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CONFESSIONI DI UNO SCRITTORE IMPAZZITO E DEL SUO DOTTORE

Inserito Mercoledì 17 novembre 2004

Narrativa presentazione di Claudio Bimbi

COME HO PUBBLICATO

Uno dei motivi che mi spinge ad essere soddisfatto in partenza di questo lavoro è il modo in cui è arrivato in libreria. A scapito di raccomandazioni, spinte, conoscenze e quant’altro io ho semplicemente spedito via internet ad una serie di case editrici, che ho giudicato interessanti e potenzialmente aperte alla fantascienza, una sinossi del romanzo. Su una quarantina di tentativi ho ricevuto 4 richieste di lettura. Ho proceduto quindi alla rilegatura di altrettante copie, fatta a mano interamente da me, e le ho spedite in visione. Una bella mattina di marzo è arrivata la telefonata del direttore editoriale di Edizioni Clandestine che mi ha detto: “Noi riceviamo circa 300 romanzi all’anno e ne dobbiamo selezionare una ventina, dopo una decina di lavori che non riuscivo a finire di leggere è arrivato il suo, e devo dire che mi è piaciuto!” e nel giro di due settimane ho firmato il contratto.

TRAMA

Siamo nel settembre del 2040: dall’interno di un centro di contenzione il protagonista narra la sua storia a ritroso nel tempo, cercando di spiegare i motivi per cui si ritrova rinchiuso e ridotto in condizioni ai limiti della decenza: ogni sezione del romanzo è un flashback che coincide con l’unico momento in cui il protagonista può scrivere le sue confessioni, quando si trova nel piazzale interno della clinica per l’ora d’aria. Parlerà del rocambolesco ritrovamento di una scultura antica, la cui sofferente bellezza sarà al centro di un mutamento radicale nel comportamento del fratello, generante una morbosa passione nei confronti dell’arte nel quale lui verrà trascinato come in un vortice. Inizierà così la ricerca del mistero di un oggetto che esala una tale perfezione da sembrare inumano, che innescherà a sua volta una reazione a catena nella quale ogni tessera che cade è una fuga, un tentato suicido, un amore nascosto, una corrispondenza d’altri tempi, fino a quando un evento inaspettato quanto violento non impedirà al protagonista di continuare a narrare gli eventi. Sarà il suo dottore nonché caro amico, che ha seguito con attenzione tutte le fasi del suo dramma, a decidere di continuare a scrivere la sua storia e portarla a termine. Scopo primario di tutto il romanzo è cercare di rispondere ad una sola mai risolta domanda: in un futuro dove l’indifferenza sembra essere diventata una virtù, è ancora giusto dannarsi in nome dell’arte?

CARATTERISTICHE PRINCIPALI

La cornice della storia è un futuro post-atomico nel quale la vita è concentrata in enormi megalopoli nate nei nuovi deserti europei figli della guerra. Intorno ai protagonisti gli eventi si muovono su due binari che si intrecciano: uno di pura premonizione, di ipotesi basata sul tentato proseguimento di linee riguardanti strutture sociali, politiche, culturali e tecnologie, l’altro fatto da eventi del reale che per durezza o assurdità possono essere ricollocati in avanti e riproposti al lettore; eventi ignorati dai media perché troppo sconvolgenti per il quieto vivere, scientificamente preoccupanti, irrispettosi di qualsiasi senso etico, non proliferati nei mezzi d’informazione per interessi di potere o economici, qui ricompaiono sottoforma di visioni, sogni, ricordi, discussioni. Non sarà difficile quindi sentir parlare di guerra, di armi batteriologice, di pena di morte, ma anche di fatti di cronaca del vecchio continente inerenti il degrado sociale nelle periferie delle città, la clonazione, i trapianti da animali, l’omicidio per interesse. Questa operazione persegue l’arrogante vana speranza di far capire che siamo stati lobotomizzati da un potere che ci ha ingurgitato, ci ha modellato tra le sue fauci e ci ha risputato come voleva che noi fossimo: cellulare - dipendenti, realityshow - dipendenti, palestra - dipendenti, calcio - dipendenti ma non cultura - dipendenti.

PUNTI DI RIFERIMENTO LETTERARI

Citare tutti gli scrittori che si sono occupati di prendere per mano la mia cultura in questi anni sarebbe impossibile. Nel campo della fantascienza i nomi si sprecano: Asimov, Lem, Koonts, Huxley, Bradbury, Hebert, Orwell, Ballard, Sturgeon, Clarke… così come lunga è la lista di quelli della non-fantascienza; Dante su tutti, e poi Lovecraft, Wilde, Kafka, Burroughs, Calvino, Carver… Non ho volutamente citato i due ai quali sono più legato: Marquez per la sua capacità di creare legami in ogni cosa che scrive, come se non avesse realizzato decine tra romanzi e racconti ma stesse scrivendo un unico enorme lavoro, come se ogni scritto fosse una pennellata data al solito dipinto ancora da finire, e Dick, uno dei più grandi talenti visionari del secolo scorso, che con opere come “Ubik” e “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” ha contribuito non poco a darmi la forza di prendere una penna in mano per dire la mia su tutto ciò che ci circonda. Una persona il cui esempio è costantemente vivo dentro di me: costretto spesso a mangiare scatolette per cani, afflitto da allucinazioni, perseguito nel suo paese per essere filo-comunista e morto nel momento esatto in cui poteva godersi i frutti del suo lavoro, nel 1982, anno in cui Ridley Scott realizzò Blade Runner. A distanza di una ventina d’anni Dick, pressoché sconosciuto in vita, è stato più volte saccheggiato, la sua poetica, la sua ossessionante disamina sul reale e la simulazione, sulla funzione repressiva del potere, sulle nuove frontiere della tecnologia che raggiunge e supera l’uomo, sono state esempio per intere generazioni di scrittori e cineasti. Matrix, che per un appassionato di fantascienza sta agli anni 90 come Blade runner sta agli anni 80, ne è un chiaro esempio! I due film culto degli appassionati di fantascienza del ventennio che ci ha lasciato, sono l’uno chiaramente tratto e l’altro palesemente ispirato alla poetica di Dick.

In sostanza, e questa è un opinione puramente personale, chi non conosce Dick, non può conoscere la fantascienza!

PROIEZIONI FUTURE

L’idea di base è quella di creare un’alternanza tra fantascienza e realtà, quindi mentre il lavoro sul secondo atto delle confessioni continua, ma sarà una cosa di non immediata soluzione, in porto arriverà a fine anno (con questo intendo dire che sarà concluso, quindi per la pubblicazione se ne parlerà nel 2005) una proposta editoriale riguardante una raccolta di racconti che hanno come spunto dei fatti di cronaca realmente accaduti, che mi hanno colpito e dai quali è scaturita l’ispirazione per generare una storia. Sarà un libro di denuncia, che parlerà di pedofilia in ambiente cattolico, di violenza tra le mura domestiche, di cannibalismo, di bambini scomparsi, sempre con lo stesso intento di rimarcare eventi che sono passati velocemente sotto i nostri occhi disattenti, troppo ipnotizzati da palloni, bandane, culi e nomination.

CLAUDIO BIMBI, Curriculum

Sono nato a Livorno nel 1971, mi sono diplomato presso il Liceo Artistico Statale di Lucca e ho conseguito in seguito il Diploma di maestro di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze (110 e lode). Inizialmente convinto che la scenografia fosse la mia strada, dopo un’esperienza biennale in questo campo e dopo aver dipinto stand, realizzato murales e costruito uova enormi, mongolfiere, forme di grana grandi come un monolocale per un edizione di Giochi senza frontiere, capii che il lavoro di gruppo, il sentirsi parte di un ingranaggio, mi deprimeva più che darmi soddisfazione. Decisi quindi di mollare tutto e mettermi in proprio: aprii uno studio di pittura che si è trasformato anche in covo creativo per scrivere. Per sbarcare il lunario (perché di sola arte purtroppo non si vive) sono saltato da un lavoro all’altro: ho fatto il pizzaiolo, ho costruito mobili su misura, ho fatto l’operaio metalmeccanico, mi sono occupato di decorazione d’interni e di idraulica. Mentre con il passare del tempo il mio romanzo e i miei racconti prendevano corpo cominciavano a farsi vedere i primi risultati nel campo della pittura: ho esposto le mie opere alla Pinacoteca di Volterra, all’Istituto degli Innocenti e all’ex Stazione Leopolda a Firenze, sono stato selezionato per la Biennale dei giovani artisti di Pisa, ho collaborato con la soprintendenza dei beni culturali di Pisa, Lucca e Massa Carrara all’archiviazione, catalogazione e informatizzazione delle opere d’arte e ho vinto, nella sezione arti figurative (risultando primo su 187 partecipanti), il concorso Un investimento per il futuro e un premio per la creatività giovanile, organizzato dalla regione Toscana con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Il mio percorso nel mondo della scrittura invece è appena cominciato: questo è il mio primo e sicuramente non ultimo lavoro. Attualmente si è parlato di questo romanzo su: Il Tirreno, La nazione, RTN (radio toscana network), Tele Granducato, La cronaca di Crema.

Ho inoltre ricevuto comunicazione dalla casa editrice che nelle classifica interna delle loro pubblicazioni, sono secondo nelle vendite del mese di ottobre.

CITAZIONI DAL ROMANZO

Io sono la prova vivente che la degenerazione e la follia rappresentano l’unica via percorribile dall’uomo per salvarsi dalla fine di ogni cosa.

Io sono un artista, un vero artista, e come tale la mia mente viaggia con un anticipo sulla realtà distinguibile solo da me o da un altro artista.

Non riesco ancora a capire se quello che abbiamo fatto sia l’elevazione massima della dedizione all’arte o lo sprofondamento nel buio della perdizione totale.

La tua mente distorta è ridotta una vecchia radice morente sulla battigia di un isola perduta. Tu non meriti di stare al mondo.

Se migliaia di morti sono dei miserabili, difficilmente si combatte per i loro diritti, difficilmente si ricorda perché sono morti e sicuramente si fa poco o niente per cercare dei responsabili, se invece le stesse migliaia di morti hanno cucita sul petto la bandiera di una nazione potente, beh perché no! Si può fare anche una o più guerre in loro onore e tutti saranno d’accordo.

Frotte di uccelli d’acciaio mangiano il cielo con la loro ombra, l’obbiettivo libertà si disperde nel silenzio di decine di battiti che si fermano, la gente è colpevole di aver dimenticato la miseria della morte. Abbiamo appeso i nostri cuori in una cella frigorifera.

Sciami lievitanti si muovevano con noncuranza per le strade: automi che sognavano ognuno il proprio viottolo di campagna.

Tutto aveva una sua collocazione predeterminata e specifica, una giustificazione per esistere, una perfezione di fondo che non ho mai sopportato.

La dignità scompare, quando un bambino deve essere allattato nel fango.

Mi vidi appeso a due bacchette cinesi con il mostro reso grande dalle mie angosce, pronto a ingurgitare la mia minuscola vita.

So solo che la vita è brevissima, e l’umanità si è trasformata in un groviglio di cervelli che non sanno far altro che lamentarsi dalla prima poppata all’ultima ruga.

La vostra solitudine è un taglio di bisturi sotto anestesia, la mia un colpo d’accetta su carne pulsante.

Il profumo della tua pelle sa già di semplicità, è il profumo di chi si sveglia all’ora giusta, di chi ha il tempo di prepararsi una buona colazione dopo essersi accuratamente lavato, per poi andare al lavoro in perfetto ordine. Il tuo profumo è il profumo di chi non ha la minima idea di che cosa sia la vita!

No, tu non puoi impazzire, non sei abbastanza intelligente per farlo.

Il nostro problema è che ci illudiamo di non essere delle pedine e di poter decidere cosa fare di noi stessi senza tenere conto di ciò che ci sta intorno: con questa condizione mentale finiamo per fare il gioco di chi pensiamo che non ci possa comandare. La prima condizione per superare uno stato di oppressione è prendere coscienza della condizione stessa.


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