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Inserito Giovedì 09 febbraio 2006

Narrativa un racconto di Lorenzo Ramadoro

“Scriverò fino a quando avrò fiato, continuerò a estirpar’idee dal nulla. Le piglierò con le tenaglie per dar loro luce. Le farò nascere. Esse sono la mia vita.

Ora che mi spengo, ora che mi addormento con il dubbio di un non-risveglio. Adesso posso solo prepararmi al meglio. Fino al fondo dei miei giorni….” Sento cedere la penna ed il cuore rallentare, un freno alla vita.

Memorie da rivevere come fantasma nella pelle dell’osservatore.... un altro effetto di questo roteare di tempo. Mi ha preso e respinto indietro. Con un battito d’occhi son tornato. Ho ripreso, attraverso, a ritroso…

Il tempo, vedere la minaccia delle ciglia farsi bianche, i capelli diradarsi, la pelle scendere…

Dopo aver terminato, son retrocesso a nuova vita. Il primo a cui è stato concesso altro tempo.

E non lo sapevo…

del resto; come avrei potuto. Imprevedibilità del destino, le teorie alle stalle. Le luci delle stelle non si spegneranno come buchi neri o giganti rosse, credo. Ritorneranno ad essere ammassi, forse.

Come funziona la combustione adesso?

È il contrario o resta lo stesso? Medesimo meccanismo di accensione.

Me lo domando per saper dov’è ora la mia prima moglie, una delle due donne che abbia mai amato, dopo quel bislacco giorno lei non torno più. Non resuscito, non torno a assaporare la vita in mia compagnia ed io dovetti trovare la mia nuova compagna. Lavorare su di un nuovo amore. Io l’amo, lei così piccola…. Alta appena un metro.

Se mai da piccolo qualcuno mi avesse raccontato la verità l’avrei accettata come fiaba. Come una delle tante belle nevelle regalatemi dalla mamma.

Sono un bambino eppure non cerco un petto su cui piangere…cosa ne penserebbe Darwin o lo scienziato che ideo le teorie dell’evoluzione, dopo un simile tracollo di scienza?

Come ci evolveremo? decrescendo?

Ci è permessa una doppia vita…. Passare per i vent’anni con in mente ancora i giorni in cui ogni passo era appoggiato dal bastone. Dopo ho sempre creduto di vivere un’illusione. Del resto non basta una vita per dimenticare i centoquindici anni passati a credere di stare invecchiando.

Trovarsi a rivivere il fervore degli adolescenti. Gli sprazzi di schiamazzi d’ormoni. Passare giornate intere a fare l’amore sapendo che il desiderio si spegnerà di lì a pochi anni………. i peli già radi saranno presto assorbiti dal corpo e il petto della bambina che ami andrà lentamente livellandosi.

Non fremo più al pensiero della morte, o dell’inizio.

Mi ritroverò a dover crescere? A vivere un ennesimo secolo? ancora altri centoquindici anni?

Gli scienziati sono pazzi. Folli nel loro intento di studiare e comprendere le motivazioni di un simile gesto. Un colpo di mano dato al continum temporale che ci dimostra quanto assurdo è il nostro desiderio di capire. Quanto siamo lontani da una formula che offra al tempo la possibilità di deviare.

Eppure capisco il desiderio, la curiosità di scoprire. Per quanto illusoria, interpreto la necessità di tirare una conclusione.

Questo mio navigare fra parole mi offre l’ancora per accettare senza domandare il senso.

Creo nuove ipotesi solo per il gusto di sperimentare.

La mia donna, una bimba dagli occhi neri, mi preme dentro, a volte riesce persino a oscurare Sara.

Ti amo Sara anche se non puoi più sentirlo. Così come amo lei, Pamela.

Allo stesso modo, il tempo passato non ti ha deteriorato. Non c’è nulla che io non possa ricordare. Mi basta pensarci per rivedere ogni segmento di vita trascorsa.

Nello spezzare un cracker mi torna alla mente la sorpresa per il presente contenuto nel sacchetto. Quello strano casolare rurale con la ruota appresso. Pastelli in forma di mucchine, il primo dei tanti regalini da conservare. Li ritrovai un giorno per caso in soffitta, nella vecchia casa. Quella di quando ero bambino (duecento anni or sono).

È duro a volte, ricordare ogni istante. Non ti sfugge niente, non puoi soffiar via i ricordi, farli scivolare di mano come sabbia, disperdere nel vento.

Ma sono contento, si Sara, sono contento di non dimenticare. Di non poter perdere l’amore che mi hai donato, l’affetto di mia madre… i momenti trascorsi con gli amici a non far nulla, a chiacchierare o giocare. Alcuni li incontro ancora, alcuni come te non hanno aspettato abbastanza. Riposano, e di quando in quando li vado a salutare. Come te, come i miei genitori.

I nostri figli sono cresciuti, hanno avuto la fortuna di condividere la vita con un unico amore. Senza rimpianto. I nostri bis-nipoti crescono in linea retta; crescono, non decrescono. E la cosa buffa è che sono fisicamente più maturi dei propri genitori e nonni (bis compresi)

Ma cosa vuoi, non avrei mai pensato di dover baciare di passione una bambina a duecentovent’anni.

Finora nessuno è mai morto per cause naturali. (alcuni in preda all’onnipotenza han creduto di d essere immortali, che modo assurdo di finire!) Ho come la sensazione che il tempo scorra in modo differente in ogni persona. Eppure studi scientifici…

Bà, lasciamo stare. Volevo solo farti sapere che stavo bene.

Dovunque sei ora io ti sto pensando. Lo vedi? Sono sempre lo stesso, ancora mi piace gironzolare, cambiare soggetto, divagare. Immagino avrai riso nel vederti recapitare questi pensieri da oltre mare. Quel tuo candido schiudere le labbra arrossendo un poco le gote è una di quelle immagini che porterei anche senza questa dannata memoria. Un sorriso fresco come a sbocciare stella alpina. Starai sghignazzando per questo mio parlare di te in terza persona. Credevi non avessi mai notato il tuo occhieggiare la mia sgrammatica, come da corretta maestrina?

Ma sei tu, a te è dedicata ogni lettera di questa carta 5. Come sempre questo giorno lo dedico a noi. Il 18 novembre, il giorno in cui adocchiai una carotina dalla pelle lattea.

Colei chi mi avrebbe guidato come una cometa per metà della mia vita


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