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Dame Isabeau


di Edoardo Calandra, a cura di Leonardo Lattarulo-OLDIES

"la Chimera" n. 4, ed. Solfanelli, '90, 91 pagg., 10.000 £ (5,16 €); © by Marino Solfanelli Editore


Altri contributi critici

-"Introduzione", di Leonardo Lattarulo, pagg. 5-8

-"La tentazione fantastica", di Gianfranco de Turris, "L'eternauta" n. 94, ed. Comic art, '91, pag. 54


Piemontese, vissuto fra il 1852 e il 1911, Edoardo Calandra ha, nella sua poetica, un tema assolutamente centrale, ovvero quello della "...tragicità della storia e della enigmaticità dei destini individuali.", in cui: "La vita dei singoli appare... dominata da un'incomprensibile forza ostile e la grande storia... sembra procedere non solo attraverso il sacrificio degli individui, ma anche attraverso il completo oblio del loro sacrificio." (Leonardo Lattarulo, "Introduzione", pagg. 6-7).

Questa antologia raccoglie non certo il Calandra maggiore, ma quei racconti in cui: "...il tema del rapporto col passato è più facilmente oggettivato e risolto in racconto fantastico e misterioso." (Lattarulo, idem, pag. 5). Prevalentemente, sono racconti fantastici, con un'idea che si riaffaccia più volte, quella della reincarnazione.


"Dame Isabeau" (originariamente apparso in "I Lancia di Faliceto", ed. Casanova, 1886, poi anche in "Da uno spiraglio. Racconti neri e fantastici dell'Ottocento italiano", a cura di Riccardo Reim, ed. Newton Compton, '92, "Racconti neri e fantastici dell'ottocento italiano", a cura di Riccardo Reim, "I big Newton" n. 76, ed. Newton & Compton, 2002; pagg. 11-25)-bel racconto di fantasmi, si divide nettamente in due parti. Nella prima vi è una disputa verbale fra un medico e un altro uomo, innescata dalla notizia della morte di una conoscente, sulla natura dell'anima, che porta il discorso sullo spiritismo. Nella seconda vi è la narrazione di un episodio di qualche anno addietro, vissuto da un terzo uomo, in cui troviamo appieno la poetica dell'enigmaticità dei destini individuali e il materializzarsi di un fantasma: "...una figura illuminata di sotto in su, tutta d'una tinta pallida, cinerea, indefinibile, ma ferma nei contorni, ma evidente, ma solida nel volto, nelle mani, nelle pieghe che le avvolgevano il corpo"; "...ella passò rapida e sentii un'espressione di gelo, una sensazione di soffio..." (pag. 24). Apparizione susseguente ad un: "...vago ed incertissimo ricordo d'una vita antecedente" (pag. 22), dell'osservatore, che poi diventerà ben più vigoroso, fino a fargli balenare alla mente l'immagine di una specie di reincarnazione, di una storia d'amore avvenuta nel XIV° secolo: "Eravamo morti, gli avanzi di lei li avevo sott'occhio, i miei erano polvere dispersa ai quattro venti. Ma le anime erano perite..." (pag. 23).

In effetti, più che il fantasma in sè, è questa l'idea che rende veramente fantastico l'intero racconto: "...i fenomeni energici dell'amore sono probabilmente lo sviluppo e il seguito degli atti dell'anima umana che hanno preceduto questa vita..." (pag. 23).


"Le masse cristiane" (originariamente apparso in "Gazzetta letteraria" del 31/3 e 7/4/1888, poi anche in "Racconti neri della scapigliatura", a cura di Gilberto Finzi, "Oscar" n. 1267, "Oscar classici" n. 144, ed. Mondadori, '80, '88; pagg. 27-47)-"...non fantastico, ma dall'intreccio misterioso e cupo degno... della migliore narrativa nera" (Lattarulo, idem, pag. 7), in cui c'è una dichiarazione significativa della poetica del Nostro: "Tutto quanto si riferisce ai secoli morti, alle generazioni passate, per una speciale disposizione del mio spirito, si riveste per me di poesia" (pag. 45), e una ripresa, quasi, del tema principale del primo racconto: "...occulte reminiscenze d'una vita anteriore." (idem).


"Presentimento" (originariamente apparso in "Vita moderna" del 27/11/1892, poi anche in "Vecchio Piemonte", "La biblioteca", ed. Mursia, '66, ed. Centro studi piemontesi, '87; pagg. 49-54)-storia tutta imperniata sulla caccia, trova il suo spunto fantastico in un uomo che, mai andato a messa in vita sua, si confessa e si comunica la mattina del giorno della sua inaspettata morte violenta.


"Telepatia" (originariamente apparso in "Gazzetta letteraria" del 3/6/1893, poi anche in "Vecchio Piemonte", "La biblioteca", ed. Mursia, '66, "Notturno italiano", vol. 1°, "Albatros", ed. Riuniti, '84, "Vecchio Piemonte", ed. Centro studi piemontesi, '87 e in "Racconti fantastici di scrittori veristi", a cura di Monica Farnetti, "Grande universale" n. 137, ed. Mursia, '90; pagg. 55-68)-un ufficiale dell'esercito sabaudo muore in battaglia, ed appare alla moglie che ha partorito da poco: "Non era fumo, non era nebbia: era una cosa strana, vibrante, che andava facendosi opaca, che muovendosi, si ritraeva dietro lo sguardo come una persona vivente..." (pag. 67); "...le apparve il marito... Roberto, pallido come chi non ha sotto la pelle una sol goccia di sangue... La sensazione della sua presenza fu per un istante certa, potentissima in tutti." (pag. 68).


"L'enigma" (originariamente apparso in "La stampa" del 13/1/1902; pagg. 69-75)-narrazione dello strano caso di un restauratore visto immobile: "...in letargo, in catalessi, ipnotizzato?", e in una luce "tremola" e "palpitante", mentre, si verrà poi a sapere, stava delirando per poi morire: "Mi rammentai in confuso d'aver letto, o inteso dire, che certe persone, per dono di natura o per l'effetto d'un regime di vita... da spirito celeste, acquistano una potenza quasi sovrumana, e la facoltà di manifestarsi in diversi modi, fra cui quello di emanare un fluido luminoso, non so se elettrico o fosforico." (pagg. 73-4).


"Due spaventi" (originariamente apparso in "La stampa" del 21/7/'10, poi anche in "Da uno spiraglio. Racconti neri e fantastici dell'Ottocento italiano", a cura di Riccardo Reim, ed. Newton Compton, '92, "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, "Grandi tascabili economici: I mammut" n. 39, ed. Newton & Compton, '95, e in "Racconti neri e fantastici dell'ottocento italiano", a cura di Riccardo Reim, "I big Newton" n. 76, ed. Newton & Compton, 2002; pagg. 77-91)-ancora una storia di fantasmi: "...osservai... che le carni e le vesti di quella figura non avevano rilievo e colore distinto, che quel corpo non gettava ombra nè sul soffitto, nè sulle pareti, nè sul pavimento!" (pag. 85); "...l'anima separata dal corpo può conservare o riprendere l'apparenza delle forme corporee." (pag. 91). Vi si ritrova il tema già due volte incontrato della reincarnazione, anche se solo accennato: "Quante volte non mi sono affaticato a rintracciare nella memoria l'origine di certe impressioni sottilissime e misteriose avute da Dio sa quando, forse in un'altra vita." (pag. 85).


Per concludere, c'è senz'altro da dire che l'essere datati di questi racconti lo si riscontra, oltre che, ovviamente, nei fondali storici e di costume, anche e soprattutto nel linguaggio.


Originariamente in "Algenib notizie" n. 5, dicembre '90






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