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a cura di Vittorio Curtoni, Gianfranco de Turris e Gianni Montanari-FANTASCIENZA

"Galassia" n. 165, "Bigalassia" n. 45, ed. La tribuna, '72, '79, © by Celt, 186 pagg., 400, 1600 £; prezzo remainders: 7,75 , 4,13 €


Altri contributi critici: "Cronistoria della fantascienza italiana", di Inìsero Cremaschi, in "Universo e dintorni", "i Garzanti" n. 716, ed. Garzanti, '78, pag. 29


Terza delle antologie di Sf italiana che "Galassia" pubblicò (le altre "Destinazione uomo", "Amore a quattro dimensioni"), vede un po' calare la qualità, sia dei testi che dell'apparato critico; infatti, come vedremo, a parte contenere tutti racconti piuttosto brevi, ve se si trovano di decisamente bruttini, anche se certo non mancano i lavori di un certo valore.

E, le presentazioni che precedevano ogni racconti delle altre, si assottigliano; infatti solamente sei dei sedici racconti ne hanno uno, e quella al racconto di de Turris e Prosperi è solamente una precisazione di carattere politico.

Mentre le illustrazioni, sempre di Pier Giuseppe Ranza sono, come in "Amore a quattro dimensioni", una per racconto.

Nell'introduzione i curatori parlano dell'ottima accoglienza di pubblico e critica anche della seconda, "Amore a quattro dimensioni", e si soffermano, citandone un lungo brano, su di una recensione, a firma di Sergio Turone, apparsa su "Il giorno" del 12 maggio '71, "Un'antologia di Galassia: fant'amore all'italiana", poiché contenente una nota critica: "...se le ultime leve non imparano ad alimentare le loro fantasie anche coi i temi della realtà in cui vivono, difficilmente porteranno alla narrativa fantascientifica un contributo originale." (pag. 7).

Per poi dire che, questa, ha voluto seguire quell'indicazione, presentando racconti nei quali l'italianizzazione sia elemento determinante: "...il cammino dei nostri scrittori verso una "italianizzazione" delle loro trame è avvenuto abbastanza lentamente, ma con decisione e sicurezza." (pag. 8).

Dei racconti dicono che hanno un: "...fattore comune...un totale pessimismo di fondo, in una completa sfiducia nelle istituzioni e, in parte, anche negli uomini... un esame completamente negativo della "realtà in cui vivono"..." (pagg. 9-10).

Ma andiamo a vedere i racconti ad uno ad uno.


-"Domenica romana", di Lino Aldani (originariamente apparso in "Paese Sera" del 18 giugno '67, poi, col titolo di "Gita al mare", in "L'aspidistra" n. 10, '67 e "L'Unità" del 27 luglio '86, e in "Parabole per domani", "Minas Tirith" n. 5, ed. Solfanelli, '87, con quello di "Domenica al mare"; tradotto in russo, '67, in francese, come "Dimanche romain", "Fiction" # 180, '68, tr. Roland Stragliati, e in "La Maison femelle", '89 e in finlandese, come "Roomalainen sunnuntai", "Portti" # 1, '88; pagg. 14-9)-la gita domenicale di un futuro prossimo vista attraverso gli occhi di un ragazzino; e, sopra tutto, la sovrappopolazione, che rende., la vita, invivibile, ed una lontananza dalla natura oserei dire spaventosa: "...gli alberi tutti uguali ed il terreno ricoperto di aghi morbidi... di plastica... più lucidi, e poi gli aghi non pungono." (pag. 16).

Lo stile è volutamente scarno, privo di qualsivoglia colpo d'ala, ma il finale ha un'impennata, col dire dell'"ipnosospensione": "...ci tocca campare una settimana si e una no." (pag. 18); una settimana di vita nel proprio appartamento, l'altra, mentre esso è occupato da un'altra famiglia, ipnosospesi, dormendo un sonno indotto.


-"La morte del duce", di Pier Carpi (pagg. 22-9)-piuttosto noioso, è un immaginario articolo giornalistico sull'evento del titolo, in un universo parallelo nel quale, invece che gli alleati, a vincere la seconda guerra mondiale sia stata l'asse; un'ucronia, insomma.

Ma che, poi, si perde decisamente, e diventa qualcosa di impreciso, e, appunto, noioso; ciò che più vi dà tono sono i destini di note figure della nostra politica, prevalentemente di sinistra, se si fosse verificato quell'evento nefasto.


-"Suicidatevi con Frida", di Gogo Tao Carrara (pagg. 30-42)-ambientato in un futuro prossimo nel quale la sovrappopolazione è diventato un problema talmente pressante da indurre a produrre dei prodotti espressamente finalizzati a potersi suicidare serenamente, comodamente, e, soprattutto, in maniera piacevole.

E Frida, appunto, è un droide perfetto, bellissimo, col quale passare gli ultimi istanti di vita in maniera rovente, prima di... sacrificarsi per il futuro dell'umanità.

Tutto ciò, senza che il cinismo estremo che vi si dice venga neppur minimamente detto.

Il tutto è raccontato con una tecnica graficamente vivace, con slogan pubblicitari, canzoncine, e, quasi delle grechette, cose come SOVRAPPOPOLAZIONESOVRAPPOLAZIONE SOVRAPPOLAZIONE, ecc.

Ma non mi sembra molto innovativo, neanche per i tempi nel quale è stato pubblicato.


-"Psicocrazia", di Adalberto Cersosimo (anche in "Verso le stelle" n. 11; tradotto in finlandese come "Psykokratia", "Portti" # 2, '90; pagg. 45-50)-cupo, è il diario, spezzettato, di un uomo di un futuro prossimo nel quale essere individualisti è diventato un reato; e che, essendo stato scoperto tale, viene arrestato; o, meglio, condotto in un luogo di rieducazione.

Un'utopia negativa, nella quale la: "...società perfetta... (non fa più pesare) sulle spalle dell'uomo comune il dramma della responsabilità. I test pensano a risolvere i problemi. Dicono cosa devi fare..." (pag. 47),

E, il protagonista, dapprincipio ha ancora pensieri sovversivi ("...volti dall'espressione uguale, anonima..." (pag. 47), ma, dopo essere stato sottoposto a lunghe settimane di trattamento ("La mente dell'uomo è Dio, l'uomo, il singolo, è nulla... L'unione degli uomini forma la Massa, se la mente dell'uomo è Dio, dunque Dio è la Massa." (pag. 48), che sembra quasi bispensiero orwelliano), comincia a rinsavire ("...sono un individualista. Il test l'ha rivelato...siamo tutti uguali, nessuno deve pensare di essere migliore di un altro." (pag. 48)), per poi, dopo un feroce combattimento fra l'individuo e la formica, detto molto bene con un alternarsi schizzoide di pensieri sovversivi e normali, diventare, classicamente, lui stesso il carnefice.


-"La vita considerata come un'interferenza tra nascita e morte", di Vittorio Curtoni (anche in "Ambigue utopie", a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano, ed. Bietti, 2010; tradotto in tedesco in "Second-hand Planet", a cura di Wolfgang Verlag, '87; pagg. 52-61)-in cui si dice di una sorta di resistenza futura, nella quale i partigiani, però, combattono contro degli americani che hanno invaso l'Italia per attaccare la Cina di Mao.

Ma, di tutto ciò, non si dice null'altro, mentre, invece, vi si dice di problemi filosofici, prevalentemente della sensazione, che è dell'Uomo, dell'inutilità, vacuità della propria vita.


-"Petrus romanus", di Gianfranco de Turris e Pierfrancesco Prosperi (originariamente apparso in "Folla" n. 32/33, '65, col titolo di "L'ultimo papa", poi in "Fantapolitica", "Numeri unici" n. 3, '66, e, nella versione riveduta ed ampliata che è anche qui, in "Il silenzio dell'universo", "Minas Tirith" n. 6, ed. Solfanelli, '88-premio "Numeri unici" (Italia) ‘67; pagg. 64-79)-decisamente anticomunista, racconta della morte di un Papa di un futuro prossimo che rappresenta, anche, la morte della Chiesa stessa "...in base all'accordo Provvisorio del 21-XII-2008, la parte degli edifici vaticani temporaneamente lasciati all'amministrazione del Pontefice sarà incorporata nel territorio della Repubblica Popolare Italiana." (pag. 79).

Infatti, già avevamo visto vari indizi di questa "rivoluzione" nostrana, più che altro nella toponomastica di questa Roma futura nel quale è ambientato: "Via Rivoluzione d'Ottobre", "Via della Classe Operaia", ed altri.

A brevi spezzoni, che descrivono, oltre che la morte del Papa, varie scene di vita quotidiana, nelle quali si ripercuote la notizia, ha, nella breve nota che lo precede, una netta presa delle distanze da esso da parte del Prosperi, che, dal tempo della sua stesura a quello della pubblicazione, aveva decisamente cambiato idea.


-"I gamberi", di Cesare Falessi (anche in "Robot" n. 52, ed. DelosBooks, 2007; pagg. 80-6)-fantaecologico, racconta della visita ad un'immensa discarica regolare, gestita niente di meno che dall'ONU, da parte di un pronipote di... Cesare Falessi!

Che ricorda quanto gli raccontava suo nonno, dei tempi in cui, in quel posto, c'era un mare stupendo, nel quale si potevano pescare i gamberi con le mani.

Gamberi, che si sa, sono animali che... vanno indietro; non verso un vero progresso.


-"Ombre", di Mauro Gallis (pagg. 88-95)-bel racconto pacifista, nel quale si fanno alternare brevi capitoletti di un'assurda guerra civile italica ad altrettanti di vita pacifica, in quella stessa Rimini nel quale è ambientato.

Qualche tocco di erotismo lo rende decisamente più gradevole.


-"L'ultima giga", di Remo Guerrini (tradotto in francese, in "Orbites" n.1, febbraio '82; pagg. 96-108)-poetico, racconta del vagabondare di un giovane trovatore in una Terra che ha subito l'invasione di strani alieni che cavalcano unicorni; fra orchi e streghe che sono tutt'altro, ma come in una favola.


-"Il fuoco della fenice", di Riccardo Leveghi (pagg. 110-21)-anche questo poetico, ma di una poeticità molto criptica; infatti anche se ciò che vi si dice, e cioè il tipico covare sotto le ceneri della violenza devastatrice ed orrenda della destra, lo si riesce a capire molto bene, molti dei simbolismi che vi vengono usati rimangono credo per i più assolutamente oscuri.


-"C'era l'Italia e c'erano gli eroi", di Gianni Montanari (pagg. 122-34)-cupissimo, racconta di una seconda presa del potere da parte dei fascisti nel nostro paese, col formarsi di un nucleo di nuovi partigiani.


-"Dittico burocratico", di Mauro Antonio Miglieruolo (tradotto in tedesco "Die Labyrinthe der Zukunft", a cura di Lino Aldani (Wilhelm Heyne, '84); pagg. 136-43)-umoristico, ma di un umorismo acido, che nasconde risentimento, racconta di due casi di ingiustizia dovuti alla burocrazia, o, meglio, all'incapacità di riuscire ad essere un minimo elastici nell'applicazione di norme di per sé giuste.

Il tutto è in forma epistolare, di due missive mandate dalle malcapitate vittime della burocrazia al sindaco di una Roma del 2011.


-"Quelli dei quadri", di Renato Pestriniero (anche in "Sette accadimenti in Venezia", "Biblioteca del cigno" n. 22, ed. Solfanelli, '85, "Bella" n. 6, ed. Rizzoli, '85, col titolo di "Mille anni ieri", e in "Accadimenti. Itinerari veneziani insoliti", "Fantàsia", ed. Il cerchio, 2000; tradotto in inglese come "The People in the Painting", "Starshore", '90, tr. Kim Stanley Robinson, in francese in "Venezia La ville au bord du temps" (Denoel, '94), tr. Jacques Barbéri, e in tedesco, come "Die Darsteller der Szenen", "Die Strasse nach Candarei", '95, tr. Hilde Linnert; pagg. 144-53)-uno dei molti racconti del Pestriniero sulla sua Venezia, e sul suo destino; qui ne abbiamo una ormai morta, definitivamente corrosa dal tempo, come sembra essere sempre sul punto di fare; e che è diventata, unicamente, meta di turisti idioti, che vi accorrono da ogni parte del mondo per vedervi rappresentate delle scenette di vita quotidiana recitate da attori, dette, appunto, quadri.

Vi si fa, anche, un discorso, a dire il vero piuttosto confuso, sull'arte, proprio a proposito di questa nuova, arte: "Se la pittura interpreta la realtà e i mezzi per esprimerla vengono continuamente trasformati, perché allora non possiamo considerare le azioni che ripetiamo continuamente a orari fissi e in luoghi prestabiliti come veri quadri?" (pag. 152); che potrebbe far pensare voler dire qualcosa come la vita, come arte, o, filosoficamente, qualcosa di schopenaueriano, sulla vita come volontà e rappresentazione; ma sono echi vaghi.


-"Prenestino blocco 4", di Giulio Raiola (pagg. 156-9)-ancora un'utopia negativa, ma, questa, decisamente più terrificante delle altre di cui abbiamo detto in questa antologia; infatti dice di un futuro prossimo, addirittura in data 1998, nel quale i cittadini sono controllati in ogni istante della loro vita.

Cosa che, ovviamente, è portata all'estremo, per poterla meglio evidenziare, ma che, a noi che la leggiamo oggi, già dice di quotidianità, di vissuto.


-"Prima che venga il caldo", di Gabriella Scialdone (anche "Delos" n. 136, 2011; pagg. 160-8)-ancora un racconto su Venezia, dopo quello del Pestriniero, questo molto poetico, nel quale si racconta di come, in un futuro lontano, la si salvi nell'unica maniera rimasta, e cioè vendendola ai marziani, che la porteranno sul loro pianeta, dove troverà: "...salde fondamenta..." (pag. 164), su cui poter stare.

Il tutto è retto da un melanconico sentimento di sconfitta all'ineluttabile destino, quasi di orgoglio planetario.


-"Stato delle chiavi", di Gaetano Luigi Staffilano (pagg. 171-86)-bel racconto antiutopico, nel quale si immagina un futuro dominato da una teocrazia totalitaria, nel quale un uomo ha come un moto di rivolta solitario, vacillante, che non trova modo di esprimersi se non tramite azioni sconclusionate e, infondo, ridicole.

Vi è un lungo brano di stream of consciousness, di piuttosto difficile lettura, che, poi, viene ripreso, in maniera più tenue; e, in tutto, aleggia una notevole dose di poeticità.

Mi ha, poi, colpito una cosa che si dice nell'introduzione: "...i tempi che si appressano... sono di totalitarismo massificatore, egalitario e tecnologico." (pag. 170); e poi si dice che la Sf non è premonitrice dei tempi!!


Dunque questa terza, ed ultima, antologia di "Galassia" cade di tono, e, come ha fatto notare anche il Cremaschi, soprattutto nei racconti di fantapolitica: "...in omaggio alla nuova moda statunitense del "presente alternativo" o ucronico, si avventurarono negli infingardi sentieri della fantapolitica. Una malintesa aderenza alla realtà italiana deflagrava soprattutto..." ("Cronistoria della fantascienza italiana", in "Universo e dintorni", "i Garzanti" n. 716, ed. Garzanti, '78, pag. 29) in "La morte del duce", decisamente il peggiore; "L'operazione "Fanta-Italia" si esauriva sugli echi di questi tetri accordi." (idem).






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