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Divieto a ritroso

Inserito Giovedì 10 giugno 2004

Narrativa racconto di Orson Scott Card

Incontrai Doc Murphy in un corso di scrittura tenuto da un francese pazzo alla University of Utah a Salt Lake City. Avevo appena lasciato il mio lavoro come redattore in giacca-e-cravatta presso una rivista conservatrice per famiglie e avevo qualche problema ad abituarmi ad essere di nuovo uno studente sbavato. In un gruppo scorbutico Doc era il più scorbutico ed io ero pronto ad essere annoiato da lui e ad ignorare le sue opinioni. Ma le sue opinioni non potevano essere ignorate. Prima di tutto per ciò che fece per me. E poi, infine, per ciò che era stato fatto a lui. Mi ha formato, il suo passato si profila su di me ogniqualvolta mi sieda a scrivere.

Armand, l'insegnante (che non aveva migliorato il proprio accento francese rimpiazzandolo con quello di Boston) apparve sorpreso nel presentare il mio racconto in classe. "E' commercialmente vitale" disse. "E' anche una cacata. Che altro posso dire?"

Fu Doc a dirlo. Con i chiodi in una mano e il martello nell'altra, crocifisse me e il racconto. Considerando che avevo già deciso di non prestargli attenzione, e considerando quanto fossi arrogante nella posizione sublime di essere quello studente che aveva addirittura venduto un romanzo, è sorprendente da parte mia averlo ascoltato. Ma sotto l'attacco abbastanza arrabbiato nei confronti del mio lavoro c'era qualcos'altro: un rispetto basilare, penso, per ciò che un buon scrittore dovrebbe essere; e per quella piccola possibilità nel mio lavoro che un buon scrittore potesse nascondersi da qualche parte dentro di me.

Così ascoltai. E imparai. E gradualmente, mentre il francese diventava sempre più stampalato, ml rivolsi a Doc per imparare a scrivere. Per quanto fosse scorbutico, aveva una mente molto più frizzante di qualsiasi altra persona che avessi mai conosciuto con addosso un abito d'affari. Incominciammo ad incontrarci al dl fuori del corso. Mia moglie mi aveva lasciato due anni prima, così avevo abbondanza di tempo libero e una casa in affitto bella larga per potercisi espandere; bevevamo o leggevamo o parlavamo, davanti ad un fuoco o sopra al vitello al parmigiano, molto convincente, dl Doc o fuori abbattendo una vite insidiosa che voleva impadronirsi di tutto il mondo a partire dal mio giardino posteriore. Per la prima volta da quando Denae era partita mi sentii a mio agio a casa mia... Doc sembrava conoscere per istinto quali parti della casa trattenevano i ricordi sbagliati e subito li compensava facendomici sentire di nuovo a mio agio.

O a disagio. Doc non diceva sempre cose piacevoli.

"Capisco perché tua moglie ti ha lasciato," disse una volta.

"Pensi che non sia neppure un gran ché a letto?" (Era una battuta... né Doc né io avevamo alcuna predilezione sessuale insolita).

"Hai un modo neanderthaliano dl trattare con la gente, nient'altro. Se non vanno dove vuoi che vadano ,gli rifili una bella mazzata e li trascini via.

Era irritante. Non mi fa piacere pensare a mia moglie. Siamo stati sposati solo per tre anni, e neppure anni tanto belli, ma a modo mio l'avevo amata e mi era mancata molto e non avrei voluto che partisse quando se ne andò. Non mi piaceva rimuginarci sopra. "Non mi ricordo di averti preso a mazzate."

Sorrise e basta. E, naturalmente, ripensai immediatamente alla conversazione e capii che aveva ragione. Odiavo il suo maledetto sorriso.

"OK," dissi, "sei l'unico con i capelli lunghi nel mondo degli ultimi tagli militari esistenti. Dimmi perché ti piace Morris Il "barattatore"."

"Non mi piace Morris. Penso che Morris sia una puttana che vende la libertà dl qualcun altro per guadagnare dei voti."

E mi confusi, allora. Ero stato a scorticare il buon vecchio Morris il "barattatore", commissario della contea Davis, per aver licenziato la bibliotecaria capo della contea perché aveva osato tenere un libro "pornografico" nonostante le sue obiezioni. Morris mostrava tutti i segni di essere illetterato, fascista ed estremamente popolare, e con piacere avrei voluto colpire il cavallo alla sua impiccagione.

"Così non ti piace neppure Morris… che cosa ho detto di sbagliato?"

"La censura non è mai giustificabile per nessuna ragione, tu dici."

"Ti piace la censura?"

Ed allora le canzonature da semiserie si fecero del tutto serie. Istantaneamente non ml guardò più. Istantaneamente aveva occhi solo per il fuoco e vidi le fiamme che danzavano nelle lacrime sulle ciglia inferiori e di nuovo mi resi conto che con Doc mi trovavo completamente in alto mare.

"No," disse. "No, non mi piace.

E poi un sacco di silenzio finché non bevve due bicchieri pieni di vino, proprio così, e se ne andò in macchina a casa; viveva su ad Emigration Canyon alla fine di una strada stretta e ventosa e avevo paura che fosse troppo ubriaco, ma sulla porta mi disse soltanto, "Non sono ubriaco. Mi ci vogliono quasi due litri di vino solo per arrivare ad essere normale dopo un'ora con te, sei così dannatamente sobrio."

Un fine settimana mi portò persino a lavorare con lui. Doc si guadagnava da vivere nel Nevada. Lasciammo Salt Lake City un venerdì pomeriggio e guidammo fino a Wendover, la prima città al di là del confine. Mi aspettavo che fosse un impiegato del casinò a cui ci fermammo. Ma non entrò per timbrare nessun cartellino, lasciò solo il suo nome a un tipo, e poi si sedette ad un angolo con me ed attese.

"Non devi lavorare?" chiesi.

"Sto lavorando," rispose.

"Anch'io avevo preso l'abitudine a lavorare a quel modo, ma m'hanno licenziato."

"Devo aspettare il mio turno per un tavolo. Te l'ho detto che mi guadagno da vivere con il poker."

E finalmente chiarii che era un professionista autonomo, un giocatore, una persona abile con le carte.

C'erano quattro tipi di nome Doc là quella sera. Doc Murphy fu il terzo ad essere chiamato ad un tavolo. Giocò in maniera tranquilla e perse continuamente anche se non in modo grave per due ore. Poi, immediatamente, in quattro mani si rifece di tutto ciò che aveva perso e ci aggiunse quasi mille e cinquecento dollari. Poi fece le sue scuse dopo un numero decente di mani perdenti e ce ne ritornammo a Salt Lake.

"Di solito devo rigiocare il sabato notte," mi disse. Poi sogghignò. "Stanotte sono stato fortunato. C'era un idiota che pensava di conoscere il poker."

Mi ricordai del vecchio detto: Non mangiare mai in un posto chiamato Da Mamma, non giocare mai a poker con un uomo chiamato Doc, e non andare mai a letto con una donna che ha più preoccupazioni di te. Pura verità. Doc aveva annotato tutti i mazzi di carte, sapeva a memoria tutte le probabilità ed erano rare le facce da poker attraverso cui Doc non potesse vedere.

Alla fine del trimestre, comunque, si fece chiaro per me che in tutto il tempo che eravamo stati in classe assieme, non avevo mai visto una delle sue storie. Non aveva scritto assolutamente niente. E c'era il suo livello sul registro: Ottimo.

Ne parlai con Armand.

"Oh, Doc scrive," mi assicurò. "Meglio dl quanto tu faccia, e tu hai Ottimo. Dio solo sa come, non hai il talento per scrivere."

"Perché non io espone così che il resto della classe può leggerlo?"

Armand si strinse nelle spalle. "Perché dovrebbe? Perle ai porci."

Eppure mi irritava. Dopo essere stato a guardare Doc che sbudellava uno scrittore, non penso fosse giusto che le sue opere non si trovassero mai nel gruppo da sezionare.

Nel trimestre successivo riapparve in un seminario di perfezionamento con me e glielo chiesi. Rise e mi disse di scordarmene. Risi a mia volta e gli dissi che non l'avrei fatto. Desideravo leggere la sua roba. Così la settimana successiva mi dette un manoscritto di tre pagine. Era un frammento non terminato di un racconto su di un uomo che pensa davvero che sua moglie lo abbia lasciato anche se ogni notte torna a casa e la trova là. Era una delle migliori cose scritte che avessi mai letto in vita mia. Non importava come lo si considerasse. La cosa era abbastanza chiara e abbastanza eccitante che qualsiasi idiota che amava Harold Robbins avrebbe potuto apprezzarla. Ma lo stile era abbastanza ricco e la sua materia sufficientemente approfondita anche in poche pagine da rendere la maggior parte degli altri "grandi" scrittori dei pollicoltori. Rilessi il frammento cinque volte solo per essere sicuro di afferrarlo completamente. La prima volta avevo pensato che fosse metaforicamente su di me. La terza volta capii che riguardava Dio. La quinta volta vidi che era su tutto ciò che contava e desiderai leggerlo ancora.

"Dov'è il resto?" chiesi. Alzò le spalle. "E' lì," disse.

"Non si sente che è finito."

"Non lo è."

"Bene, finiscilo! Doc, potresti venderlo a chiunque, perfino al "New Yorker". Per loro probabilmente non devi neppure finirlo."

"Perfino il "New Yorker'. Perbacco"

"Non posso credere che pensi di essere troppo bravo per tutti, Doc. Finiscilo. Voglio sapere come va a finire."

Scosse la testa. "E' tutto. E' tutto ciò che ci sarà mai."

E questa fu la fine della discussione.

Ma di volta in volta mi mostrò qualche altro frammento. Sempre migliore di quello precedente. E nel frattempo diventammo intimi, non perché fosse uno scrittore così bravo (non sono così autolesionista da provare piacere ad andarmene in giro con gente che può ubriacarmi cori la sua scrittura) ma perché era Doc Murphy. Scoprimmo tutti i posti decenti dove ottenere una birra a Salt Lake City... una attività che non richiedeva un gran spreco di tempo. Vedemmo tre buoni film e un'altra dozzina che erano così brutti che ci si divertiva a guardarli. Mi insegnò a giocare a poker abbastanza bene da cavarmela senza danno ogni fine settimana. Si rassegnò alla mia sfilza di amichette profetizzando che probabilmente avrei finito con il risposarmi. "Sei così debole di carattere da provare a fare un tentativo," mi disse scherzosamente.

Alla fine, quando avevo smesso da tempo di chiederlo, mi disse perché non finiva niente.

Io ero sotto di due birre e mezza e lui stava bevendo un'odiosa mistura di Tab e succo di pomodoro che beveva ogni volta che desiderava punirsi per le sue colpe, in base alla teoria che era persino peggio della pratica Indù di bersi la propria piscia. Mi era appena tornato indietro un racconto da una rivista che ero sicuro che sarebbe stato acquistato.

Stavo pensando di smettere. Rise di me.

"Parlo sui serio," dissi.

"Nessuno che abbia una qualche qualità deve mai smettere di scrivere."

"Senti chi parla. Il re degli scrittori determinati." Apparve arrabbiato. "Sei un paraplegico che si prende gioco di un uomo con una gamba sola," disse.

"Sono stanco di tutto questo."

"Abbandona allora. Non fa differenza. Lascia il campo agli scribacchini. Probabilmente sei anche tu uno scribacchino."

Doc non aveva bevuto niente che potesse renderlo burbero, niente sbronza triste dunque. "Ehi, Doc, sto chiedendo un incoraggiamento."

"Se hai bisogno di incoraggiamenti, non lo meriti. C'è solo un modo in cui un buon scrittore può essere fermato."

"Non dirmi che hai un blocco dello scrittore selettivo. Nei confronti dei finali."

"Blocco dello scrittore? Gesù!, non sono mai stato bloccato in vita mia. I blocchi sono ciò che succede quando non sei abbastanza buono a scrivere la cosa che sai che devi scrivere."

Mi stavo arrabbiando. "E tu, naturalmente, sei sempre buono a sufficienza!"

Si sporse in avanti, mi fissò negli occhi. "Sono il migliore scrittore di lingua inglese."

"In parte sono d'accordo con te. Sei Il migliore che non ha mai finito niente."

"Finisco tutto," disse. "Finisco tutto, caro amico, e poi brucio tutto tranne le prime tre pagine. Finisco una storia a settimana, a volte. Ho scritto tre romanzi completi, quattro commedie. Ho fatto perfino una sceneggiatura. Avrebbe guadagnato milioni di dollari e sarebbe diventato un classico."

"Chi è che lo dice?"

"Lo dice... non ha importanza chi lo dice. Era stata acquistata, aveva un cast, era pronta per essere filmata. Aveva un bilancio di trenta milioni. Lo studio ci credeva. L'unica cosa intelligente che avessi mai sentito far loro."

Non potevo crederci. "Stai scherzando."

"Se stessi scherzando chi riderebbe? E' vero."

Non lo avevo mai visto così avvelenato, così afflitto. Era vero, se era vero che conoscevo Doc Murphy, e penso che lo conoscessi. ''Perché?" chiesi.

"Il Comitato di Censura."

"Cosa? Non esiste una cosa simile in America."

Sorrise. "Non a tempo pieno, comunque."

"Chi diavolo è il Comitato di Censura?" Me lo disse:

Quando avevo ventidue anni vivevo in una strada rurale dell'Oregon, disse, oltre Portland. Cassette della posta fuori, sulla strada. Scrivevo, ero un commediografo, pensavo dl poter fare carriera; stavo giusto iniziando a tentare la narrativa. Una mattina uscii dopo passato il portalettere. Piovigginava leggermente. Ma non ci feci molto caso. C'era una busta dal mio agente di Hollywood. Era un contratto. Non un'opzione... una vendita. Centomila dollari. Mi era appena venuto in mente che mi stavo bagnando e che dovevo rientrare quando due uomini uscirono dai cespugli... sì, lo so, penso che andassero in cerca di entrate teatrali. Indossavano abiti d'affari. Dio, odio gli uomini che indossano abiti d'affari. Uno dei due allungò la mano. Disse, "Datelo a me, risparmiatevi un sacco dl preoccupazioni." Darlo a lui? Gli dissi ciò che pensavo della sua proposta. Sembravano dei mafiosi, o come una parodia comica dei mafiosi, sul serio.

Erano suppergiù della stessa altezza, e sembravano quasi la stessa persona, proprio un riflesso duplicato di crudeltà negli occhi; ma poi realizzai che la mia prima impressione era stata fuorviante. Uno era biondo, uno coi capelli scuri; il biondo aveva un mento leggermente all'indietro che dava alla sua faccia un aspetto mansueto dal naso in giù; quello scuro aveva avuto un tempo dei brutti problemi di pelle e il suo collo era tozzo, dandogli un'aria di stupidità, come se una faccia fosse stata appiccicata sul davanti del collo senza nessuno spazio per una testa. Tutt'altro che mafiosi. Gente comune.

Tranne gli occhi. Quel riflesso negli occhi non era falso ed era stato quello che me li aveva fatti vedere in modo sbagliato all'inizio. Quegli occhi avevano visto la gente piangere e si erano preoccupati e comunque le avevano fatto di nuovo male. E' un aspetto che gli occhi umani non dovrebbero mai avere.

"E' proprio li contratto, per l'amor di Dio," dissi loro, ma quello scuro con le cicatrici delI'acne mi ripeté solo di consegnarglielo.

Nel frattempo, comunque, la mia paura iniziale era passata; non erano armati e così avrei potuto sbarazzarmi di loro senza violenza. Tornai verso casa. Mi vennero dietro.

"A che vi serve il mio contratto?" chiesi.

"Quel film non sarà mai fatto," disse Mansueto, quello biondo col mento sfuggente. "Non permetteremo che si faccia."

Ml chiedo chi gli scrivesse i dialoghi, li copiavano forse da Fenimore Cooper? "I loro centomila dollari dicono che vogliono provarci. lo voglio che ci provino."

"Non riceverete mai quel denaro, Murphy. E questo contratto e quella sceneggiatura scompariranno dall'esistenza entro i prossimi quattro giorni. Questo ve lo prometto."

lo gli chiedo, "Cosa siete, un critico?"

"Ci manca poco."

Nel frattempo avevo superato la porta e loro erano dall'altra parte della soglia. Avrei potuto chiudere la porta, probabilmente, ma sono un giocatore d'azzardo. Dovevo restare questa volta perché dovevo conoscere che mano avessero. "Avete intenzione di prenderlo con la forza?" chiesi.

"Se è inevitabile," dice Tozzo. E poi aggiunge, "Vede, Mr. Murphy, voi siete un uomo pericoloso; con quella vostra macchina da scrivere IBM Self-Correcting Selectric, quella con una spaziatura difettosa così che a volte stampate delle lettere alcuni spazi oltre la fine. Con vostro padre che una volta vi ha detto. "BilIy, a dirti la sacrosanta verità, non so se sono o no tuo padre. Non ero l'unico tipo con cui si vedeva tua madre quando la sposai. Così non me ne frega un accidente se tu campi o no."

L'aveva detta proprio precisa. Parola per parola. Quello che mio padre mi aveva detto quando avevo quattro anni. Non l'avevo detto a nessuno. E lui la conosceva parola per parola.

CIA, Gesù. E' patetico.

No, non erano della CIA. Si volevano solo assicurare che non scrivessi. O piuttosto che non pubblicassi niente.

Gli dissi che non ero interessato ai loro suggerimenti. E avevo visto giusto... non erano del genere muscoloso. Chiusi la porta e se ne andarono semplicemente via.

E il giorno dopo mentre guidavo la mia vecchia Galaxy lungo la strada, al dl sotto del limite di velocità, un ragazzino in bicicletta scappò fuori proprio di fronte a me. Non ebbi neppure la possibilità di frenare. Un attimo prima non c'era e subito dopo era là. Lo presi. La bicicletta andò a finire sotto l'auto, ma lui quasi raggiunse il tettino. Il piede conficcato nel paraurti, stretto dalla bicicletta. Il resto era scorso sopra il cofano, spaccandosi i fianchi e rompendosi la spina dorsale in tre parti. Lo stemma del cofano Io aveva sventrato e iIl sangue scorreva lungo il parabrezza come una tempesta violenta, tanto che non potevo vedere altro che la sua faccia, che era compressa contro il vetro con gli occhi aperti. Era morto sul colpo, naturalmente, e anch'io avrei voluto morire.

Stava giocando ai marziani o a qualcos'altro di simile col fratello. Il fratello era rimasto là vicino alla strada con un fucile laser di plastica in una mano e uno sguardo stupido sul viso. La madre scappò fuori di casa urlando. Anch'io stavo urlando. C'erano due vicini che avevano visto tutto il fatto. Uno di loro chiamò la polizia e l'ambulanza. L'altro cercò di controllare la madre e di trattenerla dall'uccidermi. Non ricordo dove stavo andando. Tutto quello che ricordo è che l'auto aveva impiegato insolitamente tanto tempo prima dì partire quella mattina. Più di un minuto e mezzo, credo... un sacco di tempo, per far partire una macchina. Se si fosse messa in moto sempre come solito, non avrei preso il ragazzino. Incominciai a pensarci su... non era altro che una coincidenza che io mi trovassi a passare proprio in quel momento. Mezzo secondo prima e lui ml avrebbe visto e avrebbe frenato. Mezzo secondo dopo e io avrei visto lui. Solo coincidenza. La sola ragione per cui il padre del ragazzo non mi ammazzò quando arrivò a casa dieci minuti dopo fu perché piangeva a dirotto. Non fui mai processato perché i vicini testimoniarono che non avevo avuto nessuna possibilità di fermarmi e l'investigatore della polizia determinò che non stavo andando veloce. Neppure negligenza. Solo una terribile, terribile fatalità.

Lessi l'articolo sui giornali. Il ragazzo aveva solo nove anni, ma seguiva dei corsi speciali a scuola ed era molto sveglio, un bravo ragazzo con la strada spianata e si prendeva sempre cura dei fratelli e delle sorelle. Un vero strappa-lacrime per la consunzione dei sottoscrittori. Pensai di uccidermi. E poi gli uomini col vestito d'affari tornarono. Avevano quattro copie del mio scritto, della mia sceneggiatura. Quattro copie è tutto ciò che avessi mal fatto... l'originale era tra i miei documenti.

"Vedete, Mr. Murphy, abbiamo tutte le copie della sceneggiatura. Ci darete l'originale."

Non ero dello spirito adatto alla cosa. Iniziai a chiudere la porta.

"Avete veramente molto gusto," dissi. Non mi interessava come avessero ottenuto lo scritto, non in quel momento. Volevo solo trovare un modo di dormire fino a quando non mi fossi svegliato e il ragazzo sarebbe stato ancora vivo.

Aprirono la porta con una spinta ed entrarono. "Vedete, Mr. Murphy, fino a quando non abbiamo alterato la vostra auto, ieri, la vostra strada e quella del ragazzo non si si sarebbero mai intersecate. Abbiamo dovuto provare quattro volte per raggiungere il tempo giusto, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. E' il bello dei viaggi temporali. Se lo manchi, puoi sempre tornare indietro e prenderlo in pieno la volta dopo."

Non potevo credere che qualcuno volesse prendersi credito della morte del ragazzo. "Per quale motivo?" chiesi.

E me lo dissero. Sembra che il ragazzo avesse perfino più talento di quanto si pensasse. Sarebbe cresciuto e sarebbe diventato uno scrittore. Un giornalista e critico. E avrebbe causato un sacco dl problemi ad un particolare governo circa quarant'anni dopo lungo la linea. Avrebbe scritto soprattutto tre libri che avrebbero cambiato l'intero modo dl pensare di un gran numero di persone. Nel modo sbagliato.

"Siamo tutti scrittori anche noi," Mansueto mi disse. "Non dovrebbe sorprendervi che prendiamo molto seriamente la nostra scrittura. Più seriamente di quanto facciate voi. Gli scrittori, i buoni scrittori, possono cambiare la gente. E alcuni dei cambiamenti non sono molto buoni. Nell'uccidere ieri quel ragazzo, vedete, avete arrestato una sanguinosa guerra civile da qui a sessant'anni circa. Abbiamo già controllato e ci sono alcuni spiacevoli effetti collaterali, ma niente che non possa essere posto sotto controllo. Sette milioni di vite salvate. Non dovreste sentirvi male a riguardo."

Mi ricordai delle cose che conoscevano su di me. Cose che nessuno avrebbe potuto conoscere. Mi sentii stupido perché iniziai a credere che potessero dire la verità. Mi sentii preoccupato perché restavano calmi quando parlavano della morte del bambino. Chiesi, "Come c'entro io? Perché proprio io?"

"Oh, è semplice. Voi siete un ottimo scrittore. Destinato ad essere il migliore della vostra epoca. Narrativa. E questa sceneggiatura. In trecento anni arriveranno a compararvi a Shakespeare e il povero vecchio bardo ci rimetterà. Il problema è, Murphy, che voi siete un edonista del diavolo e per giunta un pessimista e, se riusciamo a trattenervi dal pubblicare qualsiasi cosa, l'intero spirito artistico di due secoli sarà considerevolmente illuminato. Senza nominare la prevenzione di una carestia da qui a settant'anni. La Storia fa strane connessioni, Murphy, e voi siete al centro di un sacco di sofferenze. Se non pubblicherete mai il mondo sarà un posto migliore per tutti."

Tu non c'eri là, non li hai sentiti. Non li hai visti, seduti sul mio divano, gambe incrociate, annuire, gesticolare come se stessero dicendo la cosa più naturale al mondo. Da loro ho imparato a descrivere l'autentica pazzia. Non qualcuno con la bava alla bocca; soltanto qualcuno seduto là come un buon amico, a dire cose impossibili, cose crudeli e sorridendo e diventando eccitato e... Gesù, non lo puoi sapere. Perché io gli credevo. Loro lo sapevano, vedi. Ed erano troppo pazzi, anche un matto poteva uscirsene con una burla migliore di quella. E la sto mostrando come se io gli credessi logicamente, ma non era così, non credo di poterti persuadere, ma credimi... se capisco quando un uomo sta bluffando o sta dicendo la verità, e ci riesco, quei due non stavano bluffando. Un bambino era morto e loro sapevano quante volte avevo girato la chiave dell'accensione. E c'era verità in quegli occhi terribili quando Mansueto disse, "Se volontariamente ti astieni dalla pubblicazione, ti sarà permesso di vivere. Se rifiuti, allora morirai entro tre giorni. Un altro scrittore ti ucciderà... accidentalmente, naturalmente. Abbiamo autorità di lavorare solo attraverso gli autori."

Gli chiesi perché. La risposta mi fece ridere. Sembra che fossero della Associazione Autori. "E' un problema di responsabilità. Se si rifiuta di prendersi la responsabilità per le conseguenze future dei suoi atti, dovremo dare questa responsabilità a qualcun altro."

E così chiesi loro perché non mi uccisero semplicemente all'inizio Invece di stare a sprecare il tempo a parlare con me.

Fu Tozzo che rispose e il bastardo stava piangendo, e mi dice; "Perché vi amiamo. Amiamo tutto ciò che scrivete. Abbiamo imparato tutto ciò che conosciamo sulla scrittura da voi e ci rimetteremmo se voi morireste."

Provarono a consolarmi raccontandomi in che buona compagnia fossi. Thomas Hardy... gli fecero abbandonare i romanzi e attaccarsi alla poesia che non è letta da nessuno e così fu salvo. Mansueto mi dice, "Hemingway decise di uccidersi invece di aspettare che lo facessimo noi. E ce ne sono alcuni altri che devono solo astenersi dallo scrivere un particolare libro. E' doloroso per loro, ma Fitzgerald è stato ancora capace di avere una carriera decente con gli altri libri che poteva scrivere, e Perelman ce lo ha trasformato in comico in quanto non gli si poteva permettere di scrivere la sua opera reale. Noi ci preoccupiamo solo dei grandi scrittori. I cattivi scrittori non sono una minaccia per nessuno."

Concludemmo una specie d'affare. Potevo continuare a scrivere. Ma dopo che avevo finito tutto, dovevo bruciarlo. Tutto tranne le prime tre pagine. "Se comunque lo finisce," dice mansueto, "ne avremo una copia qui. C'è una biblioteca qui che... uh, credo che il modo più semplice per dirla è che esiste fuori dal tempo. Sarete pubblicato, in qualche modo. Solo, non nel vostro tempo. Non prima di ottocento anni. Ma almeno potrete scrivere. Ci sono altri che devono tenere le loro penne completamente immobili. Spezza il cuore, sapete."

Sapevo tutto sui cuori spezzati, sissignore sapevo proprio tutto. Bruciai tuffo tranne le prime tre pagine.

C'è solo un motivo per uno scrittore per smettere di scrivere, ed è quando il Comitato di Censura lo raggiunge. Qualsiasi altra persona che abbandona è solo un somaro placcato d'oro. Morris il "barattatore" non sa proprio cosa sia la vera censura. Non si realizza nelle biblioteche. Si realizza sui cofani delle macchine. Così va' avanti, diventa un vero sensale, vendi assicurazioni, va' dietro a Babbo Natale e pulisci la muta di renne, non me ne frega un accidente.

Ma se abbandoni qualcosa che io non avrò mai, con te ho chiuso. Non c'è nulla in te per me.


 

Così scrivo. E Doc lo legge e lo fa a pezzi; tutto tranne questo. Questo lui non lo vedrà mai. Per questo forse mi ucciderà, ma chi se ne frega? Non sarà mai pubblicato. No, no, sono troppo vanitoso. Tu lo stai leggendo, non è vero? Vedi come spingo il mio ego al limite? Se è vero che sono uno scrittore abbastanza buono, se il mio lavoro è sufficientemente importante da cambiare il mondo, allora una coppia d'individui con il vestito d'affari verrà a farmi una proposta che non potrò rifiutare, e tu non leggerai per niente tutto questo, ma lo stai leggendo, non è vero? Perché mi sto facendo questo? Forse sto sperando che arrivino e che ml forniscano una scusa per smettere di scrivere ora, prima che scopra che ho già scritto meglio dl quanto farò mai. Ma qui io faccio marameo a quei dannati critici futuri e loro mi ignorano, dicono esattamente quanto valga il mio lavoro.

O forse no. Forse sono realmente bravo, ma il mio lavoro va a finire solo che ha un effetto positivo, senza causar nessuna spiacevole onda nel futuro. Forse sono uno di quei fortunati che può mettere su qualcosa di potente che non ha bisogno di essere censurato per proteggere il futuro.

Forse i porci hanno le ali,


© Orson Scott Card, titolo originale Prior restraint
apparso originariamente in Aboriginal Science Fiction, Sept. '86
traduzione italiana Danilo Santoni

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