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about:blank - di Girolamo Grammatico

Inserito Giovedì 22 gennaio 2004

Narrativa
Quando viviamo costantemente nell'astrattezza
(sia essa astrattezza del pensiero o dell'immaginazione)
finisce che, addirittura contro il nostro stesso sentimento e la nostra volontà,
le cose della vita reale
che in accordo con noi stessi più dovremmo sentire,
diventino per noi dei fantasmi.
(Pessoa)


about:blank

Connecting to TOTALIMMERSION.esp

Eppure era qui, da qualche parte … ricordo, sicuro, in quel cassetto.

Oh forse no!
L'ho letta di recente, magari l'ho messa nel libro, sì, ecco…Pessoa…maledizione, neanche qui!!! Basta! Esco! Vado!
Un giro mi rilasserà! La cercherò,
ancora,
dopo,
con calma!
Dov'è il cappotto?, fa freddo al parco!, ma non solo, fa freddo un po' dovunque di questi tempi; fredde le mani, freddi gli occhi, le voci e anche i gesti. Fa freddo e il cappotto è buono, una buona scusa, per coprirsi di lana e oscurità, fibre di solitudine intrecciate contro il vento! Ma dov'è il cappotto? Dove l'ho messo? Appeso? No! Nell'armadio? Nemmeno! … forse mia madre l'avrà lavato … mia madre!!! Dovrei cercarla, chiamarla, ritrovarla.
Partorire è morire, la vita distrugge. L'osmosi uterina tra feto e madre si perde nella vita stessa. Nove mesi di simbiotica intesa sono solo l'attesa agonizzante per una condanna chiamata parto. Perch'é da lì comincia la sfida. Adesso l'osmosi è spirituale … empatica. Ora viene il bello. Il cordone è rotto. Almeno uno: il primo, quello biologico. Resisterà l'altro?
Forse è l'empatia il fattore entropico dello spirito: minore empatia minore umanizzazione, minore spiritualità … forse mia madre è morta da tempo e non lo so o magari è fuggita con il mio cappotto o con un uomo che ha il mio cappotto! Mio fratello, forse, o mio padre!
Forse…
Il fatto è che adesso devo andare.
Ecco: il cappotto, scuro, lungo, anonimo, sembra un corpo, il mio, vuoto e silenzioso. Lo indosso con lo stile guerriero dell'attacco determinato, infilo le mani in tasca e … qualcosa.
Mi tocca.
Tocco.
Esamino con la vista della pelle che riflette solo tramite l'intuizione: carta, piegata, più volte, male, quasi accartocciata. Afferro, con lentezza, senza guardare, mi bastano i miei occhi epidermici, mi eccitano, perché viaggiano nell'ignoto e mi sfidano! Devo intuire, capire, ricordare e spiegare! Tocco, afferro, pregusto il sapore della vittoria, intuisco con fare psicotico e complice che sia lei … adesso, mi muovo su più livelli: il tatto e la vista, l'intuizione e l'elaborazione oggettiva di un dato empirico che mi si rivela inevitabile.
E' lei.
La lettera che cercavo, le parole, mai dimenticate, che desideravo. Piegata come in un letargo artificiale mi appare, inerme ed indifesa, vittima fatale di un disegno ignoto pure a Dio. La apro con cura. La spiego come velo di sposa, con fare sublime e liturgico. Sorrido.

Più dentro che fuori.
Sorrido.
Adesso ci sono. Ho arrestato il tempo, ma senza uscire dalla storia. Adesso tutto si è fermato nell'attesa del mio responso.

E' lei.

Trovata!
Oh forse sono stato trovato! Sicuramente.
La parola è potere, magia di un etere che vive, un etere significante e organico, vibrazione parmenidea di un dinamismo vitale. La parola che muta presuppone un suono. La frase, che, silente, presuppone un'intonazione, una voce. Un organismo, pensante, che si estende nello spazio e nel tempo con un foglio e una penna … ma non solo, non basta, non bastano. Io sono la legittimazione finale dell'origine di queste parolefoglipensieriscritti che tengo tra le mani con partecipazione alienante.

E' lei.
La mia lettera, il mio amuleto.

Godo del coinvolgimento totale di tutti i miei sensi: la consistenza della carta, fragile nelle mie mani, dà prova della sua resistenza contro le armi logoranti del tempo; la calligrafia dolce e costante rasserena la vista troppo abituata a spettacoli spigolosi e duri; quel profumo di salsedine che sembra non abbandonare mai questo magnifico foglio, risveglia in me passati ancestrali d'indicibile nostalgia; la saliva, che copiosa inonda la mia bocca per l'emozione di parole mai pronunciate permette di assaporarle in modo tutto diverso; e la voce, la sua voce, udita in lontananza, che risvegliata da quei codici di accesso scelti appositamente da lei e che a lei, a lei solamente richiamano, riecheggia nella mia mente.

Gli occhi corrono
scorrono
… eccessivamente veloci.
La mente rincorre parole decodificando immagini mai viste, ma accadute, esistite, dipinte … nell'universo; cadute dalla vita sulla carta, pietrificate nel ricordo di un disegno alfabetico, simboli: negativi dell'immagine: alter ego dell'esperienza!!!

Quasi m'imbarazza il mio feticismo sensuale e intimistico che mi lega, con forza, ad un po' di carta macchiata. E' come se la lettera, mediando un messaggio, mediasse la realtà ogni qual volta venisse aperta, letta, meditata… come se invece di comunicare, accorciando barriere, creasse nuovi spazi e momenti fuori dalla realtà stessa, estranei alla quotidianità.
Eppure, nell'altare del mio passato, vestito dei paramenti dello spirito immolo attimi di una storia al dio della cellulosa, unico padre superiore disposto ad esaudire il suo umile devoto.
In un raptus euforico fiondo le mie mani in tasca, cerco, frenetico, una penna … vorrei scrivere, rispondere, adesso, sì, che importa che lettera sia di un tempo lontano (troppo, forse!). Adesso è qui, con me … e merita, chiede, pretende, risposta. Risposta, che mai, lo so, verrà letta dal destinatario, che mai, purtroppo, giungerà a lei.
Forse, anzi sicuramente, risponderei più a me e a queste amate parole, ma non trovo né carta né penna … come se non fossero mai esiste, eppure io ne ho un ricordo, vago, è vero, ma che sento reale e certo.
E poi esiste la lettera che tengo in mano come prova di una realtà di cui deve, per forza, essere il prodotto.

Si alza un vento strano, portatore di strani presagi. Il mio cappotto sventola in un brivido d'impotenza. Non ricordavo di essere fuori, eppure il ricco cielo di nuvole bianche e fitte m'impone la sua visione dell'esterno. Mi guardo intorno e le foglie autunnali richiamano la mia attenzione, quasi fossero lettere d'amore abbandonate da un postino ormai stanco.
Ripiego la mia.
Con cura.
Apro il cassetto della scrivania e la poggio lì, vicino al calamaio e al pennino, proprio sui fogli bianchi.
Mi volto verso il viale alberato e chiuso nel mio bozzolo di lana mi avvio pensieroso rievocando quell'ultima immagine … quei solitari e muti fogli bianchi.

A T T A C H M E N T
· F i l e : v i r u s c r a c k e r.esc
Quello che ti ho inviato è un virus che, recentemente, sta infestando i microchip psicocybernetici. La gente durante le proprie immersioni nella rete vive ricordi di un passato in cui le lettere elettroniche non esistevano e i messaggi venivano archiviati su materiali fatti di cellulosa mediante arti grafiche come la pittura. Le lettere dell'alfabeto, anziché digitate, venivano dipinte su tavole flessibili della suddetta cellulosa e spedite, tramite un lungo passamano, al destinatario! E' un virus molto potente e pericoloso. Figurati che, non solo la gente crede in questi finti ricordi, ma all'uscita dall'immersione prova nostalgia e vuoto. Come se quel modo arcaico fosse una realtà passata e dimenticata.

Per evitare d'incappare in una così poco piacevole situazione devi scaricare il file nella memoria fissa del microchip psicocybernetico e salvarlo come “UNVAILED”; dopodiché elimina la mia email. Si dice che il virus si auto aggiorni. So già cosa stai pensando “Ma da dove arriva? Qual è la fonte?”. Ti sembrerà strano ma non si è riusciti a scoprirlo!!! Ho fatto una ricerca e sembra che un tale che si fa chiamare Ale Fratt abbia applicato la teoria del caos ai bug psicoemozionali lasciati dalle immersioni nella rete di persone incapaci di un equilibrio! A quanto pare coloro che, con psicopatologie schizofreniche, abusano della rete, lasciano psicookie devianti durante la fruizione delle simulacrazioni infocognitive. Tali psicookie creano dei bug impercettibili nel sistema, che, col tempo, aumentano il piccolo scarto fino a farlo diventare un macrobug infettante e deviante. Se usi la procedura sopraindicata il sistema, avendo già la falsa traccia, filtra i finti ricordi riconoscendo il virus e non te lo scarica nella memoria.

Immagina, per un attimo, l'assurdità e la follia di questo virus. Immagina tutti i nostri messaggi, le nostre lunghe comunicazioni, riportate su interi scaffali o box, grandi come pareti. Immagina di dover stare sempre nell'attesa che qualcuno venga a farti visita per portarti tutte le notizie di cui hai bisogno per il lavoro, ma, cosa ancora più inquietante, il dover rispondere allo stesso modo, rimettendosi, per organizzare una qualsiasi cosa, alla relativa velocità degli altri, alla speranza che nulla interferisca con il viaggio del messaggio. Immagina quanto tempo sprecato in attese lunghe ed infruttuose.
Perdona la mia corposa email; so che è cattiva educazione obbligarti ad una così lunga lettura per un tempo superiore agli standard 15”, ma, come avrai notato anche tu, l'importanza del messaggio è tale da dover meritare un'attenzione maggiore unita a qualche parola in più.
Ci sarebbe, in ogni caso, molto altro da scrivere a riguardo, ma il rivelatore feromonico m'informa che mia moglie si sta avvicinando con un certo nervosismo … è bene quindi che riemerga e chiuda la connessione.
Non esitare a farmi domande o a passarmi materiale a riguardo … questa storia del virus m'inquieta alquanto!

A presto,
digitaldivide@limits.off




Ricevuta e letta l'email ormai doveva solo eliminarla per tutelarsi dal virus.
Che strano virus, non è che avesse capito molto, ma non era importante, adesso doveva recarsi nel settore agorà della web. community della sua famiglia per incontrarsi con la madre che, ormai da anni, si era trasferita a …, ora non ricordava bene dove, ma che importanza aveva, immergendosi nella rete, con il nuovo servizio hyperagorà, adesso poteva incontrarla, in simulacrazione, sempre! Bastava darsi appuntamento e … click!
Chiuse la sua valigetta contenente la simulacrazione infosimbolica del suo computer portatile e si diresse verso il settore agorà, ma una strana byte_river, simile ad un forte vento tempestoso, si alzò mandando in aria il suo cappotto e facendogli scappare di mano la valigetta che, con una lenta e bassa iperbole, andò a schiantarsi al suolo aprendosi e lasciando cadere il suo contenuto.
… migliaia di lettere, fogli di carta, buste si alzarono in volo seguendo il ritmo del vento. Parole incise nella polvere si sollevarono fuggiasche verso libertà astrali. Il cielo si oscurò con frenetica consapevolezza. Fulmini violenti si scagliarono verso le lettere a velocità assurda, ma ad ogni impatto le lettere, anziché bruciarsi, si moltiplicavano, continuando, inesorabili, il loro volo, la loro corsa, verso il cielo.
Si precipitò, disperato, incontro lo stormo di lettere, ma riuscì ad afferrarne solo una… era datata 1960, firmata da una donna.
Tirò un sospiro di sollievo verificando che fosse la lettera a cui teneva di più. Chiuse la valigetta del pc, si abbottonò bene il cappotto e s'immerse in www.frattale.caos


Netgrafia dell'autore.
Webby Firstman nacque a Benares nel 1960. Emigrò con la famiglia in America quando aveva solo tre anni. Trascorse un'infanzia normale fino all'età di 9 anni, quando, dopo aver assistito al famoso sbarco sulla luna, cominciò a dar segni evidenti di squilibrio confidando ai genitori di essersi diviso in numerose identità sparse nel tempo e nello spazio. Dopo numerose cure mediche, a base di psicofarmaci, scompare all'età di 18 anni. Di lui non si viene a sapere più nulla per sette anni fino a quando, nel solstizio d'estate, viene trovato un uomo nudo e privo di coscienza al centro del sito archeologico di Sthonege (England). Portato all'ospedale dai primi soccorsi l'uomo viene messo in condizioni di buona salute, ma si rifiuta di comunicare in alcun modo. Le autorità, dopo lunghe ed estenuanti ricerche, scoprono trattarsi di Webby Firstman.
Segue una ricca attività letteraria, frenetica e delirante.
Purtroppo la critica del tempo non riconosce il genio letterario dello scrittore, il quale, noncurante di ciò, si rinchiude in un mondo sempre maggiormente alienante.
Il 6 Gennaio, all'età di 66 anni, Webby Firstman muore di stenti. Il corpo viene trovato seduto sulla scrivania con ancora la penna in mano e la testa china su un foglio di carta firmato, ma non ancora cominciato.
Dell'autore esistono numerosissime opere, proprietà esclusiva di un sito chiamato lifejackets.it
Tre anni dopo la morte di Webby Firstman, proprio il giorno della commemorazione della sua dipartita, giunge presso le più prestigiose case editrici del mondo una lettera senza mittente, né francobollo, con all'interno un solo foglio con la firma originale di Webby Firstman, ma per il resto ... pressoché ... bianco.

Linked word
byte_river: flusso d'informazioni percepito dal cybernauta come un vento. Di solito la byte_river ha una fonte e una destinazione. Sulla base della fonte e del flusso di informazione deriva la forza del byte_river. Dalla brezza dell'utente medio alla Corrente di Coriolis dei più potenti provider.
.esc: sono formati che annullano tutti i simili. Un file in .esc funge da filtro a tutti i virus psicocybernetici che tentano di auto-installarsi.
.esp: sono tutti i nanosoftware tcnoproteinici necessari per l'immersione nella rete. Grazie ad un collegamento tecnorganico costruito su base di nanomolecole intelligenti il soggetto vive la rete come effettiva realtà virtuale e usufruisce dei contenuti tramite le cosiddette simulacrazioni. esp equivale a: extra sensorial power, in quanto la realtà vissuta dal soggetto trascende i propri sensi.
microchip psicocybernetici: possono definirsi i nuovi modem, necessari alle immersioni nella rete sono il frutto delle tecnoneuroscienze. Grazie a studi del genere si è riuscito a creare organismi artificiali costituiti da nanomolecle che instaurano un rapporto di tipo simbioticosinaptico.
rivelatore feromonico: strumento risultante da una branca della scienza definita tecnochimica. Lo strumento rileva nell'aria la concentrazione feromonica presente intorno all'individuo che essendo totalmente immerso nella rete perde ogni contatto con la realtà in cui risiede biologicamente. Tale strumento nacque, all'inizio, come sistema d'allarme, per evitare che il soggetto, concentrato nel cyber space potesse essere oggetto inerme di qualcuno a lui vicino. Grazie alla lettura dei “messaggi” feromonici l'utente sa, nonostante sia immerso nella rete, chi gli si trova vicino e con quali intenzioni.
simulacrazioni: le informazioni della rete vengono tradotte dai modulatori sinaptici in strutture virtuali tali da stimolare i sensi come nella realtà. Il termine nasce dalla necessità di superare le vecchie simulazioni tridimensionali a favore dei nuovi spazi cibernetici.

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