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Corpus Mechanicum: I Viaggi di Nihon

Inserito Martedì 02 dicembre 2003

Narrativa testo di Fabrizio Corselli

Corpus Mechanicum: I Viaggi di Nihon

Corpus Mechanicum è un’opera che viene integrata in una particolare struttura trasposta, che per

sua natura e finalità progettuale, riceve una forte connotazione “tecnologica”.

Essa, in dettaglio, definisce e descrive i viaggi immaginari di un androide di nome Nihon, il quale

opera un’estenuante ricerca sull’equilibrio tra la sua natura meccanica e la sua natura in parte

umana.

Il viaggio lo vedrà lambire zone d’antiche città decadute, simbolo della degenerazione e della

vanificazione tecnologica, fino a raggiungere i confini di Mekanika, rappresentata da un vero e

proprio cimitero delle macchine, ove sono contenute tutte le funzioni intellettive d’alcuni androidi e

degli esseri umani che hanno barattato il loro intelletto per un’intelligenza artificiale.

L’opera scava nei meandri della mente, e fa emergere con forza quelle che sono le più accattivanti e

suggestive nozioni della scienza noetica, propinate al lettore come memorie dello stesso androide;

una materia controversa che analizza il pensiero umano e postula ardite tesi metafisiche

sull’immaginazione.

Per questo fine, Corpus Mechanicum effettua una traslazione del pensiero sottoforma di viaggio

simulato in una mente immaginifica, e per l’esattezza, appartenente ad un essere che diviene la

“sintesi” tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale... un vero e proprio piano metaforico, un

piano limbale, nel quale il lettore sarà immerso sin dall’inizio delle prime strofe…

Ma alla fine una sola domanda riecheggerà nella nostra mente: alla fine di questo viaggio virtuale,

avrà la meglio, una vita simulata o una vita che abbiamo sempre nascosto alla nostra mente, che

abbiamo continuamente calpestato e allontanato non appena troppo prossima alla nostra

comprensione?

“ALTERAZIONI PERCETTIVE”

Dal sogno permanente

di un essere intelligibile,

un frutto sboccia.

Al di sopra dei sogni,

l’uomo si erge:

conosce della loro virtuale potenza,

la forza e bellezza;

Prende forma un sogno,

e della realtà le forme sovrasta:

forma plasmabile e

colossale nella sua irrealtà,

segno e simbolo di vanificazione

di quel sofferto individualismo divino

che di un immortale la perfezione ricerca.

POLIEDRICA ESISTENZA

INTERFACCIA

Di granitica geometria

i blocchi fluttuano nel nulla

mentre il mio corpo, nudo,

levita e cade.

Col capo volto e chino

si staglia lo zuccherino orizzonte

davanti i miei occhi di distratto osservatore

ed io, lì, a saggiarne l’albino livore

che di ogni spigolo smussato

la provata mente accoglie.

…piove …e tutto si fa carne!

Altri corpi cadono giù

come gocce sul bagnato,

intrappolati in quelle teche

di rorido e trasparente cristallo

che di un lontano presente

arresta il moto uniforme;

alcuni si riversano come prospera polpa

da contorte e penteliche placente,

contemplando di mutaformi poliedri

gl’equidistanti estremi

Altri, su se stessi accovacciati

il dito stendono come bianco lenzuolo

mentre osservano gl’ultimi sogni infranti

divenuti in codesto limbico vuoto,

di ognuno, eterna speranza.

Per coloro che invece

da quella notturna stanza, il nulla mirano

di un plumbeo cielo

il riflesso di luce

penetra dall’infranta finestra

trafiggendone l’obliata mente,

come scheggia confitta

nel più profondo recesso

del proprio torpore.

Rimangono sospesi

di quelle vetrine i frammenti

come corpi in attesa,

contemplando della gravità di quei cubi

ogni singolo ed immoto cenno.

“CORPUS MECHANICUM”

CONNESSIONI

Diviene fluida

la sintetica pelle tra le mie dita,

contatti codesti di unta follia

che traggono da ciò che amo,

l’illibato senso:

gli odori, i sapori

di una gran corruzione

che nel mio ventre riposa.

Annuso con codardia

la pestilenza di codesta parte,

adesso fattasi uomo;

Di logora genìa

il vento solleva

le pieghe e le propaggini

del mio desiderio

come manto sperduto in cielo,

e piovono come sassi

gli echi del mio pensiero

per abbandonare di ogni ragione,

gli insensati dubbi.

In carne di donna

s’apre un corpo

e incaute divengono le voci

che spande

un crine di congegnate ossa.

“CORPUS MECHANICUM”

CEREBRUM

Visione primordiale

di un’immanenza passiva,

diviene plasmabile materia

tra i sogni di codesto automa,

...pensiero

...spirito

…morte

...e destino.

Non più un ruolo subordinato

quello della macchina

che tra tanti artificiali intelletti

una pulsione di creativa solitudine, scorge.

Di fronte agli esseri viventi,

essa porta il nome di Immaginazione:

umile e inconscio essere vivente

che cerca dell’uomo,

la realtà di tutti gli esseri.

“INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

HEXAGON

Geometrici spazi colano linfa bianca

vicino le tue infanti ali,

e di trapuntati ricami, filano

le affaccendate nutrici

di giovane insetto i compositi ricordi.

Aguzzi trillii e colate d’arguzie, scalpitano

e sbuffano negli esagoni della mia mente.

Fuggono via le libellule, in corsa contro il tempo,

per lambire interminabili forme

ove zoppa di un’ala, la mia ragione frinisce,

ove libero il mio spirito,

sorvola della realtà le distanti dimore.

“KYBERNETES”

A condurre la loro vita

in cibernetici involucri,

i lucidi visitatori

come anime dell’Ade

i concetti contemplano.

Privati sono, della loro capacità

di intendere e di volere,

mentre vagano tra le nervose pareti

di anatomiche verità assolute.

Ricostruendo della memoria

le singole celle, fluiscono,

le immagini correnti di antichi mondi,

e di vetuste memorie, le rovine

come per incanto si ricompongono,

cosicché di quel corpo meccanico

che un modello umano agogna,

soverchia la mente il pieno potere:

Strutture di neurale e sintetico tessuto,

appartenenti ad un solo scrittore

che diviene della propria cognitiva prigionia

un cinico architetto.

“MEKANIKA”

Sento il clangore

del sangue ferroso

spargersi nell’aria,

come arrugginite armi

in quegli ossidati campi.

Cadono come rottami,

croste di ruggine

dalla mia pelle,

per acquietare

del logoro terreno,

i cinici antiquari.

Montano e smontano

i miei pensieri

come oleati ingranaggi

mentre disgregano

del mio senno,

le inflessibili molle.

“MEKANIKA II”

Estirpano dalle tenebre

di cianotici ingranaggi,

i becchi adunchi;

E disgregano del mio senno

le inflessibili molle

di una ragione

che il sonno non conosce.

I cinici antiquari

di codesta e vetusta folla

fanno concitato trepestio,

e nel mentre conciliano

della mia pelle

le croste di ruggine

che silenziose acquietano

i ferrosi echi.

“SYNTHESIS”

Nei meandri della sua mente

un corpo viaggia e divaga,

e concepisce di arboricole strutture

il frutto della creazione.

Non un grande albero,

non un albero dei balocchi

sotto il quale attendere della concitata folla,

le meraviglie di ogni umana ragione.

Così, le radici tortili

affiorano da un tenebroso terreno

fino a suggere della terra,

un ramificato nervo:

canali simili a condotti neurali,

stilizzati con pieghe organiche

che richiamano di una bestia la dura corazza.

Dendritici rampicanti

e rugginose foglie,

abbracciano dei frutti primordiali

i teneri embrioni:

feti senza un’identità,

senza un principio d’appartenenza,

mentre suggono dal grande fiume della vita

la linfa vitale,

il pensiero di un essere umano.

Con codesto spasmo

del Creativo ogni vagito converge:

esso piange ed i feti piangono,

esso ride ed i feti ridono,

un sogno che ha un termine

e un incubo che ha un inizio,

quello della nascita.

Poco tempo dopo, di un sintetico albero

il frutto si stacca

ed esso si adagia sul soffice terreno ondeggiante;

Si dimenano come serpi,

viscidi e libidinosi,

estromettendo dalla struttura “arboricola”

il frutto caduto.

Dalla sua crisalide

l’uomo come farfalla emerge,

e dal fertile terreno

un nervo afferra,

per suggere della vita

la ibrida linfa.

“COGNIZIONI”

Indomito pensiero

del mio senno

le briglie scioglie,

per mirar del nulla,

i luminosi squarci.

Corpus Mechanicum

"Prometheus" Equilibrio tra Macchina e Organica


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