Recensione di Marcello Bonati a "Il paradiso del diavolo"
Il paradiso del diavolo (Rushing to Paradise, '94) di James G. Ballard, traduzione di Antonio Caronia, "Romanzi e racconti" n. 136, ed. Baldini & Castoldi, '98, 393 pagine, 30. 000 £
Con questo romanzo del '94 si torna al Ballard migliore, quello di "Deserto d'acqua" e dei racconti di "The Terminal Beach", per intenderci.
Infatti, incorniciato in una trama dai connotati tradizionali, si cela un altro di quei mondi surreali, nei quali la fantasia dello scrittore si sbizzarrisce, a trovare situazioni ed azioni veramente al limite, ma, sempre, ottimamente "razionalizzabili", "riconducibili" (ma, attenzione, fino ad, un certo punto!).
E nei quali, se sì è dei buoni lettori, ci si può perdere senza paura, quasi che quelle "pazzie" fossero, in un certo senso, rese fruibili senza colpa, proprio per il loro essere così ben strutturate.
La storia in sé è semplice, quasi banale; una dottoressa che, quasi da sola, vuole intraprendere una crociata ambientalista per salvare un'isoletta dagli esperimenti nucleari francesi, per salvare gli albatros, a cui, dapprima, si uniscono solamente un ragazzino e un locale (è un'isoletta delle Hawaii).
Poi, l'iniziativa si espande, fino a che, appunto, ci si ritrova nel tipico "luogo mentale" ballardiano.
L'atollo di "Terminal" [in "Il gigante annegato" (The Terminal Beach, '64), "Urania" n. 764, ed. Mondadori, '78, pag. 115), diviene sia: "... l'atollo di Eniwetock, il luogo più sacro all'immaginazione di Neil... " (pag. 74), che: "... Eniwetock e Bikini, luoghi sacri dell'immaginario del Ventesimo secolo. " (pag. 40), mentre i bunker di "Un pomeriggio a Utah Beach" [in "Ora zero" (The Venus Hunter, '80), "Urania" n. 908, ed. Mondadori, '81, con "Ultime notizie dall'America" (Hello America, '81)), diventano: "Il cemento grigio ferro e il geroglifico formato dalle feritoie ricordavano a Neil i cupi bunker che suo padre e lui avevano esplorato a Utah Beach sulla costa della Normandia, relitti del Vallo Atlantico nazista la cui tracotante immobilità sfidava il tempo." (pag. 24-5)
Nella prima parte, apprendiamo che la dottoressa è stata espulsa dall'ordine dei medici per aver praticato l'eutanasia; e, una volta sull'isola, comincia uccidere ad uno ad uno tutti i componenti della missione; prima gli uomini: "Saint-Esprit non è una riserva per gli albatros, è una riserva per le donne - o potrebbe esserlo. Noi siamo la specie più minacciata di tutte ... (Gli uomini) Sono ragazzi... e giocano ai loro giochi di ragazzi... Ci sono troppi uomini, Neil. Il fatto è che oggi non ci servono così tanti uomini. Il più grande problema che ha di fronte il mondo non è che ci sono troppo poche balene, o troppo pochi panda, è che ci sono troppi uomini" (pag. 212), ma, poi, anche le donne: "Non erano abbastanza forti. In una riserva, solo i forti possono sopravvivere" (pag. 286-7); "Avevano bisogno di riposo, Neil. Tutti, anche il piccolo Nihal." (pag. 286); "La morte, per lei, era una porta segreta che poteva assicurare la salvezza agli esseri umani minacciati e stanchi." (pag. 290).
Pare che le femministe americane si siano molto arrabbiate, per questo libro; sinceramente, a me sembra proprio che sia un libro assolutamente dalla parte della Donna; forse, le femministe americane sono un po' più fanatiche delle nostrane, un po' troppo simili alla protagonista; chissà!!
L'edizione è buona, il traduttore lo conosciamo tutti; peccato manchi un qualunque apparato critico, tranne i soliti estratti esaltanti in quarta.
Compratevelo comunque; ne vale veramente la pena.
Altri contributi critici:
segnalazione di Lia Volpatti e Leda Di Malta, "Carnet" del 1/5/98, ed. De Agostini/Rizzoli
trafiletto di Eugenio Tassini, "Max" del 1/10/98, ed. Rizzoli, pag. 116
"Ballard: il femminismo ha fatto crash", di Ranieri Polese, "Corriere della sera" del 18/10/’98
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