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ES VEDRA'

Inserito Martedì 26 ottobre 2004

Narrativa un racconto di Claudio Tanari

13 Aprile 1855, isolotto di Es Vedrà

Nella grande grotta in cui ho trovato riparo c’è una sorgente di acqua dolce che basta ai miei bisogni. Durante la giornata mi dedico alla preghiera e alla meditazione. Invoco spesso la Vergine. E’ passato il giorno ed è giunta la notte. Il mare era calmo, l’aria soave, il cielo in parte coperto da nuvole. La luna mostrava il suo quarto crescente: la sua luce appariva piuttosto fioca. E vidi di fronte a me venire da lontano un’ombra da principio indistinta. Man mano che si approssimava ne distinsi la forma: era da sola, bianca come la luce medesima della luna; una bimba di sedici anni, candida, attraente. Giunta accanto a me, i cieli si aprirono e alla luce raggiante del sole capii di chi mi trovavo al cospetto. L’isolotto si riempì della gloria di Dio e vidi la figlia del Padre eterno in tutta la sua bellezza, per quanto è possibile ad occhio mortale. La mia sofferenza stava nel non poterla discernere come desideravo: una specie di velo, invero molto trasparente, le copriva il volto. Taceva e anch’io non pronunciavo parola, ma una voce muta mi parlò. Padre Francisco Palau

L’applauso liberatorio e stupido dei turisti italiani dopo l’atterraggio, le facce stanche dei miei compagni di viaggio e lei, impassibile dietro le sue lenti azzurre: Viola.

Sono le otto di mattina di Martedì e siamo a Ibiza; ci infiliamo straniti e assonnati, io e gli altri tre, in un bar del porto dove ci ha scaricati, vagamente disgustato dai piercing di Viola, il tassista. Josep ordina un caffè per sé e per Carole. Io un cappuccino; Viola, ovviamente, una birra.

L’abbiamo incontrata sulle Ramblas domenica sera, danzava in calzoncini e top, gli occhi chiusi, sotto la massa bionda di treccine rasta sulle note del registratore di un mimo, strafatta e irresistibile: i suoi movimenti, sinuosi come quelli di un cobra, attiravano e nello stesso tempo tenevano alla larga le attenzioni e gli sguardi delle orde di giovani in libera uscita dopo qualche tapa. Ho scambiato una sua occhiata insistita per un invito esplicito; dopo aver aspettato che crollasse, sfinita come un derviscio, l’ho accompagnata a casa o a quella che lei mi ha detto essere la sua casa, non senza aver ottenuto il numero del suo mobile. Con sorprendente lucidità, per una ventenne impasticcata, non mi ha permesso di entrare, frustrando il mio desiderio, fin troppo evidente. Ieri l’ho invitata a venire con noi a Ibiza, suscitando la perplessità di Josep, l’amico di Barcellona che ha avuto l’idea di una due giorni di sballo. Carole, però, mi ha appoggiato piegando senza sforzo le resistenze di Josep, benché nessuno di noi sappia praticamente nulla di Viola.

Josep ci porta nella sua casa vicino a Sant Antoni, una vecchia finca dalle mura spesse e intonacate in mezzo a un campo di carrubi; Viola scambia qualche parola con Carole piegandosi in avanti verso il sedile anteriore del fuoristrada: il solco della sua schiena, profondo e lucido di sudore, termina lì dove comincia la linea nera del perizoma che emerge dai jeans corti sfrangiati e lisi. Fisso l’attaccatura dei capelli che lei raccoglie dietro l’orecchio con un gesto frequente. Finalmente mi chiede da fumare, accennando un sorriso: le passo lo spinello che avevo preparato per me; mentre Viola mi guarda studiandomi a lungo forse per la prima volta, il motore tace e la jeep si ferma. Solo allora mi accorgo della vibrazione metallica e continua delle cicale e del rosso ruggine della terra intorno a noi: per entrare in casa c’è da scavalcare una fitta pietraia.

- Mira Roberto che in Ibiza non ci sono escorpiones o serpenti velenosi, estàs tranquillo!

- Già, solo lucertole e vecchi hippy come lui – conferma Carole ridendo.

Ci fermiamo a guardare Viola che, rivolto il viso al sole, piega all’indietro la testa e spalanca le braccia, come in estasi.

17 Aprile 1855, isolotto di Es Vedrà

L’amata mi visita ormai da cinque notti. La voce, rispondendo alle mie domande sul perché non posso vederla con maggior chiarezza mi ha risposto che “noi in cielo vediamo le cose senza ombre, ma sulla terra voi potete distinguere soltanto una pallida idea, un riflesso della verità”. Padre Francisco Palau

La stanza è attraversata da una lama di sole densa di pulviscolo che entra dalla finestra piccola e profonda. Gli occhi verdi di Viola brillano nella penombra: è sdraiata sul letto basso, il corpo abbandonato, morbido. Mi ha offerto una delle sue capsule variopinte che ora sta facendo effetto… Mi tira su di sé quasi con violenza, il suo respiro soffocato si mescola al vento tra i carrubi e al ronzio incessante e ipnotico delle cicale… adesso mi cavalca inarcando a ritmo sempre più incalzante le reni, i capelli sciolti incollati alla schiena… i piercing sui capezzoli ondeggiano luccicando… Poi si rivolge di schiena, carponi, dondolando e sollevando i glutei, gira lo sguardo indietro, verso di me, provocante: la afferro ed esplodo dentro di lei a lungo, prima di crollare…

Il fascio di luce che taglia la stanza è diventato un raggio azzurro, poi gialloarancio e dipinge i seni e il ventre madidi di Viola di screziature cangianti… Una luce rossastra avvolge le sue membra come se ne emanasse, pulsante. Ora il rettangolo della finestra scintilla quasi insopportabile di una tinta cremisi, poi granata. Immagini lisergiche e distorte si affollano alla mente: prendono corpo dai contorni indistinti degli oggetti e delle suppellettili della stanza, poi cominciano a vivere di vita propria, confondendo i contorni originari. Una maniglia assume movenze serpentiformi saettando la lingua azzurra… La lampadina appesa al soffitto si gonfia, riempie lo spazio come un pallone impazzito… all’interno un’atmosfera spessa, vorticosa: nuvole… luci verdi e vitree dal mare di sangue… rocce metalliche e forme geometriche fatte e disfatte come in un caleidoscopio… una figura di donna velata, candida e trasparente… frattali vertiginosi… dendriti e circonvoluzioni cerebrali… rami di fulmine, sagome elettriche… un triangolo al neon dotato di braccia, aperte e accoglienti… Mentre affondo in una notte vorace percepisco lo sguardo enigmatico di Viola, incandescente come quello dei felini al buio.

Verso sera, siamo svegliati da un clacson strombazzante e dalle urla che arrivano da fuori. Mi accosto alla finestra notando appena l’assenza di Viola tra le lenzuola. Un gruppo di ragazzi sembra intenzionato a entrare in casa…

- Che cazzo volete?! – urlo uscendo nel patio.

- Tranquillo, Roberto! – mi blocca Josep – Sono amigos!

- Sì, il vecchio hippy ama circondarsi di carne fresca… - interviene Carole sorridendo.

- Sei la solita rompiballe! Vieni, Roberto, te li presento. Quim, Jordi e le loro nuove amiche: Ines, Julia, Luci e Margarita, detta Margot! Questo è Roberto, mio grande amico italiano!

I due giovani – sui vent’anni – mi salutano calorosamente, mentre le quattro ragazze – apparentemente di un paio d’anni più giovani - si guardano intorno indifferenti. Le osservo mentre Josep, le braccia intorno alle spalle dei suoi due amici, li porta sotto il patio a bere qualcosa: un po’ indispettito da quell’atteggiamento di ostentato distacco, vengo però attratto da qualcosa, non so bene cosa… Sembrano comunicare con rapidi cenni d’intesa, gli sguardi languidi e opachi lampeggiano fra loro per frazioni di secondo per poi tornare alo stato di quiete. Quelle treccine rasta… Ma certo! Le stesse di Viola! E i piercing: Luci ne ha uno sul labbro inferiore, Ines e Julia sul sopracciglio, Margot…

- Quoi, Roberto? Ti piacciono le acconciature sauvages? Guarda che qui a Ibiza vanno molto di moda quest’anno…- interviene Carole distraendomi – Tieni, manda giù un’horchata…, non senti che caldo?

In effetti, la calura del primo pomeriggio imperversava sul piazzale assolato, bianco come in una fotografia sovraesposta. Bevo un sorso dal bicchiere ghiacciato assaporando il gusto pastoso e dissetante della chufa cui Carole ha aggiunto foglie fresche di canapa, dall’aroma dolciastro.

Quando cerco con un’occhiata le quattro ragazze, sono già sedute intorno al tavolo scrostato del patio, in ascolto.

- Che caldo! – Fa Josep - Quim, perché non andiamo a farci un bagno a Cala Negra: un tuffo, un po’ di fumo…

- Cala Negra è troppo affollata, ammicca Jordi rubando la parola all’amico – Meglio Cala Boix…

- Està bien! - Esclama Josep – Come volete, ma andiamo, altrimenti il mio cervello scoppia dal caldo!

- Il cervello ti scoppia per tutte le pasticche che ingolli – ammonisce severa Carole – Alla tua età…

- Callate, donna! – La interrompe ridendo Josep – Alla mia età sono capace ancora di far girare la testa alle nostre amiche, no es verdad?

Le quattro, come ad un segnale convenuto, ridono per poi ripiombare lentamente nel loro torpore.

- Quim, Jordi! Che cosa avete fatto a queste bambine? Sembrano addormentate! A vent’anni, io… Altro che storie! Adrenalina pura!

Il gruppo ride di nuovo, mentre Carole scuote la testa rassegnata. – Io vi aspetto qui, a stasera…

Le ragazze tacciono all’improvviso, la linea del loro sguardo conduce al riquadro della porta della finca: Viola è appena uscita, il seno nudo e lucido, i pantaloncini attillati. Le saluta con un lieve movimento della testa cui Luci risponde per le altre due con un sorriso indecifrabile.

Tanit aveva al suo servizio giovanissime sacerdotesse che esercitavano la prostituzione sacra (…) Era la dea fenicia dell’amore, della fertilità e anche della morte: in suo onore venivano sacrificati bambini, adulti e animali. Segno di Tanit era un triangolo sormontato da un disco e attraversato da una linea orizzontale.

Mariano Planells, Diccionario de secretos de Ibiza – Ediciones Obelisco, Barcelona 1982

Cala Boix. Le tre del pomeriggio: la spiaggia miracolosamente deserta con alle spalle la pineta risuona del canto ipnotico delle cicale che il vento di terra diffonde a folate fino al bagnasciuga trasparente, insieme all’odore della resina. I miei amici stanno nuotando verso lo scoglio che affiora un centinaio di metri al largo mentre Viola e Margot parlano passeggiando indolenti lungo la riva. Le altre tre sono sdraiate, immobili e nude al sole. Mi sembra di notare un gesto di Julia che sfiora il braccio di Luci prima che quest’ultima si diriga verso di me, sotto un pino prostrato dal vento. In silenzio, con un sorriso strano Luci mi infila tra le labbra una capsula gialla, che deglutisco quasi involontariamente. Mentre l’involucro insapore si dissolve liberando la sostanza amarognola che avvolgeva, la ragazza mi afferra e comincia ad accarezzarmi e a baciarmi. La lascio fare intorpidito dal caldo e dall’acido e intanto la sua bocca mi raggiunge l’inguine: le labbra calde e umide interrotte dal metallo del piercing mi sciolgono con dolcezza… Prima di addormentarmi faccio in tempo a guardare Josep e i due ragazzi: poco lontano Margot, Ines e Julia sono su di loro, i corpi di sabbia animano la spiaggia in lenti movimenti sinuosi, confondendosi con le dune… Viola, dall’alto dello scoglio là in mezzo alle onde azzurre e lievi domina la scena compiaciuta.

- Oye, muchacho!

- Sveglia, Roberto!

Quim e Josep mi scuotono: dalle profondità di un sonno senza fondo riemergo aggiustando la vista sui loro volti sorridenti.

- Allora? Che ne dici di Ibiza? Te gusta?

Farfuglio qualcosa scatenando l’ilarità dei due e mi tiro su facendo leva su un gomito.

- Che ore sono? – riesco a pronunciare con qualche sforzo.

- Le sette de la tarde, amigo! Hai dormito più di tre ore! Quella Luci…

Sciacquo via il torpore sudato nel mare caldo: al mio fianco Viola che mi prende per mano e mi accompagna verso il largo carezzandomi i capelli.

- Non ti dispiace…

- Di cosa? – Mi chiede con la sua voce profonda

- Di me e di Luci.

Sorride – Ma Ibiza è l’isola dell’amore, no? – E mi bacia con la sua lingua morbida e sapiente.

TRASCRIZIONE – NASTRO 34 – GIORNO 11.XI.1979 – CANALE 3

ORA EMITTENTE MESSAGGIO

22.04 Torre BCN Barcellona, buona sera JK297.

22.04 JK297 Buona sera, Barcellona. Potete confermarci un traffico sulla nostra sinistra, approssimativamente a quattro o cinque miglia?

22.05 Torre BCN JK297, negativo. Non abbiamo traffico segnalato.

22.05 JK297 Ho due tracce visive… luci rosse, anche adesso a circa tre miglia a ore dieci. Più o meno alla nostra stessa quota.

22.05 Torre BCN Ricevuto, grazie JK297. Non abbiamo informazioni su nessun traffico su questa rotta. Potete confermarci che le luci sono in cielo e non in mare?

22.06 JK297 Il traffico procede apparentemente alla nostra stessa altitudine. Adesso stiamo alzandoci a 250.

22.06 Torre BCN Ricevuto, grazie. Potete confermare che il traffico procede nella vostra stessa direzione?

22.06 JK297 Affermativo. Lo abbiamo sempre più vicino… Barcellona, posso vedere due luci rosse fisse, non lampeggianti… Ho aumentato la quota a 280 ma il traffico è molto più veloce di noi e si avvicina ancora.

22.07 Torre BCN Ricevuto, JK297.

22.07 JK297 Barcellona, faccio rotta su Valencia Manises!

“El Girasol” è un bar gestito da hippy, “vecchi” come Josep. Hans si trasferì qui all’inizio degli anni Sessanta, sposò una ragazza austriaca con la quale mise al mondo una figlia: Vanessa serve ai tavoli e aiuta il padre nel preparare i cocktail. Siamo seduti ad un tavolo pieghevole sotto la pergola ombrosa di uva fragola. Perro, il cane, ci invita al gioco, che consiste nel lanciare pigne verso la strada, pigne che lui afferra e mastica un po’, prima di riportarle indietro. E ricominciare da capo.

- Andate a Es Vedrà, ho sentito – accenna Hans all’indirizzo di Josep.

- Claro! Le signorine vogliono vedere il tramonto a Cala d’Hort…

- Es Vedrà… Se siete fortunati potete vedere qualcosa di più interessante del tramonto…

Il parlottare sommesso e indisponente di Viola e delle altre tace di colpo.

- Cioè? – Chiedo incuriosito dalla reazione delle cinque.

- Hombre, gli ufo! Ibiza è famosa per gli avvistamenti oltre che per sesso, droga e discoteche…! – Risponde Hans sorpreso dalla mia ignoranza.

- …e vecchi hippy rimbambiti dalle anfetamine – Interviene Carole che nel frattempo ci ha raggiunto, in mano un vassoio preparato da Vanessa.

La risata generale suona come un segnale per le ragazze che ricominciano il loro fitto e tacito colloquio. Il profumo di lievito e zucchero delle enseimadas appena sfornate irrompe sul tavolo insieme alla caraffa di sangria ghiacciata e invitante e ai bicchieri di hierbas.

Ma Hans insiste – Vanessa, raccontaglielo tu di quel francés di San Rafael…

- Sì, a un amico di papà si fuse l’impianto elettrico, e il maresciallo Benitez, della Guardia Civìl del paese, insieme ad un maestro di scuola elementare, dissero di aver visto proprio sulla collina di fronte alla casa di… Papi, come si chiamava el francés?

- El francés! Tutti lo chiamavamo così!– risponde Hans dalla cucina

- Si insomma, proprio su quella collina un bagliore a forma di piatto che atterrava silenziosamente.

- Proprio così. E poco dopo, i tre salirono sulla collina e trovarono gli arbusti bruciati… no, non bruciati: piuttosto inceneriti da qualcosa di circolare che aveva lasciato la sua traccia sul terreno.

Viola e le altre continuano a parlare tenendo però fissi su Hans gli occhi attenti.

- Era il 1976, me lo ricordo bene… I giornali ne parlarono per un po’…- Conferma Hans.

- Beh, Hansi, è una prova che qui a Ibiza la roba buona circolava già dal ’76… - Ridacchia Jordi.

- Puoi scherzarci su, se vuoi. – Dice un po’ risentito Hans - Certo non scherzavano gli yankee della base di Puig Major a Maiorca: nell’estate del ’53 gli avvistamenti furono più di cento su Ibiza e i radar americani ammisero, naturalmente controvoglia, un certo movimento di oggetti non identificati sul cielo delle Baleari.

- Adesso che ci penso: ho letto qualcosa sull’”incidente di Manises” – Rincara serio Quim – Un aereo civile fu costretto ad un’atterraggio di emergenza a Valencia dal volo di ufo in rotta di collisione…

- Sì, - annuisce Hans - e il comandante del Caravelle, non mi ricordo il nome, fece anche il suo bel rapporto, confermato dalla torre di controllo di Barcellona…

- Vabbe’ - fa annoiato Josep – C’è materia per una serie di X-files

- … e prima di cambiare rotta, il Caravelle sorvolava proprio Es Vedrà. Ma lo sapete che intorno a quello scoglio le bussole impazziscono? Anche i piccioni viaggiatori… – continua Hans.

Viola e le altre si scambiano un’espressione preoccupata.

- Tranquille, ragazze! E godetevi il tramonto a Cala d’Hort! – Una donna anziana ma ancora molto bella, i capelli grigi raccolti in un gomitolo di treccine, si rivolge materna al gruppo di Viola uscendo dall’interno del locale. Il tono della voce, calmo e rassicurante, smentisce l’espressione severa e l’occhio freddo e imperativo. Luci si alza istintivamente dalla sedia, seguita da Margot e Luci e corrono a stringere la mano alla donna; Ines e Viola chinano la testa in un gesto di rispetto.

- Tania: mia moglie! – la presentò Hansi – Nel ‘65 era la ragazza più bella di tutta Ibiza. E lo è ancora, no?

Tania sorrise appena, continuando a fissare il gruppo delle ragazze poi disse: - Signorine, i vostri uomini devono proprio annoiarsi se parlano di ufo mentre potrebbero impiegare il loro tempo in piacevole compagnia! Siete molto carine: guardate il sole, come è basso sull’orizzonte; devo forse spiegarvi come divertire questi ragazzi?

Il tono perentorio della donna ha interrotto la conversazione che adesso languisce imbarazzante. Le espressioni delle cinque ragazze tradiscono una certa agitazione mista ad un’incomprensibile umiliazione.

- Ma mamma, lo sai che papà è un po’ fissato… - si giustifica Vanessa.

- Senti, Tania, non mi sembra il caso di rimproverare le ragazze: colpa nostra e dei nostri cervelli ammuffiti… - Prova a rompere il silenzio Josep.

- Non mi sembra di aver parlato di niente di male… - rumina Hansi.

- Vanessa! Tu non intrometterti! E vai in cucina: c’è un mucchio di ordinazioni per stasera.- Esclama Tania. Poi, più malleabile: - Testone di un Hansi, guarda che hai combinato: stavi suggestionando queste giovani ragazze coi tuoi racconti strampalati! E voi, uomini! Andate a guardare il tramonto come dicevate di voler fare: Cala d’Hort è l’ideale per gli amanti che scappano dalla la folla… - Torna dentro, non prima di aver sfiorato con la stessa distratta carezza che si dedica a una cane i fianchi e i volti accesi di vergogna delle cinque ragazze. Prima di sparire si ravvia i capelli d’argento scoprendo per un attimo un lobo attraversato da una perlina d’acciaio luccicante.

- Beh, – accenna Josep sollevato – A Cala d’Hort!

- Ma sì, - ripete Jordi – A Cala d’Hort! E portate la roba!

- A Es Vedrà... – Sorprende tutti la voce calda di Viola.

22 Aprile 1855, isolotto di Es Vedrà

Una voce mi ha destato: la cima dell’isolotto è avvolta di una luce azzurra e da una musica meravigliosa. Su di un trono la figlia del Padre eterno, dopo avermi ordinato di non fissarla, mi invita a salire verso la vetta: lì, insieme ad altre figure luminose, mi mostra degli abiti da indossare. Vestiti di un tessuto finissimo, bianco come la neve, la cintura oro e cremisi; di una materia tanto morbida e preziosa che non ne riconobbi l’origine. Una volta indossati gli abiti, e un globo trasparente come copricapo, una voce mi avvertì: “Guardati dallo scoprire la testa perché non potresti sopportare la maestà di Dio”. !”

Padre Francisco Palau

Dalla torre di Savinar, dove Josep ha fermato la jeep, la schiena di drago delle due isole: Es Vedrà e Es Vedranell, la cima di Atlantide, lo scoglio delle sirene, un buon posto per il sabba di Valpurga… In trasparenza, sembra quasi di vederle, strane infrastrutture in pietra sommerse ai piedi di Es Vedrà.

- Eccolo, l’accumulatore magnetico che fa scomparire le navi – ride Quim – Avete sentito quello strafatto di Hansi?

- Una specie di spazioporto per alieni, con tanto di radiofaro – rincara ghignando Jordi.

- Guardate i gabbiani… - dice Viola sognante alle amiche in uno dei suoi rari interventi.

Il volo concentrico degli uccelli mossi lungo traiettorie lente e regolari da fili invisibili disegna una corona dissonante intorno alla vetta dell’isolotto maggiore. Il sole rosso sta sparendo tra i

vapori dell’orizzonte marino.

Sei giorni dopo il “caso Manises” alle 17,20 del 17 Novembre, i radar militari spagnoli individuarono su Granada una traccia non identificata che provocò il decollo di un caccia F-1 dalla base aerea di Los Llanos.

Il pilota cercò di avvicinarsi senza successo all’enorme oggetto che, secondo il rapporto ufficiale era fatto di “tre luci intense a forma di triangolo isoscele” Mentre tentava di qavvicinarsi all’UFO sentì in cuffia sul Canale 11 UHF una voce infantile di provenienza sconosciuta che diceva: - Ciao, come stai? Ciao, ciao….

Nessuna spiegazione è stata mai data di quella misteriosa “intrusione”.

J.J. Benitez, Il caso Manises –“Mundo Desconocido” n°12 - 1997

22 Aprile 1855, isolotto di Es Vedrà

Le ombre che accompagnano la Vergine fanno splendere il sole in piena notte. Ho potuto vedere il suo bellissimo corpo, la sua testa incoronata di gloria, i suoi capelli come fili d’oro purissimo, ognuno radioso di luce. La sua folta chioma in un istante prese la forma di una corona; il viso, al calor bianco, mi parlò intimandomi : “Non guardare, è un mistero!” Padre Francisco Palau

Le urle allucinate di Jordi e Quim:

- Yu-uuu! Verso il triangolo della morte! – urla Quim.

- Altro che Area 51! – Gli fa eco Josep – Il triangolo delle Bermude!!

Alla fine eccolo, l’isolotto magico. Sui curiosi coni della vetta alture da capre: dal gozzo la roccia è arida e impressionante, dopo il tramonto le nuvole di uccelli schiamazzanti si sono dileguate e adesso rimane una strana piramide dai riflessi metallici verdazzurro illuminata quasi a giorno dalla luna piena. Viola ha voluto prolungare la nostra visita proprio sullo scoglio di Es Vedrà. Abbiamo affittato un gozzo poco dopo il tramonto: vista da Cap Blanc, la superficie del mare era solcata da strane scie iridescenti: riflesso della luna ormai alta o effetto delle pastiglie gentilmente offerteci da Viola e dalle altre? La barca solca lentamente le onde, lunghe e placide. A poppa Quim e Ines sono avvinti da effusioni che si fanno prolungate e profonde. Carole distoglie lo sguardo da Josep, impegnato in un approccio via via più audace nei confronti di Margot, poi subisce le stesse attenzioni da Jordi. Viola mi tocca attraverso il costume mentre vedo Luci e Julia avvicinarsi con i volti disfatti dal desiderio. Quando il gozzo tocca l’approdo roccioso di Es Vedrà, la luminescenza dei flutti aumenta di intensità e di ampiezza. Sembra quasi che sotto la superficie si muova un colossale veicolo o un macchinario misterioso, forse un’intera città… Gemiti di piacere dal fondo della barca, l’odore dei corpi e degli umori; Viola indica al gruppo, ormai spossato dal sesso e dalle droghe, il sentiero verso la grotta di cui ci ha parlato a Cala d’Hort. Ci avviamo, stravolti e in preda ad allucinazioni intense ed incredibilmente persuasive: Luci e Julia quasi trascinano Josep e Carole, abbandonati in balìa delle loro visioni. Mi sembra di notare le sagome scure delle capre selvatiche su un dirupo; percepisco distintamente l’ansimare convulso dei miei amici che scolora nel mugghiare pesante di un montone, le corna a volute e gli occhi rossi sbarrati su di noi.

Il mare… il mare abbaglia di un verde fosforescente, attraversato da saette di un azzurro elettrico… all’entrata della grotta, faticosamente raggiunta in un’agonia di fatica. Viola e le altre galleggiano nell’aria, leggere e luminose, i loro corpi, fino a poco fa di carne e sangue pulsante, si smaterializzano in un alone lieve. Adesso anche la volta della grotta sfolgora i nostri volti inebetiti… da lassù, dalla sommità, un cono di luce ancora più potente dardeggia il terreno sotto i nostri piedi… il triangolo d’oro, le forme femminili coperte da un velo cangiante… una figura gigantesca, seduta su una specie di trono… i capelli sottili e candidi, il volto fatto di luce… un canto o un suono ci attira verso l’alto… Una voce di bimba:- Ciao, come stai? Vieni, andiamo…

Le mie mani… posso attraversarle con lo sguardo… il mio corpo dissolve nella luce… i miei amici sono parvenze tremolanti e incerte… il triangolo, sempre più vicino… respiro la polvere impalpabile del mio corpo che svanisce… luce… luce bianca… bianco… bianco…

Bianco.

REUTER – IBIZA 17.6.04 – Disperso gruppo di giovani presso di Es Vedrà. Ritrovata indenne l’imbarcazione alla deriva contenente alcuni indumenti e sostanze stupefacenti. Nessuna traccia dei passeggeri. Le ricerche sull’isolotto non hanno dato alcun risultato. Le autorità affermano che, al momento del probabile incidente, le condizioni meteomarine erano del tutto nella norma.

Il beato Francisco Palau nacque ad Aytona (Lerida) nel 1811. Entra nell’ordine dei Carmelitani a Barcellona nel 1833; risiede in Francia alcuni anni e quando torna fonda la Scuola della Virtù, la cui attività lo fa condannare dalle autorità ecclesiastiche al confino ad Ibiza. Dal 1855 è sull’isola; in febbrili giornate di isolamento e meditazione, afferma di avere visioni mistiche sull’isolotto di Es Vedrà.


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