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Empio Graal

Inserito Mercoledì 13 febbraio 2008

Narrativa un racconto di Frank Roger
illustrazione di Antonio Folli

1

Il coccodrillo sgusciò fuori dalle ombre per stringere le fauci attorno alla testa della ragazza appena entrata. Lei non ci fece caso, passò attraverso la creatura imperturbata.
“Vieni a visitare il WaterWhirl,” disse una voce squillante. “Cavalca i delfini, nuota con gli squali e dai da mangiare ai coccodrilli. Gustati un’intera giornata di emozioni nell’acqua e di galoppate mozzafiato per solo settantacinque bigliettoni.” Mentre il coccodrillo olografico si smaterializzava per ritirarsi nella sua tana virtuale, la ragazza aveva già preso posto ad un tavolinetto vuoto.
“Che donna” mormorò con un moto d’approvazione il padrone di Roy mentre se ne stavano in cucina ad aspettare di servire le ordinazioni.
“Sono pienamente d’accordo,” rispose Roy. “Posso servire io questa cliente, Kelvin?” Il padrone annuì.
Roy fece caso a come premeva i tasti della tastiera per fare l’ordine, a come mantenne spalancati gli occhi affinché lo scanner potesse controllarle la retina per accedere al conto bancario e a come si rilassò poi sullo schienale. Entrò qualche altro cliente e riapparve il coccodrillo per ripetere il suo messaggio. La ragazza prese il suo webphone per ammazzare l’attesa di quei pochi minuti necessari alla cucina automatizzata per preparare l’ordinazione. Ignorò gli altri olo pubblicitari al centro del ristorante, un idrovolante che atterrava, il ruggito dei motori che finivano in un lancio pubblicitario per l’alta qualità e le basse tariffe della Apple Airlines.
Non appena la cucina produsse la sua ordinazione, Roy prese il piatto fumante e si diresse velocemente al tavolo della ragazza sorridendo radiosamente eccitato di enegia e di sentimenti positivi, l’unica ragione per cui qui venivano ancora assunti esseri umani a svolgere un lavoro che poteva benissimo essere fatto dalle macchine. Camerieri in carne ed ossa non facevano che aggiungere calore e tocco umano, il che faceva la differenza, come andava ripetendo Kelvin. E se si faceva ricorso ad upper ed emobooster, potevano andare avanti per tutto un turno senza mai perdere un sorriso.
Non appena posò il piatto al tavolo della ragazza, il sistema audio dello scanner fece: “Grazie per aver scelto il Lunch Mob, gradisca il suo cibo.”
Per un istante i loro occhi si fissarono e a Roy parve quasi che ci fosse stato un lampo. Senza dubbio era una donna speciale. La sua reazione verso di lei era forse amplificata dagli emobooster, o non era forse un caso di amore a prima vista? Mentre lei attaccava col pasto, lui non perse nessun dettaglio del suo aspetto, i suoi capelli, che cambiavano stile e ruotavano di colore secondo cicli rapidi, la sua nano body-art, tatuaggi che sembravano vivi e luccicavano con effetti iridescenti man mano che strisciavano attraverso la sua pelle, gli ornamenti fosforescenti dei capezzoli che le brillavano attraverso i tagli del vestito. Mentre le staccava con grossa difficoltà gli occhi di dosso e si voltava per tornare in cucina entrò nel Lunch Mob un altro gruppo di clienti.
Poi tutto accadde molto velocemente. Proprio nell’attimo in cui gli ologrammi del coccodrillo e dell’aliscafo tornavano in vita, i clienti che erano arrivati subito dopo della donna urlarono qualcosa, saltarono e si buttarono verso di lui mentre i nuovi arrivati si lanciavano a loro volta. Qualcuno gli andò a finire addosso e lo scagliò a terra, incapace di vedere cosa stava accadendo mentre l’olo-pubblicità lo avvolgeva completamente. Sentì qualcuno che inciampava sul suo corpo, delle mani che brancolavano addosso a lui come di qualcuno che cercava di recuperare l’equilibrio o di aggrapparsi a qualcosa, e allora si rotolò di lato. Quando riuscì a rialzarsi di fretta l’ologramma scomparve e poté guardarsi attorno. Tutti i clienti se n’erano andati, inclusa la bella ragazza.
“Ma che diavolo è stato?” urlò.
“Non so proprio,” rispose Kelvin dal retro. “E’ successo tutto troppo velocemente perché gli occhi riuscissero a seguirlo. E quell’olo ha nascosto quasi tutto.”
“Dovremmo riguardare il nastro della telecamera di sorveglianza e chiamare la polizia,” disse Roy. “E riportare indietro quella ragazza.”
“Immagino che l’olo abbia creato problemi anche alla registrazione video,” rispose Kelvin. “La ragazza scordatela. Sarà pure che non ha mangiato un gran chè, ma almeno lo ha pagato. Gli altri tipi non hanno speso niente. Di certo non è stata una zuffa normale. Ehi, Roy, prendi un altro emobooster, ti aiuterà a tenerti assieme. In un attimo potrebbero arrivare altri clienti da servire. Non preoccuparti ci penso io a fare rapporto. Va tutto bene?”
“Non mi sono fatto niente, ma ho perso qualcosa,” si lamentò Roy.
“Che cosa?”
“La ragazza.”
“Prendi un bel po’ di emobooster e un upper. C’è del lavoro da fare.”
“Scherzavo,” mentì Roy e si diresse verso la cucina per buttare giù qualche pillola. Indubbiamente, aiutavano e quasi subito la sua energia e il suo buon umore tornarono ai livelli normali. Non successe altro di insolito per il resto del suo turno e fu contento di poter tornare a casa. Comunque non riusciva a togliersi dalla mente l’immagine di quella ragazza.

2

La mattina successiva Roy si alzò e gettò un’occhiata dall’unica finestra del suo appartamento. Il cielo era di un blu sinistro, lo stesso colore dello schermo del monitor quando il computer si blocca. Era dubbioso sul fatto che quella sarebbe stata una giornata anonima.
Il suo turno iniziava tardi, oggi, così durante la mattina poteva prendersela comoda. Andò in cucina, digitò sulla tastiera il codice per la sua colazione all’italiana favorita ed attese. Come iniziò a squillare il cellulare lo prese e premette il tasto per l’analisi anti-virus. Non rispondeva più a nessuna chiamata che non fosse controllata. Solo pochi giorni prima c’era stata quella storia su un intero sistema di cellulari bloccato da virus vaganti. Di certo c’era qualcuno che sosteneva che la storia era stata diffusa dalle compagnie che producevano software per scanner telefonici anti-virus per poter lanciare le proprie vendite, ma preferiva non correre rischi. Forse era solo un’altra pubblicità, una di quelle di nuova generazione che potevano bypassare i filtri. Ne aveva ricevuta qualcuna, lo invitavano a partecipare ai servizi religiosi per “migliorare enormemente la qualità della sua vita”.
Digitò un’istruzione sulla tastiera della cucina per mettere in pausa l’ordine durante la telefonata. Cavolo!, pensò nel notare che non c’era il visual. Non sono buone nuove.
“Chi è?” chiese. “Fatti vedere o riattacco.”
“Aspetta,” fece una voce di donna. “Non riattaccare. Ho bisogno di parlarti. E’ importante. Veramente non ci conosciamo, ma mi hai vista ieri al ristorante dell’aeroporto dove lavori.”
Potrebbe non essere vero, pensò. E’ possibile che sia la bellissima ragazza? Come aveva fatto a sapere chi fosse... e quale numero di telefono avesse? Era forse un sogno? Non è che se ne stava ancora a letto durante una fantasia erotica?
“Non ti credo,” rispose. “Fatti vedere o riattacco.”
Il piccolo schermo si animò per un attimo con uno sfarfallio, sufficiente comunque per vedere che era proprio la bella ragazza. Appariva ancora più bella del giorno precedente. Se mai era un sogno, lui sperò che ancora per un po’ non si sarebbe svegliato.
“Sì, bene,” disse. “E’ vero, ti ho vista al Lunch Mob. Come mi hai trovato? E perché hai spento il visuale così di fretta?”
“Non c’è tempo per spiegarti,” fece lei. “Potrebbero controllare questa linea e più piccolo è il segnale e meglio è. Dobbiamo darci un appuntamento. E’ importante... ed urgente.”
“’Loro’ chi?” chiese. “...e che vuol dire tutto questo?”
“Non posso spiegartelo per telefono. Diciamo che ci vediamo all’Orville Wright Mall dell’aeroporto fra quindici minuti. E... senti: qualcun altro potrebbe cercare di mettersi in contatto con te. Stai alla larga da loro, o se si presentano da te o sul lavoro, non rispondere alle loro domande. Fa finta che ti sei preso troppi upper e emobooster che non riesci più a ragionare correttamente e sparagli i tuoi sorrisi più calorosi. Un’ultima cosa, non porti jeans ricicl, no?”
“Di solito tendo a limitarmi alle T-shirt ricicl. Perché?”
“Mettiti quello che portavi ieri. Ci vediamo tra un attimo.” Comunicazione finita. Esitò per un momento. La cosa non era per niente bella, ma non riusciva a resistere all’idea di poter incontrare di nuovo la bella pollastrella. Così cancellò l’ordine della colazione e si preparò ad uscire. Accese il suo sistema olografico di antifurto che nascondeva tutto ciò che aveva un qualche valore sotto una montagna olografica di robaccia inutile. Non sai mai se qualche tipo riesce ad inserire una di quelle webcam mobili dentro casa, sperando di localizzare qualche cosa di interessante. E’ sempre meglio far apparire il proprio posto scadente ad una prima osservazione.
Lasciò l’appartamento e passò davanti ad una bancarella di magliette mentre si dirigeva verso il terminal della CityNaut. Una maglia che presentava una pubblicità 3-D lampeggiante per un film in uscita che sarebbe stato di certo un successo attirò la sua attenzione, ma il prezzo era proibitivo. Al suo posto comprò una maglietta ricicl ad un prezzo basso con una normale pubblicità che sarebbe durata solo un giorno, ma che ci vuoi fare, era quello che la maggior parte della gente portava di solito. Gli fu scannerizzata la retina per il pagamento, buttò la vecchia maglietta in un cassonetto di riciclaggio e poi si ricordò che doveva portare gli stessi pantaloni del giorno precedente. Non se li era messi, ma decise di non tornare indietro per cambiarsi. Che importanza poteva avere se portava vestiti riciclati o no? Sarebbe stato proprio fortunato se un giorno fosse finito con quella gallinella senza pantaloni!
Salì a bordo della navetta della CityNaut impostò la destinazione per lo scanner e presentò l’occhio. “Grazie per viaggiare sulla CityNaut,” disse la voce del sistema mentre scannerizzava la sua retina per sistemare il pagamento. Dopo il breve tratto per l’aeroporto si diresse direttamente all’Orville Wright Airport Mall. Aveva sperato di imbattersi subito con la ragazza ma non la vedeva. All’ingresso del centro commerciale, già pieno di gente, si mise a gironzolare attorno ad un’edicola guardando le successioni olografiche di notizie flash, intervallate con olo pubblicità. Non era sempre facile distinguere le une dalle altre, ma pensò che gli accenni all’incidente all’aeroporto di Toronto, il terremoto in Pakistan e le statistiche che mostravano un deciso aumento nei frequentatori delle chiese, fossero delle notizie.
Entrò, comprò una scorta di upper, emobooster e abbassatori al negozio salutista e si spostò di lato per evitare di finire proprio dentro ad una pubblicità olo degli hotel della Hyatt’s Worldwide Airport. Si sentiva così terribilmente eccitato per l’appuntamento che rovistò la tasca in cerca di un abbassatore quando di colpo udì una voce che diceva dietro a lui:
“Sono qua. Seguimi al negozio di giochi e video qua fuori alla nostra sinistra. E fa l’indifferente. Possiamo parlare mentre guardiamo le offerte.”
Era proprio lei. Era bella da togliere il respiro, indossava una maglietta molto cara che nascondeva i tatuaggi alla moda ma offriva una visione perfetta degli ornamenti ai capezzoli. La seguì senza riuscire a dire una parola.
Si rese conto del motivo per cui aveva scelto questo negozio per parlare: il posto era un inferno di pubblicità olo di film o giochi appena usciti e la possibilità che si venissi visti o uditi era pressoché nulla. Comunque avrebbero avuto dei problemi a sentirsi tra di loro.
“La faccio breve...” disse lei. “Ti sei ritrovato in questa faccenda per caso, non c’è bisogno che conosca tutti i dettagli. È stato infilato qualcosa nella tua tasca che doveva finire nelle mie mani, secondo me è meglio che me lo dai e ti scordi di tutta la faccenda.”
Si ricordò della rissa in cui era stato trascinato. Dunque si era trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato, mentre qualcuno voleva allungare qualcosa a qualcun altro, con una terza fazione che rovinava la festa e la sua tasca come unico posso raggiungibile per nascondere il materiale. Il discorso sembrava filare.
“C’era un problema con quei pantaloni,” mentì. “Adesso non li porto. Dimmi solo che ti serve.”
Gi sparò un’occhiata gelida che gli congelò la spina dorsale. “Temo di non poterti dire molto, ci sei dentro anche troppo.”
“In questo caso non abbiamo altro da dirci,” le rispose e si girò attorno. Anche la sua mano sulla sua spalla gli fece gelare la spina dorsale, ma questo gelo era di natura ben diversa.
“Fermati.”
“Dimmi tutto.”
“Te ne pentirai. Se mai ci arriverai a vivere fino a quel punto.”
“Non fai altro che rendermi più curioso.”
“Ascolta, la roba che ti è stata infilata in tasca ieri è illegale e non ha prezzo. Non deve cadere nelle mani sbagliate. Ci sono al momento almeno due o tre persone che sanno che è in tuo possesso e altri con buoni servizi di spionaggio prima o poi verranno a saperlo. E verranno a prenderla... e immagina che potranno farti se dovessero pensare che sai troppe cose. Ragazzo, mi serve che mi ridai quella roba. E non ti fa comodo averla in giro a casa tua. Dammela. Tornatene a casa, mettiti quei pantaloni, incontriamoci da qualche parte e io la recupero. Credimi, è per il bene di tutti, soprattutto tuo.”
Ci pensò un attimo poi disse: “Va bene. Torno a casa. Tu non ci verresti?”
Scosse la testa. “Non dovrei proprio farmi vedere dove vivi. È meglio se recupero la roba in un posto neutro, in un ambiente non rischioso.”
“Vuoi dire che da me non è sicuro?”
“Non con quello che è nascosto proprio adesso nei tuoi pantaloni. Torna indietro. Adesso. Non perdere altro tempo. Non c’è una pizzeria vicino a casa tua? Andremo là.”
“Va be’. Mi paghi la colazione? Ho dovuto saltarla per tutto questo.”
“Se non ti sbrighi dovrai saltare molto di più. Vai via adesso.”
Annuì, si voltò e lasciò il negozio. Gettò un’occhiata dietro alle spalle sperando di dare un’ultima occhiata alla ragazza, ma lei era già svanita. Di certo tutto questo non stava prendendo la forma della grande avventura sexy che aveva immaginato. E poi non era proprio un sogno questo qua.
Prese la corsa breve della CityNaut e tornò di filato al suo appartamento. Con costernazione notò che una webcam mobile era attiva nella sua camera, senza dubbio stava trasmettendo immagini a qualcuno che cercava la stessa cosa della ragazza. Non c’era da meravigliarsi che avesse preferito non essere vista qui. Doveva essere un affare proprio serio. Schiacciò la webcam sotto un tacco, afferrò i pantaloni che indossava il giorno prima e cercò nelle tasche. Con le dita sentì un piccolo oggetto che si rivelò una specie di fialetta. Era appiccicata al tessuto dei pantaloni ed era così piccola e leggera che lui fino ad allora non aveva neppure notato che esistesse. Se la mise in tasca e ributtò i pantaloni sul letto. Pensò che qualche visitatore indesiderato era per strada e se non avessero trovato i pantaloni avrebbero deciso di dargli la caccia. Se invece avessero trovato i pantaloni ma senza il suo tesoro avrebbero potuto pensare che fosse andato perso, che fosse caduto e poiché il possessore aveva lasciato i pantaloni incustoditi sul letto era chiaro che non aveva idea di cosa implicassero e lo avrebbero lasciato in pace. O almeno così sperava.
Lasciò in fretta e furia il suo appartamento e corse alla Pizza Palazzo. Poiché la ragazza non era ancora arrivata si scelse un posto, digitò l’ordine sula tastiera e offrì l’occhio per lo scanner del pagamento. Mentre aspettava la pizza vide apparire la ragazza al di là della strada. Mentre si stava avvicinando alla pizzeria, alcuni uomini le si fecero accanto e la fermarono e ne seguì quella che sembrava una discussione. Il gran traffico della strada non gli permise di vedere esattamente cosa succedeva, ma era chiaro che le cose non andavano come avevano pianificato. La ragazza non si fece vedere in pizzeria e quando lui riuscì ad avere per un momento una visione della strada senza ostacoli, di lei non c’era più traccia. Era stata forse intercettata dai suoi nemici? Aveva forse preferito non portare quella gente dal tizio che possedeva nella sua tasca il tesoro inestimabile? Lo avrebbe contattato in seguito per dargli un altro appuntamento? Avrebbe mai rivisto la ragazza? O forse il suo bel viso lo avrebbe ossessionato per sempre?
Una voce programmata dall’accento italiano disse: “Grazie per aver scelto il Pizza Palazzo,” e come si voltò vide Luigi, tutto sorrisi, con la sua pizza messicana. “E’ bello vederti,” fece. “Va tutto bene?”
“Bene, grazie. A proposito, posso chiederti una cosa? Conosci questo?” Tirò fuori la fialetta e la passò a Luigi. Sapeva delle conoscenze approfondite di questo ragazzo per ogni tipo di pillola o stimolante. Se non lo sapeva Luigi cos’era, non lo avrebbe saputo nessun altro. “C’è una storia dietro,” aggiunse. “L’ho avuta per caso e c’è un bel po’ di gente che mi cerca per riaverla.”
“Non ne sono sicuro,” rispose Luigi studiando attentamente la fiala senza perdere il sorriso. “Credo che la roba qua dentro non sia proprio legale e, perciò, costosa e che valga proprio tutto il tuo tempo e interesse.”
“Che mi consigli?”
“Il modo migliore per uscire da questa situazione è di buttare giù quello che c’è qui dentro. A quel punto nessuno te lo può più togliere, non puoi venir arrestato per il suo possesso, sei fuori dal gioco in cui ti sei ritrovato e ti fai un viaggio gratis con qualsiasi cosa nuova possa essere. Buona fortuna, Roy. Fammi sapere poi come s’è rivelato il viaggio.”
“E se questa roba fosse pericolosa o letale?”
“Non credo che usino questi container miniaturizzati per il veleno per topi, non so se mi sono spiegato. Li ho già visti prima e se qualche tizio sta disperatamente cercando di recuperarlo deve essere qualche progetto di nuova droga alla moda, solo un po’ più illegale. Io sfrutterei l’occasione, se fossi in te. Fatti un bel viaggio, ragazzo. Apri quell’affare, schiaccialo finché non ti segnala che non c’è rimasto niente e liberati della fiala. Buona fortuna.”
Luigi se ne andò per servire qualche altro cliente e Roy azzannò la pizza. Poi andò in bagno e chiuse gli occhi mentre urinava. Odiava proprio quello gnomo olografico che appariva ai suoi piedi dicendo: “Smettila di sentirti un cesso! Prova la nostra nuova linea di MoodUpswing e sentiti in estasi ogni momento della giornata!” la creatura olo sparì non appena la sua urina smise di uscire e Roy si sentì sollevato sotto più di un aspetto. Per quanto odiasse questa particolare pubblicità olo, provò la tentazione di fare una prova di questi nuovi e potenti emobooster che giravano attualmente. Ma per adesso aveva altri progetti.
Gli ci volle un po’ per aprire la fiala. Dopo qualche frustrante tentativo a vuoto alla fine riuscì ad aprirla, se la portò alla bocca e la premette fino a che non sentì un bip. Non aveva sentito niente andargli giù per la gola, ma forse si trattava di roba miniaturizzata. Fino a che gli effetti fossero stati minimi non c’era da preoccuparsi. Gettò la fiala nella tazza e si avviò all’uscita passando attraverso ad una pubblicità della Fun Coke che lo spruzzò tutto quanto di schiuma olografica.
Tornò nel suo appartamento aspettandosi di trovare tracce di visitatori. Si convinse che non si erano preoccupati di smettere, dopotutto, quando trovò che in camera i pantaloni non erano esattamente dove li aveva lasciati. Ora poteva solo sperare che quella gente pensasse che non aveva ciò che volevano e che si scordassero di lui.
Passò il tempo. La ragazza non lo chiamò. E la roba che aveva mandato giù non fece effetto alcuno. Forse vi era stato messo un effetto ritardante? O forse Luigi s’era sbagliato? Ma poi, comunque, non c’erano neppure effetti collaterali pericolosi. Doveva solo aspettare e vedere.
Quando arrivò l’ora del suo turno al Lunch Mob, prese la corsa della CityNaut per l’aeroporto e andò a lavorare. Forse la ragazza si sarebbe fatta viva là, preferendo non usare più il suo telefono? O lo aspettavano là gli altri tizi, sperando di prendere così sia lui che lei? Entrò, ignorò il coccodrillo della WaterWhirl che gli saltava addosso e salutò il padrone.
“Ciao, Roy,” gli disse Kelvin. “Stamattina sono stati qua alcuni tipi. Volevano parlarti. E ci sono stati anche un paio di poliziotti. Ieri qualcuno ha pagato scannerizzando una retina clonata. E’ illegale, e questo vuol dire anche che non c’è stato riconosciuto il pagamento. Ti ricordi la situazione che si è avuta qui ieri? Non dirmi che ci sei dentro.”
“No che non ci sono, Kelvin,” mentì. “Se tornano questi tizi digli che lavoro qui e basta. Non voglio averci a che fare niente con tutte queste stupidaggini.”
“Io voglio sperare che non ci sei dentro, altrimenti non potresti più lavorare qui dentro.”
“Credimi, Kelvin, sono pulito.”
Con suo grande sollievo il resto della giornata risultò privo di eventi. Comunque una cosa accadde: per ragioni che gli sfuggivano si scordò di prendere sia gli emobooster che gli upper, e non provò neppure il bisogno né degli uni né degli altri. E verso la fine del suo turno arrivò un messaggio di testo sul suo telefono. Lo invitava a presentarsi alle venti allo Switchbleed, un bar al livello più alto del palazzo dell’aeroporto. Aggiungeva che doveva portare una valigia, con dentro certi tipi di vestiti, comportarsi come un passeggero che si fa un drink prima de check-in e scambiare le valigie con la persona che aveva spedito il messaggio. Il testo non era firmato, ma aveva un tatuaggio, lo stesso che aveva visto arrampicarsi attorno alla pelle di quella splendida ragazza, il che la identificava senza ombra di dubbio. Non è che gradisse molto il pensiero di venir ancora di più tirato dentro a questo sporco affare, ma l’idea di incontrare di nuovo la ragazza era irresistibile. Chi poteva sapere a cosa poteva portare tutto ciò? Ma sarebbe mai riuscito a scoprire il nome di lei, per chi lavorava e cosa significasse tutta questa faccenda frenetica? E, cosa più importante, avrebbe potuto avere da lei ciò che desiderava di più?

3

Roy era arrivato un po’ troppo presto allo Switchbleed, aveva ordinato da bere e ora si godeva la vista che il bar offriva degli aerei che decollavano e che atterravano, aspettando che arrivasse la ragazza.
Mentre un aereo gigantesco prendeva il volo vide la ragazza che entrava nello Switchbleed e si dirigeva verso il suo tavolo. Le lanciò un sorriso, un sorriso naturale, non di quelli che vengono dagli emobooster e dietro a lei poté vedere l’aereo prendere fuoco. Si era sollevato solo per qualche secondo e qualcosa sembrava che fosse andato storto. Le fiamme scaturirono dai motori, un fumo nero fuoriuscì dalla sezione di poppa della fusoliera e l’aereo si piegò secondo un angolo impossibile. Un lampo di luce accecante era visibile da dietro ogni oblò e poi le fiamme si sprigionarono per tutto l’aereo fino a che non esplose in un’abbagliante palla di fuoco arancione. Roy sorseggiò il suo drink osservando i detriti fumanti che scendevano a terra convergendo tutti verso lo stesso punto e formando, alla fine, una stringa di parole di fuoco che pubblicizzavano “Inferno nei Cieli”, un film catastrofico di prossima uscita.
La ragazza posò la valigia, si sedette sul posto di fronte a lui e disse: “Salve. Una bella vista, vero?”
“Il giorno che qui esplode veramente un aereo,” ridacchiò, “non ci farà caso nessuno e tutti penseranno che sia una pubblicità un po’ più avanzata.”
“Be’, si adatterà all’atmosfera generale,” replicò lei.
“Fammi offrire da bere,” propose lui. Lei digitò qualcosa alla tastiera e lui girò gli occhi verso lo scanner. Almeno la mia è una retina vera, aggiunse dentro di se. Notò anche che aveva ancora la pettinatura abbagliante composta da cicli di colore e cambiamenti di stile, così come i tatuaggi artistici. Purtroppo gli ornamenti dei capezzoli erano coperti questa volta.
Lei gettò un’occhiata sotto al tavolino e disse: “Non hai portato una valigia. Ti avevo detto che dovevi sembrare un passeggero e che dovevamo scambiarci le valige quando partivamo. Vuoi che questo semplice trasferimento vada male ancora una volta? Perché rendi la cosa così difficile? Perché?”
“Non c’è bisogno di niente,” rispose. “Al contrario, posso farti qualche domanda? Come ti chiami? Per chi lavori, che vuol dire tutto questo? E perché mi ci avete tirato dentro?”
“Credimi, meno ne sai meglio è. Non vorrai essere impelagato in questi giochini.”
“Ora, se ti dicessi che ho mandato giù quello che c’era nella fialetta che qualcuno mi ha infilato nei pantaloni?”
Gli sparò un’occhiata perforante e rimase qualche secondo silenziosa. Non notò neppure il cameriere che le portava da bere. Poi scosse la testa e disse:
“Che idiota. Non hai idea in che cosa ti sei cacciato.”
“Allora dimmelo. Stiamo parlando di una qualche nuova droga alla moda? Devo dire che non ha nessun effetto su di me. E cos’è che la rende tanto importante da spingere alcune persone a comportarsi così per metterci le mani sopra? Dei tizi sono entrati perfino nel mio appartamento. A proposito, perché non lo hai fatto pure tu, invece di starmi a chiamare? Avresti potuto semplicemente prenderti quella roba invece di organizzare appuntamenti che fondamentalmente non portavano da nessuna parte.”
“Era considerato troppo pericoloso. Avrei potuto essere intercettata a casa tua, o arrestata, o peggio ancora. Vedi, qui non si parla di droghe. Quelli che hai inghiottito erano antidoti.”
“Antidoti? Antidoti contro cosa?”
“E’ una storia lunga e non possiamo stare più qui. Il momento stesso in cui scoprono che siamo qua, diventeremo storia passata.”
“Chi sono ‘loro’? E chi sei tu, per ciò che vale?”
Ridacchiò, disse che lui non aveva bisogno di conoscere il suo nome, prese il bicchiere e bevve. Mentre era sceso un breve silenzio una voluta di fumo sembrò uscire dal centro del tavolinetto e si materializzò velocemente in una donna vestita succintamente con curve ben modellate e provocanti, come l’immagine video accelerata di un seme che cresce fino a diventare un fiore.
“Ti interesserebbero i nostri servizi?” il sistema audio della pubblicità olo chiese con una voce femminile ovattata.
“Stiamo parlando,” rispose bruscamente e la prostituta olografica s’imbronciò a questo rude rifiuto dei servizi della sua controparte in carne ed ossa e si disperse come un anello di fumo in una folata di vento.
“Ti sei appena unito a quella che sembra una battaglia persa,” disse la ragazza. “E noi siamo quelli che si ritrovano dalla parte perdente. Seguimi. Attraversiamo l’aeroporto. Cerca di apparire naturale. Non dobbiamo farci notare, facciamo finta d’essere passeggeri che fanno qualche spesa prima del check-in.” Finì di bere, afferrò la valigia e s’alzò in piedi. Lui la seguì, sperando che finalmente avrebbe scoperto chi fosse e in che tipo di storia si fosse cacciato con lei.
Ben presto si ritrovarono ad essere parte della folla che brulicava per i negozi e che comprava in modo compulsivo. Non appena superarono il panorama olografico di un luogo esotico inondato dal sole, popolato da uomini e donne sorridenti e con una voce che diceva: “Felicità e natura incontaminata ti aspettano nelle nostre innumerevoli destinazioni, prenota adesso il tuo volo alla Time Warner Airlines!”, la ragazza si voltò e chiese:
“Perché non compri niente? Pillole, emobooster, tutta l’altra roba che compri sempre? Come tutti gli altri qua attorno? Eh, perché?”
“Sembra che adesso non senta il bisogno di comprare quella roba,” rispose.
“E lo sai il perché? Forse perché hai preso quegli antidoti?”
“Va be’. Racconta tutta la storia.”
“Be’, perché no, dato che ormai stai con noi, che lo desidero o no. Lo sai che gran parte di ciò che mangiamo e beviamo e le tonnellate di pillole che mandiamo giù con tanta allegria... ogni cosa ha dentro della roba che la rende assuefacente e che aumenta la nostra recettività alla pubblicità? Lo sai che la maggior parte del cibo e delle bevande oggigiorno sono “sponsorizzati” dalla grossa industria che controlla il mercato ed è intenta a tenere i consumatori in un cappio economico?”
“Sì, ma non c’è niente di illegale in tutto questo. Aggiungono quegli elementi al cibo e alle bevande che ci permettono di andare avanti, che permettono all’economia e al mondo di essere quello che conosciamo. E’ il modo in cui sono evolute le cose. Abbiamo materiale di qualità e ce n’è a sufficienza... perché mai dovremmo stare a preoccuparci di queste teorie sulle cospirazioni?”
“Non è illegale perché queste grandi società sono quelle che detengono il potere. Controllano anche le autorità. In verità, controllano tutto e continuano ancora ad estendere il proprio controllo. Stiamo combattendo una guerra santa contro questo consumismo impazzito che soffoca la nostra libertà.”
“Oh, per favore, risparmiami tutta questa mondezza rivoluzionaria. Così combatti il sistema. E i tuoi cosiddetti antidoti sono illegali?”
“E’ naturale che lo siano. Sono roba maledetta cucinata da qualche movimento ribelle nato per destabilizzare la società e scuotere le sue fondamenta consumistiche, secondo l’aspetto ufficiale. E gli stanno addosso, sia le autorità che i lobbisti delle società, in modo totale. Soprattutto perché si stanno spostando nella grande fase successiva. Non vogliono che gli roviniamo il divertimento.”
“Cos’è la grande fase successiva?”
“Le grandi organizzazioni religiose hanno capito i benefici della sponsorizzazione di cibo e bevande decidendo di comprarsi l’accesso al sistema e aggiungere roba che faccia aumentare anche la recettività per i messaggi religiosi. Stanno vincendo su tutto il fronte. Ci sono rimaste le pagliuzze, forse stiamo combattendo l’ultima battaglia di una guerra persa. Hai visto forse qualche chiesa vuota recentemente? Ricorda queste parole, i consumatori stanno diventando più devoti ad ogni boccone di mondezza o ad ogni sorsata di merda liquida.”
“Penso di riuscire a vedere il quadro. Fammi immaginare. Tu ti trovavi al Lunch Mob per incontrare qualcuno che ti avrebbe passato un po’ di questi antidoti, ma i vostri avversari hanno fiutato l‘affare e sono intervenuti. Il vostro contatto ha visto un’unica possibilità, infilare la roba nella tasca di una persona ignara presente al fatto, sperando di poterli recuperare presto lasciando le due parti a mani vuote a chiedersi dove fossero i beni.”
“Giusto. E i beni ora sono dentro di te, rendendoti un formidabile alleato per l’Empio Graal e un bersaglio sicuro per la parte avversa, non appena scoprono cosa si sta cucinando nella tua circolazione sanguigna.”
“Empio Graal. Il nome ha un suono simpatico.”
“Non menzionare mai il nome a qualcuno. Potrebbe esserci qualche orecchio sbagliato in ascolto.”
“E allora che facciamo adesso?”
“Io devo parlare della cosa coi miei amici. Mi rimetto in contatto con te. Nel frattempo non tradirti. Comportati in modo naturale, compra un po’ di roba anche se non ne senti il bisogno, di’ al tuo capo che prendi gli emobooster anche se non hai più voglia neppure di toccarla quella roba. Assicurati che nessuno scopra la tua condizione alterata. E goditela al massimo.”
“Esattamente, cosa sta facendo questa roba dentro di me?”
“Gli antidoti neutralizzano tutti gli effetti causati da qualsiasi elemento attivo che entri nel tuo sistema e che la loro programmazione identifica come un intruso. Non ci saranno più acquisti impulsivi. Niente energia frenetica, sorrisi artificiali o umori innaturali. Nessun bisogno urgente di andare in chiesa. Ti sentirai liberato. Come tutti dovrebbero essere capaci di sentirsi. Gli antidoti sono nano-agenti, si auto riparano e si auto riproducono nel tuo sangue. Non potrai rimuoverli e non hanno effetti collaterali conosciuti. Starai bene fin tanto che riuscirai a restare vivo. E’ tutto quello che devi sapere.”
“Un’altra domanda,” disse mentre si allontanavano da una pubblicità olo del nuovo scanner della Nokia per i virus dei telefonini. Si guardò tutto attorno ma la ragazza era andata. Era scomparsa nella calca di compratori che riempivano il locale. Era solo. Be’, non proprio. Si era unito all’Empio Graal e si era guadagnato un bel numero di nemici senza scrupoli, pronti a dissanguarlo. Quasi letteralmente.
“Non permettere che ti prendano,” disse la voce di sistema dell’olo pub accompagnando un gigantesco telefonino che veniva attaccato da una creatura mostruosa che apriva la bocca e affondava i denti nell’apparecchio. “Proteggi il tuo diritto di chiamare e di essere chiamato, compra Gobble-X il più presto possibile.” Mentre parlava la voce, la creatura iniziò ad ingozzarsi col telefono, ma ad un certo punto l’immagine olo si arrestò, luccicò e sfarfallò fino a che non svanì. Forse questa pubblicità olo non funzionava o era stata attaccata e danneggiata da un virus? In questo secondo caso sarebbe stata una strana coincidenza. A meno che non fosse un effetto voluto, uno scherzo del pubblicista. Ma aveva importanza la cosa? Non aveva forse problemi più importanti per la mente invece della stupida pubblicità? All’inferno con questo stupido assillo!
E’ strano, pensò, che stia iniziando a sentire le infinite pubblicità che spuntano attorno a me come cose noiose e irritanti. La ragazza aveva ragione. Gli antidoti nel suo sangue stavano facendo un bel lavoro. Ma comunque si chiese cosa sarebbe successo ora. Come si sarebbe sistemato all’interno dei piani dell’Empio Graal? Come sarebbe finita questa Guerra Santa? E avrebbe mai avuto una voce in tutto questo?
Scosse la testa, si voltò, passò deciso attraverso la pubblicità della Gobble-X che si era aperta di nuovo e si diresse verso l’uscita. Per ora sarebbe andato a casa e tutto ciò che poteva fare non era altro che aspettare fino a che quella bellissima ragazza non si sarebbe rimessa in contatto con lui. Se solo non ci fosse tanto da aspettare. Se solo riuscisse a realizzare i suoi desideri privati con lei. La Guerra Santa non era poi tanto in cima nella sua lista.

4

C’era un effetto che gli antidoti non riuscivano ad eliminare, come scoprì nei giorni successivi. Iniziò ad avere davanti agli occhi il bel viso della ragazza, in ogni momento del giorno, in qualsiasi luogo si trovasse. Lei lo perseguitava, gli faceva desiderare spasmodicamente di riunirsi a lei, gli faceva sognare ad occhi aperti la smania di realizzare un giorno con lei i suoi desideri... sentimenti fondamentalmente positivi, stimolanti, di cui non si lamentava proprio.
Ciò di cui si lamentava era il fatto che lei non si metteva in contatto con lui. Il primo giorno pensò semplicemente che stesse discutendo il problema coi suoi amici rivoluzionari, ma i giorni passavano e non c’era nessuna chiamata da parte sua , né tantomeno qualche altro segnale. Ogni volta che suonava il telefono pensava fosse lei, ogni volta era deluso nello scoprire che era un’altra pubblicità di servizi religiosi o di ornamenti per il corpo di nano-art.
Mantenne un profilo basso, come aveva suggerito lei, si comportò come aveva sempre fatto, comprò roba di cui non aveva assolutamente bisogno cosicché nessuno potesse avere qualche sospetto sulla sua parsimonia innaturale. Il terzo giorno dopo il loro incontro, non riuscì più a reggere e decise di fare qualche ricerca. Dopo il suo turno al Lunch Mob, andò in un internet café (preferendo non usare il proprio computer che poteva essere monitorato) e provò a cercare informazioni qualsiasi sui movimenti di ribellione o i combattenti della resistenza sotterranea. Immise anche la parola Graal, nel motore di ricerca, ma tutto ciò che ottenne furono siti che facevano riferimento alla storia o alla cinematografia. La ragazza (sarebbe mai riuscito a scoprire il suo nome?) non aveva forse detto che erano dalla parte perdente? Forse già adesso l’Empio Graal era solo storia! Forse l’incidente al Lunch Mob, che lo aveva trasformato in un partecipante al gioco, era stata l’ultima scaramuccia della guerra.
Il giorno successivo si presentò al Pizza Palazzo e fece qualche domanda a Luigi, formulata con attenzione in modo da non scoprirsi molto. Tutto ciò che venne a sapere fu che era stata smantellata un’organizzazione clandestina specializzata in frodi nei pagamenti con l’uso di retine clonate. Ci poteva essere qualche collegamento con l’Empio Graal? O forse erano gli attivisti del Graal che usavano semplicemente quelle retine clonate così da non venir rintracciati dai loro schemi di pagamento? Forse non c’era nessuna connessione diretta tra i due gruppi.
Sostò attorno alle edicole il più che poteva, sperando di afferrare qualche notizia che gli offrisse qualche indizio, ma non c’era proprio niente. Il fatto che i bocconcini di informazione fossero conditi da spessi strati di pubblicità era forse un’indicazione che l’Empio Graal aveva incontrato un misero fallimento. E il fatto che le pubblicità lo irritassero oltre ogni ragione gli ricordò che gi antidoti erano ancora nel suo sangue e che l’Empio Graal era ancora attivo, anche se ora poteva essere limitato ad un’armata composta da un uomo solo. Adesso si sentiva privilegiato dal fatto di essere con loro: aveva provato l’esperienza degli antidoti come una pulizia, si sentiva liberato e sollevato, come se si fosse spezzato un abbraccio soffocante. Ma forse la liberazione era arrivata troppo tardi.
Col passare dei giorni si convinse sempre più che non avrebbe più sentito niente dalla ragazza, o, per quanto importava, da nessun altro rappresentante dell’Empio Graal. Neppure i ragazzi dell’“altra parte” avevano provato a mettersi in contatto con lui, quelli che s’erano introdotti nel suo appartamento, avevano interferito con i movimento della ragazza e avevano fatto una visita al suo padrone quando lui non c’era. Forse avevano pensato che il nemico era stato sconfitto e non erano coscienti appieno del suo coinvolgimento. Tutto questo voleva forse dire che la sua situazione poteva considerarsi sicura? Non aveva avuto notizie neppure dagli sbirri. Era forse anche questo un buon segno? Decise di sì, fino a prova contraria.
Non sapeva dire se gli antidoti fossero una benedizione o una maledizione: avrebbe dovuto nascondere per tutta la vita la sua ‘immunità’ per le sostanze speciali nel cibo e nelle bevande? Avrebbe dovuto essere prudente con le autorità per il resto dei suoi giorni, sarebbe stato arrestato e portato in giudizio se mai avessero un giorno scoperto il suo segreto? Avrebbe finito con l’essere un emarginato sociale, un delirante psicotico o un relitto mentale?
Il sesto giorno, il suo giorno libero, accaddero molte cose che lo resero un giorno speciale, nel vero senso della parola. Mentre bighellonava attorno alle edicole riuscì a cogliere immagini di un treno deragliato, con una voce che raccontava come quella fosse la catastrofe più grossa che avesse colpito il sistema della CityNaut da molti anni a questa parte, con molte vittime e molti feriti gravissimi, ingenti danni materiali e un’interruzione dei servizi regolari di CityNaut in quell’area almeno per diversi giorni. La maggior parte della gente non sembrava molto impressionata. Probabilmente pensavano che fosse un’altra pubblicità a grossa diffusione, pesantemente ripetuta, ma dopo un po’ iniziò ad insinuarsi il sospetto che fosse una notizia vera e che fosse realmente accaduto un terribile incidente.
Roy era stato il più velocissimo ad afferrare la gravità della situazione, in quanto aveva seguito i notiziari con più interesse della maggior parte della gente e con una mente liberata dall’influenza di upper, stimolanti emotivi o altri prodotti del genere per generare un atteggiamento mentale festaiolo e ridanciano. La lucidità, comunque, non era necessariamente un effetto tipico di quegli elementi.
Più tardi, quello stesso giorno, mentre stava guardando un altro notiziario olo in un centro commerciale vicino al suo appartamento, sentì il cuore che perdeva i colpi nel vedere la ragazza che da giorni non riusciva a togliersi dalla testa. Lo stava cercando? Non era riuscita a mettersi in contatto con lui per telefono e si stava dirigendo a fargli visita? Si mise immediatamente a seguirla e notò alcune cose che non sembravano regolari.
Era diversa. Per esempio aveva un’acconciatura normale, non più in costante evoluzione. E indossava una T-shirt riciclata a basso prezzo che ostentava una vivace pubblicità di un Moviedrome della Microsoft, parente molto alla lontana del vestito alla moda che portava nelle occasioni precedenti. Purtroppo, questa roba a buon mercato copriva gli ornamenti dei capezzoli, supposto poi che fossero ancora presenti.
Provò a chiamarla per nome, ma scoprì quanto fosse estremamente frustrante il fatto che ancora non era riuscito a scoprire il suo nome. Così tutto ciò che poteva fare era correrle dietro per richiamare la sua attenzione. Quando alla fine le fu vicino la prese un braccio costringendola a fermarsi per guardarlo e le disse: “Ciao, ti ricordi di me?”
“Ciao,” gli rispose. “Ci conosciamo? Scusa, amico, ma vado di fretta.” Gli sparò un sorriso, quel tipo di sorriso vuoto che solo gli emobooster possono produrre, pronta a continuare per la sua strada.
“Aspetta,” le disse, “aspetta, per favore! Devo parlarti.”
Lo fulminò con uno sguardo assente, anche se il sorriso non scomparve. “Non credo di conoscerti. Forse mi confondi con un’altra persona. Ma non ha importanza, perché non mi accompagni?”
“Dove stai andando?”
“In chiesa. Seguimi.”
Ecco! pensò. Non si ricorda di me, non sfoggia più tutta quella roba alla moda e va in chiesa. O sta nascondendo disperatamente il fatto che sia un’attivista dell’Empio Graal, o le autorità sono riuscite a vedere attraverso il suo paravento, l’hanno presa e hanno “curato” tutti i suoi tratti indesiderabili, liberandola poi in un mondo per cui era perfettamente adattata. Ma se il suo aspetto attuale e il suo atteggiamento altro non erano che un’astuta strategia, perché mai pretendeva di non conoscerlo più? Voleva forse far intendere che era troppo pericoloso ristabilire il contatto? Doveva pensare che la guerra combattuta contro l’utopia consumistica era giunta ad una fase decisiva? E perché mai stava andando in chiesa, quando il suo scopo era quello di minare proprio i grandi progetti della chiesa? Forse lo stava semplicemente adescando, forse tutto sarebbe diventato chiaro se l’avesse seguita e avrebbe smesso di fare domande?
Decise di seguirla e non si dissero una parola mentre si facevano strada verso la chiesa attraverso il terminal centrale della CityNaut. Sembrava che si stesse già officiando una cerimonia e la ragazza si sistemò in silenzio in uno dei pochi posti vuoti che rimanevano. Roy seguì il suo esempio dopo un attimo di esitazione, scegliendo un posto da cui la poteva osservare.
Non aveva idea che i servizi religiosi potessero richiamare così tanta gente. Era forse dovuto all’effetto che gli aveva spiegato la ragazza, o c’erano forse altri fattori implicati in questa evoluzione? Francamente, non aveva mai dato tanto peso alla cosa, ma il fatto che proprio quella ragazza stesse seduta là, qualche fila di fronte a lui, sembrava indicare la vera natura delle cose.
Non riuscì a prestare attenzione alla cerimonia che veniva presentata alla folla, anche se le proiezioni olografiche coreografate con gusto che illuminavano il sermone erano proprio ben fatte. I suoi pensieri iniziarono a rotare attorno alla ragazza, al ruolo che stava svolgendo e al ruolo che si supponeva che avrebbe svolto lui in futuro. Lo avrebbe mai scoperto, o ormai era da solo? Lo aveva forse invitato in chiesa con lei per nessun’altra ragione che quella che si trattava di una cosa normale da fare, o c’era un progetto segreto?
Ad un certo punto la ragazza volse la testa, guardando distrattamente dalla sua parte, poi riportò la sua attenzione al sermone. Era forse un segnale? Era forse il suo modo di avvisarlo che quello era un momento cruciale, si pensava che sarebbe riuscito ad afferrare un indizio ora? Si guardò attorno, ascoltò quello che si stava dicendo: un richiamo all’empatia, alla compassione per coloro che si trovavano nel bisogno, alla solidarietà e al sacrificio per quelli colpiti dal destino. Venne fatto un riferimento alla tragedia accaduta alla CityNaut, fu fatta un’esortazione ad offrire denaro per le vittime, a donare sangue e convincere gli altri a recarsi ai centri di trasfusione. Il sermone cambiò argomento e Roy si ritrovò perso nei propri pensieri.
L’incidente alla CityNaut, denaro per la carità, centri di trasfusione. C’era forse un indizio tra queste cose? O forse s’era guardata attorno senza nessun motivo? Forse ci vedeva troppe cose in questa situazione, forse lei non sapeva neppure dove s’era seduto lui, dato che era entrato in chiesa dopo di lei, forse lui vedeva segnali o accenni laddove non ce n’erano proprio.
Ma, aspetta un attimo. Centri di trasfusione? Naturalmente erano necessarie grosse dosi di sangue per aiutare il numero enorme di vittime. E supponiamo che, pensò Roy, supponiamo che questa ragazza fosse stata realmente “curata” dalle sue idee rivoluzionarie e che il movimento dell’Empio Graal fosse stato spazzato via, ma che ci fosse ancora qualche vestigia di quelle idee a covare nella mente di lei, quel poco che bastava a trascinarlo in un posto dove la sua attenzione sarebbe stata attratta dai benefici delle trasfusioni di sangue.
Soprattutto se questo riguardava il suo sangue, forse l’unico posto rimasto dove alcuni antidoti non ritracciati prosperavano e gironzolavano. E donando sangue, questi antidoti sarebbero passati ad altre persone, forse un bel numero di persone, che sarebbero diventati nuovi adepti, anche se inconsapevoli, della lotta dell’Empio Graal. Se si fosse recato in molti centri trasfusionali, e le nuove reclute avessero fatto la stessa cosa, i suoi sforzi avrebbero fatto la differenza. La ragazza gli aveva detto che questi nano-agenti erano auto-regolanti e auto-replicanti. Avrebbero svolto il loro lavoro, in ognuno dei corpi che avrebbero “contaminato”. Il sangue che veniva donato forse lo controllavano? Probabilmente veniva controllato contro i rischi soliti, ma forse non contro i nano-agenti che ormai venivano considerati come una cosa passata. Era un rischio che doveva correre.
Mentre lasciava la chiesa dopo la fine del servizio cercò di trovare la ragazza, ma lei non si vedeva da nessuna parte. Se n’era andata via senza neppure sapere che era stato là, totalmente incosciente della sua presenza o del significato che lui rappresentava per l’Empio Graal, o aveva coscientemente reciso il legame che lui rappresentava con ciò che rimaneva dell’Empio Graal, se mai ci fosse ancora qualche membro rimasto, nel tentativo di aumentare le possibilità del suo schema d’azione?
Si chiese se mai l’intero episodio, dall’incidente al Lunch Mob al momento attuale, non fosse stato un progetto pianificato con attenzione, un progetto troppo grosso per capirlo. Non è che lui era solo un ingranaggio in una macchina gigantesca, un piccolo pedone incapace di immaginare il proprio posto e il proprio ruolo sulla scacchiera?
Il ogni caso, si rese conto che la battaglia era stata ridotta alla sua circolazione sanguigna, e si sarebbe mosso con quest’unica idea in testa. Così avrebbe donato sangue, sia che questa fosse l’intenzione della ragazza o no, perché questa ormai era l’unica opzione che gli era rimasta. Potrebbe essere che sono l’ultimo attivista rimasto dell’Empio Graal, pensò, ma inietterò nuovo sangue nel movimento, tanto per esprimersi con una frase estremamente appropriata. Nei prossimi giorni donerò tutto il sangue possibile.
L’Empio Graal non è morto. Anzi, sta per rivivere. E, poiché questo secondo attacco viene da un fronte inatteso, una fonte erroneamente ritenuta già prosciugata, potrebbe benissimo prendere di sorpresa il nemico.
L’Empio Graal era tornato. Dopo tutto scorreva nel suo sangue.


copyright 2008 Frank Roger
traduzione italiana D. Santoni


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