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a cura di Lino Aldani e Ugo Malaguti-FANTASCIENZA

"Narratori europei di science fiction" n. 1, ed. Perseo libri, '89, 429 pagg., 20,66 €; © by Perseo Libri srl


Altri contributi critici: "La matrice indigena-Degradazioni", di Mirko Tavosanis, "Intercom", n. 113/114, '90, pag. 47, relativamente a "Vicolo delle lucciole"


È, questa, la prima antologia della World Sf Italia, e i curatori si augurano che l'esempio serva da stimolo alle altre associazioni nazionali. Vi sono rappresentati tutti gli autori facenti parte dell'associazione, curatori compresi. L'idea sarebbe quella di fare delle antologie annuali di questo tipo, ma per il momento questa rimane la prima e l'unica. Vi è compreso anche un estratto dello statuto dell'associazione.


-"Metamorfosi cosmica", di Anna Rinonapoli (anche in "Parsifal" n. 17/18, ed. "1984", '85, e in "Tv-serial nel cosmo", "Minas Tirith" n. 2, ed. Solfanelli, '86; pagg. 15-25)-una specie di inno alla fratellanza universale, pieno di richiami ad un amore cosmico di, mi sembra, stampo buddista ("O Budda, sono felice." (pag. 24)); "Mi avete dato tanta musica, poesia, tanta gioia. Perchè non dovrei ricambiare il vostro affetto?" (pag. 21); "La vita è il miracolo. Ed è unica. La piccola vita degli insetti. La vostra, più grande, la nostra, più complessa. Le numerose voci dell'armonia universale." (pag. 22).

-"Notte di Natale", di Mauro Scarpelli (anche in "Rotta fuori controllo", "Babele" n. 1, '84; pagg. 27-35)-l'idea su cui si basa è del tutto originale, nell'ambito della Sf, ed è ormai cosa davvero rara. In un futuro l'umanità abita tutta nel sottosuolo, essendo: "...la superficie del pianeta... completamente destinata all'agricoltura." (pag. 31). Anche la trama è originale; il protagonista ha uno dei lavori più stimati in quella società, ovvero quello di Cannoniere; il suo compito è quello di individuare, attraverso complicate apparecchiature, i formicai, e distruggerli; le formiche sono, infatti, divenute la specie dominante, sulla superficie. Ciò che mi pare lo Scarpelli voglia comunicare è, invece, una delle cose che tutta la Sf sociologica ci ha sempre voluto comunicare: stiamo attenti a come trattiamo il nostro pianeta, pensiamo alle conseguenze delle nostre azioni nel presente: "Abbiamo creato un mare di spazzatura e i nostri figli ci affogheranno dentro." (pag. 32).

-"Alienità", Renato Pestriniero (anche in "Dimensione cosmica" n. 3, ed. Solfanelli, '85; pagg. 37-46)-buon racconto sul tema classico del contatto con l'alieno, e non è certo, ormai, cosa facile essere originali su di esso. Un alieno, trovato all'interno della sua astronave, ma protetto da una sfera di energia, viene contattato dal figlio di uno dei ricercatori che si occupano del caso; ed è proprio l'alieno ad aver chiamato il ragazzo, possedendo capacità telepatiche notevoli che gli hanno fatto sentire che in lui vi era quell'empatia necessaria al contatto.

-"Il giardino negato", di Vittorio Catani & Eugenio Ragone (anche in "Cronache dal futuro", a cura di Vittorio Catani, Daniele Giancane e Eugenio Ragone, "Narrativa per le scuole" n. 5, ed. Franco Milella, '95 e in "Chimere senza tempo", "Bibliotekha di Avatär" n. 1, ed. Kipple officina libraria, 2005; pagg. 47-61)-all'interno del tema classico dell'uomo immortale, Catani e Ragone, qui, trovano uno spunto originale. In un futuro non lontano, il ventiduesimo secolo, in cui, sulla Terra, vi sono appena quarantatre milioni di esseri umani distribuiti in diecimila centri urbani, in cui sopravvivono unicamente alcuni piccoli animali, l'uomo ha raggiunto l'immortalità: "...l'équipe di Guy Benot (riuscì ad, n.d.a.) operare concretamente sul nostro patrimonio genetico quelle mutazioni che altri avrebbero poi perfezionato, riuscendo a prolungare indefinitivamente la vita umana." (pag. 54); "Da tempi immemorabili l'eventualità di morire per malattie o per cause accidentali era stata totalmente eliminata." (pag. 56); ma solo relativamente. Dopo oltre dieci secoli, infatti, avviene un accadimento, temuto ed aspettato, anche se notevolmente rimosso dall'inconscio collettivo: una donna stà per morire. Per queste evenienze vi è un Coordinatore per ogni zona, ed il racconto è proprio la narrazione dell'opera di uno di questi su quella donna morente. Notevoli i monologhi interiori di questi, vertenti sulla vita e sulla morte, resi più pregnanti dall'essere inseriti in un contesto come questo. Inevitabile pensare che l'hybris dell'uomo che ha voluto sfidare il Tempo lo abbia portato ad un destino di estinzione inevitabile, anche se molto procrastinato nel tempo. Così come, più prosaicamente, è da notare l'incongruenza interna tra il "...ventiduesimo secolo..." in cui si vuol far svolgere l'azione e gli "...oltre dieci secoli." da cui non sarebbe più morto nessuno. Lo spunto originale di cui dicevamo è che questo Coordinatore opera, con una speciale apparecchiatura, una specie di incantesimo sulla moribonda, creando un suo simulacro che vivrà per un breve periodo. E questo, su cui si basa la struttura superficiale del racconto, è ulteriore motivo di riflessione sull'hybris dell'Uomo.

-"La via dei re", di Silvio Canavese (pagg. 63-81)-racconto tipicamente fantasy, con guerre, duelli e poteri magici. Di fantastico vi è poco; il popolo cattivo ha alleati e poteri magici ("...le leggende parlavano di mostruosi alleati e di strani poteri sugli animali, di oscure arti e di possenti incantesimi... in una parola di negromanzia." (pag. 68)); e vi è un lupo enorme, col quale uno dei protagonisti sembra riuscire a parlare.

-"Belladinotte", di Donato Altomare (pagg. 83-98)-ottimo racconto di puro fantastico, col tipico disvelamento della reale identità di uno dei protagonisti. Qui, è una donna bellissima che si svela essere una immortale nata pochi anni prima di Cristo, e divenuta tale per errore: "...ero la figlia di uno dei guardiani del fuoco...(che) soleva bruciare un legno... aromatico che proveniva... dall'oriente (e che) Secerneva un liquido verde smeraldo." (pag. 96). Di lei si invaghisce un mortale, che scopre, ed è questo il perno della trama, il suo segreto. Dopo le loro interminabili ore d'amore, lei era solita, infatti, baciarlo con le sue magiche labbra: "In quelle labbra c'erano la dolcezza d'Afrodite e la forza di Morfeo." (pag. 94); ma lui, con uno stratagemma, riesce a rimanere sveglio, e scopre il suo nascondiglio: "C'erano alambicchi e ampolle e fumo e gorgoglii e strani odori pungenti. E torce tremolanti." (pag. 94), e si fa svelare il suo segreto.

-"I superstiti", di Fabio Calabrese (pagg. 99-110)-buon racconto un pò ballardiano su degli ex astronauti il cui destino è simile a quello dei superstiti del Vietnam, non a caso citato nel testo. Uno di questi ha delle fantasticherie paranoidi di contatti con vecchi marziani ("Dan! Ma davvero non senti, non capisci?... I marziani, milioni di anime nel corso dei millenni... aggrappati all'ultimo simulacro del loro ultimo dio, perchè non hanno altro posto dove andare, le loro case, le loro città distrutte da decine di milioni di anni, non hanno altri punti di contatto con questo piano dimensionale... e mi parlano, piano piano imparato a capirli... Oh Dan, che gente splendida erano!" (pag. 106)); l'altro tenta di condurre una vita normale, ma,alla fine finisce per meditare il suicidio. Dicevo che è un pò ballardiano perchè l'astronauta viene qui assimilato alla schiera di nuovi miti che l'immaginario collettivo ha creato all'interno della nostra società: "Semidei, eroi, santi, salvatori della patria, guerrieri; da ultimo gli astronauti." (pag. 102). Il tutto si svolge su di un fondale di un pianeta in grave crisi: "I problemi del pianeta diventavano ogni giorno più pressanti; la Terra era sovrappopolata e sottonutrita, i costi dell'energia aumentavano e le malattie da inquinamento mietevano vittime come le antiche epidemie, anche nei paesi ad alto sviluppo tecnologico; soprattutto per il sottoproletariato urbano, le condizioni peggioravano di giorno in giorno." (pag. 109).

-"Diaspora", di Lucia P. Elpi (pagg. 111-25)-racconto tutto percorso da un'atmosfera magica, sognante, davvero accattivante. Un uomo scopre, un giorno, tornando a casa, che la statua a cui stava lavorando ha preso vita. E il tenero rapporto affettivo che si instaura fra i due è, mi pare di poter dire, una specie di metafora dell'affetto dell'artista per la sua opera. Altra cosa che mi è parsa di notare, è che la Elpi abbia trasfuso la propria femminilità nella caratterizzazione psicologica del protagonista, che ha, in vero, molte valenze femminili. Credo che questo potrebbe voler significare un suo più o meno celato desiderio di maternità.

-"La stanza in fondo al corridoio", di Gustavo Gasparini (pagg. 127-34)-come chi ha letto altri racconti del Nostro è abituato a sapere, i racconti del Gasparini si muovono tutti in un'atmosfera che li fa essere, più che racconti fantastici nell'accezione più pura, dei racconti surrealistici. Questo si avvale di uno dei topoi più classici della letteratura horror, ovvero quello di entità sovrannaturali che vivono in una casa dalla quale non gli è possibile uscire: "Noi non possiamo vivere fuori di qui!" (pag. 130-1).

-"...e loro verranno", di Claudio Tinivella (pagg. 135-50)-tutto tenuto su di un tono piuttosto leggero, divertente, racconta di un alieno piuttosto spaventato, disorientato, che arriva sulla Terra, e riesce a comunicare poco coi terrestri. Questi sono indifferenti, nei suoi riguardi, e l'indole xenofoba dell'umanità si riversa su di lui, che vorrebbe mandare un messaggio al suo pianeta. Si ha paura che gli extraterrestri vengano ad invadere il nostro pianeta. Il tipico proiettare la paura del diverso sulla figura dell'alieno è qui sviluppato dal Tinivella molto bene, con toni leggeri, facilmente assimilabili, ma non per questo meno pregnanti: "...forse non sono loro, che ci fanno paura. Siamo noi stessi, la paura che proviamo è una paura riflessa, di ciò che siamo, di ciò che potremmo essere. Di ciò che potremmo fare..." (pagg. 146-7).

-"La casa femmina", di Lino Aldani (pagg. 151-77)-scarsa detective-story ambientata in un pianeta alieno, in cui l'unico motivo d'interesse sono i rapporti zoofili di alcune dame dell'alta aristocrazia di quel pianeta. Il tutto è ambientato sullo sfondo di una situazione di lotta di classe.

-"Pianeta di morte", di Miriam Poloniato (pagg. 179-86)-storia che affronta uno dei temi classici dell'hard Sf, quello dell'esplorazione del pianeta selvaggio, in modo abbastanza originale. La squadra d'esplorazione di turno si trova a dover affrontare degli alieni vegetali notevolmente ostili, che li eliminano ad uno ad uno.

-"Il Dio di sabbia", di Paolo Aresi (pagg. 187-97)-decisamente eccessivamente misticheggiante, narra di un'epidemia marziana fermata con la sola forza delle preghiere. Il misticismo che dicevamo lo pervade tutto, e il messaggio d'amore cristiano che vorrebbe trasmettere risulta stucchevole, anche, e soprattutto, per il fatto di averlo voluto trasmettere attraverso un racconto di Sf, tralasciando totalmente ogni seppur minima parvenza di verosimiglianza.

-"Un giorno, quel giorno", di Paolo Lanzotti (pagg. 199-205)-bellissimo, è la narrazione, serrata, di un combattimento tra gladiatori alieni per il divertimento dei padroni umani, fatta in prima persona da uno di questi.

-"Piccole alterazioni", di Giorgio Ferrari (anche in "Delos" n. 96, 2005; pagg. 207-24)-molto divertente, è tutto tenuto su di un tono decisamente comico, e racconta di un cliente di uno strizzacervelli con un problema alquanto particolare. Egli, infatti, quando va ad evaquare, si sente: "...come entrare in una capsula spaziale, ricevere 15 G di accelerazione, viaggiare alla velocità della luce, e ritrovarsi, nel giro di pochi secondi, su un altro pianeta." (pag. 213), e fa degli stronzi: "...a forma di piramide, o di tronco di piramide...di colore blu elettrico, variegato in diversi punti, come il marmo: in verde mela, porpora, e giallo cadmio...(che) puzzano di muschio, vecchio cuoio, trementina e fieno stagionato...(e che) sono fosforescenti." (pag. 214). La spiegazione a tutto ciò è che: "...le sistole rettali, i sommovimenti dello stomaco, le contrazioni e magari le neurosi del tuo cliente sono entrate in sintonia con quelle di un abitante di un'altra Galassia, o di un'altra Dimensione."(pag. 222). Tipicamente, lo scienziato è scettico, e non la crede reale.

-"Sommo per i posteri", di Franco Forte (pagg. 225-41)-anche questo è tenuto su di un tono divertente, anche se non propriamente comico come il precedente. E anche qui, come siamo abituati a sapere in tutta quanto la Sf, si riprende un'idea già sfruttata e la si rielabora. Una civiltà extragalattica immensamente superiore, i Protettori, prevede che nella nostra galassia le due razze intelligenti evolutesi, la nostra ed un'altra, si scontreranno fino ad annientarsi vicendevolmente. E decidono di intervenire. Rapiscono: "...le... cinque... menti che più eccellono nei campi dell'arte, della scienza, dell'anatomia, della cultura e dell'ingegno." (pag. 235) delle due civiltà, e le sottopongono ad un confronto, per stabilire quale sia la più meritevole di essere lasciata progredire fino a poter esplorare la galassia. Il protagonista è niente di meno che Leonardo da Vinci. Interessante la trovata delle rispettive percezioni che i rappresentati delle due civiltà hanno gli uni degli altri: "...voi vedete loro con il vostro stesso aspetto perchè questa è la nostra volontà. E allo stesso modo voi apparite loro come forme congeniali alle loro menti." (pag. 234).

-"Alice", di Nicoletta Vallorani (pagg. 243-51)-cupo, racconta la storia di una bambina con un potere paranormale che le fa vedere attraverso le coscienze della gente, facendovi emergere le loro miserie, portandole alla disperazione e talvolta al suicidio: "Io posso portare le persone a sentire il dolore. Solo il dolore per quello che hanno fatto. E che hanno cercato di dimenticare. Tu sai che posso farlo, papà, anche se non vuoi ammetterlo." (pag. 250).

-"Viale delle lucciole", di Roberto Genovesi (pagg. 253-71)-un horror-noir dalle tinte raffinate, in cui, con una delle tecniche narrative più utilizzate nel genere, si racconta dello strano destino di un uomo. La struttura che dicevamo è quella della lettera letta a posteriori, in cui si racconta la storia vera e propria, con un prologo ed un epilogo nel tempo del lettore della stessa: "...sappi che quanto stò per rivelarti non è affatto frutto della mia fantasia." (pag. 267). Qui, è uno strano negozzietto in un piccolo vicolo, anche questa cosa non certo nuova, in cui il fratello del lettore trova, e ruba, una strana rivista, che, durante un temporale, si trasforma magicamente: "Prima reali ed incolori, poi chiare e distinte le immagini ospitate fino a qualche momento prima nella carta stampata, iniziarono a prendere forma di fronte ai miei occhi." (pag. 267). Ma il vero brivido viene nell'epilogo, quando il fratello, rintracciato il negozietto, e la rivista, vi trova anche la foto di lui: "Quando i miei occhi incontrarono quelli smorti di Giorgio, provai la stessa sensazione di un uomo prigioniero di una automobile in volo da un precipizio in attesa di cozzare contro la roccia sottostante e consapevole di star vivendo gli ultimi palpiti di vita... Qualcuno o qualcosa di inumano, forse alieno, forse demoniaco lo stava strappando alla vita." (pagg. 270-1).

-"La rotaia e il signor Reed", di Dario Tonani (vedi, a proposito di questo racconto, "Degradazioni", di Mirko Tavosanis, "Intercom" n. 113/114, '90, pag. 47; pagg. 273-84)-fantastico in senso lato, narra di un paese e del suo scemo del villaggio, che passa la vita a lucidare le rotaie del treno. I veri protagonisti del racconto sono, però, una giovane coppia, lui teppista, che avranno a che fare col signor Reed, fino al tragico epilogo. Davvero buono lo stile, come già il Tonani ci ha abituati.

-"Una proposta risolutiva", di Luce d'Eramo (pagg. 285-93)-nel 2134, quando nei paesi sovrasviluppati la vita media è di 87 anni, mentre nel Terzo Mondo è di 49, in un ambito presumibilmente tipo Onu, si avanza una proposta, che è il discorso di cui unicamente è composto il racconto. Dapprincipio si propone l'eutanasia volontaria, ma la proposta innovativa vera e propria è: "...esportiamo i nostri anziani nei paesi del Terzo Mondo." (pag. 290). Pura Sf sociologica.

-"L'ultima corsa degli emioni", di Gian Filippo Pizzo (del ciclo di questo racconto, fa parte anche "Fendar il falco", "Astralia" n. 4, '75, e in appendice a "Nella prigione del tempo", di Walter Ernsting, "Perry Rhodan" n. 62, ed. Solaris, '81, con lo pseudonimo di Ippolito Fangizzi-tradotto in finlandese come "Viimeineen juoksu", "Portti" n. 1, '91; pagg. 295-307)-finalmente troviamo, in questo racconto, un'idea decisamente originale. Su di un pianeta colonizzato dai terrestri, si svolge periodicamente una gara singolare; la corsa degli emioni: "...animali preistorici terrestri, antenati delle successive razze equine ma ora scomparse da millenni... Quando furono colonizzati gli altri pianeti... i cavalli importati subirono una sorta di regressione evolutiva che li rese simili ai loro ascendenti primordiali." (pag. 301); "Più o meno ogni generazione, cioè un tempo variabile dai dodici ai diciassette anni normali, gli emioni si riuniscono nel luogo che ora è stato recintato; dopo qualche giorno o qualche settimana, partono tutti insieme in un galoppo frenetico, fermandosi solo quando il loro cuore si schianta, a volte dopo giorni di corsa." (pag. 303). La narrazione è serrata, gradevole e coinvolgente, affiancata dall'inevitabile storia d'amore.

-"Per Elisa", di Adalberto Cersosimo (pagg. 309-18)-stupendo, è tutto intriso di una sensualità fortissima, che viene dalla commistione tra purezza ingenua e sessualità estrema, bestiale. I protagonisti sono, infatti, una giovane romantica in cerca del mitico Principe Azzurro, e due fratelli, fratello e sorella, progenie di un'antica e famelica razza inumana. Il risultato è davvero ammirabile, reso in un'ottimo stile in una narrazione avvincente.

-"Simulazione", di Pietro Caracciolo (pagg. 319-27)-si è qui nella più classica Sf spaziale, o space opera, con un astronauta che fa l'ultima simulazione di atterraggio ed esplorazione di un pianeta. Ma dopo un poco al protagonista viene il sospetto che quella non sia più una simulazione, ma di trovarsi realmente su quel pianeta, e gli viene quella tipica psicosi già più volte descritta in svariate opere di Sf; quello dello sradicamento dalla Terra Madre, come mito ancestrale: "Era su Terrapieno, a centinaia di anniluce dal Centro... Si sentiva come un bambino privo dell'aiuto della propria madre." (pag. 326).

-"Sabbia", di Virginio Marafante (pagg. 329-39)-lo stile del Marafante non è tra i più brillanti, ma la trama che riesce a costruire dallo spunto iniziale di questo racconto non è male. Le piogge acide fanno avanzare ovunque, sul pianeta, la sabbia; una coppia, che abita in una casa in riva al mare, viene assalita dalla sabbia. Più del finale, davvero pessimo, buona la descrizione del menage familiare dei due.

-"La scelta di ruscello", di Patrizia Thiella e Mario Sumiraschi (pagg. 341-60)-tutto tenuto su di un notevole tono di poeticità, racconta del viaggio simbolico di un vecchio e della sua orsa, attraverso un'Italia svuotata, essendo tutti gli italiani dovuti partire per l'Africa, per l'imminente arrivo di una nube tossica. Questi va dapprima a Firenze, dove, nel vagare tra musei e piazze deserte, incontra un vecchio ubriaco col quale intrattiene una notevole conversazione esistenziale. Si dirige poi verso San Giminiano, ma lungo il tragitto, trova una base militare, che vandalizza il più possibile, per risentimento verso i militari in genere, causa della nube.Vi incontra un vecchio militare farneticante. A San Giminiano si ferma presso una comunità utopica di sole donne, ma poi, dirigendosi verso Roma, si imbatte in un manipolo di marines ubriachi che lo picchiano e gli uccidono l'orsa. Il tutto è appunto molto simbolico, dalla disperazione dell'ubriaco alla sua follia, alla speranza tenera e piena d'amore per l'umanità delle donne, fino alla brutalità dei marines, reso molto bene dai Nostri, in uno stile scorrevole ed accattivante.

-"Una piccola dama cinese", di Daniela Piegai (anche, col titolo "La dama cinese", "l'Unità" del 7 agosto '86, e in "La bambina di ghiaccio", "Lo specchio di Galadriel" n. 7, ed. Solfanelli, '89; pagg. 361-70)-racconto fantastico nel senso più ampio del termine, racconta dell'apparire, ad una donna anziana, di una gheisha in miniatura, un piccolo esserino che le ricorda sua figlia morta giovane: "Alice era così giovane quando trovò la porta che conduceva nel paese delle meraviglie..." (pag. 370); è proprio sulla contrapposizione fra quell'elemento fantastico e l'ipotesi psicoanalitica che verte, qui, la sospensione dell'icredulità. Tenue.

-"Le porte del sole", di Giampiero Prassi (pagg. 371-81)-ambientato in una Milano futura senza automobili, per poter rifornire brutali razzi colmi di bombe, in un mondo oppresso da mille malanni, evoca una sorta di desiderio di ritorno alla naturalità, per fuggire al folle ingranaggio del progresso a tutti i costi: "È importante recuperare questa terra, sentirla, odorarla, calcarla nel pieno della sua gioventù, gli odori e le altre sensazioni sono così piene e vitali..." (pag. 381).

-"Cinque favole immorali", di Ugo Malaguti (pagg. 383-8)-cinque brevissime narrazioni tratte da altrettante fiabe o leggende della tradizione popolare. Di immorale non è che vi sia poi molto.

-"Mondo sconosciuto", di Silvano Barbesti (pagg. 389-99)-in uno scenario tipico della più classica hard Sf, si inserisce un significato allegorico. Il tipico manipolo di naufraghi spaziali vaga su un pianeta sconosciuto, e si imbatte in un essere senziente: "...di sembianze umane, per quanto, le sue dimensioni fossero estremamente ridotte. Esilissimo, dai lineamenti fini, era sospeso nell'aria muovendo le ali trasparenti, iridescenti come quelli di una libellula." (pag. 394), a cui chiedono aiuto e consiglio sul sentiero, tra quelli che si presentano a loro, da imboccare. Questi risponde enigmaticamente, e, quando i naufraghi vengono annientati da un altro alieno ("Privo apparentemente di arti, un ammasso di carne gelatinosa stava avanzando lentamente con movimenti ameboidi. Nel mezzo della massa bianca, simile a un verme, si apriva a circa due metri di altezza un orribile bocca priva di labbra. Per contrasto con quel plasma molliccio trasudante umori, le fauci spalancate munite di zanne poderose assumevano una terrificante concretezza." (pag. 397)), l'essere alato rivelava all'ultimo uomo, prima che questo venga ucciso, il significato simbolico di quel pianeta, che diviene quindi non più unicamente un luogo, ma anche un luogo mentale: "...chi aveva tracciato quelle piste? E perchè si ricongiungevano tutte in quella radura? Che funzione potevano avere quei sette sentieri paralleli?... "Bel-Kah-Atanamura significa: libero arbitrio." (pagg. 398-9).

-"Probability point", di Mariangela Cerrino (originariamente in "The Time Machine" n. 2/'81, poi anche "Delos" n. 83, 2003; pagg. 401-12)-anche qui, come nel precedente, abbiamo un significato allegorico che si innesta su di uno sfondo di Sf classica. In una base semi abbandonata, un ispettore scopre che da anni è stata tenuta celata una verità forse troppo psicologicamente difficile per essere divulgata sulla Terra; è da quel pianeta che vennero gli uomini che colonizzarono il nostro pianeta. In un settore chiuso da anni della base vi sono affreschi magici che rivelano parecchie cose: "...i colori incredibilmente, stupendamente brillanti degli affreschi, l'aroma delle figure danzanti, la perfetta musicalità del tempo fissato nell'eternità. L'onda d'urto lo afferrò con l'ultima figura danzante dell'affresco. Una fanciulla. Occhi scuri. Oscuri. Come l'occhio del pozzo. Le macchie d'oro chiaro potevano essere i campanelli ai polsi della fanciulla. Suoni. Musica. Aria fredda e stranamente profumata con profumi vivi. Muschio. Terra umida, erbe mature. E stelle. All'improvviso le stelle erano chiare e pulite. La notte era piena di vento ma le braccia attorno al suo collo avevano il colore della carne viva e tenera e sapevano di voglia di vivere. La fanciulla ballava. La vedeva sottile contro la luce mutevole dei fuochi rotti dal vento e la sua danza sapeva di tradizioni, di magia, di potere. Gli sorrise." (pag. 408).

-"Le magie", di Giorgio Ginelli (pagg. 413-25)-che il Ginelli sia un'insegnante lo si sente molto bene in questo racconto, tutto incentrato sulla magia dei bambini, sul loro essere ancora in stretto contatto con l'inconscio, ancora liberi da tutte le restrizioni che l'essere adulti comporta. Qui, degli alieni atterrano sul nostro pianeta perchè: "Era stato deciso non importa da chi, non importa dove, che la Terra andava salvata. O meglio: andava aiutata a salvarsi, perchè aveva tutte le premesse per poterlo fare da sola. Queste premesse erano i bambini. "Bene", disse qualcuno, "alieni e bambini sarebbero diventati una coppia formidabile. Gli uni avrebbero aiutato gli altri e insieme, col tempo, avrebbero deviato il corso insano e cieco che i terrestri avevano imboccato con il progresso." (pag. 424). Nel far ciò uccidono accidentalmente un uomo ("Loro che guardavano dalla grande vetrata del battello che li aveva portati sulla Terra e Franco là fuori, con gli occhi spalancati che guardava loro e il battello. E poi Franco che si avvicinava. In quel momento tutti avevano già capito quello che sarebbe successo, e iniziarono a gridare di dolore al solo pensiero. Mai avrebbero pensato di fare una vittima con il loro arrivo." (pag. 424)), e ciò per loro è talmente grave ("Per loro era un fatto che andava al di là dell'episodio criminale, al di là dell'incidente. Al di là del ricordo. Ognuno di loro avrebbe serbato nell'inconscio un'impronta viva e straziante, che non lo avrebbe mai abbandonato." (pag. 424)), che uno di essi prenderà le sue sembianze e vivrà la sua vita fino in fondo: "...la sua forma cambiò totalmente, divenendo l'essere originario che aveva preso il posto del povero Franco." (pag. 423). Ma il vero motivo del racconto non è certo questo, ma bensì, appunto, la magicità dei bambini: "...ad una domanda diretta... su quali fossero i giochi preferiti dei bambini, rispose: "Giocare alle magie... A chi di loro fa le magie più strabilianti... E sono tutti molto bravi." (pagg. 421-2); "Era importante che gli adulti non capissero niente." (pag. 423).


Abbiamo dunque visto che, e non poteva essere che così, visto che si tratta dei migliori scrittori che la nostra Sf abbia prodotto, il livello qualitativo dei racconti di questa antologia è davvero molto buono, con qualche punta di eccellenza e qualche inevitabile caduta di tono. E che non solamente la Sf vi è rappresentata, ma anche l'horror, il fantasy ed il fantastico inteso in senso più ampio. Un'annotazione ai curatori; nel rammaricarsi della scarsità di antologie dedicate alla Sf dei nostri autori, si sono scordati di menzionare "Futuro", la notevolissima antologia del meglio della mitica rivista. Credo che sarebbe senz'altro un'ottima cosa se la World Sf Italia facesse delle antologie come questa ogni anno.






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