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La Trottola

Inserito Giovedì 01 gennaio 2004

Narrativa Un racconto di Annarita Petrino

John Coleman arrivò alla residenza di campagna del professor Klaus Mendelmann alle 16.00 in punto. Il maggiordomo venne ad aprire la porta e lo introdusse nell’ampio ingresso.

“Il professore è con suo figlio adesso e la prega di volerlo attendere nel suo studio. Da questa parte prego.”

Coleman seguì il maggiordomo per corridoi rivestiti da pannelli di lucido legno fino allo studio, dove fu lasciato solo. Dopo qualche minuto di attesa udì una porta sbattere ed il rumore di passi affrettati.

“Il cappotto Jeoffrey!”

“Credevo che volesse fermarsi per cena, signorino.”

“Ho cambiato idea! Ho già discusso abbastanza con quel vecchio rudere testardo! Arrivederci Jeoffrey.”

“Arrivederci signorino.”

Il rumore del portone che si richiudeva riportò il silenzio nella casa. Alcuni minuti dopo Coleman udì il ronzio di una sedia a rotelle elettrica. Jeoffrey entrò portando il professor Mendelmann, quindi se ne andò chiudendo le porte scorrevoli dello studio. Coleman spostò il peso del corpo da una gamba all’altra visibilmente a disagio.

“Professor Mendelmann, innanzitutto lasci che la ringrazi per l’invito. È per me un onore fare la sua conoscenza…”

“La pianti giovanotto!” lo interruppe il vecchio “E’ questo che insegnano alla facoltà di fisica adesso? A fare i convenevoli? Risparmi le mie povere orecchie Coleman! Ne hanno già sentite parecchie!”

Il giovane arrossì fino alla punta dei capelli: “Mi perdoni.”

“E non stia lì a scusarsi! Non l’ho certo fatta venire sin qui perché mi propinasse le sue scuse. La ragione è un’altra. Alla facoltà di fisica mi hanno parlato molto bene di lei. Sembra che lei sia il miglior studente del suo corso, anche se non è questo il motivo per cui ho scelto lei.”

Coleman si accigliò. Non stava capendo molto.

“Se mi permette professore…”

“No che non glielo permetto giovanotto. Odio essere interrotto mentre sto parlando. Adesso venga con me se vuole sapere perché si trova qui.”

Il vecchio azionò la sedia a rotelle e le porte dello studio si aprirono mentre si avvicinava. Quindi guidò il giovane lungo altri corridoi fino a quella che aveva tutta l’aria di essere una biblioteca. Coleman sgranò gli occhi quando si accorse che sulla scrivania posta più o meno al centro della stanza c’era un PC appartenente alla vecchia generazione di computer non portatili ormai in disuso da decenni.

“Ma quello è un Pentium 4!” esclamò il giovane avvicinandosi “Dove lo ha trovato?”

“Non è stata affatto una impresa da poco. Mi è costato una fortuna ma credo che ne sia valsa la pena.”

“Credevo fossero andati tutti distrutti.”

“A quanto pare qualcuno si è salvato.”

“Posso?” chiese Coleman con gli occhi che gli brillavano

“Ma sicuro.”

Il giovane si avvicinò e spinse il pulsante di accensione con un gesto che aveva un che di rituale, quindi accese anche lo schermo e le casse. Il processore emise un lugubre rumore meccanico, che ricordava quello di un vecchio aereo in decollo. Lo schermo mostrò la schermata di Windows 98 mentre le casse davano il benvenuto al desktop e a tutte le sue icone.

“Io…non riesco a crederci.” balbettò il giovane

“Ci creda perché è vero e chiuda quella bocca prima che le vada troppa aria al cervello!”

Coleman ubbidì per riaprirla cinque secondi dopo: “Professore, credo che adesso dovrebbe dirmi perché sono qui.”

“Ha ragione Coleman. Si sieda pure e apra il primo cassetto di quella scrivania.”

Il giovane eseguì ed estrasse un proiettore olografico piramidale a quattro facciate.

“Lo accenda.” ordinò Mendelmann

Coleman poggiò l’aggeggio sul ripiano della scrivania e lo azionò. Le quattro facciate si aprirono e tre di loro cominciarono a proiettore una serie interminabili di calcoli di fisica, mentre il quarto mostrò il movimento rotatorio della Terra. Il giovane lesse più di una volta tutti i dati che vennero proiettati a mezz’aria, quindi alzò lentamente gli occhi su Mendelmann.

“So a cosa sta pensando Coleman. Questo povero vecchio dev’essere impazzito. Ma è tutto vero. Vorrei dire che mi dispiace ma non è così, perché ho tutto da guadagnarci.”

“Non può parlare sul serio.”

“Mi guardi Coleman, ho quasi novant’anni ed ho passato gli ultimi cinque anni della mia vita su questa maledetta sedia a rotelle. Siamo nel 2063 ed io non vivrò abbastanza da vedere la fine di questo primo secolo del Terzo Millennio. Ho dedicato la mia vita allo studio e alla ricerca nell’ambito della fisica ed ho ottenuto i più importanti riconoscimenti a livello mondiale. Quella che lei ha appena letto sarà al tempo stesso la mia ultima e prima ricerca.”

“Non capisco.”

“Davvero? Io invece credo che lei abbia capito benissimo. Io ripartirò da quei dati quando accadrà.”

“Ma accadrà cosa? Quello che ho letto è solo teoria!”

Il professore spostò lo sguardo: “Vede quel giocattolo sopra la mensola alla sua destra? Lo prenda.”

Coleman si alzò e prese il giocattolo. Si trattava dell’ultimo modello di trottola munito di un meccanismo di base molto semplice che ricalcava quello delle vecchie trottole azionate per mezzo di uno spago srotolato per dare loro lo slancio giusto.

“E’ di mio nipote.” spiegò Mendelmann “L’ha lasciata qui l’ultima volta che è venuto a trovarmi. È stato due settimane fa. Suo padre mi impedisce di vederlo perché mi rifiuto di fare testamento. Secondo lui non mi rimane molto da vivere ed è ora che io metta per iscritto le mie ultime volontà. Ma, mi dica Coleman, sinceramente lei farebbe testamento sapendo che è perfettamente inutile? Tra due giorni non ci sarà più bisogno di alcun testamento. Azioni quel giocattolo Coleman.”

Il giovane diede la carica alla trottola e poi la posò sul pavimento azionandola. Quella prese a girare velocemente per poi rallentare e fermarsi.

“Bene,” riprese Mendelmann “questo è quello che accadrà alla Terra tra due giorni.”

“Non può esserne sicuro.”

“Si che posso, giovanotto. Ho rifatto i calcoli tante di quelle volte che le possibilità di errore sono pressoché inesistenti ed in ogni caso non l’ho invitata qui perché si metta ad invalidare le mie teorie! So che è molto confuso adesso, ma deve fidarsi di me. È come se la Terra finora si fosse data la carica e adesso per lei è arrivato il momento di girare.”

Coleman si sedette alla scrivania e si prese la testa tra le mani. Rimase così per qualche minuto, dopodiché alzò di scatto la testa, fissò il vecchio professore e lo vide sotto una nuova luce. Finora era sempre stato il professor Klaus Mendelmann, una specie di mito per tutta la facoltà di fisica, universalmente riconosciuto come uno dei pilastri della fisica degli ultimi cinquant’anni. Ma adesso…

“Mi faccia capire bene.” disse infine “Lei mi sta dicendo che tra due giorni la Terra si metterà a girare come se fosse una trottola? Benissimo, a quale velocità e con quali effetti?”

“L’attuale movimento della Terra intorno al suo asse è lento rispetto ai nostri parametri ed effettivamente noi non ce ne accorgeremmo se non fosse per l’alternarsi del giorno e della notte. Questo movimento, invece, sarà notevolmente più veloce ma nessuno di noi avrà coscienza di quello che sta succedendo fino a che non sarà finito.”

“Quindi finirà?”

“Certo, come quella trottola sul pavimento, per poi ricominciare.”

Coleman aprì la bocca come per dire qualcosa ma poi parve ripensarci.

“Si, giovanotto. La Terra ricomincerà a darsi la carica e il fenomeno si ripeterà a distanza di anni con andamento ciclico.”

“Mi sta dicendo che è già successo?”

“In passato? Sicuro! Solo che nessuno era lì a documentare la cosa, molto probabilmente perché nessuno sapeva che qualcosa sarebbe successo. Ma noi lo sappiamo e abbiamo il dovere di documentare l’evento e di avvertire le generazioni future.”

“In che modo?”

“Qui entra in scena lei. Io non l’ho scelta solo perché è lo studente più promettente della facoltà di fisica. Questo le è servito solo per convincersi dell’esattezza delle mie teorie, ma la vera ragione per cui l’ho scelta sta nella sua passione per i computer della prima generazione, come quel Pentium 4. Tra due giorni il movimento rotatorio della Terra intorno al suo asse subirà una brusca accelerazione in senso antiorario. Si, Coleman, il suo pensiero è esatto. Torneremo indietro nel tempo di circa novant’anni. Praticamente io sarò appena nato e lei…beh, credo che non ci sarà nemmeno l’idea di lei nella testa di sua madre. In ogni caso sarà il 1973 e se i miei calcoli sono esatti dopo circa trent’anni io diventerò titolare della cattedra di fisica e occuperò l’appartamento in centro, nel palazzo costruito da mio padre. Voglio che lei trascriva tutti i miei calcoli usando quel computer e che li salvi sui supporti rigidi in uso nel 2003. Troverà quelli che una volta venivano chiamati CD nel secondo cassetto di quella scrivania. Una volta pronto, nasconderemo il CD in un posto in cui so di poterlo trovare nel 2003. Così saprò in anticipo quello che sta per accadere e con un vantaggio di circa sessant’anni avrò modo di studiare a fondo il fenomeno e le sue cause, quante volte si è già verificato e quante altre volte si verificherà. In questo modo le generazioni future sapranno cosa le aspetta.”

“Si fermi a riflettere un attimo professore.” disse allora Coleman “Se noi agiamo come lei ha appena descritto annulleremo il fattore sorpresa. Su quel CD noi potremo anche salvare tutti gli avvenimenti più rilevanti degli ultimi novant’anni, in modo da saperli in anticipo quando torneremo indietro nel tempo. Così potranno fare anche le generazioni future che noi metteremo sull’avviso con la diretta conseguenza che il futuro verrà irrimediabilmente cambiato. Se questo fenomeno è già avvenuto in passato, come lei sostiene, sono sicuro che qualcun altro come lei se ne è accorto. E questo qualcuno avrà pensato bene di avvertire le generazioni future. Allora perché non si trova traccia da nessuna parte di questo fenomeno? Perché nel frattempo qualcosa è intervenuto a disfare i piani di quel qualcuno come disferà i nostri. Il corso della storia non si può cambiare, perché è scritto.”

“Lei mi sorprende Coleman! Ha centrato in pieno il nocciolo della questione: il calcolo delle probabilità! Abbiamo il 50% di possibilità di riuscire e il 50% di fallire, ma io credo davvero che valga la pena provare, lei non crede?”

Coleman annuì: “E va bene, professor Mendelmann, mi dia pure tutto ciò che devo trascrivere.”

Mendelmann e Coleman passarono tutta la notte, il giorno successivo e parte di quello dopo ancora a passare i calcoli del professore e gli avvenimenti più rilevanti degli ultimi novant’anni su CD. Quindi, il giorno prima dell’avvenimento, Coleman lo portò nell’appartamento del professore e lo nascose appena dietro l’intonaco nel punto esatto indicatogli da Mendelmann. Il professore era sicuro che lì lo avrebbe trovato quando avrebbe spaccato per errore quella sezione di muro alla ricerca delle tubature dell’acqua. Coleman vi nascose anche la trottola, in modo da rendere tutto più chiaro.

Amanda Mendelmann lanciò un urlo di gioia e gettò via il test di gravidanza, quindi si precipitò nello studio di suo marito e gli gettò le braccia al collo.

“Sono incinta Bobby! Finalmente ce l’abbiamo fatta!”

“E’ una notizia magnifica tesoro! Se è un maschio voglio chiamarlo Klaus!”

Mentre Amanda andava a telefonare alla madre per darle la buona notizia, Bobby tornava al suo lavoro di progettazione del palazzo a cui stava lavorando ormai da sei mesi. Quel pomeriggio si recò al cantiere dove uno dei suoi operai gli consegnò un disco ed un giocattolo malridotto dicendo di averli trovati nel punto in cui dovevano iniziare a costruire le fondamenta. Bobby Mendelmann fissò lo strano disco lucente senza capire cosa fosse quindi gettò entrambi tra l’immondizia, per tornare a concentrarsi sulla struttura del nuovo palazzo che stava costruendo. Sarebbe venuto su benissimo.

Era successo quello che Klaus Mendelmann aveva predetto: la Terra era tornata indietro di novant’anni…e nove mesi!

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