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a cura di Ugo Malaguti e Mario Tucci-FANTASCIENZA

"Narratori europei di science fiction" n. 3, ed. Perseo libri, '96; © by Perseo Libri s.r.l.; 540 pagg., 25,82 €



Ancora una buona antologia di fantascienza italiana della Perseo, dopo "Pianeta Italia" e "I racconti fantastici di Montepulciano", nei primi due numeri di questa collana.

Lo strano titolo è dovuto al fatto che l'idea di essa nacque, nei curatori, dai veri fan che li conosciamo essere, dall'istintivo moto di rabbia che li colse nel sentire la famosa frase di Carlo Fruttero, pronunciata ad un programma radiofonico agli inizi degli anni '60: "...un disco volante poteva atterrare in qualunque parte del mondo: a New York, a Londra, a Pechino, a Mosca, e questo sarebbe stato ragionevole e plausibile. Ma che lo stesso disco volante, a Lucca, non avrebbe potuto posarsi mai." (pag. 11, "Nota introduttiva" dei curatori), per darvi: "...una risposta che non fosse parziale, o polemica, o meramente dialettica." (pag. 12).

È un'antologia che vuole dare degli esempi significativi delle varie epoche della Sf nostrana, e, mi pare, vi riesce abbastanza bene.

Ma andiamo ad esaminare i singoli racconti.


Si comincia con "I giorni della cometa", di Giorgio Monicelli (pagg. 17-29). È una struggente storia dell'amore di un padre per la prematura scomparsa del figlio, incorniciata nella narrazione di una gita familiare a vedere il passaggio di una cometa: ""Com'è bella" disse Maria "Chissà da dove viene.". "Dallo spazio infinito, " le rispose Carlo, sommesso. "E all'infinito ritornerà. "Un silenzio quasi sospeso."...come il nostro Paolo, " aggiunse" (pag. 29).

C'è poi "Tre terrestri e un marziano", di Luigi Rapuzzi (anche in appendice a "I coloni dello spazio", di Charles Carr, "I romanzi del cosmo" n. 11, ed. Ponzoni, '58, con lo pseudonimo di Louis R. Steyner, e "Robot" n. 54, ed. Delosbooks, 2008; pagg. 31-49), della fine degli anni '50, che è firmato con uno dei suoi tanti pseudonimi, L.R. Johannis, in cui si racconta, piuttosto banalmente, di un ubriacone a cui si manifesta un marziano, con le evidenti conseguenze ironico-umoristiche. Mi pare significativo questo passaggio: "E finalmente la "cosa" venne. Dico la "cosa" per non dire il "disco volante" perchè si trattava proprio di un disco volante, vogliate crederlo o meno. Ma la faccenda dei dischi volanti ha scocciato l'umanità intera durante gli ultimi dodici anni in modo tale che solo a sentirli nominare mi viene la nausea. Perciò dico: la "cosa"." (pag. 47).

Altro racconto a rappresentare questi anni pionieristici della Sf nostrana, troviamo "Il bastone del regicida", di Franco Enna (anche, in 2 puntate, 1° in appendice a "I pionieri di Marte", di E.C. Tubb, "Urania" n. 157, 2° in appendice a "La città e le stelle", di Arthur C. Clarke, "Urania" n. 158, ed. Mondadori, '57, nella serie "I racconti impossibili"; pagg. 51-62), un racconto, dalle buone atmosfere, decisamente fantasy in cui si narra di Fuyon, uno spirito del male, e della sua uccisione.

Ed ecco un racconto del terzo componente della pionieristica redazione de "I romanzi di Urania", Patrizia Dalloro; si intitola "L'isola del mostro" (pagg. 63-78) dei primissimi anni '50; è, prevalentemente, psicoanalitico, incentrato sul tipico evento traumatico infantile. Qui, l'autrice riveste, per così dire, il superamento di esso, di concretezza; in altre parole, lo pone di fuori, gli dà sostanza; qui, ovviamente, lo fà, come spesso, ad esempio, nelle fiabe, dando una personificazione fantastica all'elemento scatenante. Veramente molto buono, è tutto quanto sospeso in un'atmosfera soffusa, in cui si dà un immenso spazio ai sentimenti; non per nulla, credo, l'autrice era, prevalentemente, una scrittrice di romanzi rosa.

Proseguendo con questi racconti degli anni '50, ecco "Crono, il signore del tempo", di Leonia Celli (pagg. 79-89); inedito, facente parte di una serie in cui, appunto, riprendeva temi mitologici classici, e li rielaborava, è una rivisitazione in chiave moderna del mito di Prometeo, partendo dai miti di creazione, cosa che, pare, fosse particolarmente in voga in quegli anni. Con quello che segue è un racconto di un vero e proprio scrittore di Sf, ovvero, non di professionisti dello scrivere che si siano dedicati anche alla nostra letteratura.

"Omicidio extragalattico", di Giovanna Cecchini (pagg. 91-109) fà parte di una serie che apparve sulla mitica "Oltre il cielo", ma, questo, scritto agli inizi degli anni '80, quando l'autrice riprese a scrivere, per "Nova Sf*". È un giallo ambientato in una cornice fantascientifica, un pò sulla falsariga dei molti racconti simili del buon dottore Asimov, davvero di pessima fattura, come molti dei racconti che apparvero su quella rivista.

"Dies illa", di Marco Paini (anche in "Tutte le trappole della Terra", di Clifford D. Simak, "Gamma" n. 10, anno 2°, ed. Dello Scorpione, '66; pagg. 111-7) è la narrazione di un episodio della vita di un giovane scienziato pazzo contemporaneo; davvero brutto.

Altro racconto degli anni '60, ecco "Congedo di maggio", di Sandro Sandrelli (anche in "Europa", "Interplanet" n. 5, ed. dell'Albero, '64; pagg. 119-25), che ha avuto come fatto ispiratore quel decreto del '63 per il quale il presidente della Repubblica non può presentarsi alle elezioni allo scadere del mandato. Mi pare di capire che il Sandrelli non sia stato molto d'accordo; a parte ciò, è un buon racconto, con un bel pò di poesia che si mescola alla prosa, cosa che caratterizza tutta quanta la sua produzione.

C'è poi "Silenzio su Terra", di Anna Rinonapoli (anche in "Europa", "Interplanet" n. 5, ed. dell'Albero, '64, "Fenarete" n. 127-128, '71, "Dimensione cosmica" n. 11, ed. Solfanelli, '87, e "Stelle dell'orsa minore", "Minas Tirith" n. 7, ed. Solfanelli, '89; pagg. 127-31), in cui si dice della disperazione profonda dei terrestri, conquistati e asserviti agli extraterrestri. Lo stile di scrittura è un pò tipo lo stream of consciousness di joyciana memoria.

Si prosegue con "Il mercenario", di Antonio Bellomi (pagg. 133-42), storia di guerra interplanetaria, in cui si fà particolare attenzione a quelli che sono i rapporti interpersonali, i sentimenti, più che altro, di scoramento che colgono i soldati dopo aver partecipato ad azioni di guerra particolarmente cruente.

Di Roberta Rambelli, c'è "Dialogo con il Dio" (anche in appendice a "Le nevi di Ganimede", di Poul Anderson, "Galassia" n. 19, ed. La tribuna, '62; pagg. 143-58), in cui c'è il tipico approccio all'invasione di un pianeta pre-civilizzato tramite degli inviati fatti credere divini. Qui, in aggiunta, questi sono automi, monitorati dalle astronavi degli invasori. Il racconto è costruito in modo tale che si viene a creare una buona atmosfera, attorno a questi dèi, che viene, nel finale, soddisfatta, nell'altrettanto tipica catarsi.

Il successivo è "La luna non è mai stata così bella", di Massimo Lo Jacono (pagg. 159-70); sfacciatamente dickiano, si ispira platealmente al bellissimo "Do Androids Dream of Electrich Sheep?". Ci sono, infatti, il cacciatore di androidi, l'androide femmina, e il programmatore di androidi, anche se non hanno le stesse connotazioni psicologiche che là. Il racconto avrebbe dovuto apparire su "Futuro", che poi chiuse.

Ed eccoci a "Compagno di viaggio", di Renato Pestriniero (anche in "Antologia di fantascienza", "Interplanet" n. 4, ed. La tribuna, '64, "Grande enciclopedia della fantascienza" n. 4, ed. Del drago, '80 e in "THX 1138" n. 4, '86; pagg. 171-81); molto buono, tratta del tema classico del primo contatto con gli alieni, ma lo fà badando, prevalentemente, agli aspetti umani, di esso, ai contraccolpi psicologici, soprattutto. Qui sono dei due astronauti che si imbattono, improvvisamente, in un'astronave aliena; uno impazzisce subito, ed il racconto è la narrazione proprio del lento scivolare dell'altro nella pazzia, fino a vedervelo completamente sprofondato nel finale: "Io amo questa casa, ...mi difende dagli orrori che ci sono fuori. Io lo so che fuori ci sono cose orribili che girano e girano in cerca di una fessura, di un'apertura qualsiasi per entrare." (pag. 180), in cui la casa è ciò che l'astronave è diventata, nella mente impazzita dell'astronauta, e gli "orrori" gli alieni.

Quello che segue è forse uno dei più bei racconti della fantascienza nostrana, "Trentasette centigradi", di Lino Aldani (originariamente apparso nel n. 4 di "Futuro", dicembre '63; pagg. 183-211), di cui abbiamo trattato commentando i racconti in "Futuro".

C'è, poi, un racconto di quello che ritengo essere uno fra i nostri migliori autori, Vittorio Catani, "Storia di Omero" (originariamente apparso in "La gazzetta del mezzogiorno" del 18 agosto '91, col titolo di "Amore mio, ti fecondo con i miei pensieri (Storia di Omero)", poi anche in "Oltre" n. 1, anno I°, ed. Sanesi, '91, in "Terzo millennio", ed. de "Avvenimenti", '96, e in "Sette anni alieni-Il meglio del Premio Alien 1994-2000", a cura di Franco Forte e Franco Clun, "Palmarès" n. 1, ed. Solid, 2002; 2° Premio "Alien" '96; tradotto in ceco come "Hom_r _v p__b_h", "Ikarie" # 7, '95; pagg. 213-20), ambientato in un medioevo prossimo venturo in cui l'Italia si è frantumata in infiniti mille staterelli, ducati, eccetera, racconta di un ritorno, in cui a prevalere sono, senz'altro, la tenerezza e l'amore, anche se l'Omero del titolo è un Sintetico, che, quale supremo atto d'amore, viene disattivato.

Altro racconto di un autore a me particolarmente caro, ecco "L'uomo, l'ombrello e altre cose", di Vittorio Curtoni (pagg. 221-39), ambientato in uno degli scenari tipici delle sue opere, un futuro prossimo molto cupo, gravato da un notevole degrado ambientale, ed intriso di una paranoia altrettanto cupa. Ma la storia che racconta è, per così dire, allietata da un personaggio molto divertente, niente di meno che un ombrello parlante. Veramente molto buono, così come chi ne ha letta un pò, tutta quanta l'opera del Curtoni.

C'è poi un breve racconto in forma di sceneggiatura, "Preludio all'incubo di domattina", di Pierfrancesco Prosperi (anche in "Europa", "Interplanet" n. 5, ed. dell'Albero, '64; pagg. 241-8), in cui si racconta del capodanno del 2000, sotto forma di novella nella novella, col tipico finale a rovesciamento delle short story. Divertente, anche, l'idea del doppio finale del racconto fittizio.

Segue "Fuori dal tempo", di Luigi Naviglio (anche in "I romanzi del cosmo" n. 181, ed. Ponzoni, '65, col titolo "Pensionati del 2.000", "Don Archer" n. 9, con il titolo di "Eleanor Rigby", in "Extra" n. 11, "Gemini" n. 5 e "Folla"; pagg. 249-62), in cui tratta del tema degli anziani, del loro possibile domani, in una società come la nostra, in cui chi non produce è sempre più messo ai margini. E lo fà davvero bene, con toni lievi, non potendo non suscitare, credo, dei sentimenti di sentita commozione; in un futuro antiutopico un pò alla Orwell, gli anziani sono, così come, d'altronde, ogni cittadino, solamente dei numeri, ossessivamente accuditi da fredde macchine; possono protestare, se vogliono ma: "...una cittadina pensionata, la OS 763 se ricordava bene il numero, ...l'ha fatto. Poi nessuno l'ha più vista." (pag. 255).

"L'arte del finale ovvero racconto infinito", di Mauro Antonio Miglieruolo (pagg. 263-79), è un racconto dalla struttura decisamente insolita; vi sono, infatti, un breve antefatto, un breve inizio di finale, e poi otto finali differenti. Ciò lo rende, indubbiamente, piuttosto divertente, ma il tema di cui tratta non lo è affatto; vi si racconta, infatti, di una fabbrica che licenzia tutti i suoi dipendenti umani per sostituirli con robot. Per chi non avesse letto alcuna opera, prima di questa, del Miglieruolo, dico che il trasparente marxismo che vi si riscontra, è caratteristica costante di tutte le sue opere. Divertente l'insolita forma di protesta che prende piede fra gli operai.

Si prosegue con "Il generale", di Luigi Cozzi (anche in "Solaris" n. 11, ed. Garden, '88; pagg. 281-91), un tipico racconto ucronico, in cui si racconta di come l'Eroe dei Due Mondi, in questo passato alternativo, lo sia stato realmente: "...lui invece l'ha accettato (l'invito ad andare a combattere nella guerra di secessione americana, n.d.a.) e che poi... con lui e con gli altri volontari anch'io sono partito e... l'oceano ho attraversato e in America ho combattuto, agli ordini del generale Garibaldi contro l'Esercito Confederato a Gettysburg..." (pag. 290).

Troviamo, poi, "Il cavaliere gelido", di Francesco Tamagni (pagg. 293-314), divertente racconto fantasy scritto interamente in una specie di simil italiano arcaico, che, superato il primo momento di smarrimento, può risultare anche piacevole, anche perchè infarcito di neologismi decisamente odierni.

C'è, poi, "...e restammo a guardare le stelle", di Mauro Scarpelli (anche in "38 racconti italiani (e non) di genere fantastico", ed. Donchisciotte, '91, col titolo di "...vedere...", e in "Futuro Europa" n. 3, ed. Perseo libri, '89, con quello di "Betto, pittore maledetto"; pagg. 315-20), altro racconto umoristico, ambientato a Milano, in cui non vi è alcun elemento fantastico, ma... fa sorridere.

Eccoci a "L'abbaglio", di Maurizio Antonetti (originariamente apparso in "Naturalmente"; pagg. 321-5), short story sui limiti a cui potrà arrivare la pubblicità in un futuro.

Quello che segue è un racconto di Paolo Brera, ispirato da un'idea del padre Gianni, "Teresa torna da Eradomaflort" (anche in "Millemondinverno 1993", "Millemondi" n. 44, ed. Mondadori, '93, col titolo di "Maria..."; pagg. 327-34); vi si racconta del rapimento di due gerarchi fascisti da parte di un disco volante, e del loro essere riportati sulla Terra negli anni '50; abbastanza divertente, ma, a dire il vero, un pò fiacco.

Buon racconto, poi, di Stefano Tuvo, "Fratelli d'arme" (anche, col titolo di "Compagni d'arme", in "Ucronia" n. 2, ed. Ucronia, '87; pagg. 335-53), rielaborazione di uno suo degli anni '80, di cui non vi so dire; strutturato a brevi capitoletti scattanti, è composto in uno stile, direi, computeristico, tendente ad esemplificare l'ambiente in cui si svolge l'azione, un futuro, direi, opulento, ma in cui le persone non stanno un gran che bene con se stesse.

Si prosegue con "Via dei fiori chiari", di Daniele Vecchi (pagg. 355-60), in cui si fà un uso molto particolare del tema classico delle porte fra i mondi; infatti, si racconta di una via di Milano che al narratore ha sempre destato una certa emozione non ben definibile: "...uno dei pochi punti in cui Milano getta la maschera prosaica ed efficentistica sotto cui di solito si nasconde e si concede un angolo che potrebbe appartenere a qualsiasi luogo e a qualsiasi tempo. Se vi sono luoghi con porti fra i mondi, ho sempre pensato che questo potesse essere uno di quelli..." (pag. 358). E del verificarvisi, proprio, di uno di quegli eventi eccezionali, l'incontro con un uomo di un altro tempo. Vi si evidenzia la classica sospensione dell'incredulità, poi, del protagonista: "Forse, probabilmente, è solo la suggestione." (pag. 359).

C'è, poi, un racconto della coppia Guido Giampietro e Josémarie Bougan, "Dono di un dio minore" (pagg. 361-70), un vero e proprio mito di creazione, anche se, ovviamente, in tono di divertissement.

Ed ecco "Principessa", di Carmine Villani (pagg. 371-87), scritto molto bene, ma in cui non vi è alcun elemento fantastico; si tratta, infatti, del racconto dell'esplorazione di un relitto marino, in cui, più che altro, si punta sul pathos dell'entusismo del protagonista.

Quello successivo, "Dischi volanti a Lucca", di Alessandro Fambrini (pagg. 289-400), è, evidentemente, stato scritto col pensiero al titolo dell'antologia; ma, in verità, non vi si racconta del mitico arrivo degli Ufo in quella città, ma di una storia che mira ad, appunto, controbattere a quell'affermazione di Fruttero: "Quelle cose non accadevano a Lucca. C'era, nella città toscana... un'apatia neghittosa, una ritrosia aristocratica di fronte a ciò che era eccentrico o comunque troppo vivido." (pag. 398).

"Conto alla rovescia", di Bruno Vitiello (pagg. 401-17), è, invece, un racconto in cui, miracolosamente, si ha un'idea originale; era veramente moltissimo che non mi accadeva, leggendo un racconto di Sf!! È ambientato in un futuro post-disastro (e fin qui, ok, niente di nuovo), in cui, avendo: "Nell'immaginario collettivo la fede religiosa, il materialismo, tutte le dottrine politiche e le ideologie... ceduto il posto ad un profondo senso del destino." (pag. 412), la società è retta, unicamente, seguendo i consigli degli oroscopi!! Ogni individuo agisce unicamente seguendo ciò che gli dice Astrologo: "I nostri progenitori capirono che la Catastrofere era stata causata dalla rottura della Grande Armonia Universale, dovuta alla loro parziale ignoranza delle leggi astrali. Capirono che solo vivendo in completa armonia con i moti celesti, avevano qualche possibilità di sopravvivere. Per questo nacque Astrologo." (pag. 411). Ci sono anche i Decisionisti, che credono ancora nel libero arbitrio. Decisamente divertente, anche se vi si trovano degli svarioni grammaticali.

Quello che segue è forse il racconto più serio dell'antologia, "Uno di mille", di Paolo Lanzotti (pagg. 419-43), in cui si affronta un problema attualissimo, quello dell'informazione informatica. Lo si fà da un punto di vista, direi, spiccatamente umanista, di persona che ama profondamente la parola scritta, ma aperto alle prospettive future; in una narrazione in cui si seguono scrupolosamente i dettami di quella che è una narrazione corretta, direi, si fanno presenti quelli che potrebbero essere i rischi dell'informazione informatica: "Essendo costantemente collegato alle agenzie stampa di tutto il mondo in tempo reale, un videonews mette a disposizione dell'utenza una massa di informazioni senza fine e in evoluzione continua. Assediato da orde di notizie arrembanti, continuamente sul punto di annegare nel mare delle novità, il lettore si stacca sempre meno dagli argomenti che conosce e che si sente in grado di padroneggiare.... Ma così si reprime la curiosità. Si chiudono le porte al nuovo. Si va velocemente verso quella omologazione culturale che prelude alla sclerotizzazione del pensiero." (pag. 439). Il tutto in uno scenario futuro di disastro ecologico avanzato.

Si prosegue con "Arborea", di Grazia Lipos (pagg. 445-66), veramente molto bello, in cui si racconta di dei terrestri che, venuti a contatto con una pianta aliena, divengono dei mutanti telepatici. Prosa avvincente, e in più punti davvero suggestiva.

Il penultimo è "Probabilità zero", di Ugo Malaguti (pagg. 467-95), una specie di esortazione, apocalittica, alla ripresa della conquista dello spazio, tramite un racconto imperniato su un'ipotesi a dir poco azzardata su cosa sia dovuta la fase di nova delle stelle: "Uno di queste stelle diventerà una nova, prima o poi... miliardi di uomini e donne che aspettano la morte, una morte che si faceva più vicina ogni giorno che passava.... Ci sono milioni di stelle, qui attorno.... Abbiamo tutto il tempo che vogliamo." (pagg. 495-4).

L'ultimo racconto dell'antologia è "Cronaca di un'invasione extraterrestre", di Roberto Quaglia (pagg. 497-521), divertentissimo, praticamente un susseguirsi di battute dalla prima all'ultima riga; mi pare che, forse, ce l'abbia un pò con lo sfruttamento, da parte della pubblicità, dell'immagine dell'extraterrestre, ma, forse, e più probabilmente, vuole solamente divertire.


A lettura ultimata, forse, mi pare che la lacuna maggiore di questa antologia stia nel non aver rappresentato anche le ultime tendenze, della nostra letteratura, cioè tutta quella serie di buoni racconti che sono stati scritti e pubblicati sulla scia del fenomeno cyberpunk; ve n'è qualche traccia in alcuni, ma il filone è stato trascurato. A parte ciò, abbiamo visto che il livello medio dei racconti è abbastanza buono, e, soprattutto, sono interessanti, in questa prospettiva storica, i primi racconti, degli anni pionieristici, che, davvero, ci risultano già lontani anni-luce, nel gusto. Decisamente incoraggianti, per i nostri scrittori, queste iniziative della Perseo, che, con anche le antologie periodiche di "Futuro Europa", rappresentano forse una delle maggiori possibilità di poter avere uno spazio nel panorama editoriale del nostro paese.






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