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L'astro lebbroso


di Franco Enna-FANTASCIENZA

"I romanzi di Urania" n. 73, ed. Mondadori, '55, "Narratori italiani di fantascienza" n. 1, ed. Libra, '80; © '54, by Francesco Cannarozzo; 130, 4.000 £, prezzi remainders: 20,66, 10,33 €; 128, 186 pagg.


Altri contributi critici

-"Introduzione", di Ugo Malaguti, pag. 5


È, questo, il primo romanzo di fantascienza italiana ad essere stato pubblicato non sotto pseudonimo.

Malaguti lo volle come primo numero di una collana che, nelle intenzioni, avrebbe potuto essere molto importante, per la nostra Sf, ma che, purtroppo, ebbe vita assai breve; infatti, dopo questo primo numero, ne uscì solamente un'altro, concludendo quindi la propria avventura decisamente prima di quanto ci si augurasse.

Vi si racconta una storia molto lineare, in un tipico stile Hard Sf, nel quale le nozioni scientifiche soverchiano di molto le motivazioni letterarie.

Un'astronave viene mandata a Saturno per debellare due minacce, una umana, un ribelle andato fin là per organizzare una rivolta, appunto, ed una astronomica; l'influsso deleterio di una cometa, la : "...lebbra radioattiva provocata dalla cometa Lamda." (pag. 82), una cometa che: "...invece di vagare da sistema solare a sistema solare in una ellissi molto prolungata, ruota attorno a Saturno come un satellite...", e che ha degli effetti, appunto, deleteri, sugli umani: "...l'influenza di Lamda è mortale, per gli organismi terrestri.... provoca una stranissima, pericolosa malattia, molto simile alla lebbra, ma una lebbra radioattiva contagiosissima..." (pag. 102).

La struttura base è, anche in ragione del fatto che l'autore sia, prevalentemente, uno scrittore di gialli, quella, appunto, del giallo; evidentemente, scritto com'è alla metà degli anni '50, ci risulta, oggi, lontanissimo al gusto, ma vi si trovano, comunque, non pochi spunti interessanti.

Ad esempio, una non poi neppur oggi così scontata dissertazione sulla stupidità dell'egocentrica concezione di uno Spazio nel quale potessimo essere gli unici abitanti: "...noi, piccoli esseri presuntuosi, ci eravamo ritenuti, fino a pochi secoli fa, i soli che Dio si fosse degnato di creare a sua somiglianza. Quale presunzione! Quale infinito atto di superbia!" (pag. 39)

E, decisamente la cosa migliore che vi ho trovato, questo passo nel quale si dice del terror vacui che le vastità siderali danno all'Uomo: "...fuori dall'astronave, e sopra, e sotto, a destra e a sinistra, per milioni e milioni di chilometri, per decine di migliaia di anni luce, c'era il vuoto eterno e incolmabile.

L'orribile vuoto!

Lionel ebbe paura. Si sdegnò di quella sensazione irrazionale che sorgeva dalla sua stessa carne, ma non riuscì a comprimerla né a frenarla; non seppe neppure ragionarvi sopra un istante.

Il vuoto eterno.

Era come trovarsi al cospetto di Dio ed era lì, attorno a lui, immenso in quel vuoto, sotto forma di mondi luminosi, rappresentati dalla distanza come puntolini luminosi." (pagg. 57-58).

E, anche questa riflessione su che cosa sia l'Amore, successiva ad una, più vasta, nella quale si diceva, appunto, di spiegazioni razionali, freddamente razionali, a sentimenti ed emozioni: "Che cosa vi lega allora alla vostra Kajs?... Quando un corpo entra nella zona di attrazione di un altro corpo più potente, ne resta attratto. È una delle leggi più semplici dell'universo. Kajs è stata attratta da me, o io da lei, non importa. Il fatto è che l'uno ruota attorno all'altra. Se uno dei due dovesse entrare nella sfera di attrazione di un altro corpo più potente si staccherebbe dal primo, né sarebbe logico appellarsi alla legge umana con parole grosse come tradimento, adulterio, gelosia, eccetera.... Qualunque fosse la legge alla quale il suo organismo ubbidiva, la forza di gravità che lo faceva vibrare in direzione di Ann gli dava una sensazione stranissima che lui chiamava felicità." (pagg. 107-8).

Ma, comunque, oggi, risulta una lettura decisamente stentata, difficile da seguire, visti i pochissimi, per non dire nulli, punti di contatto con ciò che, oggi, sono le nostre vite; davvero niente che ci riguardi, nel quale possiamo rispecchiare, in un qualche modo, le nostre vite quotidiane.

Nel finale, si dice di qualcosa che potrebbe essere di non-violenza, di pacifismo: "...i Terrestri che, una volta tanto, non avevano portato la guerra con sé." (pag. 186), ma davvero poco.

Ci sono delle leggerezze incredibili, tipo "...un biposto da turismo di fabbricazione americana..." (pag. 140), che se ne vola tranquillamente nell'atmosfera di Saturno.

Ma, anche, delle trovatine divertenti come "...un sorriso sturato lì per lì da una boccettina di veleno." (pag. 74), che ne sollevano decisamente il tono.

Ciò che il Malaguti dice nell'introduzione fa pensare; a quello che, in fondo, questa collana avrebbe potuto essere; e che, purtroppo, non è stata.






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