straniante e, al contempo, rassicurante.

A riguardo dell’umana possibilità di domare il caos.


E quelli del concorso "Sfida" (presentazione alle pagg. 128-129); come saprete questi racconti dei finalisti delle edizioni precedenti devono essere scritti seguendo dei vincoli indicati dalla giuria. Quest’anno erano due, il primo di ambientazione, che era "Made in Italy"; i racconti dovevano essere o ambientati in Italia, o quantomeno avere la maggioranza dei personaggi italiani.

E il secondo di tema, che era "Leonardo da Vinci"; i racconti dovevano contenere come personaggio principale un inventore.


-"Tecnologia inversa", di Valentino Poppi (pagg. 130-139)-sf classica, nel quale un inventore va da un produttore di elettrodomestici per mostrare il suo… sfrullatore.

Un marchingegno che separa gli ingredienti frullati.

Il produttore ha fretta, pensa che sia una bufala, e fa andar via l’inventore. E trita i progetti che gli ha lasciato.

Ma poi vede gli effetti della dimostrazione, e capisce…

Ma sembrerà essere troppo tardi. Invece…

Divertente, ma dall’idea decisamente non originale, e scritto in una prosa un po’ troppo sciattina.


-"Homo novus", di Francesca Cappelli (pagg. 140-149)-nella Firenze della guerra fra Guelfi e Ghibellini viene ucciso il terzo podestà in sei mesi.

E la matrona di una potente famiglia chiede ad un inventore di creare… qualcosa per salvare la città.

Questi creerà un robot gigantesco, con la saggezza delle migliori mente della città.

A parte l’evidente impossibilità che potesse fare ciò, con la tecnologia dell’epoca, dice, penso, della possibilità che affidare il destino dell’Uomo ad una macchina, super partes nelle infinite divergenze umane, potrebbe essere una soluzione.


-"Oltre la valle", di Laura Silvestri (pagg. 150-159)-postapocalittico, vede una Terra ormai imbarbarita, e un guerriero che, scacciato dal suo villaggio, trova… l’antica civiltà.

Certo l’idea non è per nulla originale, e non c’è neanche una qualche trovata innovativa, ma è ben scritto, in una buona prosa con anche qualche concessione alla poeticità.


-"Italexicon. Lemmi da un'Italia maggiore", di Lorenzo Trenti (pagg. 160-171)-senza trama, solamente brevi brani, come in un lessico, appunto, dalla A alla Z che dicono di un’Italia parallela, un’ucronia, nella quale le cose sono andate diversamente.

Come sempre, in questi racconti senza una trama, l’interesse del lettore è un po’ sminuito, ma è divertente, anche se la prosa nella quale è scritto non è di particolare qualità.


A lettura ultimata possiamo dunque dire, come avevo premesso, che la qualità vi è molto alta; molti i racconti davvero molto buoni, da quelli del RiLL, tranne "Uno", a quelli del "RiLL world tour".

Per i racconti di "Sfida" il discorso è un po’ diverso; fra di loro, solamente "Oltre la valle" mi è parso di buona qualità, gli altri un po’ scialbini.

Comunque; al solito, questa serie antologica riesce a dare molto, alla letteratura fantastica del nostro paese, e l’anno prossimo arriverà ben alla 25ª edizione!

Speriamo che possano essercene molte altre.


Il volume è completato da "Scalando le montagne", del comitato promotore del Trofeo RiLL (pagg. 7-8), "Una lezione fatta di fantastiche storie", di Emanuele Vietina (pagg. 9-10), "XXIV trofeo RiLL. Comitato di lettura e giuria nazionale" (pagg. 173-181), e "Partecipa anche tu al XXV Trofeo RiLL il miglior racconto fantastico" (pagg. 182-183).






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