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I labirinti del terzo pianeta


a cura di Inìsero Cremaschi e Gilda Musa-FANTASCIENZA

"I libri dell'orsa maggiore", ed. Nuova accademia, '64, 370 pagg., 1800 £; prezzo remainders: 30 €; © by Nuova Accademia Editrice S.p.a.


Altri contributi critici

-"Presentazione", di Gilda Musa e Inìsero Cremaschi, pag. 7

-"Nuove frontiere dell'ignoto", in "Frontiere dell'ignoto", di Vittorio Curtoni, "Saggi" n. 2, pagg. 92-96, relativamente ai racc. nn. 8-10

-"Cronistoria della fantascienza italiana", di Inìsero Cremaschi, in "Universo e dintorni", pag. 21


Antologia storica della Sf italiana, una delle pochissime, di quegli anni, a cura di una coppia formata da due fra i più attivi, a quei tempi, nell'editoria del nostro genere; si proponeva di dimostrare che lo iato detto da un pò tutti gli addetti ai lavori della letteratura italiana fra la Sf ed il mainstream non era, almeno, così abissale.

Nella "Presentazione" dei curatori, leggiamo, infatti: "...stabilire i termini di differenziazione fra science fiction straniera e science fiction italiana... Rispetto alle sorelle "maggiori" americana e sovietica, l'italiana ci appare meno evasiva, meno didascalica, meno consolatoria, meno retriva, meno frustrata. Capovolgendo al positivo: è spesso ironica, scaltra, orgogliosa, scettica di fronte all'angoscia "di un'epoca che ha paura dei progressi della tecnica", e disincantata nei riguardi delle cosidette Tenebre dell'Abisso; allusiva, satirica, demistificatoria, portatrice di idee precise e di accuse non sterili; problematica." (pag. 7); "...la fantascienza italiana... si distingue da quella straniera perché ci conduce su altre Galassie... per poi riportarci alla stazione di partenza, la Terra. Dove, a causa dell'alterità subita, il "banale quotidiano" acquista spessore, ci può sorprendere, può apparirci sconvolgente, divertentemente labirintico." (pag. 10).

A parte ciò, che è il discorso principale, vi si dice anche di una precisa scelta, dei curatori, a riguardo del tipo di racconti inclusivici: "...nostra... convinzione... (è) che la fantascienza sia la massima operazione della fantasia entro le possibilità della scienza, in totale coerenza con i postulati dell'universo sensibile. Sono stati lasciati fuori dalla porta, dunque, le estenuazioni decadentistiche, i miti ormai collaudati, le science ghost-story, gli incantesimi e le féeries. Perché tutto ci pare osabile e progettabile, nella science fiction, tranne le "magie" della fantasia arbitraria e del capriccio estetico." (pag. 8, la sottolineatura è mia).

In appendice troviamo delle "Note biografiche" degli autori.

Ma andiamo a vedere i racconti.


-"Abitava altrove", di Libero Bigiaretti (pagg. 15-23)-"...quasi un'introduzione..." (pag. 10), come dicono il Cremaschi e la Musa nell'introduzione, è, in effetti, un racconto maeinstream nel quale si dice della Sf.

Del suo essere sentita come un cumolo di "...stupidaggini..." (pagg. 18-19), come un qualcosa che allontani, o possa poterlo fare, le persone dall'attenzione alla loro vita reale.

Ma, penso, questo sia un sentire dell'epoca in cui fu pubblicata l'antologia, che, oggi come oggi, non rifletta più, assolutamente, il comune sentire.

Ma, anche, del suo essere un ottimo modo di evadere dalla propria più o meno grigia quotidianità.

E, questo, penso, sia nel sentire, anche, di oggi.

Ci sono, poi, due racconti di cui trovate un commento nella trattazione dell'antologia "Futuro", "Onirofilm", di Lino Aldani, col titolo "Buonanotte Sofia" (pagg. 27-60) e "La morte diviso due", di Inìsero Cremaschi, con quello di "Energia profonda" (pag. 63-89).

-"L'ignoto intorno a noi", di Franco Enna (originariamente apparso in appendice a "Fuochi d'artificio", di P. Versins, "I romanzi di Urania" n. 151, ed. Mondadori, '57; pagg. 93-112)-buon racconto d'atmosfera nel quale, seguendo, in parte, degli stilemi propri del "giallo", una situazione inizialmente normale scivola, gradualmente, verso il fantastico, per concludersi con un finale quasi orrorifico che lascia, però, un pò insoddisfatti.

Discreta la prosa.

-"Introdotto a Etone", di Ferruccio Foelkel (pagg. 115-24)-ambientato in una Terra invasa da alieni privi di sentimenti, in cui, però, sopravvive una sorta di "resistenza", sembra avere una connotazione anticomunista, ma, onestamente, non mi sento di rimarcare troppo questo aspetto, che potrebbe benissimo essere lungi dalle intenzioni dell'autore.

Gli alieni sono, comunque, esseri che si contrappongono all'umanità degli uomini: "Gli etonidi mutano tutto, la loro intelligenza può alterare tutto. Fra breve potranno distruggere l'Universo, i vari sistemi solari, stelle pianeti pensieri desideri." (pag. 122), i quali verranno sconfitti proprio a causa di ciò: "Le reazioni neuro-sentimentali, la loro civiltà paranoica, i riflessi psichici in genere perderanno gli uomini.... (la) pietà" (pag. 117).

Ed Etone, il mondo che essi vogliono costruire, è freddo ed inumano: "...Etone, un mondo non umano, privo della logica e illogicità del terrestre, delle sue contraddizioni, dei suoi limiti." (pag. 124); evidente che è una metafora politica, ma non mi è del tutto chiara, ci sono anche elementi che sembrerebbero far pensare ad una diversa, possibile, interpretazione, addirittura opposta.

Troviamo, poi, due racconti di Teodoro Giùttari.

-"La terra produce solo uomini" (pagg. 127-40)-racconto su una Terra futura sulla quale, accanto ai terrestri, ci sia una razza aliena che, quantomeno, si ritiene enormemente superiore agli uomini; ma che, in realtà, è solamente, ormai, priva di sentimenti, solo raziocinio: "...sentimenti... terrestri di cui noi siamo ormai immuni quali orgoglio e amore..." (pag. 134); se non, appunto, questa loro superbia: "...odio e disprezzo... noi umani... abbiamo la pietà; una cosa che voi non potete capire ma che credo pure serve più di quanto con il vostro sapere d'eletti potete spiegare." (pag. 138).

E che si risolve, però, con l'umanizzazione del protagonista alieno, che, alla fine, capirà che, ciò che realmente desidera, non è, più, l'elevazione degli umani inferiori, ma: "...le mie possibilità d'abbassarmi al livello degli uomini." (pag. 140).

E "La veliska" (pagg. 143-59)-racconto poetico, come, d'altronde, poetico era anche il linguaggio del precedente, ma che, qui, copre davvero l'interezza dell'opera: "...non volesti comprendere che i miei occhi dopotutto esprimevano quasi soltanto l'emozione fonda insortami per aver scoperto la tua bellezza." (pag. 146); un uomo, un terrestre, su un mondo alieno sul quale le città sono chiamate Milano-Can-Tiùk, Savona-Can-Tiùk, ecc., e sul quale: "...tutti gli uomini... dobbiamo avere una veliska o... essere d'una valiska.

Veliska che pare essere una qualche sorta di essere alato, piccolo, che, indubbiamente, ricorda molto la figura delle fate: "...la trasfigurazione di tutto ciò che vorrei pensare e sentire." (pag. 150).

Uomo che vaga alla ricerca dell'impossibile ripetersi di un'emozione, una vibrazione fugace che ha vissuto, rimuginando, intanto, fra sé, sempre il medesimo pensiero contorto e logoro: "...penso a tutte le cose che vorrei sentire e pensare e che non riesco né a sentire né a pensare e penso a tutte le cose che penso e sento e che invece non vorrei né sentire né pensare..." (pag. 155), ripetuta un'infinità di volte, con lievi variazioni.

Che, penso, voglia dire della vanità di voler ad ogni costo ritrovare, nella donna, vibrazioni che, in qualche modo, rischiano di rendere impossibile il trovare quella giusta; la necessarietà, cioè, di non affidarsi unicamente all'istinto, all'inconscio, nel quale, appunto, ci sono, o ci possono essere, clausole di questo tipo.

-"L'ultima finzione di Basilide", di Massimo Lo Jacono (originariamente apparso in "Futuro" n. 1, ed. Futuro, '63, con lo pseudonimo di Guido Altieri, anche in "Delos" n. 62, 2001 e "Alia. L'arcipelago del fantastico" n. 1, ed. CS Coop. studi libreria, 2003; pagg. 163-83)-racconto filosofico che, utilizzando lo stilema classico dell'Invasione Aliena, dice niente di meno che dell': "...annosa questione del determinismo e del libero arbitrio." (pag. 170).

Una città (non l'intero pianeta), si ritrova a dover affrontare, infatti, un'invasione aliena... psichica; le loro azioni, insomma, non sembrano loro, più, loro, ma determinate dagli alieni; ma, il tutto, è detto per mezzo di una narrazione più surreale che realistica, nella quale: "Tutto sembrava ondeggiare nebuloso come un paesaggio di Thule" (pag. 166).

La cosa che si dice, prevalentemente, di quel problema, sono le possibili conseguenze di un punto di vista deterministico: "...se tutto era già previsto dagli Invasori... era del tutto inutile affannarsi... Ma se ognuno di noi si rassegnerà a stare zitto e a non muoversi più per non commettere errori, finiremo per condannarci da noi stessi." (pag. 169): "Cosa significa più il bene e il male, il peccato e la virtù, se tutto ciò che facciamo è previsto o fors'anche causato?" (pag. 170).

Lo Jacono riesce abbastanza bene a rendere questo argomento, decisamente pesante, in un contesto nel quale predomina un'atmosfera goliardico/scherzosa, accessibile, fruibile e, forse, comprensibile a molti che, molto probabilmente, mai avrebbero letto un pesantissimo libro di filosofia; ancora una volta, quindi, la Sf mostra questo suo aspetto, uno dei suoi migliori.

-"Terrestrizzazione", di Gilda Musa (pagg. 187-215)-ottimo, racconta di un genetista terrestre su un pianeta alieno, un pianeta i cui abitanti hanno una conformazione genetica differente dalla nostra: "...i geni che determinano le passioni non esistono nella costituzione molecolare dei libriani." (pag. 188); cosa che determina una loro diversità che rende la sua vita impossibile: "...qui tutto è niente, non esiste contrasto in alcun oggetto, in alcuna relazione privata o sociale, in alcun sentimento... Indifferenza, ecco che cosa è la vita dei libriani. Apatia. Vuoto. Nulla... tutto piace nella stessa misura, non esistono gradazioni, diversità di piacere..." (pagg. 190-1).

E, così, decide di tentare un esperimento, di terrestrizzare, appunto, la libriana che ama; e ciò nonostante sia contrario ai: "...condizionamenti totali..."; "...l'umanità ha commesso centinaia di azioni violente, di colonizzazioni che quando non erano sanguinose erano subdole operazioni coercitive." (pag. 200).

Esperimento che riesce, o, forse meglio, fallisce; in quanto la libriana acquisisce realmente l'animosità terrestre, e diventa violenta: "Voleva mutare una libriana in una terrestre felice, come se i termini "terrestre" e "felice" fossero conciliabili." (pag. 207).

La morale ci viene detta a chiare lettere dall'autrice stessa: "...ogni trasformazione dall'esterno si risolve in un atto di violenza." (pag. 213), ma, più sotto, vi si dice, anche, della negatività di un atteggiamento apatico, statico, nelle nostre vite: "...tutti siamo responsabili: di accettare una società sbagliata, di favorirla con il nostro lavoro, sottomettendoci, obbedendo, rendendoci simili a chi ci vuole simili... ci togliamo il cappello, ci inchiniamo, aduliamo, diciamo no soltanto dentro di noi, scontenti e incapaci di autentiche ribellioni." (pag. 191-2).

-"Piano recupero", di Giulio Raiola (anche in appendice a "I mondi del possibile", a cura di Mike Ashley, "Enciclopedia della fantascienza" n. 10, ed. Fanucci, '83; pagg. 219-65)-anche questo molto buono, racconta di un furto galattico niente di meno che di... Venezia.

In un futuro lontano nel quale la città è in decadenza avanzata, uno scienziato inventa una: "...sonda gravito-magnetica..." (pag. 231) grazie alla quale: "...sarà possibile prevedere i cataclismi della natura, i corrugamenti di quella dura pelle che è la scorza terrestre..." (pag. 234); ma, con essa, vede, sotto il suolo di Venezia: "...una caverna di proporzioni assurde, sette chilometri per cinque...(ricalcante) il perimetro della Città com'era un tempo, con tutti i suoi quartieri intatti ed emersi... È come se le piazze e le strade, i canali e gli edifici proiettassero la loro ombra gigantesca duemilanovecento metri più in basso."; "Nella buca la Città potrebbe essere contenuta tutta, agevolmente, come in una immane scatola d'imballaggio." (pagg. 236-7-8).

E, tramite una narrazione gialla ben costruita, veniamo a sapere che la commissione che dovrebbe sovrintendere al recupero della città è, in una qualche maniera che ricorda, divertentemente, il "Chissà perchè... capitano tutte a me" di Michele Lupo, ipnotizzata da un'entità aliena: "I "cinquanta" sedevano immobili e impettiti, tutti rivolti a un punto della sala dove era una cattedra... Sulla cattedra c'era una specie di globo luminoso che mandava raggi azzurrastri.... Vorticava mandando lampi azzurrastri, palpitando come una medusa. I vecchioni della Commissione... tenevano gli occhio chiusi, come se fossero in trance." (pag. 245).

Il finale conferma l'ottima trovata, decisamente originale, su cui si basa; ma meglio dire dello stile, anch'esso davvero buono, che fa, della trovata scientifica, ancora, un fattore marginale, per far prevalere, decisamente, la buona scrittura: "Aveva sempre pensato alla sua Città come ad una femmina, ricordava volti di donna intravisti durante gli anni felici, nelle cornici agili e ricurve delle antiche finestre come quadri appesi alle facciate delle case. E corpi di donna, scattanti e pieghevoli, gli erano sempre sembrati i ponti, perfetti fra una riva e l'altra, e seni di donna le cupole delle grandi chiese lontane nei tramonti d'estate. Una città femmina giaceva nella grande notte di settembre, il corpo riverso nell'acqua del mare." (pagg. 257-8).

La nostra Terra è vista, classicamente, come un mondo: "...ancora esclus(o) a norma di legge da ogni e qualsiasi contatto extra sistema." (pag. 220).

Una curiosità: il titolo dell'antologia viene proprio da un passaggio di questo, a pag. 233.

-"La falla temporale di Giacomo Leopardi", di Anna Rinonapoli (originariamente apparso, col titolo di "Eraldo o dell'estetica fantascientifica", in "Esperimenti con l'ignoto", a cura di Giulio Raiola, Inìsero Cremaschi e Lino Aldani, ed. Futuro, '63, anche in "Dimensione cosmica" n. 8, ed. Solfanelli, '86, tradotto in russo; pagg. 269-308)-di fantapedagogia, racconta di un futuro, il 2263, nel quale, ormai, l'insegnamento è diventato qualcosa di assolutamente asettico; robotizzato, privo di... umanesimo: "...nessun libro, nessun quaderno privato; la scuola forniva tutto: film, schede, registrazioni, diapositive, filmine." (pag. 276).

Ma la trovata sicuramente più divertente, del racconto, è quella di aver fatto della nostra letteratura addirittura il fulcro, degli studi letterari: "...nel secondo del Paradiso l'ipotesi delle macchie lunari appartiene a un reale possibile o impossibile, secondo l'indice fantascientifico?" (pag. 287); "...se si dovesse capire tutto quello che si studia... l'importante è conoscere l'indice fantascientifico..." (pag. 291).

Infatti, tutta la critica letteraria è asservita, se così si può dire, a materie quali la "fantapsicologia" e la "fantaparapedagogia".

La trama è basata su un concorso al quale il protagonista partecipa per passare di livello, e che, ricalcando le ansie, le paranoiche ipotesi di macchinazioni, i vutiperi contro i soliti raccomandati, che sono anche di oggi, dice di come, l'animo umano, sia, e sarà sempre, uguale a se stesso.

-"Il suggeritrone", di Sandro Sandrelli (anche in "Dimensione cosmica" n. 7, ed. Solfanelli, '86; pagg. 311-34 e "Robot" n. 59, ed. Delosbooks, 2010, pagg. 136-150)-umoristico, è a racconto nel racconto; nel racconto raccontato, che, tipicamente, ne occupa la gran parte, si dice di questa macchina, il suggeritrone, appunto, che fa recitare da grandi star anche gli attori più scalcagnati: "...gusta profondamente, vive, tutti i più grandi drammi, le tragedie, le commedie di tutto l'universo.... tutta la sapienza drammatica del mondo (vi) è registrata... giunge con le sue onde al vostro cervello, vi penetra dolcemente, ma imperiosamente... ed ognuno di voi si trasforma in un interprete di eccezionale bravura, perché non recita, ma vive, non rappresenta, ma..." (pag. 320-1).

Ma ha un... guasto, e si mette ad emanare questo suo potere su tutti gli abitanti della città; il finale risulta, percui, una sorta di orgia di sfrenata violenza catartica: "La gente si sparava, si strangolava, si scannava recitando versi di tragedie antiche e moderne, con ampi gesti e toni declamatori, mentre i feriti cadevano, si rialzavano, stramazzavano di nuovo a terra interpretando fino all'ultimo respiro la parte di sconosciuti personaggi..." (pag. 328); "L'umanità, nuda e impazzita, riempiva le strade e le piazze..." (pag. 330).

La storia di contorno è, in un certo senso, a rovesciamento, anche se non certo nell'accezione che ciò normalmente ha, aggiungendo altro divertimento.

Vi si sostituiscono autori classici con autori fantascientifici, e, penso, non voglia significare altro che la voglia, appunto, di divertire dell'autore.

-"Un'inchiesta di Alfa Centauri", di Mario Soldati (anche in "Kent" n. 6, anno 1°, ed. Kent, '67; pagg. 337-49)-l'apporto decisamente più illustre all'antologia, è in forma di reportage, condotto da una giornalista di Alfa Centauri.

Alfiani che differiscono da noi, significativamente, come vedremo, solamente per una durata della vita molto più lunga.

Vi si dicono due cose; una la nostra, risaputa, capacità di essere distruttivi, e terrificantemente cinici, fino al punto da saperci arricchire anche a costo di enormi spese, in termini umani.

E l'altra il fatto che una società matriarcale potrebbe essere, contrariamente alla nostra, patriarcale, decisamente migliore; Soldati, qui, traspone ciò, facendo che la società alfiana sia tale: "...la rovinosa supremazia che in Terra il sesso maschile ha sempre avuto su quello femminile... al contrario del nostro pianeta... dove la guerra è un ricordo lontano quanto la lontanissima epoca in cui anche da noi comandavano gli uomini... (quando) la durata della vita... era tuttavia molto meno lunga di oggi." (pag. 340).

E che, le due, siano interconnesse, penso sia indubitabile.

-"Racconto a sei mani", di Inìsero Cremaschi, Gilda Musa e Anna Rinonapoli (pagg. 353-66)-"...illeggibile...", si legge, ad un certo punto di questo racconto, e, in un certo senso lo è; ma nel senso che è di difficile, lettura; è, infatti, scritto tutto in uno stile lontanissimo dal parlato, ma non solo, anche dallo scrivere e, quindi, leggere normale.

Per gran parte racconta degli esperimenti che tre alieni fanno su un ignaro terrestre; ma che sono, più che alieni, dei simboli, stanti a significare le tre grandi direttive del pensiero; il misticismo ("...proponendogli in pochi secondi tutte le preghiere della chiesa copta..." (pag. 358)), il materialismo ("...il materialismo considerava la dialettica della storia sostanzialmente come dialettica economica..." (pag. 359)) ed il liberismo ("...lanciò la mente del soggetto nella formalità completa dell'equilibrio economico generale in base allo studio della stabilizzazione dei prezzi..." (pag. 357)).

Ma, così facendo, questi alieni gettano nel caos la mente del povero terrestre, che va in panne: "Un grande giocatore di calcio, interno destro, gli apparve dentro una nuvola di porpora, con scandagliamenti di carbonato sodico solidificati in una vasta implosione ellittica." (pag. 360).

Già in questa prima parte si usano una quantità spropositata di paroloni, messi solamente per essere recepiti come tali, ed il racconto stesso trascura in gran parte la normale costruzione del periodo, fino ad arrivare ad, addirittura, un bel cinque righe interamente in latino.

Ma nelle ultime tre pagine il racconto cambia completamente, e diventa qualcosa di molto serio; la tecnica usata è uno stream of consciousness certo personalizzato ma decisamente riconoscibile, nel quale: "Non ridete più, mi fate male con la vostra allegria artificiale..." (pag. 364) ci avverte, anche se lo si era già potuto intuire, che il tono è cambiato, e vi spicca, mi pare, questa frase, decisamente la più significante: "...la perfetta neutralità di un linguaggio senza struttura..." (pag. 365).


L'intento che abbiamo detto, dei curatori, riuscì, almeno in parte; il Cremaschi riferisce, infatti, nel suo "Universo e dintorni", che: "...la critica scoprì come valida e fruttuosa...", e che molti intellettuali se ne occuparono, quali Giuliano Gramigna, Walter Mauro, Vittorio Spinazzola, Giuliano Manacorda, Rodolfo Wilcock; e Gianfranco Vigorelli, dicendo una delle caratteristiche che indubbiamente più la caratterizzano: "Si riscattano forse tutti dall'imitazione supina dei modelli americani o sovietici"; e Giacinto Spagnoletti, dicendone un'altra, non meno importante: "Quanti mostrano curiosità per i temi consueti: invasioni di marziani o venusiani, giuochi con il tempo e con lo spazio ecc. farebbero bene a trascurare questa antologia. Altre sarebbero le risorse dei nostri autori in questo campo." (pag. 21); e, più tardi, Roberto Sanesi, confermando la riuscita dell'intento propostosi dai curatori: "Senza bisogno di scomodare la "grande letteratura", il tono medio dei racconti non è in alcun modo inferiore a quello riscontrabile in alcune raccolte di narrativa "normale": non vi mancano né le idee né l'impegno stilistico." (pag. 22).






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