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“ItàKende”

Inserito Venerdì 03 giugno 2005

Narrativa Messa in scena fantasy di Sandro Bonforti, plausibilmente assimilabile all’ Odissea di “detto” Omero

([1])
 

 Scena 1                  “Spazio”  
Narratore:
Nello spazio siderale, gli abitanti superstiti del pianeta Itaca, fuggono da una catastrofe planetaria a bordo di piccole astronavi individuali crono-temporali. Anche Nausica a bordo della propria, è prossima all'inizio del viaggio spazio-temporale che forse, la salverà.
Dall'interno della cabina di pilotaggio, vede lo spazio esterno, con stelle e pianeti e quel pianeta rosso, Itaca, da cui si sta allontanando perché ormai prossimo all'esplosione.
 
Nausica:
“ L’astronave fluttua nello spazio.
Itaca, il pianeta rosso, è enorme sulla linea dell’orizzonte.
Non esiste una luna sufficientemente grande per quel pianeta. Ne è privo.
C’era stata vita sul mio pianeta. Ora è sicuramente bruciata.
Il colore rosso non è il riflesso di una stella non stemperata dall’atmosfera, ma quello delle fiamme che avviluppano il corpo celeste bruciandolo dall’esterno dopo una immane esplosione.
Non sono ancora sufficientemente lontana da quella palla di fuoco. Continua ad attirarmi.
Ad attirare me e la mia astronave verso la sua bocca rossa bagnata di fuoco.
So già che non esiste nessuna forza di motore, nessun apparato iperluce, in grado di liberarmi da quella morsa. Ma non è in fondo questo che mi serve.
Danzo … la “danza con le stelle” … con un'unica necessità.
Attendere un attimo. Attendo un momento preciso.
Fino a quel momento dovrò resistere. Fino a quel momento dovrò contrastare questo bacio di vampiro che vorrebbe risucchiarmi al proprio interno.
Poi, giunto l’attimo saprò. Saprò. …
E’ lento il tempo a passare … lento. L’astronave gira su se stessa, Itaca, il mostro, gira su se stesso.
Un fischio lento e sibilante, comincia. Scuote le membra dell’astronave. E’ greve, come un soffio aspirato.
Uuuuuuuuhhhhhhhh!
Come un gemito di lupo nelle notti in montagna, che parla da laggiù infondo, dove lo sguardo non vede.
Il soffio si allarga, prende volume. Si espande, afferra tutte le strutture metalliche mandandole in risonanza. Se il tempo non si ferma, se il tempo non si ferma, se il tempo non si ferma …  ora … andremo, andrò distrutta…ora … andrò distrutta …
Ora!
Vedo. Vedo il passato. Vedo.”


 Scena 2                  “Sabbia”  


Narratore:
Anche l’astronave di Ulisse è in viaggio in fuga nello spazio e nel tempo. Di colpo, perde il contatto radio con l’astronave di Nausica. Atterra quindi su un pianeta in una spiaggia. C'è il mare e in lontananza, una verde foresta. Semisepolti intorno a Ulisse rottami di strani macchinari.
  Ulisse: “Ricordo come tutto questo è iniziato… l’esplosione, la fuga nello spazio, il viaggio nel tempo..
Ma ora … torniamo. Solo questo è importante.
E’ successo una seconda volta. Come quando nei tempi antichi, Santorini, ultimo scoglio di Atlantide, esplose e fu proiettata nello spazio.
La vicina Itaca, l’isola dei nostri antenati, si salvò.
Ora un intero pianeta ha seguito la stessa sorte.
Ci ha abbandonato. Ci ha costretto alla fuga. E’esploso…
Gli avevamo dato il tuo stesso nome: Itaca. Il nome per un ritorno. Il nome per la salvezza.
E’ forse un destino?
Perché siamo soli e senza patria amore mio?
….
Amore dove sei? Sul mio monitor il segnale della tua astronave è intermittente… in-ter-mi-ttente …
Cuore e respiro mi si mozzano … Dove sei atterrata?

Sono sceso dall’astronave. Solo desolazione e sabbia intorno a me.
I nervi tesi, le gambe tremanti per la paura subita.
Il mare si, … c’è ancora il mare. Mare, liquida notte.
 
Questo non è il dolce passato! Questo è un futuro orribile!
Cosa è successo? Cosa ha alterato nell’astronave, i meccanismi che controllano il tempo?
Non ho viaggiato nel tempo per ritornare a un passato sicuro.. sono saltato nel futuro!
Sei TU! Pianeta maledetto … giochi ancora con noi!
Mi accorgo che un Divino potere ha confuso la nostra rotta, ha soffiato sulle stelle, ha volto le chiglie delle nostre astronavi nella direzione che ci è ancora sconosciuta.
Ora qui… Ora solo relitti. Ora … metalli spaccati. Ora ingranaggi schiantati dispersi sulla sabbia.
Tutto è scomposto e senza vita. Tutto è fermo.
Naufrago del Cosmo e del tempo, sono però vivo.
Ma tu Nausica, amore mio, dove sei?”

Scena 3                  “Isola”  

Narratore
Ulisse è sulla spiaggia dell'atterraggio. Immagina il mondo ed il tempo che per salvarsi avrebbe dovuto raggiungere nel passato: l’isola di Itaca, quella nel Mar Egeo... Sogna una antica nave veleggiare sul mare.
In lontananza il porto dell’isola.
Lì, un gruppo di ragazze canta e danza intrecciando delle corde.
 
Ulisse: “Abbiamo viaggiato nel tempo e nello spazio su piccole astronavi, per tornare all’indietro,
tornare all’isola dei nostri antenati.
Per tornare a quel periodo felice di piazze colme di gente, di piante di ulivo nei campi, di notti di festa e profumi.
Per tornare a Itaca. Per tornare alla Terra.
Per tornare. Si! …
Con i nostri “legni” a solcare l’Egeo…
Dicevamo: “ Es patrìda gain, òikade, oicònde, ande domande. ItàKende!, deiro, nostéo!”.
Alla terra dei padri, in patria, a casa a Itaca, qua, torno!
 
Le distese del mare fanno un giro alle terre,
Il vento salato, fa un giro alle vele,
La prua che avanza, si solleva nei cuori.
Sono Ulisse! Non starò fermo ad aspettare!
Sono Ulisse! Navigherò all’indietro pur di andare …”
 
Coro ragazze di Itaca (cantato)
 
“Non c’è pace per gli erranti del cosmo
Non c’è pace per gli sperduti nel tempo
Poseidone e Andromeda han segnato il loro destino
Poseidone e Andromeda li han separati
Nausica dove sei?
Folla Divina delle galassie assiste al vostro viaggiare
Chiara Luna della notte, non illumina il vostro cadere
Oh, potessi portare adesso le tue mani alle mie..
Oh potessi sentire adesso il tuo respiro sul mio
 …a-de-sso!, il calore del tuo abbraccio.”
 
 Scena 4                  “Selva”   
 
Narratore Nella radura fra la foresta e la spiaggia dove Ulisse è atterrato, gli elfi forme vegetali animate, danzano.
Il Re degli elfi si avvicina a Ulisse.
 
(Una voce proveniente dalla foresta, lancia un grido nell’aria.)
- Uomo! Uomo! -
 
(Ulisse si volta stupito, alla ricerca della provenienza del suono. La voce continua.)
- So chi sei. Tu sei Ulisse. Vieni dal passato di questo mondo. Vieni dall’Esplosione. Avvicinati. -
 
Narratore
Una figura vestita di verde e cinta d’oro, leggera come una donna o un fanciullo, appare al limite della radura che fa da confine fra spiaggia e foresta. Sorride a Ulisse e senza avvicinarsi di più e  parla alternando il dialogo a passi di danza.
 
Re. - Sei tu quindi Ulisse! Sono il Re degli Elfi, scivolo nel tempo e nello spazio. Ora sono qui per te! -
U.   - Sei Re? Io sono naufrago. Naufrago! Capisci?… Io no, non capisco. … E’ andato tutto distrutto! Ciò che vedo intorno, sono i resti del mio pianeta natale? … Come può esistere in questa distruzione il verde smagliante della foresta da cui ti ho visto arrivare? Tu perché sei vivo?  Perché non mi riporti alla mia destinazione? … Sei stato forse tu a deviare il corso del mio Viaggio?–
Re. – Ehi!!! E’ vero. Sei nel futuro del tuo pianeta natale. Nel futuro della Catastrofe. Ma ora calmati! Va bene?
         … Si, sono qui per te. Sono qui con te. Ma … non so come. Cosa credi, che io sappia tutto?
         Neanche mi conosci e già vuoi scaricare su di me la responsabilità del tuo destino?
         Uomini! Più li conosco, più mi sembra di non aver incontrato altro che bambini o vecchi!
         Scuotiti e smettila di compatirti. Non serve e …non è neanche estetico!!! E’ semplicemente ridicolo!
         Ahi! … Mi è venuto già un gran malditesta. (ammesso che questo sia possibile per un elfo!)
         Quanto alla mia foresta, … viaggia con me, nel tempo e nello spazio. Quando mi muovo (o meglio, quando qualcosa mi muove), la foresta viaggia con me. Non so cosa mi abbia portato qui. Forse un sogno. … Dopo mille e più mille e ancora mille anni e tanti altri ancora… ho solo una vaga idea di ciò che spinge l’Universo. Si, ho fatto un sogno ed in questo c’era un messaggio per te. Su questo pianeta, in una grotta sotterranea, nel caldo cuore della Madre Terra, le Veggenti ti aspettano. Sono le Veridiche, belle Dee dei tempi antichi e innocenti, gigantesse altezzose ma benevole che ti regaleranno uno spicchio di verità. Cercale! –
U. – Ti prego Re, perdona la mia ansia. Vedo che sei naufrago anche tu e la tua nave è la foresta stessa, persa nel mare del tempo. Parlami di te, affinché per quel che io posso, la mia consolazione si affianchi alla tua.-

(Il Re danzando si abbassa fino a sedersi. Poi  guardando Ulisse di traverso dal basso, riprende a parlare sussurrando e quindi con una piroetta balza in aria.)

Re. – Non ho molto da dirti Ulisse, più di quel che ti ho già detto. Nei miei anni, ho capito solo che nell’Universo è importante la bellezza. Non c’è un destino, … ci muove qualità di ciò che vogliamo raggiungere. L’intensità sincera dello sforzo per perseguirla. E’ tutto come una gigantesca tela, rilucente o buia a momenti, in cui fili di tutti i colori si intrecciano verso tutte le direzioni. I fili cambiano colore a seconda della qualità della tua vita. E’ così anche per me! Segui il tuo filo Ulisse, scopri il tuo colore, io … non ho ancora trovato il mio! -  

(Così dicendo il Re elfo si allontana danzando. Ulisse si dirige verso la foresta che subito dopo, scompare con lui.)
 

Scena 5                  “Madre Terra”  

Narratore Ulisse giunge nella grotta delle "Viridiche".
Nella grotta alle pareti sono raffigurate le Dee. Le Viridiche, veggenti divine, sono gigantesse bellissime. Al giungere di Ulisse nella grotta, le due Viridiche si svegliano, stirano le membra, una accenna un passo di danza… si accorgono del nuovo venuto.
 
Viridica bionda. - Ahh … sei tu?
Eih! … sei arrivato finalmente! …
 
(L’altra, la bruna parla nel corsivo) - E’ carino ! –
 
Aih! e spostati! Sei appena arrivato e già rompi?
Mi stai davanti ai piedi ! .. e non passare di lì ..
E su! … Per l’Olimpo!

Fa-ccio una pre-me-ssa: io (noi) non tenevo (non tenevamoaffatto a vederti, per essere svegliate così, … a questa ora della notte..
Ma lo sai che ore sono? … Notte! .. E’ notte! (è notte! )                     (le 2 all’unisono) 
Ma è mai possibile che tu non possa capire la differenza fra il giorno e la notte?
Eppure quante volte è che ripetiamo questa scena?
Come? .. E’ solo la prima?
- L’altra volta doveva essere un altro!-
Mah, … può essere! .. non mi pronuncio …
E ora? dovremmo metterci a lavorare?! Insomma .. intendo quel lavoro da fare su di te …
Quello insomma.

Perché ridi? Perché sorridi?
Il tuo sorriso mostra i tuoi pensieri indecenti. …
- Però questo mi affascina! -
Ma che lavoro hai capito?!
… eh! forse ti piacerebbe!
… ma diciamo … carino … che non ne hai le dimensioni .. non sei all’altezza …come dire?
Ci hai guardate bene? Siiii?
(Certo ci si potrebbe provare …)
Ma così .. appena svegliate ... a stomaco vuoto ! …
Portaci almeno qualcosa da bere!

Ma insomma basta! Non è il momento! Ci ripensiamo dopo. Forse. Ho detto … forse!
- Stanne sicuro carino, e chi ti molla! -
Adesso il lavoro, quello da fare su di te … quello che intendevo (che intendevamo) … è quello della precognizione. Pre-co-gni-zione! (Pre-co-gni-zione!)                   (le 2 all’unisono) 
 
(Le due Viridiche, cantando in tonalità di soprano.)
 
Non è forse per questo che sei giunto fino a noi?
Non è forse per questo che ci hai svegliate?
Non è forse questo che ti ha detto di fare il Re Elfo?
E allora? Insomma!
Insomma! Insomma!
 
(Le Veridiche gettano per terra  piccoli oggetti ramati. Ne osservano la disposizione e quindi si rivolgono nuovamente ad Ulisse).
 
Veridica bionda. - Bene. Ascolta. Facciamo il punto. No! Non quel punto.
Nausica e Itaca. Nausica. E’ questo che vuoi sapere, giusto? O te ne sei momentaneamente dimenticato?

- E se lo tenessimo qui? Che ne dici? Mi vengono certe idee … piacevoli!!  … anche se rispetto a noi è tanto piccolo!…Ma così carino! … Potremmo far finta di legarlo per dargli una scusa per restare. Se no magari il suo senso del dovere (sic!) potrebbe mettersi di mezzo! -

Dicevamo di Nausica ed Itaca. Ebbene, lei sta bene. E’ in salvo ad Itaca. Ma non puoi raggiungerla.
-Non subito almeno! -
Aimè! si è rotto tutto! Te ne sei accorto?
La tua astronave si è rotta;
(la tua stramaledetta macchina del tempo si è rotta;)
il pianeta è a pezzi;

per l’Olimpo! ( per l’Olimpo!)                                          (le 2 all’unisono) 

e … per finire la congiunzione astrale non è favorevole. Cioè …intendo dire ... non lo è in questo momento!
E’ come se tutto ciò in cui credi, per cui speri e lotti od hai lottato fino ad oggi, fosse finito in un sogno. Un limbo dei desideri. Non è più reale per te! Sei oltre e devi tornare indietro … (se proprio vuoi) …
Guardati! Sei scoraggiato, sei azzerato! (sei azzerato!)                          (le 2 all’unisono) 
Se continui così finirai per distruggere anche te stesso.-

- E distruggere il tuo dolce fascino, diventando un uomo noioso come tanti, non farlo amorino, ti prego! -

Dovrai fare un percorso. Nel mondo esterno e dentro di te. Ad un certo punto capirai.
Ca-pi-rai! (Ca-pi-rai!)              (le 2 all’unisono) 
Vedrai la via d’uscita. La porta. La prenderai. Sicuro!
Ora reagisci!
Accetta il tuo bel destino e volgilo a tuo favore.

Ora vai! … anzi … resta, prima. … per un po’… con me (con noiper favore … amore) -
 
 Scena 6                  “Fossili”  
 

Narratore Ulisse è nuovamente alla spiaggia del suo arrivo. E’ davanti all'astronave.
Sogna. Il suo viaggio iniziatico comincia. 
… Ad occhi aperti sogna, la fine del mondo tecnologico.
Nel sogno, gli scienziati stessi, distruggono quegli oggetti di tecnologia.
 
Ulisse: “Ahh! Mi sento frastornato! Quelle donne, quelle Dee, mi hanno fatto un incantesimo … (ed erano tutte e due  incantevoli!)
… ricordo vagamente le loro predizioni… Nausica è in salvo ed è arrivata ad Itaca! Non è persa nel tempo e nello spazio. …  Questo almeno mi calma … per quanto io sia lontano, ho avuto questa incredibile fortuna … avere sue notizie in questa forma magica e misteriosa! … E di me cosa hanno detto? … …. Ricordo … devo compiere un viaggio. Un viaggio nel mondo delle illusioni …
Ma ora cosa accade ?…      
… non distinguo neanche più bene quello che ho intorno …
… Questa è la spiaggia in cui sono atterrato, ne sono sicuro, ma non riesco più a vedere i resti della mia astronave … anzi i contorni di ciò che mi circonda stanno sbiadendo. … Al loro posto vedo apparire altri luoghi … altre persone …”.
 
Narratore
L’aria assume una trasparenza tremolante come un liquido. Tre figure vestite con camici bianchi si materializzano all’interno di questa trasparenza. Ulisse li guarda come se si fosse aperta una finestra su una grande stanza. Nella stanza macchinari di vario tipo. Da una enorme gabbia metallica, cadono su un nastro trasportatore vari oggetti che arrivano su un banco fino a questi, che sembrano tre scienziati.
 
(cantato alla maniera dell’opera mozartiana).
 
Scienziato 1:  – Ma siete sicuri? Siete proprio certi che dobbiamo distruggerli? Eh… io ci’ho parlato con lui, con Ulisse intendo, … non è che avesse le idee tanto chiare! Anzi a me sembrava un po’ matto! –
Sc. 2 – Ma cosa disci caro!! La question è che ooogni cosa che è contenuta nella ceeesta dietro di noooi, la dobbiamo riduree in polvere! Ne son secur! La tecnologia non ha aiutato gli umani ad evitare la distruzione del pianeta, ma anzi  l’ha favorita … con inquinamento, nuove armi sempre più terribili, isolamento delle coscienze, mascherato dalla comunicazione globale ! Quindi và a-bo-li-ta! Pol-verizzata! –
Sc.ta 3 – Io invece non ne sono affatto sicura. Anzi vi invito colleghi, … a riflettere. Riflettere seriamente su quello che ci è richiesto di fare e che forse dovrem fare. … Non è un’azione limitata, .. è un’azione simbolica, avrà conseguenze seriiisssime … su tutti!. Forse sull’umanità. Se distruggeremo tutti gli oggetti della tecnologia, allora … distruggeremo la tecnologia stessa … Vi rendete conto? –
Sc. 1 – Caraaa, come sei esagerataaaa! E’ vero che quello è un pazzarello … ma pure tu mia cara …non ci stai tanto con la teeesta! Siamo in un sogno, non te ne eri accorta? –
Sc. 2 – Nella so-sce-tività di un sogno, s’è qualche cos che a volte và al di là! –
Sc. 1 – Ohhh ! Ma pure tu ti ci metti? E’ un gioco, non capisci? Anche a te di solito piace taaanto giocare! Ti dico io come è andata … Questo povero Ulisse, questo caro giovane pazzerello, ha avuto un grosso dispiacere … quella smorfiosa di Nausica l’ha piantato, facendogli raccontare da certe sue amiche, delle gigantesse (tettute!) che erano d’accordo con lei … che lui era su un’astronave … che era scoppiato un pianeta, che dovevano fuggire tutti e due … ma… guarda caso! … ciascuno per strade diverse, ecc. ecc. Ha capito come l’ha cucinato la fanciulla? Ora lui, veramente crede, di esser uno sfigato planetario. Cerca visioni e ispirazioni dappertutto! Chissà che cosa gli avrà fatto bere o appunto… inspirare, quella sfacciata! –
Sc.ta  3 – O insomma! Non è importante il pretesto, se questo appartenga al  reale o dell’irreale. L’importante è … che la questione è posta! La tecnologia è utile? La tecnologia risolve i problemi? Ci allunga la vita? O cosa?
… è soltanto uno schermo, una falsa facciata … allontana la bellezza dell’Universo, costringendoci ad attese inutili e senza tempo?
 
Canticchiato: (come quando attendi una risposta da Internet! E non ditemi che ora c’è Fast Frebb che pure quella è tutta da ridere!)
 
E l’emancipazione della donna? Le lavatrici automatiche? Dovremo tornare a lavare i panni nel ruscello? Ma… questa volta carini … ci andrete voi! Se no, lo sai come buscate? Guarda che muscoli che ci siamo fatte in questi millenni! –

Sc. 1 e 2. – Si… Stai fresca, bella! -

Sc. 2 – Basta! Non ne posso piùùù! Lo vedi esto martello? Io adesso, immantinonte, farò a picolisssimi pezzettini tutte ste schede di computer che stan dietro di noi! E vedrai se non mi sentirò meglio! E’ questa la risposta! Se poi stai meglio! … Proooova! Vedete se non vi sentite anche voi, liberati dal distrugger esta robbaccia che ci ha rotto le palle per secoli!
Se … non vi sentirete poi … più belli!
Li ridduremo a fossili! Fossili di civiltà da dimenticaaaaaare!
 
Cosi e cosetti, sembrano avere tutti dentro uno spiritello dispettoso. Non sembrano oggetti, ma esseri sensibili, antipatici, che danno segni di vita solo quando devono fare uno sgarbo! L’antipatia è forse la prima forma di autocoscienza? Booh! VVallo a sappere! –
 
(Cosi detto afferra un grosso martello e comincia a menare grandi colpi sugli oggetti portati dal nastro. Gli altri due dopo poco lo imitano e tale è la soddisfazione, che iniziano a ballare!)
 

 Scena 7                  “Labirinto”         
 
Narratore
Proseguendo il sogno iniziatico, Ulisse entra in una stanza piena di oggetti raccolti in grandi scatole. Sono i "bei ricordi".
Qui ogni forma, ogni suono, è perfetto, non alterato da artefici tecnologici. Tutto il mondo è allo stato "originale". Ulisse si sdoppia ed appare anche come adulto.
 
“Ulisse: -  Non è possibile, non riesco più a capire cosa mi stia succedendo. Tutte queste visioni fanno sicuramente parte del mio viaggio, quello profetizzato dalle Viridiche. Ci sono delle scatole misteriose che riempiono questa stanza … e dei suoni meravigliosi nell’aria. Cosa sarà mai tutto questo? In queste scatole sembra esserci la raccolta di tutto ciò che è bello nel Mondo. … e poi sento parole.
Parole d’amore…
 
(Suoni e immagini di luoghi si diffondono dalle scatole. E delle voci, come un eco..)
 
Lei-      O caro, caro! E’ tutto cosi … bellissimo qui!
Tante cose belle, tante cose amate…
Ma tu, … perché mi chiami. Perché mi cerchi ancora…
E’ finito tutto, ormai. Lo sai. Noi, io, te, abbiamo un’altra vita.
 
Lui-      E’ questa notte cara, che mi riporta a te. Dal tempo. Alle cose vissute insieme.
Sono le luci che vedo dall’aereo. Le luci della città sotto di me. Mi parlano di te, mi parlano di noi.
Ed è Milano.
Non è Parigi cara, dove tu mi aspetti con un sorriso, per correre e correre, insieme nella notte ad una delle nostre mille cene di ripetuti e ripetuti amanti, ed ogni giorno innamorati.
Od una delle tante città, degli infiniti luoghi che ci hanno visti felici insieme.
I monti di Nemrut Daghi,…
Le profondità delle cisterne sotterranee di Instambul,…
Le terme di Pammukkale …
O … la foresta Amazzonica.
O la tua casa, con il piccolo micio che sulle scale ci aspettava alla sera.

Cara. Sempre amata.
Vedo te e me di oggi e te e me di allora..
Noi, i lontani ragazzi di allora che non si voltano avanti.
Non sanno di te e me nel futuro, continuano a giocare fra loro.
Irraggiungibili e dolci immagini di un passato nostro e solo nostro.
 
(Le immagini si dissolvono nell’aria.. )
 
Ulisse- Tutto ciò lo sento, queste parole che sento .. non sono artefatte, non corrotte, non finte! Sento una grande pace che mi si diffonde nell’animo, dopo l’angoscia che ho provato a vedere quei ruderi … quelle macchine distrutte …  Ma … là in fondo c’è un uomo. Chi sarà? –“
 
(Dal fondo della sala, viene avanti un’ombra che prende lentamente sostanza come dal fumo. Dalla sua gola escono dei lamenti che si trasformano poi in canto. Un canto urlato. - Parte cantata da Ulisse adulto)
 
“ - Sono te stesso, credi
ti parlo dal futuro
ho superato per te, la realtà.
Non c’è più niente per te,
se cambi la tua strada.
Dovrai, seguire la via, uscir dal labirinto
 
Ho cercato di proteggerti, da tutto ciò,
avrei voluto coinvolgerti meno, ma, non si può!
Sui tuoi passi di nostalgia, tornerai.
Se tu accetti di batterti adesso,
fatalmente,
i tuoi,
più forti,
nemici
ri-tro-ve-rai!
 
Non mollare la presa!
 
Sono l’oblio e la noia, ti tendono un agguato,
i tuoi nemici con te, ba-tte-rò.
Ordine costituito, dolci membra di donna.
non è ancor tempo per te, di sognar.
Saro al tuo fianco io, con mie sembianze attuali.
la mia esperienza a te unirò.
Il tuo entusiasmo, darai
la tua energia nuova.
Saremo forti così, senza età.
 
Da questo punto,
il mio viaggio,
diventa il tuo!
 
Salta nel tempo con me!
 
Narratore
A questo punto, quando Ulisse giovane e adulto si fondono in una sola persona, arrivano danzando delle fanciulle. Sono le Sirene di Calypso, venute a rapirlo per portarlo sulla loro isola. Mandate da Poseidone, cercheranno di fargli scordare la meta del suo viaggio e tenerlo per sempre con sé nell’oblio!
 
 Scena 8                  “Oblio”   
 
Narratore
Ohh Calypso che guardi le onde dalla riva della spiaggia!
Ricordi? Ricordi Ulisse, che pure da te rapito, aveva dimenticato il suo viaggio e la meta e a quei tempi era felice? Tu pure.
Ora è partito e da sola parli con il mare.
 
Calypso:
 
“Non ti ho mai trovato, … ne ….tanto meno salvato.
Non ti ho mai … conosciuto, ne … mai amato.
Non sei mai esistito
Non mi hai, … mai … lasciato!”
 
 
La voce di Ulisse lontana:
“Non mi hai mai amato
ne, … tanto meno trovato
Non mi hai mai guardato
Ne, mai curato, carezzato, spiato, con occhi amorevoli di sposa.
Hai gioito per il mondo,
ma non per me, …
non hai gioito per orgoglio di me.
Per l’orgoglio che ero tuo, che ero tuo.
Che era grazie a te … che ero, che piangevo,
che ridevo, agivo!
Non ha mai sofferto con me, per me, sul corpo di me,
per le mie debolezze, per il buio dei miei pensieri. …
Non sono mai partito,
perché non sono mai arrivato, qui, … da te.
Mai arrivato fino al cuore di te.” …
 
 
 Calypso:
 
“ Sei veramente un naufrago ! …  non importa se ti hanno portato qui le mie Sirene
Sei arrivato qui, coperto di stracci, coperto di insulti. Incrostato di solitudine, di rancore.
Io dicevo alle tue promesse (false) : - … no! non ti voglio. Voglio la mia libertà, io!
… Voglio adesso, finalmente, essere libera, della mia vita -.
E tu? Poi? infondo … con quale diritto mi vieni a dire cosa devo fare?
 .. cosa devo pensare …
.. come mi devo vestire ...
come devo agire…

Ma adesso si! …ora ti voglio, ora … ti amo. Vorrei metterti in una mano, chiuderti in un scatola.
Già un lontano ricordo. Già pianto .. e perdonato. Già polvere dimenticata.
… Vorrei gareggiare con te nella corsa .. e vincerti ..
Gareggiare con te nel nuoto  .. e vincerti ..
Con te nell’amore e fermarti.
Ma tu… sei come l’acqua, come l’acqua del mare fra le mie braccia snelle.
La spingo, … ti spingo .. e mi porti avanti, ma .. di te fra le dita … non mi rimane più nulla. Nulla.
Quante notti, quanti tramonti, quante inutili lune piene abbiamo atteso, abbiamo visto sorgere insieme. Quante parole, quanti baci.
…Ti eri scordato di tutto. Di tutti.
Oblio, sogno, nessun futuro, nessun progetto, nessuna ansia.
Nulla da raggiungere ne da costruire. Era tutto già lì .. fra le mie braccia. Avevi tutto. Tutto.
Pensavi solo a me, a me, a me, a me. Pensavi solo al mio amore, a farmi piacere. A ricevere … piacere.
Ed ora, ed ora:
… tu te ne vai. Perché? Perché? Perché non ti fermi? Adesso!
Non ci sei già più, … Ahhhh, Ahhhh, Sto parlando al vento! Di nuovo!
Cosa avete tutti? Cosa sono i miei uomini? … sono parole al vento! Cosa ho io? …
Tu!  …  non senti, tu non mi senti, tu non senti nessuno!
Cosa hai dentro? Cosa ti brucia? Cosa ti roooodeee l’anima-da-nnaaaaa-ta che hai?
Il tuo sguardo è come un mare calmo, profondo e scuro, coperto di nuvole .. non so mai, cosa nasconde.
Cosa ti credi? Che io sia sfiorita? Che non abbia pretendenti? Non ti sembro forse ancora mooolto bella?
Sono una Dea! …
Hai guardato la mia bocca, i miei seni, i miei fianchi tondi? …I mie occhi languidi?
Li già scordanti? … con gli occhi ormai fissi alla rotta… il viso, … teso ad ogni refolo di brezza.
Diventerà … Tempesta! … quella brezza.

Pensi … che io possa in futuro passare il mio tempo rimpiangendoti, pensandoti? (amandoti?)
Sei partito? Bene! Hai fatto la tua scelta. Ma come?! Come?! Come potevi pretendere … che io non uscissi l’altra sera? Ero sola .. e senza te. Non ho forse diritto a divertirmi anch’io? Non abbiamo gli stessi diritti, io e te?
… o … non è questo?
Non mi avevi forse detto che non sapevi se ti andava di uscire?
Non mi avevi forse detto che eri stanco? Si! Queste tue pre-cise, … testua-li parole! Le ricordo perfettamente. (ricordo anche com’eri vestito!)
“Stanco”, hai detto!
Affaticato, … volevi dire?
… oppure intendevi dire …stanco?… di me .. di noi … ?
Basta, non ce la faccio più. Voglio urlare! E allora Vai! Vattene! Ma si! Vattene! (sei gia andato).
Prendi quella tua maledetta barca…  la tua roba e scompari. Che tanto qui non hai messo radici. … Vattene.
Mare? … portatelo via .. Mare? … non accarezzarlo più ..
Non toccargli la fronte, … le braccia, …il petto, il suo bel sorriso ..
Non baciarlo più …
  Scaccialo, spingilo, tiralo, Urtalo. URLAGLI, GRIDAGLI, allon-ta-na-te-lo da me !
Affinché io non possa più ricordare, io non possa più sentire, affiche io, … possa piangere… infine.

E ridere! Si! Ridere di te, effimero essere! ... presuntuoso … ignorante. Rozzo!
Amore e poesia invece, quelli si … sono eterni.
Ora … ho voglia di ridere. Voglia di leggerezza.
 
(Calypso cantando piano)
 
Si, nuotando nel mare, … scivolando nelle onde, …
i miei occhi brilleranno alla ricerca di un altro disperato amore … Si!
Ah, Ah, Ah.”
                                                            (A Calypso risponde la voce del mare)
 
Ti ho amata dal primo istante …
… ti ho amata dal primo istante …
ti ho amata dal primo istante …
… ti ho amata dal primo istante …
ti ho amata dal primo istante …

 
 Scena 9                  “Tempesta”        
 
Narratore Il mare è mosso da una furiosa tempesta. Ulisse fuggito dall’isola di Calypso è caduto dalla propria barca ed è oramai sott’acqua. Poseidone getta in mare la sua rete d’oro e lo cattura. Lo salva. A questo punto il mare si placa. Poseidone ed Ulisse, iniziano a parlare quasi contemporaneamente, ognuno per propri conto rivolgendosi all’altro senza reciprocamente ascoltarsi..
 
Poseidone: -Ahhh! Ti ho preso finalmente! Con quanto vento Eolo ha dovuto soffiare per tirarti giù da quella tua barca!
Non potevo prenderti fino a quando restavi fuori dall’acqua! Eri abbarbicato a quell’albero, che sembravi … sembravi un ragno!
Un ragno … con quelle tue zampette umane, all’apparenza così fragili … eppure … eppure… c’è n’è voluto!-
Ulisse: - Perché sono qui? Ancora una volta non sono riuscito a raggiungere la mia destinazione! Cosa vuoi da me?
Perché mi hai fermato?
Non sai che ho una missione da compiere? Questo mare … può essere meglio di così!-
 
Poseidone: - Cosa pensavi, eh? Di scapparmi? Pensavi forse di scapparmi? Già. … Non sapevi in realtà nemmeno che io esistessi.  E che ti stessi cercando!
Figurati poi pensare di scappare da me! -
 
Ulisse: - Mi ricordo le antiche barche  che correvano sull’Egeo sospinte dal vento. Ricordo il senso di libertà che dava il decidere, il sapere di poter dirigere la prua dove si vuole!
Tutto il mondo era nostro! …
Spiagge, coste, insenature, isole…
Percepisco ora invece … una presenza fastidiosa. Un blocco.
E come se il mondo si fosse fermato …
Come se … avesse perso il coraggio.
Sei tu che operi questo sortilegio?
Perché ora, mi sembra tutto così angusto, limitato, mediocre? -
 
Poseidone: - Tu … tu sei di quelli che negano gli Dei!
Ti conosco, vi conosco!
Sempre in giro, con il naso per aria ad inseguire le vostre fantasie! A credere di poter decidere tutto … A credere che l’esistenza dipenda da voi stessi, dalle vostre scelte…
Dal fare il bene, … dal fare il male … Sciocchi!
Non sapete che siete solo marionette?
E che Noi agiamo su di voi agitando i vostri fili?
E questo persino se ignorate la nostra esistenza?!-
 
Ulisse: - Vale la pena di soffrire per questo?
No … non mi convincerai con la storia dei bambini che muoiono  di fame, con la paura delle guerre … con il fatto che noi così stiamo bene e guarda invece gli altri …!
No.  Adesso basta. Se sono qui ora, è perché voi queste guerre le avete accettate, le avete giu-sti-fi-cate!
Tutti! Tutti voi! Dell’una e dell’altra parte! Una parte sola … in fondo, a pensarci bene.
… Con la luna, la croce, la falce, il serpente o …o …  tutto il resto sulle vostre tristi bandiere di tutti colori, macchiate di rosso sangue…-
 
Poseidone:- Questa vostra filosofia positivista ci ha francamente stufato, …  a noi Dei! Per fortuna sono arrivati i romantici, che ci hanno dato un poco di credibilità, restituito sostanza al mito!
E tu? Fatica, fatica e fatica! Tu … mi costi solo fatica.
Così mi ripaghi? Così sei riconoscente a che Ioooo! mi occupi di te?
Dopo averti spinto in mare, ho dovuto su-da-re per spingere le correnti dei miei mari a portarti a me!
Nuotavi e nuotavi e nuotavi … in direzione opposta. Controcorrente!
Ma ora ho ti preso. La smetterai di fare l’anarchico …
Per questo ti ho catturato. Per questo ho deviato il percorso del tempo e la tua astronave …
Per farti arrivare fino a qui. Fino a me.-
 
Ulisse: - … Sono arrivato qui, per tutto questo …
E’ la conseguenza di tutto questo … Ormai senza patria, ormai senza più il mio pianeta, esploso come una bolla di sapone… sapone sporco! -
 
Poseidone: - Ho un bel futuro per te … sai?
Credevi che il mare, il mio Mare, ti volesse uccidere? Noo! Noo! Al contrario.
Io … ti voglio con me. Si … con me!
Ho già pronto tutto per te … lo sai?
Io, qui, comando tutto e tutti! Qui regna il mio ordine.
Tutti qui hanno un posto, una funzione precisa.
I Tritoni, … che arano e coltivano il mio Mare …
le Ondine, … che fanno muovere le mie onde …
i pesci, che sono il cibo di tutti voi, miei sudditi …
gli uccelli del mare, che veloci nel cielo sono i miei messaggeri. Le perle, che brillano rischiarando i miei fondali. . .
Anche per te ho stabilito un posto. Si, sarai pescatore. Al mio fianco.
Mi aiuterai a sfamare tutti e tenere tutto in ordine!
Sei contento? -
 
Ulisse: - Non mi avrete, … no!
Questo ordine non mi aggrada signori!
Questo ordine mi opprime!
E’ una inutile montatura!
Ma fate le cose con un po’ di semplicità !
Con un po’ di leggerezza! …
Vedrete che tutto questo accanirvi non serve a niente.
E solo in frutto di menti pigre, annoiate, che battono sull’orrore perché non sanno giocare con l’amore.
Riordinate, riordinate … riordinate il nulla!
Basta! … Mi ributto in mare!-
 
 
Narratore
Prima che Ulisse possa attuare il proposito di buttarsi in mare, un’isola appare improvvisamente. Poseidone accosta la barca alla spiaggia. Ulisse ne scende in silenzio. In silenzio la barca di Poseidone si allontana all’orizzonte.
 

 Scena 10                “Fulcro”  
 
Narratore
Ulisse !!! sei naufrago ancora! Spiaggia, rovine di antiche mura. All’interno del sotterraneo sotto le antiche mura, un oggetto ruota nell’aria.
E’ finalmente l’Oggetto iniziatico predetto dalle Veridiche: il DNA.
Apparizioni e fantasmi scaturisco e ruotano nell’aria.
Gli Stregoni custodi dell’Oggetto, stanno per predirti la fine del viaggio!  
Ulisse- Sono di nuovo saltato in un’altra dimensione …  non so se anche questa è un’illusione come le precedenti.
Sono confuso.
… ho visto la fine e distruzione della tecnologia;
… ho visto il paradiso dei suoni e delle forme;
… le Sirene mi hanno rapito e portato nel paradiso dei sensi …
Poseidone stesso, … si è impossessato di me!
volendo trasformarmi in una sua, disciplinata, creatura.
Ora sono qui. La mia mente vacilla.
Il dubbio  .. . mi agghiaccia.
 
Stregone nero - E’ perché stai vivendo in conflitto con te stesso.
I tuoi oscuri problemi si sono sovrapposti alla realtà. Sei sicuro di quello che provi?
No?
Vuoi ritornare al mondo del reale?
Disprezzi, tutto ciò che hai recentemente vissuto,
o … creduto di vivere?
Tu pensi : – Son solo sogni! Illusioni !- non è forse così?

Ti do un consiglio. Abbandona per  ora la tua mente logica …  accetta altre realtà.
Perché tu vuoi arrovellare nella ricerca della verità proprio adesso?
…  Non ti sembra, che  così vicino la meta, valga la pena di mettere da parte, … ignorare …  ogni scrupolo, ogni dubbio scientifico … ogni dubbio morale?
… Accetta ciò che hai vissuto. Nel bene o nel male, ciò ha avuto un significato nella tua vita.
Deve averlo avuto! E’ stato importante! Per questo … è ritornato nei tuoi sogni.
Il mondo delle illusioni, non è meno concreto di quello reale!
Intendi ciò che ti dico! … Capisci?
….  Capisci?
 
Maga custode (rivolta allo stregone):
-          Perché lo tormenti? Non vedi che è stanco?

Ha solo bisogno di riposo … di calore.
… Di una carezza, di un incoraggiamento.
Anche tu Stregone, creatura dell’occulto, usi la fredda logica … la forza, per affermare un’idea!
… ma le idee … non dovrebbero mai … mai, prevalere sul rispetto della persona.
Addirittura usi la logica per affermare il potere e l’importanza dei sogni, delle visioni!
Assurdo! Assurdo. Sei assurdo, anche tu!
Cosa vuoi … che lui … risponda di si … ad ogni tua parola!
Che faccia cenno col capo, che si! … ha capito? … che è d’accordo? …
La tua ambizione di aiutarlo a tutti i costi, lo sta massacrando.
Sei demoniaco! … Perché lo tenti? … forse non vuoi salvarlo, tu … vuoi confonderlo!

Quest’uomo, … ha solo bisogno di calore e ... di raccogliere i pensieri.-
 
Ulisse – No basta, non voglio più lasciarmi andare a questo! Si, voglio certezze!
Voglio un fulcro, qualcosa a cui legare la mia percezione del reale. Per troppo tempo ho fatto a meno di tutti, di tutto ciò che usano gli altri esseri umani per sentirsi accettati, nel mondo.
Ho fatto a meno delle religione, dell’ideologia, delle convenzioni,
dei pensieri … politicamente corretti. (sorride)
Ah, Ah, Ah!
… Ho fatto a meno anche di Dio.
Ora basta, mi sento solo, mi sento sconfitto.
Togliendo e tagliando mi sono isolato, 
in un mondo forse giusto, ma … che nessuno condivide con me.
Non mi basta più. Devo uscirne. Devo trovare un fulcro intorno al quale non giri solo io.
 
Stregone Nero: - Ecco! Lo vedi? … si sta perdendo! E’ a un passo dal traguardo e si sta perdendo!
I dubbi lo bloccano, le certezze invece fortificano. Tu maga … non capisci il valore delle certezze! (sia pur illusorie).
Ulisse, fortifica il tuo cuore, … lasciati andare alla fede, ma … sii determinato!
Ulisse, amico mio, ora penserò a te, ora agirò per te!
Vedi? Vedi quell’oggetto che gira? E’ il DNA.
Continuamente mutabile, eppure eterna, progenitrice e fonte di forza.
Puoi credere in lei. Credere! E’ qui l’inizio della vita, è qui dall’inizio del tempo!
 
Maga custode (rivolta allo stregone):
-Non è vero. Io invece capisco … capisco tutto, perché capisco … il valore dell’amore!
Tu stregone, hai creato un feticcio! Che è falso! ..

Ulisse, non hai bisogno di tutto ciò. Và! Segui quel buio percorso. Sali sul macchinario che troverai. Ti condurrà fuori da questo sotterraneo .… fuori dalla miniera degli Eventi! Fuori dalle Illusioni.
… Rifletti Ulisse, chi di noi due ha ragione?
Torna al passato, torna a tua madre … torna a Itaca, torna al tuo amore.
Sono lì, ti aspettano. L’amore è reale!
Nulla di tutto ciò che vedi ora, esiste. Neanche io! -
 
(Ulisse si dirige verso la galleria indicata dalla Maga.)
 
 Scena 11                “Sole”     
 
Narratore
Solo, fuori dal sotterraneo, fuori dalla "miniera degli eventi", nuovamente sulla spiaggia, Ulisse vede il Sole.
Il Sole che sorge e tramonta.  
Ulisse – Allora è vero, passato e futuro non esistono. L'Universo viene sempre rigenerato dalle passioni umane e non muore mai. E’ stato un viaggio per capire me stesso, per capire la gente. Nausica è vicina, la mia isola è vicina. La vita ci attende!
 
(cantato alla maniera opera rock)
 
E’ tutta luce, intorno me
Sento il calore, sulla mia pelle
Avevo scordato, cosa vuol dire
Avere un sole buono, che ti guarda
Ora il buio, fra quelle stelle
Non è più freddo, ma solo lontano
Sono alla fine del mio cammino
Sento che è risolto il mio destino
 
Ho ritrovato la strada
ora ho capito la trama
Non c’e il passato, non c’è il futuro
Noi, siamo il cuore del tempo, del cosmo
È in noi!
 
Voi che mi amate, mi avrete sempre con voi
Siete la mia carne, la mia vera pelle
Ora capisco, è stato un viaggio
solo per dritto, guardarci negli occhi
Siete diversi se lontani da me
ma uniti insieme, noi siamo questo.
Non ho rimpianti, di tornar alla realtà
Ma almeno una volta, ci siamo toccati nell’anima.
Da domani ciascuno, il suo pudore ritroverà.
Una parte ed un ruolo non si scordano facilmente
Ma nell’angolo dello sguardo, saprò che sapete
 
Si siamo solo polvere, ma anche luce
Luce di stelle, di vita
Di eterno
 
Ora ritorno, da te amore,
Nausica mia dolce
già sento i tuoi baci
Insieme a te, con altri e poi altri
Vivremo insieme, in riva al mare
 
Itaca grande regina
madre di tutti a te torno,
da te riparto, da te mi espando,
Itaca! ti abbiam creduto, Itaca, sei apparsa dal sogno
ora sei vera, con piazze profumi, colori, persone
sorrisi, ed amore
nel blu!
  Nausica! Itaca! Commento letto durante i titoli di coda  
“Relitti combusti, appena usciti dal cratere di un vulcano, da un esplosione nucleare, da una pioggia acida.
Pezzi, rottami, anneriti dal fumo di chissà quale ancestrale morte e chissà quale ancestrale nascita.
Meccanismi, marchingegni, tubi sfaldati, bulloni, viti arrugginite…
Ma ad uno sguardo più attento si colgono materiali affascinanti come la creta, ossidi iridescenti, fili di rame  e smalti con bellissime sfumature.
Cosa balenava nella testa del suo autore? schizofrenia, incubi che urlano per uscire ed essere così esorcizzati,
attrazione per la civiltà tecnologica e i suoi prodotti? o forse brandelli di visioni di mondi sconosciuti o troppo noti?
E' come se quest'attrazione convivesse contemporaneamente con la coscienza della fine, con la coscienza dell'incapacità della tecnologia di dare carne al desiderio dell'uomo.
In qualche modo emerge il fascino per ciò che è ritrovato, rinvenuto, come un eco lontano.
Forse si può rintracciare in tutto questo  una poetica: "la poetica del relitto"  da relictum latino col significato di qualcosa  che è stato abbandonato, lasciato da solo.
L’opera di Bonforti può suscitare sgomento perché fa immaginare una catastrofe che abbia preceduto l'andare alla deriva di questi pezzi o il loro non appartenere ad un insieme per noi significativo. Ma poi forme famigliari o nessi conosciuti ci tranquillizzano e ci spingono oltre la nostra capacità di rappresentazione, nella categoria appunto della visione.”
 
(…)
 
 



Altri commenti? Scrivetemi: sandrobonforti@hotmail.com
[1] AI miei Amici. Se qualche volta avete trovato piacere nella mia compagnia, ebbene vi chiedo ora una cortesia: leggetevelo tutto! Se resistete, vi mando il primo capitolo filmato che è già pronto in una primissima versione. Ciao, grazie!



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