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a cura di Franco Forte e Giuseppe Lippi-FANTASCIENZA

"Millemondi primavera 1998", ed. Mondadori, '98, © by Arnoldo Mondadori Editore; 335 pagg., 9.000 £ (4,65 €)



Eccola, dunque, questa tanto annunciata antologia di Sf italiana. Dopo "Tutti i denti del mostro sono perfetti", è, questa, l'antologia decisamente più corposa dedicata alla nostra Sf. A curarla, due fra coloro che più hanno contribuito alla sua diffusione, di due generazioni; il buon Lippi, e Franco Forte, che, da qualche anno a questa parte, stà curando praticamente tutte le iniziative di una qualche rilevanza in questo ambito. E i risultati ci sono tutti. Ciò che, credo, colpisca maggiormente, è la presenza di tanti nomi della Cultura con la C maiuscola: "...Remo Guerrini, direttore di "Primo Piano" e in precedenza della rivista scientifica "Focus", Piero Bianucci, stretto collaboratore di Piero Angela per le trasmissioni televisive "Quark" e direttore del settimanale "Tuttoscienze" del quotidiano "La stampa", Diego Gabutti, scrittore Longanesi ed editorialista de "Il giorno", Silverio Novelli, responsabile delle pagine libri del settimanale "Avvenimenti", Roberto Barbolini, delle pagine culturali di "Panorama" e scrittore Mondadori, Carlo Formenti, del servizio culturale del "Corriere della sera"." (pag. 9), più Primo Levi. E, poi, i grandi vecchi, Curtoni, Pestriniero, Menarini, e i nuovi romanzieri, Evangelisti, Grasso, Longo; e poi, per così dire, i fanzinari Simi, Perillo, Piras (che ha però pubblicato un'antologia presso Il cerchio), Tonani, Bàrberi, Calabrese e Scialdone, più gli esordienti Cola, Burgio, Ratti. Insomma, è davvero rappresentativa di ciò che la Sf nostrana, oggi, è in grado di produrre.

Ma andiamo ad esaminare i racconti ad uno ad uno.


-"Corpus domini", di Remo Guerrini (pagg. 11-25)-ottimo racconto d'atmosfera, in cui si dice dell'incontro/scontro fra cattolicesimo e paganesimo; in un antico borgo sul mare, dove ogni anno il prete fa un miracolo, il nuovo prete vuole sapere forse troppo, e...: "La Vedova compera i bambini... gli succhia la vita.... Gli strappa la pelle e se la mette addosso, e un medico amico suo, le riempie le vene decrepite di quel sangue in fiore, come il vino novello. La vedova non morirà mai, perché se la compera, la giovinezza." (pag. 22).

-"Tempora! Mores!", di Diego Gabutti (pagg. 27-45)-non si riesce proprio a capire come una simile schifezza possa essere stata pubblicata; agenti temporali che arrivano dal futuro a cambiare il corso della storia del sequestro di Aldo Moro, che può essere uno spunto anche per un buon racconto, ma ciò è narrato in una maniera talmente demenziale che, veramente, è ben difficile arrivare alla fine se non, come me, lo si deve fare; l'umorismo che lo permea è davvero di pessimo livello, tutto tenuto su di un tono di esagerazione, di enormità, che finisce per non divertire assolutamente; peccato: chissà quanti altri buoni racconti si sarebbero potuti pubblicare, al posto di questo.

-"La dignità della volpe", di Vittorio Curtoni (anche in "E-Intercom" n. 4, '99; pagg. 47-59)-ottimo, come ben ci ha abituato il buon Curtoni, racconta di un impiegato di una multinazionale davvero molto speciale; infatti, questi va a visitare futuri simulati, per scoprire quali cambiamenti arrechino varianti introdotte del modello di presente. E della sua, poi, ribellione; quando capisce di essere, così, al servizio del potere.

-"Arance precoci", di Giampaolo Simi (pagg. 61-71)-storia di vampiri moderni, in cui si immagina che un'epidemia che colpisce l'emoglobina invada l'Europa (od il mondo intero?), ed i traffici clandestini di sangue pulito, fra mafia e malviventi di ogni sorta e provenienza. In mezzo a tutto ciò, un ministro, che tenta di patteggiare con un boss mafioso.

-"Sepoltura", di Valerio Evangelisti (anche in "Pianeti dell'impossibile" (The SFWA European Hall of Fame, 2007), a cura di James e Kathryn Morrow, "Millemondi" n. 53, ed. Mondadori, 2010; pagg. 73-91)-in cui, per mezzo di una trama alquanto improbabile di terrificanti metodi carcerari e di tortura e di evocazioni di intere tribù di defunti, si fa un discorso sul calpestamento dei diritti dell'uomo in certe democrazie, e sul loro non essere sufficientemente tutelate dalla comunità internazionale.

-"Gli inappartenenti", di Salvatore Perillo (pagg. 93-107)-una sorta di storia d'amore di fine millennio; ma il millennio è il secondo, e a muoversi sotto un'eterna pioggia acida vi sono anche: "...obbrobri genetici scaturiti dopo le grandi bombe..." (pag. 100). Sono consentiti accoppiamenti solamente fra persone compatibili a parere di una macchina, e, da ciò, scaturisce la trama.

-"Esagrammi", di Antonio Piras (pagg. 109-21)-in cui un mutante fuggito da un laboratorio viene rintracciato."...le cause dei nuovi morbi genetici vadano ricercate nelle tecniche di fecondazione in vitro..." (pag. 112). Centralissimo, l'I Ching, il libro dei mutamenti.

-"Riciclaggio", di Carlo Formenti (pagg. 123-35)-un incubo dickiano, ambientato in un 22° secolo di iperaffolamento e di conseguente scarsità alimentare, in cui viene trovato un modo sconvolgentemente mostruoso di risolverlo. Paranoico.

-"Mekong", di Alberto Cola (anche in "Terzo millennio" n. 6, '99, e in "Sette anni alieni-Il meglio del Premio Alien 1994-2000", a cura di Franco Forte e Franco Clun, "Palmarès" n. 1, ed. Solid, 2002; pagg. 137-49)-vincitore di un premio "Alien", è il racconto del disperato tentativo di fuga di un italiano da una Terra impazzita a causa della scoperta di "Un ormone sintetico in grado di adattare l'organismo umano a qualsiasi fusione con DNA estranei, impedendo il naturale shock genetico da rigetto..." (pag. 142), che causa il riacutizzarsi di ogni sorta di diatribe: "Vecchi rancori mai soddisfatti e diatribe d'ogni genere tornarono a galla come cadaveri gonfi e putrefatti." (idem). Narrato veramente in modo magistrale, quasi soffuso di un'unica atmosfera di cupa disperazione, ma unita ad un, seppur tenue, filo di speranza: "L'umanità aveva fatto di tutto per preservare il peggio di sé, ora era venuto il momento di preservare quel poco di buono che c'era ancora in giro per il mondo. Mi consolava sapere di avervi contribuito in minima parte." (pag. 149).

-"Bestiario di fine millennio", di Gianni Menarini (pagg. 151-63)-in cui, in sintesi, si dice di quanto, ormai, il così detto mondo dell'entertainment, per avere la sua brava audience, debba essere sempre più efferato. Qui, utilizzando quella che è forse l'arma più tagliante della narrativa fantastica, si estremizza il problema, lo si porta, per così dire, ai suoi limiti, per meglio evidenziarlo. Vi si racconta, infatti, di un circo del futuro, in cui vengono non fatti vedere, ma maltrattati ed uccisi, animali dei più riposti angoli della galassia. Ci si diverte, in fondo, nel leggerlo, ed è proprio ciò che, forse, può far realmente riflettere sul problema.

-"Fan da Cefeo", di Primo Levi e Piero Bianucci (originariamente apparso in "L'astronomia" n. 54, aprile '86, poi in "L'uovo del futuro", ed. Simonelli, '96, del Bianucci; pagg. 165-71)-un non-racconto nato da un carteggio decisamente anomalo, scaturito da una trasmissione televisiva. Vi si parla di un pianeta assolutamente diverso dal nostro, abitato da genti completamente diverse da noi. Decisamente più divertente la lettera di Levi, frizzante, più composta la risposta di Bianucci.

-"Garze", di Dario Tonani (pagg. 173-83)-racconto horror davvero tenue, dai contorni poco delineati, soffusi, ma impatto decisamente buono. Una creatura completamente irreale, piombata lì, nel mezzo di uno scenario fra i più normali che ci possano essere, ed un bambino. Ecco, l'elemento veramente perturbante è il bambino, la sua, più che altro, incapacità di capire.

-"Il quiz di Valdemar", di Silverio Novelli (pagg. 185-205)-davvero molto strano, racconta di morti utilizzati a fini bellici; vi è una sorta di al di là in cui si fanno quiz, e molto sesso, e poi paranoici maneggi di potere.

-"La strategia del branco", di Giovanni Burgio (pagg. 207-29)-intrigante, racconta una storia di guerriglia in un futuro dai contorni assolutamente non definiti, in cui si aggirano: "...i regali della biochimica, degli innesti sintetici di DNA." (pag. 227). Ed è questa incertezza sui contorni ontologici del palcoscenico che lo rende, credo, così appetibile.

-"Lo spirito custode", di Giuseppe O. Longo (ha vinto il 1° concorso "Cristalli sognanti", indetto dall'associazione culturale "L'AltroQuando", della fanzine "7° inchiostro"; anche in "7° inchiostro" n. 9, '98; pagg. 231-41)-ottimo, in cui si racconta delle visioni di un frate sui demoni e gli angeli; a me è piaciuto in particolar modo il primo dei brevi capitoletti che lo compongono.

-"Strange day", di Gloria Bàrberi (anche, col titolo di "Nuotando attraverso il mattino", in "Mixed" n. 3, "The Dark Side" n. 6, '88, "La valissa" n. 25, ed. La valissa, '90, "Intercom" n. 138/139, '94, "La gazzetta del mezzogiorno" del 23 agosto '92, e, con questo, in "Shining" n. 5, '97 e in "Sette anni oscuri. Il meglio del Premio Lovecraft 1994-2000", a cura di Franco Forte, "Palmarès" n. 2, ed. Solid, 2002-premio 3° "Lovecraft", '96; pagg. 243-9)-flash su un futuro prossimo che potrebbe benissimo anche essere il nostro presente, in cui un fantasma appare ad un cantante rock.

-"2.797, croniche della guerra al tenore", di Roberto Barbolini (pagg. 251-63)-divertente raccontino umoristico, tutto vergato in stile ampollosamente antico. La trama, al limite del letterariamente lecito, non conta.

-"Nel ventre di Napoli", di Francesco Grasso (pagg. 265-95)-il più lungo dell'intera antologia, è un ritratto spietato della napoletanità; vi si racconta di un ipotetico stato di emergenza, per il quale è necessario lo sfollamento di gran parte della città, e della maniera tutta, appunto, napoletana dell'amministrazione pubblica di risolverlo.

-"Relitti", di Renato Pestriniero (pagg. 297-309)-space opera classica, ambientata in un futuro prossimo in cui mafia e compagnie si contendono il controllo dello smantellamento dei rifiuti spaziali.

-"L'archivio dello spazio", di Claudia Ratti (pagg. 311-7)-in cui si immagina, un po' alla "Contact", che, in un futuro, ci giunga, da una stella lontana, una trasmissione molto particolare; la creazione del nostro pianeta, ma che, per sapere in che modo noi si sia incominciato a calcarne il suolo: "Non basteranno... i pochi miliardi di anni di tempo che resta ancora al nostro Sole." (pag. 317).

-"Starlight", di Fabio Calabrese (pagg. 319-29)-giallo fantascientifico, un omicidio che, oltre ai moventi normali, ne ha anche uno... astronomico/apocalittico.

-"Il treno ferma in galleria", di Gabriella Scialdone (pagg. 331-5)-il più corto dell'intera antologia, è una buona variante del tema classico dei paradossi temporali, dall'atmosfera alquanto cupa.


A lettura ultimata, dunque, possiamo dire che, e non poteva che essere così, la nostra Sf è particolarmente sensibile alla svolta epocale che stiamo vivendo. Ne riflette, cioè, e a me sembra anche molto bene, le ansie e le aspettative. Se, credo, a prevalere sono i toni cupi, non è altro, mi pare evidente, che per soddisfare quella che è, sicuramente, una delle caratteristiche fondamentali della nostra bella letteratura; quella di dover essere di monito, di far capire dove ci potrebbero condurre determinate scelte che abbiamo da fare, noi, qui e ora, per il nostro, e dei nostri pronipoti, futuro benessere. A parte quel bruttissimo "Tempora! Mores!" (chissà quali buoni sono stati scartati!!), il divertissment "2.797..." e cosette scialbe e risapute come "Relitti" e "Starlight", gli altri sono tutti racconti che fanno pensare, cosa che, in fondo, dovrebbe essere un po' ciò che la nostra letteratura potrebbe fare, nel mondo in cui viviamo. Ora che, pare, anche la Sf nostrana ha sfondato, pare anche che, addirittura, il buon Lippi accarezzi l'idea di una rivista dedicata esclusivamente ad essa; "Il magazzino dei mondi", si dovrebbe chiamare; sarà solo un'altra utopia, o...






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