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Le ali dell'Impero


"Fàntasia", ed. Il cerchio, ’99, 22.000 £, 176 pagg.


Antologia che raccoglie i racconti finalisti alla 3ª edizione del concorso letterario "Repubblica di San Marino", ne vede sia di fantascienza che di fantasy. L’Adolfo Morganti, nell’introduzione ("Un fantasma si aggira per l'Europa", pagg. 5-6), dice che ne sono stati presentati anche di horror, ma non se ne vedono, fra questi finalisti.

Era stato dato un tema generale, attorno al quale avrebbero dovuto svolgersi, che era, come si può facilmente evincere dal titolo, l’Impero.

Tema che, nella letteratura fantastica, è stato ampiamente usato.

Dagli imperi galattici di tantissima fantascienza a quelli magici di molta fantasy.

Ma andiamo a vedere i racconti, pubblicati, anche se nel volume non se ne fa menzione, in ordine di classifica, gli ultimi cinque come 6°-10° ex equo.


-"Urbania", di Andrea Montalbò (pagg. 7-24)-bel racconto Sf dall’atmosfera alquanto surreale, nel quale si immagina la capitale di una colonia di un impero galattico che muore perché il progetto, utopico, che era stato detto, si era rivelato null’altro che "…un altro modo per arricchire l’Impero." (pag. 21).

L’unico guerriero di un piccolo insediamento, isolato ormai da tempo, senza ricevere più notizie da essa, vi si reca, e scopre la terribile verità: "…ottanta milioni di persone schiantate a terra dopo un volo di ottanta piani. Il più grande suicidio di massa nella storia dell’Impero." (pag. 20).

Si, perché quella che avrebbe dovuto essere una società perfetta era invece una sorta di reclusione unicamente… produttiva: "Questa era la vita, senza mai uscire dalla tua Torre, senza mai cambiare nulla, solo ubbidire e produrre, produrre, produrre." (pag. 21).

Ma non solamente questo; vi scopre, infatti, anche quella che sembra essere l’insperata possibilità di sopravvivenza, per la sua gente: una bambina mutata, ora evoluta in una direzione che le renderà possibile vivere in quel mondo inospitale non più come estranea ad esso, ma come creatura facentene parte integrante.

Evidente una critica alla società occidentale, e al Sistema nel suo complesso, alla vita intesa solamente come produzione.

Vi è anche una buona dose di sesso, ed un uso spregiudicato della parola, che arriva ad inventarne di nuove: "funereallegramente" (pag. 19).


-"Il sesto sole", di Gloria Bàrberi (pagg. 25-44)-apocalittico, racconta della vendetta dei Maya, degli Incas, e simili: "Maya, Toltechi, Olmechi, Nonalca…" (pag. 40).

Un loro discendente diventa programmatore di computer, e ha una parte fondamentale dell’ascesa di un immenso impero economico.

Solamente che, appunto, ciò gli serviva solamente per porre in essere la sua vendetta, per distruggere la società occidentale, dal: "… cuore che da tempo aveva cessato di battere secondo i ritmi della natura, dimenticando pazienti gesti d’artigiano, voci narranti attorno al fuoco, giochi infantili fatti di legno e stracci, profumo di terra dissodata… per trasformarsi in un coacevo di aride cifre. Non più carne e sangue, ma microchips e bytes; non più memorie ancestrali, ma banche dati." (pagg. 42-3).

Ciò viene narrato a brevi flash di vari momenti, del passato e del presente, nei quali c’è una scena decisamente importante nella quale una maga antica dice al futuro vendicatore, del luogo sacro dove la completerà: "Con gli occhi di tutti i giorni non è possibile scorgerlo. Il cemento e la pietra, le chiese cristiane e i grattacieli, lo celano allo sguardo. Ma l’antico lago, là sotto… vive. E risplende alla luce del sole, per chi sa vedere, e non soltanto guardare." (pag. 33).

Molto ben scritto.


-"Il tempo di Giano", di Fabio Calabrese (pagg. 45-65)-un racconto ucronico molto particolare; vi si narra, infatti, di come un uomo contemporaneo scopra, su un sarcofago di un tempio dell’era romana, il proprio viso. E che, la Rema che lo ospita, sia in realtà la città fondata dai seguaci di Remo, dopo che questi fu ucciso da Romolo.

Di essere, insomma, la reincarnazione, di Remo (che è anche, guardacaso, il suo nome); là, lo stavano aspettando da tempo: "… abbiamo atteso, atteso per duemilasettecentotrenta anni…. Che il tempo fosse compiuto, che l’entità vitale di nostro padre Remo tornasse ad incarnarsi, che il nostro legittimo sovrano tornasse fra noi, abbiamo atteso te, Remo." (pag. 57).

Ecco che, allora, il protagonista torna realmente indietro nel tempo fino alla disputa col fratello gemello, e cambia il corso degli eventi; per risvegliarsi in una contemporaneità nella quale è Rema, e non Roma, non solamente ad essere stata ciò che è stata, ma addirittura ad essere: ".. diventata nei secoli la capitale mondiale…" (pag. 64).

Decisamente un pò eccessivamente stravagante, come plot, ma è scritto in maniera piacevole, da leggersi, anche se vi si fa un uso alquanto deficitario della punteggiatura: "…rimase sorpreso per la grandezza dell’edificio, aveva dimensioni quasi basilicali…" (pagg. 47-8; la virgola, al posto dei più opportuni punto e virgola), e con alcuni arcaismi decisamente desueti: "…in una sinagoga od in una pagoda." (pag. 48).


-"Le ali dell'Impero", di Pier Giuseppe Cavalli (pagg. 67-82)-quello che all’inizio sembra un fantasy un pò sconclusionato, si rivelerà essere un Sf su di un impero telematico.

Era una pubblicità di un nuovo gioco; improvvisamente, un pò dickianamente, il protagonista si ritrova in un… altro mondo, il mondo vero: ""Dei maghi"… Era la sua esclamazione abituale quando entrava nella Sala controllo." (pag. 77).

Protagonista che, si scoprirà, è solamente "Ologramma Foxx 2t del Gioco interattivo totale "Le ali dell’impero"…" (pag. 82). Anche questo decisamente dickiano.


-"Il sogno di Andrew", di Francesco P. Bellisà e Antonella S. Martini (pagg. 83-95)-in un mondo post-catastrofe, i pochi sopravvissuti non sono ancora capaci di imparare dall’esperienza, e continuano a combattersi fra loro.

Vi si racconta della morte poco eroica, e per nulla felice, del protagonista bambino, che aveva sempre sognato difendere la sua città dai ribelli, e che invece, appunto…

La scrittura, maschile e femminile, dei due autori, risalta nettamente.


-"La fenice", di Mariagiovanna Modoni (pagg. 97-107)-fantasy, vede una sicaria di professione a cui viene commissionato un… lavoro molto particolare.

Dovrà, infatti, uccidere non un uomo, ma un animale; la fenice del titolo. Simbolo dell’impero nel quale si svolge.

Sarà un lavoretto facile facile, e molto remunerativo.

Ma che causerà grandi disastri; pestilenze e lutti, fino alla disfatto dell’impero, conquistato dalle genti che avevano ingaggiato l’assassina, che ne morirà anch’essa.

Evidente ciò che si vuole dire: andare contro il Mito, per denaro, non può che causare rovina e distruzione.


-"Brace sotto la cenere", di Sarah Zama (pagg. 109-134)-nella Cina medioevale uno stregone mongolo tradisce il padrone che gli aveva salvato la vita.

Ma rimarrà ucciso egli stesso dallo spirito di quello.

Tutto impregnato dalla cultura orientale, dal senso dell’onore, dalle modalità di combattimento, dalle dinamiche psicologiche dovute alla poligamia, è un bel racconto d’atmosfera, nel quale l’elemento fantastico, anche se determinante per la trama, risulta comunque secondario.


-"Novus stupor mundi", di Franco Tauceri (pagg. 135-146)-in un futuro non lontano nel quale "…la rete Euronet… ormai gestiva e controllava ogni minimo aspetto della vita in Europa." (pag. 142), questa entità prende, quasi, coscienza, e comincia a prendere decisioni autonome: "…una delle prime decisioni completamente autonome che il Sistema avesse mai preso, senza l’interferenza di operatori umani." (idem).

Ed è una decisione che riguarda l’ormai incontrollabile mondo dell’economia, che ha pensato dover essere rivitalizzato dall’intervento delle idee di un giovane rivoluzionario, in cui Dna è stato scoperto essere incredibilmente simile a quello di Federico II.

L’idea è un pò balzana, ma non certo quella che, ormai, l’economia sia praticamente affidata al caso, dove un insignificante evento in un paese lontano può provocare perdite terribilmente reali all’economia di un altro.


-"Slazia", di Luca Rocchi (pagg. 147-157)-fantasy, racconta di una guerra fra umani ed orchi: "La pelle grigiastra, il muso orribile con la fronte piatta, enormi orbite infossate due lunghe fessure come narici, la bocca larghissima e senza labbra, la mandibola enorme e sporgente." (pag. 152).

E lo fa attraverso il racconto di un umano fatto prigioniero dagli orchi, e poi rilasciato. Proprio per portare il loro messaggio.

Rivolevano solamente la loro terra, e che gli umani non li cacciassero più, come fossero bestie.

Si, perché, gli orchi, si rivelano essere non i barbari senza società che si credeva, ma "…uno stato… la cui organizzazione è certamente complessa, presumibilmente più articolata dell’organismo istituzionale inperiale nostro." (pag. 154).


-"I demoni di Nyaranga", di Enrico Faggioli (pagg. 159-174)-ancora fantasy, in cui, un impero circondato da piccoli popoli ribelli, uno dei quali, quello di cui si racconta, un pò come nel ciclo del Ghiaccio e del fuoco di Martin: "…a nord della linea dei ghiacci, oltre ogni insediamento civile conosciuto." (pag. 159).

Seguendo molti stereotipi del genere, il racconto procede prevedibilissimo; c’è l’introfularsi in un luogo pericolosissimo per distruggere una pietra magica, ci sono i duelli con mostri vari, e i Buoni che lo sono completamente, così come i Cattivi.

Ma, in fondo, per essere un racconto fantasy, non è poi così male.


Abbiamo dunque visto che, come al solito, la qualità, inevitabilmente, è molto… variabile. Accanto a raccontini facili facili come l’ultimo o eccessivi come quello del Calabrese, ci sono cosette come i racconti dei vari Montalbò, Zama, Bellisà e Martini, che sono decisamente buoni.

Così come lo sono quelli della veterana Bàrberi e dell’allora diciassettenne Modoni.






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