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Tu che non credi alle carezze del vento

Inserito Giovedì 03 marzo 2005

Narrativa Un racconto di Donato Altomare

Lo strano rumore proveniva di lì.
C’era una caverna, piccola, tanto che dovette chinarsi per poter entrare. Le pareti erano d'un marroncino carico, irregolari, frastagliate da sporgenze rocciose e scuri anfratti. Non c’era buio, lateralmente si aprivano profonde fessure che irradiavano luce.
Udì nuovamente il suono. Pareva un gemito, un mai udito lamento. Era però dolce, senza dolore.
Lui non riusciva a capire.
Poi, d’un tratto, qualcosa gli comparve innanzi. Era piccola, un esserino biancastro e molliccio che si agitava su un letto d’erba, emettendo quel flebile suono. Intorno un gruppo di esseri simili, ma più grandi.
Tutti subito sollevarono lo sguardo verso di lui. Uno sguardo segnato dalla paura, ma scaldato dalla speranza. Lui piegò un ginocchio poggiandolo sulla nuda roccia, con entrambe le robuste mani afferrò l'esserino immobile e lo sollevò in alto, verso un raggio di sole che penetrava la penombra, quasi a offrirglielo…


- Maestro... Maestro...
Aptenor sobbalzò. Con uno sforzo non indifferente si scosse e fissò il discepolo immobile oltre l'apposito pannello semitrasparente che impediva allo sguardo di penetrare la sua intimità.
- Cosa c'è? - mantenne ferma la Voce di Indifferenza benché nell'intimo disapprovasse energicamente quell'intrusione.
Il discepolo stava usando una Voce troppo entusiasta: - Sono tornati dalla Grande Voragine. Perdonatemi se mi comporto come un uomo e disturbo la Meditazione, ma Voi stesso avete comandato che il loro rientro Vi dovesse essere subito annunciato.
Aveva parlato troppo in fretta, calcando sul tono di disgusto nel pronunciare il termine uomo. Decisamente era uno dei peggiori discepoli. –
Va bene. - Con calma tolse lo spinotto dalla tempia e attese un po’ per tornare completamente padrone del proprio corpo. - Ti ringrazio. - disse infine mostrandosi - Fammi strada.
Il discepolo obbedì prontamente. Sbucarono nel piccolo atrio, cuore della Comunità. Il parlottio concitato dei discepoli di Prima Soglia cessò di colpo. Tutti si scostarono in assoluto silenzio facendo ala al suo passaggio. Poco più avanti la porta d'un basso edificio grigio scivolò sulle guide metalliche. Il discepolo si scostò lasciando entrare solo il Maestro e resto fuori.
La sala era ampia, interamente occupata da un tavolo ovale.
- Maestro. - I tre discepoli chinarono leggermente il capo.
- Sono felice che siate tornati. - Esordì Aptenor con la Voce della Gioia - Com'è andata la vostra missione?
- Al di là di ogni più rosea previsione. - A parlare era stato Ved 15, un discepolo di Terza Soglia, non ancora del tutto in grado di scegliere la Voce giusta. Aveva infatti usato quella di Blanda Soddisfazione benché le sue parole avrebbero giustificato quella di Esaltazione.
- Vedremo. - Commentò freddo Aptenor per smorzare pericolosi entusiasmi. Poi aggiunse: - Eravate in quattro.
Ved 15 chinò il capo. Fu Sector 2 a rispondere: - Ved 7 ha avuto un incidente. Ora è in Officina.
- Ne sono molto dispiaciuto.
- Anche noi, Maestro, ma il cammino della Scienza ha sempre avuto le sue vittime.
-Scienza?
Il discepolo strinse le labbra. Non era certo quello il momento di discutere di Religione. E con il suo massimo rappresentante.
- Volevamo mostrarvi questo. - Velocemente, da una sacca riposta sul tavolo, tirò fuori due contenitori metallici piatti e rotondi, come grandi ruote piene. -Siamo scesi a fondo nella Grande Voragine...

- Più mi allontano dal Cortile, più mi sento libero.
Sector 2 girò il capo verso l'altro discepolo. Era una frase ben strana, mai udita.
- Non capisco, Ved 7.
- Sì, ne ero certo. Anche perché io stesso non capisco alcune cose che penso. Forse ho bisogno di una buona revisione dei registri. E che il Cortile.. il Cortile mi ricorda una tomba.
Questa volta Sector 2 si fermò fissandolo: - Cos'è una tomba? - E senza attendere una risposta – Ved 7, credo anch'io che tu abbia bisogno di una revisione. - Usò la Voce di Perplessità. Lui era particolarmente bravo a trovare il tono adatto in ogni occasione. - Il Cortile è noi stessi, la comunità, il Cortile è la fonte della Conoscenza. - la sua Voce di Certezza non ammetteva repliche. Gli altri due discepoli, Ved 15 e Sector 21 annuirono gravemente. - Muoviamoci, allora. E che la Gran Macchina guidi i nostri passi poiché nessuno ha mai percorso questa strada.
Tutti lo sapevano fin troppo bene.


- Siamo scesi in profondità nella zona nord della Grande Voragine mai esplorata. E abbiamo fatto una scoperta straordinaria.

UNA CASA D'UOMO.
Ved 15 entrò per primo. Due registri di stabilità ronzavano più del normale. Sector 2 e Sector 21 lo seguirono in fretta. Solo Ved 7 pareva titubante. Ruotò il collo di lato in un movimento brusco certo non voluto, ma si riprese in fretta.
- C'è scritto CASA DOLCE CASA. Cosa significherà?
- Qualunque cosa significhi una casa d'uomo è. Anche se vuota.
C'erano due ampie stanze con numerosi apparecchi. - Facciamo in fretta. Cerchiamo accuratamente e prendiamo tutto ciò che è possibile trasportare.
Erano lì per quello. Si mossero con gran precisione, non bisognava rovinare nulla. Solo Ved 7 restò immobile. Davanti a una foto antichissima, tanto sbiadita che era difficile distinguere le immagini. C'era impressa una famiglia umana. Una giovane donna reggeva tra le braccia un bambino. Un uomo le cingeva con un braccio le spalle. Tutti sorridevano.
- Disgustoso! - esclamò Ved 15 - Non ho mai capito perché si toccassero. - E fece per riprendere a frugare in un grande contenitore quando il suo sguardo cadde sul viso di Ved 7.
Due grosse lacrime gli rigavano le guance.


Aptenor si fece più attento. - Una casa d'uomo!
- Sì, Maestro. Ho persino raccolto alcune iscrizioni che tenteremo d'interpretare. Devo ammettere che è stata un'esperienza esaltante. Era in gran parte ancora intatta, praticamente uguale dall'estinzione dell'uomo. C'erano numerosi oggetti, manufatti che abbiamo portato con noi. E anche strani macchinari. ..

Sector 2 si fermò di fronte a Ved 7 e incuriosito toccò una lacrima. - Controlla l'afflusso del fluido umidificante dei bulbi oculari. Dev'essere eccessivo.
- Ma Ved 7 non gli prestò la minima attenzione. - C'è qualcosa... - mormorò - c'è qualcosa... dentro di me... fuori... intorno a me... c'è qualcosa... - sollevò una mano a sfiorare la foto. Ma, la sue dita non avevano alcuna sensibilità, per cui toccò rudemente. Facendola esplodere in una nuvola di polvere.
Come un antico sole ormai ridotto in cenere.

- Maestro, abbiamo potuto verificare alcune teorie e smentirne altre. L 'uomo riposava disteso, non in piedi come noi. Abbiamo trovato un letto. Usava poco le mani, si serviva sempre di vari strumenti per qualsiasi operazione. E, cosa incredibile, l'energia di ciascuno non era trasmissibile. Eppure tutto ciò è nulla in confronto alla scoperta più entusiasmante: questa. - Batte la destra sui contenitori rotondi. Il rumore di metallo contro metallo risuonò nel composto silenzio allegramente profano.

– …andiamo via. ..non voglio restare qui...
I suoi registri ronzavano in modo anomalo. Erano troppi a essere in funzione contemporaneamente.
- Cosa ti prende? - Ved 15 usò la Voce di Preoccupazione.
– …non so… non capisco. Ma non resterò qui un minuto di più. - E come un ossesso uscì urlando dalla Casa dell'Uomo.
Sector 2 si limitò a ruotare il capo verso gli altri due discepoli, infine disse: -Sarò costretto a chiedere una Revisione Speciale. Ora tocca a noi fare anche il suo lavoro.
Lo ritrovarono al ritorno.
Un macigno caduto da chissà dove gli aveva fracassato un braccio e la spalla destra. I registri tacevano.
Mentre gli occhi erano ancora umidi.


- L 'ESTINZIONE DELL 'UOMO !
Aptenor scosse il capo ripetendo quelle parole. - È un'affermazione molto grave.
- Ne siamo convinti. - Continuò Sector 2 - Ma ci sono le prove. Finalmente il Popolo degli Automi conoscerà la verità sulla fine della razza che l'ha preceduto nel dominio della terra.
- E sia. - Aptenor si accorse di essere anch'egli piuttosto teso. - Vorrei prendere visione di queste prove.
- Subito. - Il Discepolo cominciò a montare una rudimentale macchina da proiezione i cui pezzi erano sparsi sul tavolo. Armeggiò sotto gli occhi indifferenti di Ved 15 e Sector 21, finché riuscì a inserire la pizza nel reggirullo. Indi infilò l'indice della sinistra nell'apposita fessura per dare energia e accendere la macchina. Le prime immagini erano sfuocate, coperte da numerose macchie bianche. Poi, all'improvviso, sulla parete che faceva da schermo, comparve un enorme mostro che si aggirava tra i palazzi di una città distruggendo ogni cosa, mentre gli esseri umani fuggivano spaventatissimi per non morire schiacciati o dilaniati.
- Ecco, Maestro, sono documenti d'eccezionale valore. Quel mastodonte è uno dei mostri che hanno distrutto la Razza Umana causandone l'estinzione. Abbiamo trovato centinaia di spezzoni come questo in una specie di nastroteca. Proprio nella Casa della Grande Voragine. E tutti documentano la lotta mortale sostenuta dall'uomo contro questi mostri dagli strani nomi: Godzila, Gamera...
Hanno distrutto intere città in un cammino devastante. Le armi che usavano gli uomini nulla potevano contro di loro. E stata una fine atroce.
Tacque, mentre Aptenor osservava impassibile. Infine il discepolo tolse l'energia al proiettore e chiese: - Qual è il vostro pensiero, Maestro?
Aptenor emise un profondo sospiro. Era un suono che i discepoli non conoscevano, ma al Maestro era permesso tutto, persino l'uso di suoni non ammessi dal Manuale del Perfetto Automa.
- Avete spiegato la provenienza di questi… mostri?
- Dagli stessi documenti si rivela che alcuni di essi giunsero dallo spazio. Vi sono ossa gigantesche che confermano la loro esistenza. - Smise di parlare. Solo il ronzio di alcuni programmi indipendenti che giravano al suo interno disturbavano un po’. Molto opportunamente li fermò.
- Bene. - Disse infine Aptenor - Mi congratulo con voi. La vostra scoperta ha aperto una nuova via alla Conoscenza. - Poi, mutando tono - Ora andate, avrete certamente bisogno di riposo. Sector 2, vorrei che tu venissi da me domattina al sorgere del sole.
- Verrò Maestro. - Fecero l'Inchino di Cerimonia e col viso soddisfatto uscirono lasciando un'aria di frizzante energia.

Nella piccola grotta non c'era più nessuno. Lui strinse le labbra. Forse aveva affrettato troppo i tempi, forse ancora doveva attendere. Uscì sentendo l'erba vellutata accarezzargli i piedi nudi. Un alito di vento gli scompigliò i capelli. E il profumo del mare l'inebriò. Sì, che stupido, avrebbe dovuto capirlo subito.
Il mare.
Corse senza tregua finche l'acqua sonnolenta e fredda non gli lambì i piedi e osservò il luccichio della luna sulle onde appena mosse. Riprese a cercare. E finalmente scorse nella sabbia tracce di corpi distesi, poi delle ombre che puntavano verso le montagne. Doveva fare in fretta. Aggirò una bassa collina e sfiorò un fitto bosco di ulivi, poi cominciò a salire, su, sempre più su, verso quel chiarore abbacinante della neve che non riusciva a sciogliersi al tiepido sole di primavera. E quando i suoi piedi affondarono nella gelida coltre spaziò lo sguardo verso la valle.
Quel senso di libertà era... inenarrabile.
Ma la sua mente tornò a loro. Non poteva perderli e lì, sulla montagna, non c'erano. Gli restava un solo posto: il bosco. Non aveva esplorato.
Tornò sui suoi passi e cercò. Sentiva gli occhi stanchi e le palpebre appesantite dal sonno, una sensazione mai provata, ma resistette. Il sole stava per sorgere e il tempo non gli dava tregua. Poi finalmente li vide. Che parevano aspettarlo. Allora sorrise.
Presto sarebbe tornato.
Per sempre.

Sector 2 entrò nella Casa del Maestro con il rispetto dovuto. - Eccomi, come avete comandato. Potrei chiedere se la causa di ciò è la scoperta?
- In un certo senso... - e con voce calata di tono aggiunse - Sono stato in Officina. Ho visto Ved 7. ..


- Maestro, io…
- Non capisco, discepolo prediletto, proprio non capisco. Per questo mi preoccupo e temo.
Ved 7 aveva scosso il capo. L 'espressione del suo viso era di infinita tristezza. Tanto... tanto reale da sembrare spontanea. Ma questa non poteva essere possibile. - Neanche io capisco, Maestro. È stato terribile. Qualcosa mi bucava la testa e confondeva i nastri di programma.
Non avevo mai provato nulla di simile...


Sector 2 non mosse un solo muscolo elastoplastico. Con gli occhi fissi sulla guida del Popolo degli Automi disse: - Spero nulla intralci la Scienza.
- È soltanto una questione etica.
Ancora risposte evasive. C'era qualcosa di grosso nell'aria. Sector 2 se ne accorse subito. Incredibilmente Aptenor si girò di fianco e fissando il suolo cominciò a passeggiare avanti e indietro.
Sector 2 mantenne l'indifferenza. Anche quell'assurdo modo di muoversi poteva essere concesso al Maestro benché ricordasse in maniera troppo marcata un comportamento decisamente umano.

Ved 7 fece alcuni passi avanti: - Per fortuna ora è tutto passato. Hanno rimesso a posto il braccio e riordinato i registri primari.
Aptenor chinò il capo: - Ne sono felice. - E senza aggiungere più nulla uscì dall'Officina.
Sulla soglia, ad attenderlo, era il Capo Riordinamento. - È un caso preoccupante, Maestro, non posso nasconderlo.
Lui lo sapeva bene: - Voglio che sia riprogrammato.
- E’ una decisione grave. Gli strapperemo… l'anima.
E Aptenor lo fissò con uno sguardo triste: - L 'anima non esiste. Voglio che sia fatto subito. - E quasi fuggì via.


– Esistono - esordì Aptenor - nel nostro registro di linguaggio, delle parole che sembrano senza significato, ma che una volta l'avevano. Amore, odio, incertezza, esasperazione, dolore.
Oggi non hanno senso se non quello di fungere da parola guida nelle varie espressioni del viso e intonazioni della voce. Eppure un tempo erano assolutamente naturali.
- Secondo quale natura?
- Giusta domanda, Sector 2, giusta domanda. - Annui piano col capo - Quella degli uomini, naturalmente. Sappiamo oggi molte cose di loro. Che la loro carne imputridiva e si disfaceva. Che i loro corpi erano mollicci e indifesi. Che la loro conoscenza era per i più limitata e frutto d'anni d'apprendimento a volte forzato.
- Un genere destinato a scomparire.
- Apparentemente sì. Eppure avevano qualcosa in più. Tu non sai cos'è una carezza. Il tuo corpo di nobile metallo non percepisce sensazioni di tatto, né profumi né gusti. Di loro c'è rimasto soltanto la vista e l'udito. E il presunto mistero della loro estinzione.
- Presunto?!
- Oh, sì, dimenticavo. - Aptenor assunse un tono quasi canzonatorio che il discepolo non era in grado d'afferrare. - L 'Uomo è stato cancellato dalla Terra da quei giganteschi mostri distruttori. - È una convinzione profonda la tua, vero?
- Si basa su delle prove concrete.
Aptenor si arrestò di colpo dal suo incessante andirivieni. Lo fissò negli occhi e scosse il capo mormorando: - No... non è così... è tutto sbagliato.

Era stato facile dire: Riprogrammare... L 'anima non esiste...
Facile, molto facile.
Ved 7 sarebbe stato il suo eccellente successore... se non si fosse lasciato prendere dal panico e dall'emotività.
No, per uno come lui non c'era scelta. O al vertice della piramide. O alla sua base. Era stato il suo discepolo prediletto, ma nel momento più difficile aveva ceduto.
Ora bisognava farlo rinascere.
E a lui non restava che Sector 2. Sperò...



Sector 2 sollevò appena le sopracciglia. Le scure pupille senza iridi parevano piccoli pozzi infinitamente profondi. Mise in moto contemporaneamente due registri alla disperata ricerca di un comportamento adatto. Finalmente: - Io non ho mai messo in dubbio le vostre parole, Maestro. Né lo farò ora. Ma mi sia concessa una spiegazione.
Era inavvertitamente scivolato su un linguaggio più spontaneo, più umano. Aptenor ne fu molto contento senza darlo a vedere.
-xSì, l'avrai. Sappi che ti ho fatto venire qui perché devo raccontarti una lunga storia. Vedi, noi Automi siamo qualcosa di anomalo, di stonato, nell'armonia della Terra. Ci nutriamo d'energia.
Eppure ti sei mai chiesto perché i mari pullulano di pesci e i rami degli alberi si piegano sotto il peso dei frutti che nessuno raccoglie? No? È ovvio, è al di fuori d'ogni logica d'Automa. Ma ora devi farlo. E cercare una spiegazione. O credere alla mia.
Vedi, una volta, centinaia d'anni fa, tutto questo era cibo. Per l'Uomo. Perché la terra era stata creata per lui.
Il rumore dei nastri che ronzavano in continuazione nel petto di Sector 2 pareva il ronzio di api impazzite costrette in gabbia. - Ciò che dite, Maestro, è in netto contrasto con la Ragione Logica dell'Esistenza Automa.
- Lo so bene. Scordi che io sono il Primo Elargitore della Ragione. Ma non voglio da te affermazioni scontate, desidero che tu esprima liberamente il tuo pensiero. Te lo concedo.
- Vi ringrazio. Non era mia intenzione rifugiarmi nella Fede, come non lo è di far ricorso a quello che è inciso nelle Sacre Registrazioni, ma mi pare evidente che le forme di vita inferiore esistono le une in ragione delle altre. E se l'Uomo ne era parte, ciò dimostra solo che anch'esso era inferiore. Null'altro. La Terra esiste ed è sempre esistita solo per il Popolo degli Automi.
Non è forse dalle sue viscere che viene estratto il nobile metallo per la nostra creazione? Non è forse dal suo sangue nero che componiamo le nostre membra? E non è forse dal prezioso isotopo che serba nella roccia che traiamo la nostra... vita?
No, Maestro, vi chiedo umilmente perdono e sono pronto a sottomettermi al vostro volere, ma affermo che la Terra esiste per noi, soltanto per noi… Automi.

Quando rivide Ved 7 il rimorso gli straziò l'anima.
- Maestro, sono onorato della vostra visita.
Aveva usato una Voce sbagliata e l'espressione del viso era rimasta piatta, d'una fissità allucinante.
- Mi preoccupo di te come di ogni altro membro del Cortile.
Sono contento che tu stia meglio.
L 'Automa ruotò il capo verso di lui. Molto lentamente: - Grazie, Maestro. È solo... è solo che mi sento... vuoto... assolutamente svuotato. Cosa m'è successo?
Lui attese qualche attimo prima di mormorare: - Siamo tutti... vuoti, Ved 7. - Poi era uscito cupo in viso. Sapeva che l'Automa non avrebbe capito.
Ma LUI capiva? Capiva a fondo il senso di quanto lui stesso aveva detto? Chiuse gli occhi e provò a riflettere.
E gli parve d'essere sul ciglio di una voragine senza fondo.
Allora li riaprì di scatto.
No. Era meglio che restassero… solo parole.


- La tua convinzione, Sector 2, ti fa onore in quanto ragionata, e, almeno in parte, hai ragione. Animali, vegetali, sono interdipendenti. Ma è proprio questo che dovrebbe farti riflettere su un particolare: NOI SIAMO ASSOLUTAMENTE FUORI POSTO.
E poi... le Sacre Registrazioni, la Gran Macchina Genitrice... tutte balle... bugie... un mucchio di sciocchezze.
Sector 2 aprì piano la bocca: - È... è una bestemmia!
Era evidente che era sul punto di perdere il controllo del proprio corpo. Per fortuna, con grande abilità, riuscì ad evitarlo.
Aptenor assistette sempre più soddisfatto alle grandi capacità di colui che era in quel momento il suo migliore discepolo.
- Tutto ciò lo dico per aiutarti a capire la nostra origine.
L'Automa mandò avanti rapidamente un registro e rispose: - I Creazionisti affermano che la Gran Macchina Genitrice ci fece dal ferro elementare e dagli idrocarburi rozzi che...
- Oh, lascia perdere i Creazionisti. - Aptenor schiaffeggiò l'aria con la mano. Benché il suo viso avesse assunto un'espressione vagamente infastidita, in fondo continuava a essere soddisfatto del comportamento di Sector 2. Non una cieca accettazione delle sue parole, né un totale rifiuto. Solo una controllata reazione a quello che era l'annullamento dei Dogmi che da sempre regolavano l'esistenza di ogni Automa. Sì, faceva proprio al caso suo.
- Vorrei raccontarti una storia che nessun nastro reca incisa. È tutta qui - batté la punta del dito contro la tempia emettendo un tintinnio metallico. - Gli Uomini... sì, ti racconterò la storia degli Uomini. Non tutta, solo quella parte che ci riguarda.
Sappi che, quando popolavano questo pianeta, centinaia e centinaia di anni fa, tra le tante capacità scientifiche avevano sviluppato la tecnica del trapianto. Erano in grado di sostituire in maniera efficace numerose parti del corpo deperibile con le equivalenti artificiali, cioè fatte di metallo e plastica. Col passare del tempo furono in grado di sostituire l'intero corpo umano.
Tranne una sola parte.
I primi successi li ottennero con il principale organo motore: il cuore. Già braccia, gambe, ossa, denti, erano trapiantati senza problemi, ma quando fu la volta del cuore qualcosa cambiò. Oh, ci vollero decenni prima che se ne rendessero conto, ma con quel trapianto si cancellò uno degli assiomi più importanti della loro natura, e cioè che il cuore fosse la sede dei sentimenti.
Scoprire che l'Anima non aveva sede nel cuore fu, col passare del tempo, un trauma. Dover infatti ammettere che qualunque ansito interiore provenisse dalla sede del raziocinio, fu un duro colpo per tutti, specie per i credenti.
- Credenti?
- Sì, gli uomini hanno avuto Dei nei quali credere.

Rivide più volte Ved 7, e, una sera, lo sentì pregare.
- Che stai dicendo? – Sbalordito.
L'Automa aveva girato il capo verso Aptenor per nulla intimorito: -Sinceramente non lo so. È una filastrocca che mi è venuta in mente qualche giorno fa. Non so chi sia questa Maria, Madre di Dio, ma… ma quando ci penso mi rilasso.. mi sento meglio. E comincio a riempire quel vuoto... quell'immenso vuoto che tanto mi opprime.


- Cosa sono gli Dei?
- Capirai, ma ascoltami. La cosa strana, in seguito, fu che la Scienza dei trapianti non solo non subì alcuna battuta d'arresto, ma fece un balzo in avanti e in pochi mesi si trasformò in Fede.
- La Scienza è Fede.
- Qui ti volevo portare. È esatto, la Scienza è Fede. Ma per il tuo normale intendimento d'Automa. Al contrario, per un Uomo, era normale raziocinio. Ma rapidamente il trapianto assunse un valore di proporzioni gigantesche.
Divenne la certezza dell'IMMORTALITÀ.
Già: bastava soltanto conservare la sede della Coscienza. Per il resto occorreva sostituire il vecchio corpo destinato a imputridire con uno nuovo. Metallico, Indistruttibile. Cominci a capire ora?
Sector 2 aveva capito. Girò di scatto il capo in un movimento sfuggito al suo controllo, e gli occhi ruotarono in direzione divergente. Un braccio scattò piegandosi a gomito, poi tornò teso lungo il fianco.
Aptenor lo riprese subito: - Controlla le tue reazioni. Tra poco molte certezze saranno distrutte e altre ne prenderanno il posto. Convinciti che persino la Verità è relativa e può dipendere da luoghi comuni non veri.
Sector 2 reagì prontamente e rispose con la Voce di Contrizione: - Chiedo perdono, Maestro. Ora comincio a capire. Tutti gli organi e le membra del corpo umano furono sostituite, tutte le sue parti. Tranne una. Vi chiedo quale, anche se temo di conoscere già la risposta.
Aptenor fissò colui che sarebbe stato il suo degno successore: - Il cervello, Sector 2, il cervello. La sede insostituibile d'ogni coscienza, raziocinio, sentimento, conoscenza, ricordo, retaggio, tabù, esperienza, saggezza…
NOI SIAMO GLI UOMINI.
O, meglio, ciò che resta di loro. Nella nostra scatola cranica metallica galleggia in un liquido energizzante il cervello di quei pochi che sopravvissero a se stessi. Che ottennero l'Immortalità.
-Ma... gli altri... erano miliardi...


Ved 7 impazzì qualche giorno dopo. L'avevano trovato a specchiarsi davanti a una lastra di lucido metallo urlando: - Cosa sono io. ..COSA ? - E si picchiava il capo con violenza.
Aptenor corse da lui. - Maestro... io... sto... morendo...
- Impossibile. Un Automa è immortale.
- Maestro... qui... - disse toccandosi la tempia - qui sto morendo - poi gli afferrò un braccio e aggiunse freneticamente - Ditemi, v'imploro, COSA SIAMO... NOI? E io... cosa sono?
Aptenor allora, con un gesto brusco, fece uscire tutti dalla stanza dell'Officina. Non poteva lasciar morire il primo e unico Automa della loro esistenza senza un perché.
Ved 7 sgranò gli occhi e schiuse le labbra.
Poi morì, allontanandosi con un sorriso dal ciglio del baratro.



- Già... gli altri. Scomparvero lentamente, morirono tutti quelli che non erano sufficientemente ricchi o potenti da permettersi di mettere in scatola il proprio cervello. Bisognava soltanto abituarsi al nuovo corpo d'acciaio. E dimenticare. La prima cosa non fu difficile anche se ancor oggi non tutti riescono a controllare la Voce e il Viso, la seconda quasi immediata. Era l’unico modo per tenere a freno il rimorso. Sì, c'era anche il rimorso in quella piccola massa pseudogelatinosa grigiastra.
C'è da ridere. Per millenni gli Aruspici dell'Olocausto avevano profetizzato ecatombe, stragi, mille modi violenti per la fine dell'umanità, ma nessuno aveva immaginato la più ovvia. La Scienza... è stata la Scienza a distruggere l’Uomo. Alla NOSTRA antica razza piaceva troppo giocare con la morte sfidarla. Troppe radiazioni libere nell'aria, troppe manipolazioni di geni, cominciando da quelli delle piante e finendo, attraverso gli animali, a quelli propri. Si nutrivano di sostanze trattate, mutate, integrate, sofisticate, surrogate. E poi si meravigliavano se mali incurabili mietevano migliaia di vittime. Ma che importava, tutto poteva essere sostituito. Avevano avuto la presunzione di creare... copie immortali di se stessi. Una cosa troppo grande per un essere che doveva la sua esistenza a equilibri mentali troppo precari. Infine l'uomo si è estinto perché non è stato più in grado di avere figli. La natura è stata spietata ma, in fondo, come fargliene una colpa? Si è solo limitata a difendersi.
Sector 2 era visibilmente in lotta con se stesso: - Ma, allora... NOI... pseudo-umani... né Automi né Uomini... residui d'una stirpe maledetta. Che ragione abbiamo d'esistere?
Aptenor pareva non attendere altro: - La tua è una giusta domanda. Avrai presto una risposta. Io devo andare e c'è bisogno di un altro Maestro. Tu mi sostituirai, sarai tu la nuova guida del Cortile.
- Andar via? Ma, per la Gran Macchina Genitrice, perché?
La risposta di Aptenor fu poco più di un bisbiglio: - Devo restituire qualcosa. Come ogni altro Maestro prima di me. Come ogni altro Maestro dopo di me.
Sector 2 scosse il capo. Era il primo gesto della sua esistenza che usciva fuori dai canoni del Comportamento Automa. - Perdonatemi, Maestro, ma continuo a non capire. Forse avete risposto troppa fiducia in me e temo... temo di deludervi.
Aptenor non rispose. Spostò il pennello e mostrò la Macchina dalla quale partiva il lungo filo spiraliforme terminante con uno spinotto. Portò la mano alla tempia e indicando l'innesto chiese: - Sai cos'è questo?
- Il foro? Certo, tutti gli Automi l'hanno. Eravamo collegati attraverso esso alla Gran Macchina Genitrice. Era l'innesto del Cordone Elettronico per infonderci la Prima Energia Vitale.
- No, ancora un'inesattezza. So bene di star distruggendo sistematicamente tutta la tua Fede e me ne dispiace, ma è necessario.
Ciò che tu affermi è nelle Istruzioni di Base. Una piccola bugia per evitare una domanda dall'impossibile risposta. Impossibile per i discepoli, non per il Maestro. Vedi, il foro nella tempia permette l'innesto di questo spinotto. - E lo indicò che pendeva inerte - C'è una sola Macchina come questa in tutta la Comunità del Cortile ed è al servizio del Maestro. D'ora in poi al TUO servizio. Fu costruita da uno degli ultimi scienziati umani prima che anche il suo cervello venisse ingabbiato nel ferro. Ed è forse una delle rarissime cose fatte bene. Quell'uomo, con una lungimiranza impressionante, capì che, come andavano le cose, ci sarebbe stata in breve tempo una completa disumanizzazione del Genere Automumano e si preoccupò di costruire una Macchina capace di ridare al cervello l'impressione di un corpo in carne e ossa. Non ti spiegherò come, è oscuro anche a me, ma ciò che importa è che funziona bene.
Perché ora il suo uso è di gran lunga più importante.
- Quale? - Sector 2 pareva affascinato.
- Lo imparerai da solo. Sappi che ti servirà a… cercare.
- Non capisco... sono disperato... illuminatemi...
- Oh, anch'io non capivo, ma qualunque spiegazione sarebbe superflua, te lo garantisco, almeno ora. Sarà la Macchina stessa ad aiutarti. Poi, farai da solo. Ma adesso è tempo d'andare, qualcuno m'aspetta anche se non sa di farlo. Inserisci lo spinotto. E non temere, il primo impatto sarà duro, conoscerai sensazioni mai provate. Ma ce la farai anche tu.
Non aggiunse più nulla e in fretta uscì, lasciando Sector 2 solo col suo dilemma... per l'incredibile Ultima Verità.
L' Automa si mosse. Lo fece senza indugi benché non capisse cosa lo spingesse ad affrontare l'ignoto. Ma quella poteva essere una prova alla quale lo sottoponeva il Maestro e doveva obbedire.
Prese lo spinotto. L 'infilò.
E finalmente... VIDE, SENTÌ, ASSAPORÒ, PROVÒ, SBALORDÌ.
E VIDE una lontana terra fuori dal Cortile, la terra mai calpestata da Automa.
E SENTÌ una stranissima sensazione, quella del freddo.
E ASSAPORÒ il gusto dell'aria fresca che inala la gola e si precipita come un ruggente torrente nei polmoni.
E PROVÒ qualcosa simile a incredula sorpresa quando scorse degli esseri che erano raccolti intorno a un fuoco in un rozzo riparo naturale... uomini... quasi uomini...
E SBALORDÌ quando tra loro scorse Aptenor.
Il Maestro parve conscio della sua presenza. Sollevò lo sguardo nella sua direzione e sorrise. Tra le mani stringeva ancora due rami secchi con i quali aveva appena acceso il fuoco. - Sì, - mormorò - sì, Sector 2, io ora sono come un padre per questi antichi figli: è mio dovere istruirli, proteggerli perché un giorno possano tornare umili Signori di un mondo che già una volta li ha rifiutati. Ma che non ha avuto il coraggio di sterminarli.
Ricordi? Ti ho detto che devo andar via per restituire qualcosa. La mia Conoscenza, la Mente. Questo è il nostro compito sin da quando il Primo Maestro un giorno scoprì due esseri semiumani vagare per la terra nudi e indifesi. Capisci ora?


Tu, tu che non credi alle carezze del vento,
ascolta la sua voce e cerca, corri,
calpesta l’erba umida di brina,
o le secche piante de deserto,
o le bestie sguscianti della palude,
trema per il morso del gelo,
godi dell’abbraccio de sole
e cerca... cerca...
Ascolta la risata del mare, il chiacchierio dei ruscelli
il fruscio degli animali, lo sbatter d'ali ,degli ,uccelli.
Tutto ti parlerà dell’Uomo.
Cerca. Da qualche parte, in qualche landa sperduta, nuovi
esseri umani hanno bisogno dei tuoi insegnamenti.
E quando. li avrai trovati, cedi il tuo posto di Maestro
al discepolo che ne sarà più degno.
Come ho fatto io stesso.
Cerca... Sector 2, cerca...
Fuori dal Cortile c'è... la vera vita.


E la visione si allontanò velocemente portandolo lontano da quella rozza tana dove un uomo metallico osservava con sguardo felice i suoi nuovi figli.
E, scevra d'ogni tabù, d'ogni peso, la sua mente cominciò a cercare.
Il vento ai suoi piedi sollevò un mulinello di povere.
Ma non disse più nulla.

Donato ALTOMARE



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