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La patente

Inserito Lunedì 01 dicembre 2003

Narrativa


R.Andal Somerset sedeva nella sala d'attesa gremita del Centro Patenti del South Side. Indossava un completo di velluto color sabbia sopra una camicia nera ed una costosa cravatta olografica. Sul contatore automatico a display digitale sopra di lui campeggiava il numero 17, mentre lui aveva il numero 22. Ancora cinque persone e poi sarebbe stato il suo turno.
Un ometto che indossava un antiquato paio di pince-nez venne fuori da una delle porte laterali e andò dritto verso di lui.
"Il signor Randal Somerset?" chiese pronunciando il suo nome come se fosse un'unica parola
R.Andal annuì alzandosi in piedi e superando l'ometto di un buon mezzo metro.
"Da questa parte prego." disse l'ometto girando sui tacchi
"In verità non è ancora il mio turno."
L'ometto si fermò e si girò: "Non ha importanza, mi segua."
Il tono era piuttosto urgente così R.Andal si costrinse a seguirlo nella porta laterale dalla quale era uscito.
L'ometto sedette alla sua scrivania facendogli segno di accomodarsi e R.Andal notò che sul ripiano era poggiato il sottile plico della sua domanda.
"Mi perdoni, ma lei è dell'Ufficio Patenti?" chiese R.Andal
L'ometto lo guardò da sopra gli occhialetti alzando le sopracciglia spruzzate di bianco: "Più o meno. Le basti sapere che mi occuperò io della sua domanda."
Se R.Andal avesse potuto avrebbe sorriso: "Bene, quando potrò avere la mia patente?"
L'ometto si tolse le pince-nez e prese a rigirarsele tra le mani: "Ecco, riguardo alla sua patente temo proprio che i tempi saranno piuttosto lunghi."
"Perché mai? Ho presentato domanda due settimane fa e so che dalla data di convocazione non passano più di sette giorni."
"Si, di solito la tempistica è questa, ma nel suo caso ci sono da analizzare diversi fattori che richiedono la nostra massima attenzione. Lei capirà che trattandosi della prima volta che riceviamo una simile richiesta…"
"No signor…" R.Andal cercò il nome sulla targhetta "…Marphin, veramente non capisco. Non vorrà certo venirmi a raccontare che sono il primo a presentare richiesta per ottenere la patente di genitore e avere così il diritto di adottare un bambino?"
"Certo che no…Il Centro Patenti è stato creato per questo, ma ogni giorno vengono presentate decine di domande che vanno prese in considerazione una ad una. Noi abbiamo il dovere di verificare l'idoneità dei richiedenti…per amore dei bambini, capisce."
"Capisco, certo, però mi spieghi un'altra cosa. La gente di là nella sala d'aspetto sta facendo la fila per l'Ufficio Patenti, mentre io sono qui in un ufficio laterale. Questo trattamento speciale è forse dovuto alla mia natura?"
"Oh…si renderà conto, immagino, che la prima cosa da fare è assicurarsi che le domande vengano presentate in condizioni normali."
"E questo che c'entra?"
"Le sembra forse normale che un robot faccia domanda per diventare genitore?"
R.Andal fissò l'ometto dal blu luminoso dei suoi occhi: "E' solo questo il problema? Le dirò cosa penso. Lei sta facendo della discriminazione e la cosa non mi sorprende affatto. So che non siete estranei a questa pratica."
"Con questo cosa vorrebbe dire?" chiese Marphin sollevando le sopracciglia
"Che la regolamentazione parla chiaro. Non ci sono restrizioni circa i soggetti che possono presentare domanda, ma da quando il matrimonio non è più tra le condizioni necessarie per farlo gli uomini incontrano sempre maggiori difficoltà delle donne."
"Questo non è assolutamente vero!"
"Eppure i dati riguardanti le adozioni parlano chiaro. In ogni caso temo davvero che nelle sue mani la mia domanda rimarrebbe ferma troppo a lungo, quindi credo che mi rivolgerò direttamente alle autorità competenti. Con permesso."
R.Andal Somerset si alzò e lasciò l'ufficio. George Marphin rimase a fissare esterrefatto la sedia vuota. Adesso quel robot sarebbe andato a piantare grane con il Procuratore e tutti avrebbero dato la colpa a lui perché non era stato in grado di gestire la situazione. Ma lui era solo un impiegato di terz'ordine al quale venivano affidate tutte le patate bollenti. Quella, però, sarebbe stata la più grande che l'Ufficio Patenti avrebbe mai avuto.

Quel pomeriggio stesso R.Andal Somerset si recò dal Procuratore, presso il Palazzo di Giustizia, dove i robot erano arrivati già da un pezzo. In seguito all'Atto del Soggetto, infatti, tutti i robot umanoidi e non erano stati riconosciuti come soggetti, dotati di nome e cognome e quindi liberi di circolare e accedere alle pubbliche cariche.
Gli dissero che il Procuratore era momentaneamente fuori sede e che sarebbe tornato a breve, quindi lo fecero accomodare nel suo ufficio. Lì R.Andal ingannò l'attesa riflettendo. Non vedeva davvero dove fosse il problema nel chiedere una patente da genitore. Aveva diversi amici umani, in prevalenza maschi ed era da loro che aveva sentito le lamentele sulle discriminazioni attuate dal Centro Patenti. Era più che mai deciso ad andare in fondo a quella storia.
"Mi fa piacere." disse una donna entrando
R.Andal si girò a guardarla confuso: "Come prego?"
"Mi fa piacere che sia disposto ad andare in fondo alla questione." rispose la donna andandosi a sedere sulla poltrona di fronte a lui
"Ma lei come…"
"Voi robot non umanoidi avete ancora l'abitudine di pensare ad ultrasuoni, convinti che nessuno sia in grado di ascoltare i vostri pensieri."
"Quindi lei è…"
"Sara Ferguson, o dovrei dire SR5002, ma sono anni ormai che non uso il mio numero di serie. Robot umanoide di classe A e…Procuratore. Di cosa desiderava parlarmi signor Somerset?"
R.Andal fissò gli occhi verdi della donna e i suoi capelli biondi tagliati sulle spalle, quindi iniziò a raccontare la sua storia.
"Così lei ha accusato di discriminazione quel funzionario senza avere la minima prova. Non è stato molto saggio da parte sua."
"Che cosa avrei dovuto fare? Quelli hanno insabbiato la mia domanda."
"Lasci che le spieghi una cosa signor Somerset. Per molti versi l'Atto del Soggetto è rimasto sulla carta ed in alcuni posti come l'Ufficio Patenti sanno a stento che cos'è. Se si ferma a riflettere un attimo si accorgerà che i suoi effetti sono stati minori in quelle aree dove il monopolio degli esseri umani è ancora forte e l'Ufficio Patenti è proprio una di queste. Lei li ha mandati in tilt con la sua domanda, riesce a capirlo?"
"Francamente no."
"Perché vuole diventare genitore ed adottare un bambino?"
"Voglio qualcuno da amare e voglio sentirmi chiamare papà."
"Lo vuole o la sente come una necessità?"
"Non capisco."
"Non mi sorprende. Lei non è un essere umano."
"Crede sia questo il problema? Io vivo solo e credo di poter fare molte altre cose oltre che lavorare. Un bambino potrebbe completare la mia vita ed io saprei prendermene cura."
"Un bambino ha bisogno di molte attenzioni."
"A noi robot sono stati affidati compiti di grande responsabilità."
"Noto con piacere che è molto determinato e questo non può che procurarle altri guai. Mi faccia un piacere." disse il Procuratore porgendogli un biglietto da visita "Vada a trovare questa mia amica. Saprà come aiutarla."
R.Andal lesse il biglietto, Susan Cave, robopsicologa, 11 Cartride Street e poi disse: "Non ho bisogno di uno strizzacervelli."
"Non deve andare a trovarla come paziente. Susan capirà."
Il robot si convinse che doveva fidarsi del Procuratore essendo un suo simile, quindi salutò e lasciò l'ufficio.

L'indomani si recò allo studio di Susan Cave e scoprì che il Procuratore aveva avuto ragione. La robopsicologa capì immediatamente che R.Andal non era un paziente, prima ancora che lui avesse il tempo di raccontargli la sua storia.
"Sara l'ha consigliata bene, signor Somerset. Lei è venuto dalla persona giusta. Vede, io non mi occupo solo di robopsicologia, ma collaboro anche con l'Investigativa per tirare fuori dai guai i robot come lei."
"Io non sono nei guai."
"Ma lo sarà presto e la sua vita sarà in pericolo dal momento che è determinato ad andare in fondo a questa storia. Si ricorda del caso NDR110 di qualche anno fa?"
R.Andal annuì; un robot umanoide era stato accusato di aggressione ai danni di un essere umano, ma due poliziotti avevano dimostrato la sua innocenza con l'aiuto di una robopsicologa.
"Quel robot era stato incastrato." riprese Susan
"Ma questo che c'entra con il mio caso?"
"Cercheranno di fare la stessa con lei, per impedirle di ottenere quella patente. Sono trascorsi alcuni anni ma la situazione non è cambiata affatto. Gli esseri umani hanno paura dei robot e da quando questi hanno ottenuto la libertà, ne hanno ancora di più."
"Cosa mi consiglia di fare? Rinunciare?"
"Neanche per idea! Lei ha tutto il diritto di chiedere che le venga rilasciata quella patente, ma per evitare che le accada qualcosa di male la affiderò alle cure di un amico. Le dispiace aspettare di là, mentre cerco di mettermi in contatto con lui?"
R.Andal annuì e raggiunse la sala d'aspetto dello studio della dottoressa, mentre Susan chiamava Bob Norton dell'Investigativa. Non fu affatto facile convincerlo ad accettare, dato che a Bob non stavano simpatici i robot. Però era uno dei pochi esseri umani che Susan conoscesse ad avere un innato senso della giustizia. Non importava quali e quanti fossero gli indizi, Bob li controllava tutti scrupolosamente prima di accusare qualcuno, uomo o robot che fosse. Bob e Susan erano molto amici e lui ogni volta accettava di aiutarla solo perché le voleva bene.
"Tutto a posto signor Somerset." disse Susan facendo capolino dal suo studio "Stanno venendo a prenderla e dopo io andrò a parlare con il Procuratore, per cercare di trovare una scappatoia."
R.Andal si limitò ad annuire e quando Bob Norton arrivò andarono via insieme. Quindi Susan andò a trovare la sua amica. Sara le doveva molto. Senza l'aiuto di Susan non sarebbe mai riuscita a diventare Procuratore. Discussero a lungo del caso Somerset, dei rischi e dei vantaggi e alla fine gli ultimi risultarono essere più numerosi dei primi. In qualità di Procuratore Sara aveva il dovere di ascoltare le lamentele dei contribuenti e verificarne la fondatezza. Quindi contattò il Centro Patenti dal quale ricevette delle scuse per il ritardo nell'espletamento delle pratiche dovuto a cavilli burocratici. Quando chiese maggiori spiegazioni e non ottenne una risposta esauriente, decise che era il caso di farci un salto. Il direttore del Centro, Brian Singer, ricevette il Procuratore nel suo ufficio.
"Devo confessarle che la sua visita ci ha colti di sorpresa." disse Singer
"Fa lo stesso effetto a tutti."
"Francamente non ho ben capito per quale ragione è qui."
"Perché non ci stiamo facendo una bella figura, signor Direttore. È stato il mio ufficio a dare il benestare per aprire il Centro Patenti e ne ha controllato attentamente lo Statuto. Ultimamente però mi sono arrivate diverse lamentele in seguito all'abolizione dell'essere sposati come condizione necessaria per presentare la domanda. Niente di ufficiale, intendiamoci, ma sembra che il suo Centro stia operando una discriminazione a favore delle donne e a danno degli uomini. E adesso anche dei robot."
"Ma Procuratore…" protestò Singer, ma poi ricordandosi che stava parlando ad un robot umanoide dovette cambiare tono "La maggior parte delle patenti viene concessa alle donne, solo perché le verifiche condotte sugli uomini hanno un indice di fallimento molto più alto. Lei sa bene che il nostro Centro non rilascia patenti a soggetti non idonei."
"Allora credo sia il caso di rivedere i metri di giudizio. I tempi sono cambiati da quando le donne stavano a casa ad accudire la prole. Oggi le donne non desiderano avere figli più di quando non lo desiderino gli uomini. È ora di abbattere il vecchio stereotipo dell'istinto materno e della donna geneticamente programmata per essere una buona madre. La presentazione della domanda è libera e tale deve rimanere. Vorrei che riesaminasse attentamente il caso di R.Andal Somerset e che lo sottoponesse alla giusta verifica, come vuole la prassi. Per facilitarvi il compito, questa è una dichiarazione della robopsicologa Susan Cave sulla sanità mentale del signor Somerset. Credo che una tale dichiarazione debba essere richiesta quando a presentare la domanda è un robot, quindi va inserita nello Statuto del Centro. Di questo posso occuparmi io, mentre a lei resta il compito di fare bene il suo lavoro."
Brian Singer prese il foglio e se lo rigirò tra le mani: "Dov'è R.Andal Somerset adesso?"
"In compagnia di un agente dell'Investigativa. In seguito al caso NDR110 la dottoressa Cave ha ritenuto opportuno metterlo sotto custodia."
Il Direttore del Centro annuì e il Procuratore prese congedo.

Il giorno dopo R.Andal Somerset venne convocato al Centro Patenti dove arrivò scortato da Bob Norton. Gli rivolsero molte domande su quello che gli piaceva fare, su cosa pensasse degli esseri umani e sul perché volesse diventare genitore.
"Credo che gli esseri umani siano molto fortunati. Hanno la possibilità di creare una nuova vita donandole parte del loro patrimonio genetico. Noi robot non ne siamo in grado, ma in me è ugualmente forte il desiderio di accudire una piccola persona e di vederla crescere giorno dopo giorno."
R.Andal Somerset venne giudicato idoneo e quel giorno stesso andò ad adottare il suo bambino. Scelse una bambina di tre anni che chiamò Flora, perché assomigliava ad un fiorellino. Uscirono mano nella mano dal Centro Adozioni e se qualcuno fosse stato in grado di decifrare lo sguardo del robot avrebbe detto che era incredibilmente felice e fiero di come la sua bimba camminasse mettendo un piede davanti all'altro e lo tirasse per fargli affrettare il passo.
Quello di R.Andal Somerset fu il primo caso di adozione operata da un robot. Ne seguirono molti altri, le cui verifiche psichiche furono curate tutte dalla dottoressa Susan Cave.

Annarita Petrino

La patente - racconto di Annarita Petrino


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