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Criobarbecue

Inserito Domenica 21 marzo 2010

Narrativa un racconto di Frank Roger

Un raggio di luce acuminato colpisce le mie palpebre, trafiggendole: questa è la mia sveglia gratuita, dispensata ogni giorno al sorgere del sole.
Dischiudo gli occhi, stiracchio le gambe e le braccia rattrappite e mi trascino fino a sollevarmi in posizione eretta. Tra qualche lamentela mi scrollo di dosso le ultime tracce del sonno. Persino a questa buon'ora molte persone sono già in movimento, molte si dirigono al lavoro tenendosi stretta la ventiquattrore, le loro facce contorte in una smorfia tipo non-posso-perdere-la-mia-espressione. Si muovono in fretta, ma sempre facendo attenzione a non inciampare sul mio corpo e sul mio giaciglio fatto di cartoni e vecchi quotidiani.

È ora il momento di andarsene via, prima che l'entrata della metropolitana sia pericolosamente invasa, correndo così il rischio di essere calpestato. Ma io sono un tipo sveglio: so dove mi posso accampare la notte, so con certezza dove il sole si preparerà a irradiare la luce inclinata all'orizzonte, così mi assicuro di avere gli occhi sulla sua traiettoria. È un metodo infallibile e non costa proprio nulla! Mi ci è comunque voluto un bel po' prima di riuscire ad affinarlo fino a questo livello di perfezione.

Raccolgo dunque le mie miserie e mi sposto a lato dell'ingresso della metro, appoggiandomi con la schiena contro il muro imbrattato di graffiti e così permetto al rapido e crescente flusso di viaggiatori di sorpassarmi senza creare loro alcun ostacolo.

In qualche luogo recondito della mia testa qualcosa sta ticchettando, sta cercando di attirare la mia attenzione sul fatto che potrebbe trattarsi di qualcosa di vitale importanza, ma mi sembra di non riuscire a coglierne il significato in questo istante. Aspetta una attimo, aspetta un attimo! Potrebbe essere che... Be', c'è solo un modo per scoprirlo!

Stringo sotto le braccia la cenciosa bisaccia contenente le mie cose e risalgo fino alla superficie sulle gambe ancora un po' insicure. Lo stomaco vuoto non è certo di grande aiuto, e meno ancora lo è la mia mente offuscata. So che c'è un'edicola appena fuori l'entrata della metro. Risalgo ed esco in pieno giorno, rimanendo per un istante fermo immobile sotto la tonificante doccia di luce e calore. Poi mi dirigo verso l'edicola decorata con riviste che ostentano sgargianti copertine patinate, le quali sventolano alla brezza invitanti. Ma non sono le copertine che voglio vedere, con le sue meravigliose donne dal sorriso incantevole che mi osservano lasciandomi indifferente, così come mi lasciano distaccato le sorprendenti auto sportive, i scintillanti e futuristici ricambi di computer, le foto di paesaggi di vacanza esotici e persino le voluttuose ragazze a seno nudo di Paradiso al Silicone. Tutto quello che mi serve è uno sguardo, un rapido sguardo ad un quotidiano.

Il tizio dietro la cassa mi nota e capisce perfettamente la ragione per cui mi dirigo verso di lui e, visto che la mia presenza potrebbe compromettere i suoi affari, decide di gridarmi proprio quello di cui ho bisogno.

"Hei smilzo, è il tuo giorno fortunato oggi. È l'ultimo del mese. Il trentuno di Marzo per essere precisi. Quindi non avvicinarti e vai dove ti aspettano. Sono certo che non vorrai essere in ritardo, vero?"

Gli faccio un cenno con la testa e lo saluto con gratitudine, dopodiché torno indietro. Lo sapevo: è l'ultimo giorno del mese! Cioè il miglior giorno del mese! Mi metto in moto, gambe instabili e mente offuscata sono solo un ricordo. Non è però così per il mio stomaco vuoto. Ma ancora una volta questo problema sta per trovare soluzione. L'ultimo giorno del mese! Lunga vita ai benestanti! Lunga vita ai benestanti grassoni! Lunga vita ai benestanti grassoni che vogliono sfuggire la morte! E via di nuovo, saltellando come un pazzo scatenato.

Ci impiego un'ora e mezza per raggiungere Piazza Thomas More, la zona in centro degli affari. In qualsiasi altro giorno del mese non mi sarebbe riservato alcun benvenuto, ma oggi la mia presenza è tollerata. Molti ubriaconi, senzatetto e reietti della società si stanno già radunando, e molti altri ancora si aggiungeranno a questa folla.

Ci scambiamo dei saluti calorosi, anche se molti di noi nemmeno si conoscono. Cingiamo persone del tutto sconosciute, ci diamo qualche pacca sulle spalle e altri addirittura si abbracciano e si baciano. Dopotutto questo è un giorno da festeggiare, in cui divertirsi e sentirsi appagati. Ma come è successo in occasioni precedenti, mi guardo intorno chiedendomi della disparità tra l'opulenza degli edifici barocchi che circondano al piazza e questa moltitudine di disperati raccolti nel mezzo della stessa: questo è il luogo in cui gli estremi opposti della società, all'unisono, s'incontrano... per poi però ritornare nelle loro rispettive estremità il dì seguente, fintantoché non giungerà l'alba del prossimo giorno di festeggiamenti.

Alcuni di noi aspettano con pazienza, altri invece cantano e ballano in selvaggio abbandono, mentre vengono montati i preparativi per il grande evento. La nostra attenzione s'inchioda su una, e una soltanto delle torreggianti ed imponenti meraviglie dalle abbacinanti architetture che adornano questo paesaggio: il maestoso edificio della Corporazione Criogenica per La Vita Eterna e l'impalcatura eretta in fronte alla massiccia entrata sono una scultura di vetro e acciaio di rara bellezza, sgargiante e scintillante, come fosse dotata di vita propria.

La folla riunita esplode in una acclamazione, applaudendo l'uomo in uniforme bianca e rossa che fa la sua apparizione sul palco, mentre il nome dell'organizzazione ch'egli rappresenta viene cantato in coro, quasi si trattasse di una cerimonia religiosa: "Terapia Intensiva, Terapia Intensiva..."

Quando l'ovazione va scemando, l'uomo prende il microfono e si rivolge a noi. "Benvenuti, carissimi amici, benvenuti in questo ultimo giorno di marzo. Come ormai da tradizione, Terapia Intensiva fornirà ancora una volta un preziosissimo servizio per quelli come voi che sono privi delle essenziali..."

Ancora una volta le acclamazioni e le urla salgono al cielo, rendendo impossibile capire quello che il tizio dice. Ma chi ha comunque bisogno di sentire le sue parole? Sappiamo tutti quello che sta per dire, quello che ripete mese dopo mese. Forse la gente appartenente a Terapia Intensiva (che Dio protegga le loro anime) pensa che siamo noi colpevoli, e che le nostre colpe debbano venire alleviate?
Forza ragazzi! Questi tizi ricchissimi hanno pagato fior di quattrini per farsi congelare in azoto liquido (o era in ammoniaca? o forse erano le loro urine?) fino a quando la tecnologia non sarebbe stata in grado di resuscitarli e consentirgli di ritornare alle loro vite di ragazzini viziati. Ora, dopo un piccolo contributo da parte di Terapia Intensiva all'incorruttibile Corporazione Criogenica, ancora una volta qualcuno di loro viene estratto dal loro contenitore (o possiamo chiamarla bara?) per essere scongelato, fatto a fette e messo ad arrostire (con un buon condimento!) ed infine distribuito gratuitamente tra noi poveri cristi. E allora? Non siamo mica colpevoli, abbiamo solo tanta fame! Lasciate che le leccornie arrivino sui nostri tavoli! E per favore, cercate di sceglierne di belli e grassi per questo mese. Molti di questi benestanti erano dei ciccioni, ed è questa la cosa che ci piace più di tutto.

"...eppure," il tizio continua col suo sermone, come un prete intento a convertire un gregge di pagani, "le persone che stanno per essere sacrificate non stanno per essere ingannate. Non sapevano un granché al riguardo della tecnologia che, una volta scongelati, li lascerebbe con grossi danni cerebrali irreparabili, lasciandoli così condannati a rimanere congelati per sempre..."

E chi se ne frega dei danni al cervello? Hanno altre parti del corpo ben più grandi e succulente, credimi!

"...la vita eterna per la quale hanno pagato non sarà comunque raggiungibile... a meno che non si consideri questo sacrificio finale, l'abbandono delle spoglie mortali nella forma di cibo per gli amici meno fortunati qui presenti, una forma di resurrezione. In un certo senso in questo modo potranno continuare a vivere attraverso i vostri corpi, e dunque qualcuno potrebbe postulare che hanno raggiunto l'obiettivo per il quale hanno pagato, benché in modo diverso da quello originariamente desiderato..."

Gli applausi e le acclamazioni crescono in un boato assordante non appena tre aggeggi a forma di vasca da bagno vengono portati fuori dall'edificio della Corp Crio. Nel gran baccano riesco a cogliere qualche parola, mentre i tre grossi pezzi di carne vengono preparati per la fase finale del rituale gastro-religioso.

"Fratelli e sorelle, mentre vi cibate, cercate di pensare alla simbologia di cui questo evento è carico. I soldi di questi signori non sono stati spesi invano. I loro sogni più preziosi stanno ora per avverarsi. Vivranno per sempre dentro ognuno di voi. Ringraziamo la generosità delle persone della Corporazione Criogenica per La Vita Eterna che danno commiato ad altri tre dei loro clienti. Ringraziamo inoltre i nostri sponsor per aver dato la possibilità a Terapia Intensiva di realizzare tutto questo; grazie infine a tutti voi per la vostra partecipazione, e... assicuratevi di ritornare qui l'ultimo giorno di aprile!"

Quegli aromi giungono ora fino alle nostre nari. Le mandibole e i palati fremono nell'attesa e le mani tremano con ansia. Lo stomaco brontola, l'acquolina cola e i denti attendono avidi di affondare sulla carne morbida. Il criopranzo è pronto! La grigliata criogenica sta per essere servita di nuovo! Lunga vita ai benestanti! Lunga vita ai benestanti grassoni! Lunga vita ai benestanti grassoni che vogliono sfuggire morte! Potete scommetterci che saremo di ritorno l'ultimo giorno di aprile, potete proprio scommetterci...


 

Titolo originale: Cryobarbeque; trad. Ital., Massimo Giraldo
© Frank Roger


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