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Riflessi di mondi incantati


"Rill-mondi incantati", ed. Giochi uniti, 2010, 9,50 €, 192 pagg.


Ancora un’antologia per i racconti del Trofeo RiLL, giunto, con questa, alla sua sedicesima edizione.

Come sempre, il volume comprende i primi classificati, dal primo al quarto, per poi dare spazio a racconti dei giurati, e alla sezione "Sfida", un concorso riservato ai partecipanti delle precedenti edizioni.

La qualità anche quest’anno è piuttosto buona.


-"'O mammone", di Luigi Musolino (pagg. 11-24)-il vincitore, è un horror ambientato nel mondo della camorra. Il protagonista, un camorrista, compra, senza rendersene conto, al momento, il mazzo di carte maledetto che il fabbricatore ufficiale della camorra aveva confezionato prima di spifferare tutto, e poi sparire.

Un mazzo dalle figure deformi, terribili, al quale erano attribuiti innumerevoli disgrazie.

E infatti, quando avrà avvertito il boss, si troverà in casa due sicari, per bruciare il mazzo, ed, appunto, ucciderlo. Perché, ormai, le aveva toccate, ed era maledetto.

Ma il gatto del protagonista avrà lappato il suo sangue caduto su una carta da un taglio che si era fatto proprio con quella, e si trasformerà nel Gatto mammone, facendo strage, dei sicari. E anche il protagonista, che si era leccato il proprio, anch’esso "… mescolato con qualcosa di polveroso, antico." (pag. 21), si trasformerà.

L’idea di mescolare, con tanto di nomi e fatti reali, la camorra con l’horror è decisamente originale, e lo stile buono, con inserti in dialetto che lo rendono più vero.


-"Riflessi di porpora", di Giacomo Colossi (pagg. 25-35)-ottimo, è fantascientifico, anche se rivela il suo "novum" solamente alla fine, restando, fino ad allora, un bel racconto d’atmosfera, con la ragazza protagonista, adolescente, a cui non bastano più le fiabe che le raccontano, e che vorrebbe sapere… da dove viene, e dove và.

Ha visto, più volte, misteriose creature dagli occhi rossi, attorno al villaggio, nel quale vive da sempre, ascoltando un’unica canzone, di Jim Morrison.

Ed un giorno prende il coraggio a due mani ed entra, lui assente, nella casa del solo ragazzo che osi allontanarsi, dal villaggio, per esplorazioni che nessun’altro pensa neppure, di fare. E che dice cose che nessun’altro dice, di quel posto.

E così viene a sapere che, quella valle, quel villaggio, è "… indietro nel tempo…", dove erano andati per "… fuggire dalla guerra…", unico modo per poter stare "… in un posto… in cui vivere felici." (pag. 33). E che non potevano uscirne. Una piccola strisciliona di terra attorniata da qualche Preistoria, ma dalla quale erano totalmente isolati. Ed invecchiando, per un qualche scherzo del Tempo, lentissimamente.

Lo stile è molto buono, poetico, e l’idea decisamente originale, e accattivante. Personalmente lo preferisco nettamente, al vincitore.


-"Il lettore universale", di Andrea Viscusi (pagg. 36-46)-ad un giovane in cerca di lavoro viene offerto, dopo un colloquio, un contratto.

Incredulo, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, accetta.

Dovrà leggere. Leggere brani composti da un computer utilizzando le lettere dell’alfabeto in ogni loro possibile combinazione; come nella biblioteca di Babele di Borges.

Presto, però, mille domande gli saliranno alla mente: perché quel lavoro apparentemente così inutile? Cosa, e chi, c’è dietro?

Non avrà alcuna risposta, ma intuirà che, qualcuno, pensa di poterne cavare idee mai venute a nessun’altro, idee potenzialmente innovative.

L’idea iniziale non è, ovviamente, male, presa com’è da Borges, ma non viene poi svolta nel migliore dei modi. Penso ci sarebbe stato bisogno di qualcosa di più concreto, di una qualche spiegazione, per quanto fantastica.


-"Un degno avversario", di Antonio Milanese (pagg. 47-55)-fantasy umoristico, nel quale si ci prende gioco degli stereotipi, del genere. Nel tipico regno di un luogo al di fuori del tempo e dello spazio (davvero divertente il paragrafo iniziale, nel quale se ne dà l’indicazione), un re non riesce a trovare un degno avversario, appunto, al campione di un altro re col quale dovrà gareggiare.

Ci sarà allora una quest, che sarà, però, solo un viaggetto fino ad un’osteria, per recuperare un libro di una lingua perduta, e poi un viaggio fino al tritone che, unico, la sa leggere.

Per evocare, alfine, il campione del re: un demone orrendo dal colore cremisi. Che soggiogerà tutti quanti.

Ogni passaggio racchiude una battuta, un distorcimento di quegli stereotipi, ed è davvero divertente. Come quando il tritone, per acconsentire a tradurre il libro, chiede che "… compissero una breve ma pericolosa missione." (pag. 52). Ci si aspetta, ovviamente, che, per quanto brevemente, ci venga raccontata; e invece: "La compirono." (idem), e basta.


Inizia qui la sezione dedicata ai racconti dei giurati, nel quale ce n’è anche uno di Franco Cuomo, ex, giurato, morto nel 2007.


-"L'incantatore", di Mariangela Cerrino (pagg. 56-65)-fantascienza d’atmosfera, nel quale un giovane di una razza di umani perfetti, dovuti a modificazione genetica, inoltratosi nella città di coloro che hanno scelto di non esserlo, alla ricerca di emozioni, viene mandato nel passato a mettere una bomba proprio nella fabbrica di quegli umani… inumani, per poi ritrovarsi in un mondo completamente cambiato, nel quale la normalità è ora capovolta, ed è lui, l’anomalia.

Lo stile, come al solito, nella Cerrino, è molto buono, poetico, e l’idea pittosto originale.


-"La festa di santa Rosalia", di Massimo Mongai (pagg. 66-69)-nel quale si dice di come, in una sola notte, la mafia sia stata estirpata. Da uomini che apparivano come normalissimi agenti, ma che si erano poi rivelati cloni tutti uguali di un’unica persona.

Apparsi all’improvviso come dal nulla, e rispariti coi i rapiti, portati non si sa dove.

Come a dire, mi è venuto da pensare, che solamente un miracolo come questo potrebbe estirparla, la mafia.

Racconto raccontato, che, almeno personalmente, non mi è mai piaciuto. Certo se Mongai si fosse preso la briga di narrarlo, ne sarebbe venuto fuori qualcosa di più gradevole.


-"Da una spiaggia di Haiti", di Gordiano Lupi (pagg. 70-76)-bell’horror diaristico, nel quale uno scrittore di narrativa erotica fuggito dalla civiltà ad Haiti, incontra quella che gli sembra una bellissima mulatta che sarà, però, la sua rovina.

In una cerimonia vodoo verrà infatti trasformato in una sorta di lupo mannaro vendicatore dei torti degli oppressi.

Destino che, a quel punto, non gli dispiace neanche.

Gran parte della narrazione è mainstream, preparatoria all’evento del finale, ma piuttosto buona.


-"I sette cavalieri di Yogra", di Franco Cuomo (pagg. 77-91)-non fantastico, è la narrazione di una battaglia fra saraceni e cristiani per una città.

Nella quale spicca il contrasto fra l’avventatezza della gioventù e la saggezza dell’età matura.

Quando poi i saraceni riusciranno, per l’immane sproporzione numerica, ad avere la meglio sulla città, ci sarà però una tregua, non una resa, poiché fra il sultano e uno dei cavalieri superstiti si scoprirà un’affinità, una fratellanza. Entrambi, infatti, avranno al dito un anello uguale, risalente al tempo nel quale i templari ed alcuni musulmani, in terrasanta, avevano stretto una sorta di allenza, prevalentemente di conoscenza, di sapere.

Molto ben condotto, sfiora appena, come abbiamo detto, il fantastico, con questo accennare a conoscenze arcane.


-"Il modello di Lovecraft", di Giulio Leoni (pagg. 92-97)-horror, nel quale Lovecraft, dopo aver tentato inutilmente di farsi fotografare (non si riusciva a caglierne l’essenza, dice il fotografo), va da un ritrattista. Che dipinge orrori oltre ogni immaginazione.

È Richard Upton Pickman, un personaggio, di Lovecraft, che dipinge, appunto, dipinti talmente vivi, per quanto di soggetti fantastici, che si sospetta usi modelli… reali.

Ovviamente è una sorta di omaggio al racconto di Lovecraft "Il modello di Pickman".


-"Qualche piccolo vantaggio", di Donato Altomare (pagg. 98-102)-postapocalittico, vede uno sciacallo depredare provviste in un mondo… di sole donne.

Due delle quali, dopo una sua fuga precipitosa per essere stato visto, lo trovano, nel suo appartamento. E gli chiedono quello che, ovviamente, ogni donna vuole… dall’ultimo uomo sulla Terra!


-"Adesso ho la mia idea", di Andrea Angiolino (pagg. 104-106)-epistolare, nel quale un uomo, che abita vicino al Vaticano, scrive ad un amico spiegandogli il motivo per cui non andrà a trovarlo, né traslocherà. Ha visto, presume, il papa andarsene con un’astronave, una notte, quando i giornali parlano di un meteorite che si pensa colpirà la Terra, provocando l’estinzione dell’Uomo come lo fece con i dinosauri.

Si tira in ballo il Terzo Segreto di Fatima, per dire che, in Vaticano, se ne sa molto di più di quanto si pensi.


-"Il nobel a Piergiorgio Odifreddi", di Sergio Valzania (pagg. 108-111)-articolo giornalistico ("Da "Il corriere della sera" del 7 ottobre 2014), dice in termini rigorosamente scientifici di una scoperta… decisamente fantastica. La: "… valutazione strettamente matematica delle variazioni probabilistiche indotte in un sistema da attività di natura scaramantica…" (pag. 108). Insomma, fra l’uscire senza ombrello e la probabilita che piova. Il divertimento ovviamente scaturisce prioprio da questo contrasto fra il rigorosamente scientifico e l’antiscentifico per antonomasia della scaramanzia.


-"Parassiti", di Massimo Pietroselli (originariamente in "E-Intercom" n. 11, 2001; pagg. 112-119)-in un futuro ci sono dei parchi nei quali androidi dalle sembianze di personaggi famosi attraggono i turisti. Vivendo scene nelle quali ci si può muovere. Il racconto, però, vede solamente un barbone che vi vivacchia di notte, quando i manichini sono disattivati.

Ma viene scoperto. Quando si crede ormai spacciato, però, scopre lui che quello che credeva un agente/androide… è un parassita come lui.

Questi, però, lo ucciderà, per poter continuare a sopravvivere in quel modo. Restando poi ucciso anche lui, da uno scorpione purtroppo per lui non artificiale.

Evidentemente, un futuro nel quale, se ci sono innovazioni strabilianti, ci sono anche molti che non riescono a vivere dignitosamente.


"Sfida", il concorso parallelo al Trofeo RiLL.

Come sempre, anche quest’anno i partecipanti avevano delle tracce da seguire: un personaggio doveva essere un capitano, di qualunque tipo, ma un capitano, una delle ambientazioni una stazione, come sopra, vi doveva comparire un qualche "segnalatore di tempo", orologio, clessidra, calendario…, e doveva contenere la frase che fa da titolo, a questa antologia, e la parola DEV.


-"Invisibile", di Matteo Carriero (pagg. 122-133)-in un futuro, in Italia, ci saranno delle leggi che negheranno ad una partoriente senza passaporto di potersi tenere il figlio. Il racconto dice di una di queste, che, mentre stà aspettando che le portino via il figlio, prende dei capelli dai medici che le stanno attorno, per poi "… infonder(vi), tramite una specie di rito, il suo dolore…" (pag. 133).

Evidentemente ammonitore su dove potrebbero portarci le varie leggi sull’immigrazione.


-"Relitti", di Angela Di Bartolo (pagg. 135-141)-messaggio in una bottiglia di un liberto, ex schiavo, della Roma antica condannato ad un eterno vagare per i mari, senza invecchiare e senza vedere mai terra, da un’erinni africana, una sacerdotessa, forse, di una qualche misteriosa setta segreta, da lui violentata.

Molto poetico, dice insomma di quanto odio possa suscitare una prevaricazione senza remore, un abuso del potere dato da una posizione nettamente superiore, della possibilità, quindi, che esso possa ritorcersi; e di quella di potersi pentire, delle violenze commesse.


-"L'incorruttibile", di Luca Barbieri (pagg. 142-150)-horror, vede niente di meno che Robespierre, quello della rivoluzione francese, venire in contatto con… un Grande Antico di Lovecraft, risvegliato dalla montagna di cadaveri accatastata in uno scantinato.

Sarà da allora che cominceranno a cadere molte più teste di quante ne fossero cadute, che iniziò il Terrore.

Molto ben scritto, e l’idea è decisamente originale.


-"Pr-medjed", di Andrea Viscusi (pagg. 151-160)-una battaglia fra antichi dèi egizi, ai tempi nostri. Set, incarnato in un corpo umano, arriva in Egitto su una nave comandata da Ra, ed incontra Iside: quando stà per comparire anche Horus, si disfa del suo corpo, e ricompare in un altro tempo, in un altro luogo, dal quale ricominerà la sua ricerca, finalizzata a ridare la divinità perduta a Osiride.

Il contrasto di ciò con la modernità, e gli stratagemmi del protagonista per viaggiare in incognito, sono i suoi punti forti, che lo rendono piuttosto divertente.


-"Il richiamo di Lilith", di Paola Urbani e Emanuele Viola (pagg. 161-167)-horror/fantasy nel quale un uomo, mentre stà partecipando ad una regata transoceanica, riceve la visita di… Lilith, la dea dell’Amore.

Che lo travolge con la sua sensualità, e lo fa vincere.

Poi, decide di abbandonare le imprese estreme, e si sposa. Vorrebbero, lui e sua moglie, avere un figlio, ma non vi riescono.

Lilith ricompare, ma lui capisce che, finchè sarà con sua moglie, non potrà più risentire su di sé la sua voluttà. E una sera, rientrato da una delle sue passeggiate nostalgiche al porto, la trova sgozzata, col simbolo di Lilith marchiato.

Tutto ciò lo racconta a chi lo tiene prigioniero, accusato dell’omicidio, di sua moglie.

Lo stile è poetico, l’idea magari non originalissima, ma comunque svolta, in maniera originale.


-"Corsa verso il passato", di Matteo Carriero (pagg. 168-179)-in un futuro prossimo, nel nostro paese viene instaurato un nuovo modo per detenere i carcerati. Deprivarli dei loro ricordi, e farli lavorare: "… il lavoro dei criminali avrebbe rimpinguato le casse dello Stato… concedendo al governo la chance per sbattere fuori decine di migliaia di negri." (pag. 177).

Uno di questi è il protagonista, a cui però la vista del mazzo di carte che ebbe un ruolo importante nell’omicidio passionale di cui è colpevole, col quale i carcerieri giocano, fa tornare la memoria.

Si ricorda di avere ucciso il capo di sua moglie, perché l’aveva violentata. E torna da lei, solamente per rivederla, ben consapevole che l’avrebbero ripreso sicuramente.

Evidentemente di denuncia su dove potrebbero portare metodi di questo tipo, che tengono conto solamente del tornaconto economico, infischiandosene totalmente del tentativo di recupero, dei carcerati.


Abbiamo dunque visto che, come ho anticipato nell’apertura, la qualità è piuttosto buona. Le uniche eccezioni mi sono sembrati "La festa di santa Rosalia", per il suo essere raccontato, e non narrato per esteso come avrebbe potuto essere facilmente, e "Il nobel a Piergiorgio Odifreddi", un po’ scialbino, per idea.

Per il resto abbiamo, ancora una volta, un’ottima antologia di racconti italiani, cosa purtroppo ancora troppo rara.

Il volume è completato da "Alla luce della Luna…", presentazione del comitato promotore (pagg. 9-10), "Introduzione", di Renato Genovese (pagg. 11-13), "XVI trofeo RiLL-comitato di lettura e giuria nazionale" (pagg. 181-186), con le biografie dei giurati, e "XVII trofeo RiLL" (pagg. 187-189), il bando della diciassettesima, edizione, appunto, la cui scadenza è stata ora posticipata al 15 aprile.






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