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Rumspringa

Inserito Domenica 22 febbraio 2009

Narrativa Rumspringa - un Racconto di Claudio Tanari

Sui fili tirati davanti alla fattoria sventolavano nella brezza tiepida i panni bianchi, blu, neri e
grigi stesi dalle donne dopo averli lavati sulle assi e nelle tinozze. Geremia e Jona, chiacchieravano allegri attraversando i campi di mais, di grano e di tabacco; Zoe e Martha, poco distanti, sfioravano con le loro risate le coltivazioni di sedani, destinati in dono alle spose recenti e usati in fascine come decorazione nelle feste di matrimonio. Le sottane pesanti e modeste dai colori sbiaditi delle giovani donne incrociarono un gruppo di bambini all'ingresso di Lancaster: biondi i capelli dei maschi, tagliati con la scodella sotto i cappelli di paglia; le trecce delle bimbe scendevano dalle cuffie bianche, le bambole di pezza senza volto tra le braccia.
I calessi degli adulti portavano lentamente indietro gli uomini dal mercato agricolo di Mennon City, dove i padri mietevano il cibo col sudore della fronte.
Zoe fendeva con la gonna larga e grigia, staccandosi dal gruppo delle amiche, il campo di pannocchie frusciante e ingiallito al termine della stagione: aveva abbandonato le ammiccanti indiscrezioni di Martha su Edward Gingerich, il ragazzo più bello e più scapolo di Lancaster e su Karl Bowmann, che avrebbe sposato Emma Deitsch il mese prossimo. Jona dal canto suo si sorprese, come tante altre volte, a guardare il cielo che assumeva lentamente la tinta dell'imbrunire.

- Dunque, ragazzi, partirete domani. Destinazione Bethlehem, Punto di Lagrange XVI...
- Cristo, Vandervelt! Proprio noi? – protestò Serrano, il caposquadra.
- Mi dispiace, Marcos: tu, Harrison e Theo andate lì, sostituite il pannello danneggiato e tornate in fretta su Tycho.
- Evitando di essere visti, di comunicare con chicchessia... - recitò svogliato Harrison.
- Proprio così. Conoscete le regole: nessun contatto con i coloni tranne che al momento dell'attracco e solo con la Sala controllo.
- I vecchi saggi! - si esibì in un grottesco inchino il caposquadra - Saremo costretti a lavorare di notte...
- Marcos – fece Vandervelt – Non è la prima volta che vai in missione su Bethlehem, mi pare...
- Ok, ok... Voglio dire: non è per niente piacevole.
- Nessuno ha detto che sia "e;piacevole"e;. Ma la prima squadra di turno siete voi. E tocca a voi la patata bollente.
- Avremo l'antigravità individuale? – domandò senza troppo entusiasmo Marcos.
- Tranquillo. La dotazione tecnica è di prim'ordine. Imbarco domani, dicevamo, alle 12 ora lunare con l'Asteria. – riprese Vandervelt con piglio operativo – Aggancio al molo tecnico di Bethlehem il 23 del mese prossimo. Naturalmente di notte.
In sala mensa il più eccitato sembrava Theo. Alla sua prima uscita come riparatore non stava nei panni dalla voglia di lasciare l'officina per un viaggio – checché ne dicesse Marcos – che si presentava comunque eccitante.
- Cos'avete contro Bethlehem? – chiese sinceramente curioso a Harrison, approfittando della temporanea assenza di Serrano, già al secondo giro intorno al banco del self service.
- Stai scherzando, vero? – replicò ruvido l'anziano operaio.
- No, dico sul serio, Brian! Serrano mi è sembrato decisamente contrariato per l'incarico...
Harrison torse con foga il tronco massiccio - "e;Contrariato"e;, dici? Io direi piuttosto incazzato, Theo! Incazzato nero. Come me del resto. Ma davvero non sai nulla di quel posto assurdo? Non mi stai prendendo per il culo?

- Quando è previsto l'arrivo?
- Tra una settimana. La squadra ha lasciato Tycho ieri.
- Ottimo. Qualcuno si è già lamentato per il fastidio agli orecchi: la fenditura è larga qualche decina di centimetri. E' stato predisposto il ritiro notturno, per l'occasione?
- Come al solito, Balthazar. Dopo la preghiera comune e fino all'alba successiva.
- Conosci i rischi nel caso qualcosa vada storto, Ulrich...
- Fratello – avvampò il giovane – sono alla mia prima Accoglienza, è vero. Ma conosco bene i doveri dettati dall'Ordnung, insieme alle conseguenze di una mia leggerezza che non dubito di poter escludere!
Gli anziani presenti seguivano con una certa apprensione lo scambio serrato di battute.
- Bene – sorrise il vecchio per l'irruenza di Ulrich, accarezzandosi la lunga barba – Fratello Jonathan, che mi dici delle coltivazioni? Ultimamente la produzione mi sembrava calata vistosamente...
- E' tutto rientrato: il surplus verrà caricato dall'Asteria insieme ai quilt.
- Già, l'Asteria...
Il riferimento alla navetta in arrivo rimise in allarme Ulrich, che si sentì stranamente sotto esame. Quando il resto del Consiglio fu sciolto, avvicinò con decisione il vecchio patriarca.
- Posso farti una domanda, Fratello Balthazar?
- Ma certo, Ulrich.
- Se non mi ritieni all'altezza, perché non affidi a qualcun altro l'incarico dell'Accoglienza?
- Chi ti ha detto che non ti ritenga all'altezza?
- Mi è sembrato evidente, durante l'assemblea...
- Forse è vero... Mi dispiace che le mie perplessità siano emerse, aldilà delle mie stesse intenzioni. Ma, se scavi nel tuo passato, troverai agevolmente le radici dei miei dubbi.
- Ancora la mia professione di fede...?
- Sì, Ulrich, ancora la tua professione di fede. In inconcepibile ritardo...
- Ma fatta, anche se dopo la mia fuga! I legami famigliari e comunitari non vennero spezzati...
- Fosti ad un soffio dal bando – ricordò gelido Balthazar – E solo la mia intercessione...
- Non ti deluderò! Dovrei aver finito di pagare gli errori di un adolescente.
- Infatti fai parte del Consiglio... – concluse benevolo il vecchio – Buonanotte Ulrich.
- Notte serena, Balthazar - sospirò l'altro.

Un paio di gigantesche ali specchiate annunciavano scintillanti l'incontro con Bethlehem.
Il fisico magro da adolescente in lotta contro l'assenza di peso, Theo rimase a lungo ad osservare dalla cupola dell'Asteria la mole oscura del guscio che proteggeva cinquemila persone dal gelo ostile dello spazio cosmico. Adesso poteva cogliere con chiarezza il movimento rotatorio che mostrava tutta la complessa struttura dell'enorme cilindro. A un'estremità la stazione per la produzione di energia, lo schermo parabolico su una serie di celle tubolari; a fianco i generatori a turbina. Dal mozzo centrale si spiegavano per decine di chilometri di lunghezza gli specchi che decidevano del giorno e della notte sulla colonia: in quel momento riflettevano come titaniche elitre i raggi solari verso l'esterno, allontanando la luce dalla calotta trasparente del "e;cielo"e; di Bethlehem, invisibile, immerso com'era nel buio.
- Ci siamo quasi. – Commentò impassibile Harrison che aveva raggiunto Theo sulla plancia levitando silenziosamente.
- Asteria, vi abbiamo agganciato. Tra ottanta secondi inizierete la sequenza di avvicinamento – irruppe quasi nello stesso istante una voce monocorde.
- Ok, Bethlehem. Disattivo la propulsione... Interconnessione dei sistemi di guida avviata – ricambiò senza particolare entusiasmo Serrano.
- Salve, Serrano. Sono Fratello Ulrich. Attracco meno dodici ore.
- Bentrovato, Ulrich. Da quanto tempo...
- Conosci la procedura, vero? – tagliò corto la voce – Qui da noi sarà notte fonda, naturalmente. Avrete circa sei ore per riparare il danno e abbandonare la colonia. Mi auguro che il tuo equipaggio ricordi le istruzioni del caso.
- Nessun problema, fratello. Sei ore saranno più che sufficienti.
Serrano sbuffò impaziente: non era ancora arrivato su Bethlehem e già non vedeva l'ora di andarsene.

- Come te l'immagini il futuro?
L'interrogativo di Jona, una sorta di pensiero a voce alta, non stupì Geremia - abituato alle stranezze dell'amico - che non si sottrasse alla domanda.
- Quante volte ne abbiamo già parlato? Abbiamo appena finito gli studi, per noi è ora di imparare l'agricoltura e la carpenteria. Io andrò a lavorare da mio zio Heinrich a Mennon City. Per Martha e Zoe ci saranno i lavori di casa e la cura familiare...
- Aha! Ce la vedi Zoe a cucire tovaglie e a tagliare i capelli al fratello? – ridacchiarono gli occhi verdi di Jona ammiccando al gruppo di ragazze che si rincorrevano tra i campi all'ingresso del paese.
- Beh, è un po' difficile immaginarlo, lo ammetto: ma ce la farà! – rise Geremia.
- Io però non parlavo del mio e del tuo futuro, ma di quello della nostra gente, di questo mondo. – tornò serio Jona.
- Non ti capisco, lo sai, quando tocchi questo argomento. Che cos'è il futuro? Un fiume che scorre rimanendo immutato...
- Già. Questo è quello che ci hanno insegnato a scuola. Non mi basta, Geremia: non posso credere che la mia vita sarà identica a quella di mio padre e del padre di mio padre...!
- Ma non sarà "e;identica"e;! Cambieranno anzi i protagonisti e le occasioni: dentro la cornice della comunità sarai libero di creare il tuo disegno.
- Se si parla di disegnare, Geremia, il tuo amico è un vero disastro. Lo diceva anche Maestra Mary! – esclamò sorprendendoli Zoe, il volto spruzzato di efelidi arrossato dalla corsa.
- Ti prego, Zoe! Stiamo discutendo di cose serie...
- Come no! Di quanto sia grassa sorella Esther e del fascino irresistibile di sorella Brigitte, no? - I lunghi capelli rossi traboccavano ribelli dalla cuffia scomposta.
- Stiamo parlando del futuro! – la contraddisse in amichevole tono di sfida Jona.
La ragazza tacque per un momento. Poi: - Il mio sarà dedicato a capire cosa c'è dietro al cielo o perché non possiamo oltrepassare il fossato dell'Orizzonte...
- Mio dio, no! Due eretici in un colpo solo no! – alzò la voce scherzosamente disperato Geremia affondando le mani nella capigliatura castana.
- Dico sul serio. Ho fatto mille volte le stesse domande a Maestra Mary che per mille volte ha cambiato discorso. Alle mie insistenze la replica puntuale era la convocazione di mio padre e qualche tipo di punizione: particolarmente sgradevole, lo confesso...
- Bisognerebbe parlarne con un anziano – suggerì Jona improvvisamente interessato – Lo zio di Jona fa parte del Consiglio.
- Figuratevi se quel noioso di Ulrich starebbe a sentire la mia domanda! – commentò scettica Zoe.
- Sentite, fratelli! Un po' di rispetto non guasterebbe! Se non altro perché è mio zio...
- Piantala, Geremia! Non vorrai entrare anche tu prima del tempo nell'accolita dei matusalemme! – rise ironica Zoe – Piuttosto: che intenzioni avete per la preghiera serale di stanotte? Io e Martha abbiamo deciso di rimanere nei campi ad aspettare l'alba.
Jona la guardava. Durante gli anni della scuola aveva spesso sperato che dietro lo spirito brillante dell'amica ci fosse, magari prudentemente nascosta, un po' della stessa sua inquietudine.
- Ma, dico, ti ha dato di volta il cervello?! – ribatté dopo qualche istante di incredulità Geremia.
- Perché no? – annuì lentamente Jona. Nessuno si accorgerà della nostra assenza durante la veglia...
- Io dico che state dando i numeri – scosse sconsolato la testa Geremia.
- Ascolta – sorrise l'amico – tutti hanno saltato almeno una veglia nella vita. Non saremo da meno dei nostri vecchi, no?
- Il cielo notturno brilla di miliardi di stelle. E poi Martha ha un debole per te... - ammiccò Zoe all'indirizzo dell'amica che li raggiungeva con passo svelto.
- Dici davvero? – cominciò a cedere il ragazzo.
- Beh, a dire il vero anch'io ho avuto la stessa impressione... - ribadì Jona costringendosi a rimanere serio mentre scambiava uno sguardo complice con Zoe.
- All'alba, però, tutti casa... !– si arrese volentieri Geremia.
I primi astri occhieggiavano sporadici sullo sfondo cobalto.

Theo fluttuava appena sotto il settore di sua competenza. Aveva raggiunto l'asse a zero G della colonia grazie alla capsula che galleggiava pigramente a qualche metro di distanza: ora teneva fra le mani il pannello in nanotubi al carbonio che avrebbe dovuto turare la falla spalancata da una micrometeorite nel cielo di Bethlehem. Lassù, intorno allo squarcio, lo attendevano Harrison e Serrano.
- Fai attenzione, ragazzo! – lo richiamò ridacchiando in cuffia Harrison, una silohuette scura qualche decina di metri più in alto, armeggiando con i microfari che avrebbero condotto a destinazione il giovane – Se ti scappa il finestrino chi glielo spiega ai fratelli laggiù?
Theo abbassò lo sguardo verso i profili delle colline e delle pianure lontane seimila metri; appena rischiarate dal chiarore dell'ultimo crepuscolo non rivelavano nessuna traccia di illuminazione: Bethlehem sembrava una landa disabitata.
Manovrò con prudenza le ventose che sorreggevano il pannello dirigendosi lentamente verso i colleghi e le sagome sferiche dei loro veicoli che occultavano piccole porzioni di uno spazio sfolgorante.

- Che spettacolo incredibile! – sussurrò Zoe supina nell'erba alta.
- Già... E' la prima volta che lo guardo così a lungo. E senza i richiami insistenti di mia madre! – mormorò quasi fra sé Geremia.
Jona diminuì l'intensità del lume a petrolio che li accompagnava ritagliando sul terreno un alone giallastro.
- Non capisco. Perché i vecchi non vogliono che guardiamo il cielo di notte? – Riprese Zoe.
- Non lo so. Forse temono che possiamo leggervi qualcosa di sconosciuto, di potenzialmente pericoloso... - rifletté Jona.
- Miliardi di punti luminosi. Forse anche noi siamo stella per qualcuno che è stella per noi... – seguì il corso dei suoi pensieri Zoe.
- Quanto manca all'alba? – rabbrividì inquieto Geremia.
- Ancora tre ore – gli strinse la mano Martha.
- Guardate...! - esclamò Jona indicando i segnali intermittenti a metà strada fra l'orizzonte e lo zenith.

- Va bene ragazzi, abbiamo finito qui. – Serrano planava verso il suo veicolo, soddisfatto del lavoro completato – Tutti sulle capsule e poi in fretta sul molo. Si parte!
- Che fretta c'è, Capo? L'alba è tra due ore. Godiamoci il panorama.– gracchiò una voce da poco più in alto.
- Due minuti, Harrison, non di più – fece sbrigativo il caposquadra.
Theo levitava immobile a circa tre chilometri sui bassi rilievi e sulle pianure di Bethlehem illividite dall'oscurità imminente. Ora tra le nuvole basse si intravedevano i corsi d'acqua traslucidi, le masse disordinate dei villaggi in contrasto con i riquadri regolari delle coltivazioni, avvolti dal buio appena attenuato da un'eco di luce.
- Vedete anche voi quel lume laggiù, in mezzo ai campi? – gridò d'un tratto all'indirizzo dei colleghi.
- Era sembrato anche a me, poco fa poi... Accidenti! Eccola di nuovo! – confermò Harrison.
- Ragazzi, tutti sui veicoli! – ordinò secco Serrano.
Harrison obbedì malvolentieri lasciandosi alle spalle la debole curiosità sull'origine del fenomeno.
- Theo, torna indietro! – urlò Serrano. Il giovane stava dirigendo la sua capsula, silenziosamente, verso terra.
- Potrebbe trattarsi di una richiesta d'aiuto! Vado a vedere qualche centinaio di metri più in basso e torno su.
- Theo, stai rischiando grosso! L'Agenzia non ammette trasgressioni!
Il veicolo cabrò, dapprima incerto poi più decisamente verso il segnale flebile, sempre più giù, a sfiorare le vette dei colli e i dorsi ispidi delle foreste, i declivi dolci che si spegnevano sul pianoro. Come una falena, irresistibilmente attratta dalla lampada a petrolio di Jona.

- Fratello Balthazar. Quattro fratelli assenti a Lancaster.
L'anziano replicò con un sospiro eloquente – Chi sono?
- Il figlio di Menno, le due figlie di Carl e... il nipote di Ulrich.
Balthazar sorrise con una smorfia – Buon sangue non mente... L'intervento dell'Asteria è terminato?
- Non lo so, Fratello. Dobbiamo chiedere a Ulrich in sala controllo...
- Fallo, allora, Jonathan! Vuoi? – incalzò impaziente il vecchio.

- E' un angelo? – chiese sottovoce Zoe.
- Zitta! Non lo so... Ma lo vedete anche voi? – rispose Jona col cuore in gola facendo oscillare la lampada..
- Certo che lo vediamo! Un globo opaco. Spegni il lume! – intimò terrorizzato Geremia.
- Lo farò quando sarà abbastanza vicino
- Sei un pazzo! Potrebbe essere... Da' qua!
- Eccolo...– annunciò Martha sommessamente.
Theo sporgeva la testa dall'abitacolo, librato ormai a pochi metri dall'ondeggiante cerchio di luce stampato sull'erba della radura,
- Chi... chi sei? – gridò tremando Jona.

- Il contatto è confermato? – chiese perentorio Balthazar.
- Purtroppo sì. Serrano non riesce a spiegarsi il comportamento del suo collaboratore...
- "e;Serrano non riesce a spiegarsi"e;! – Hai la minima idea di quello che sta succedendo Ulrich? Quattro nostri giovani fratelli stanno parlando con un esterno!
- Non stava a me il controllo dei presenti alla preghiera notturna a Lancaster...
- E' vero, e qualcuno ne risponderà – ribattè seccamente Balthazar rivolgendo un'occhiata ostile a Jonathan, impietrito.
- Che facciamo? Tra poco più di un'ora sarà l'alba...
- Andiamo sul molo. Lì prenderemo una decisione. Tu no, Jonathan. Ti preoccuperai che nei villaggi tutti siano in casa.

Sul molo, Theo – così aveva detto di chiamarsi l'angelo – gli stava raccontato una storia incredibile: un pianeta affollato, avvelenato, perduto; il Programma ‘O Neill e le colonie che avevano salvato l'umanità... l'"e;umanità"e;: molta più gente di quanta ce n'era fra Mennon City e Lancaster, a quanto pareva. Zoe aveva ascoltato incredula nomi sconosciuti: Illinois, Indiana, Iowa, Missouri. I campi ridotti a deserto. Il Vecchio Ordine aveva accettato di andarsene: i cavalli e i carri neri coperti, i cappelloni scuri e i calzoni privi di cerniere lampo degli uomini, le gonne a mezza gamba e i capelli mai tagliati delle donne.
- Ci stai dicendo che questa non è l'unica terra? – indicò con un largo movimento del braccio Geremia, un sorriso sardonico che gli offuscava lo sguardo, teso a spiare lo strano abbigliamento dello straniero.
- E' così. Là fuori c'è un universo che brulica di gente come me e te!
- Beh, questo spiegherebbe la sua presenza qui – mormorò Jona di fronte alle espressioni scettiche degli amici.
- Che c'è oltre il cielo? – domandò con un filo di voce Zoe.
- Altri mondi, pieni di persone che guardano il cielo... – rispose Theo con passione.
- Mondi come il nostro?
- Enormemente più grandi, con milioni di abitanti e oceani vastissimi e montagne dai picchi vertiginosi... E macchine che fanno andare quei mondi, e ci conducono sempre più lontano...
- Incredibile! E' come se lo avessi sempre saputo... – alzò gli occhi Zoe a penetrare l'infinito.
- Che cosa, sorella Zoe? – irruppe Balthazar sulla piattaforma del molo K - Che c'è chi attenta alla natura del Creato e alla semplicità dei nostri costumi? Noi utilizziamo il vento, il sole, l'acqua poiché l'intento di un Amish è di vivere con umiltà tra i suoi simili! Fatevi dire a cosa ha condotto l'idolatria della scienza!
- Ma, saggio Balthazar: ci avete nascosto la verità per duecento anni! – esclamò Geremia.
- Esclusivamente per il bene della comunità, per la salute fisica e morale della nostra gente. Là fuori è il regno del disordine e della vanità superflua: osservate i dolci pendii delle nostre colline, le valli odorose e bagnate da fiumi cristallini; da quassù possiamo abbracciare con un solo sguardo il nostro piccolo paradiso terrestre: tutto ciò è solo un ricordo per chi si è reso colpevole della distruzione dell'opera di Dio.
- Beh, saggio Balthazar, è quella che chiamate "e;idolatria della scienza"e; che vi permette di respirare il profumo delle vostre vallate, se non sbaglio... – intervenne Marcos Serrano, seguito da Brian Harrison.
- Ben detto, Serrano! – approvò Theo sollevato – Mostrate a questi ragazzi quel che c'è oltre quello che chiamate Orizzonte! Dietro al vostro XIX secolo posticcio...
- Tu stai zitto! Hai fatto già troppi danni. – fece secco il capo missione – Credo che sia il caso di parlare un po' tra adulti, saggi fratelli.
Balthazar ne convenne, annuendo nervosamente in silenzio.
- Prima, fatemi parlare con mio nipote. – disse con calma Ulrich

- Rumspringa. Un tempo, dicono le cronache, era una pratica prevista dalla comunità. Significava "correre in giro": era il periodo in cui le famiglie allentavano il controllo sui figli cui era concesso di mescolarsi ai loro coetanei, di uscire con ragazzi e ragazze, di viaggiare. Era permesso sperimentare ciò che era comune per i non Amish – ricordò Ulrich con una nuova luce negli occhi.
Serrano e i due tecnici fissarono il volto inquieto del vecchio Balthazar mentre all'esterno le prime avvisaglie dell'alba lambivano in silenzio il modulo d'attracco.
- Fratello, so bene cos'era rumspringa! "e;Era"e;, appunto! La situazione è del tutto diversa, qui ed oggi.
- Non ne sono certo. In quel modo la comunità Amish si assicurava che la professione di fede che i ragazzi sarebbero stati chiamati a fare nel giro di qualche anno fosse sincera e consapevole di ciò cui rinunciavano.
- Di cento ragazzi e ragazze che andavano in rumspringa, ne tornavano a casa circa ottanta...
- Ma pronti per riunirsi alla comunità rispettandone le regole severe! – incalzò con forza Ulrich.
- Come te, Ulrich...- sospirò Balthazar.
- Sì, come me, Fratello! – alzò gli occhi verso i pannelli trasparenti – Si sta facendo giorno. Zoe e Jona hanno già parlato con le loro famiglie.
- Non sono convinto che stiamo facendo la cosa giusta...
"e;Amish"e; – rimuginava fra sé Harrison masticando quel termine dutch sulla terrazza del molo.

L'Asteria aveva solcato le profondità degli abissi stellati verso Tycho IV, proseguendo poi come una punta di freccia alla volta della sua destinazione finale.
La mole immensa di Terra XXIV, una corolla irta di strutture di servizio intorno alla quale ruotavano decine di astronavi, si affacciò all'improvviso dalla curva convessa di Giove. Durante le ultime settimane di navigazione Zoe e Jona avevano visto il pianeta gigante coprire lentamente con la sua massa l'intero spazio visibile dall'osservatorio. Terra XXIV veniva incontro a Jona come una promessa, fatta di milioni di persone, di praterie e altipiani, di nomi e parole da imparare.
Cercò istintivamente Zoe, che dormiva nella cuccetta proprio sotto l'oblò, illuminata dal bagliore ormai prossimo della colonia. Sognava, Zoe. Dietro gli occhi chiusi guardava risplendere una gemma poggiata sul velluto nero del cosmo, un pianeta azzurro come quello che l'angelo le aveva raccontato, così grande che una vita intera non sarebbe bastata a conoscere tutto...

Dal fondo di milioni di chilometri di distanza Martha alzò per un attimo lo sguardo verso il luccichìo gelido che costellava la volta di Bethlehem, poco dopo il tramonto. Sorrise accarezzando come una brezza leggera le spighe di grano; le grida festose dei bimbi, l'odore dei campi prima della trebbiatura tutt'intorno. Poi si mise a correre, sollevando l'orlo della gonna per raggiungere il passo lento di Geremia e le prime, calde luci di Lancaster.


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