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Only tonight

Inserito Martedì 14 settembre 2004

Narrativa un racconto di Claudio Tanari

Nel blocco H del loro Quartiere erano conosciuti, Ozzie e Nico. Ci passavano il tempo con il rock: che altro avrebbero dovuto fare ? Ogni tanto suonavano nel garage di Ozzie o facevano i duri davanti alla sala giochi.

Un giorno: - Oh Nico!  Se te lo dico non ci credi!

- Spara!

- Ho visto Sid Cochrane in persona.

- Piantala Ozzie, non è aria”

- Giuro! Beh, non proprio Cochrane ma il suo caravan. E’ parcheggiato vicino a Scasso, lo sfasciacarrozze.

- Senti, se è vero è la dritta del secolo!

- Che aspettiamo, Nico? Sid Cochrane!

 

Cochrane era stato una star anni prima. Ccd, soldi, belle pupe: aveva bruciato le tappe Sid, era il più grande.  Fino a quando non rimase invischiato in un affare dì droga con qualche cadavere dì troppo.

Al processo l'aula era piena di fan in giubbotto di pelle e di ragazzine in lacrime ma ad aspettarlo davanti al carcere sette anni dopo nemmeno un cane.

Nessuno lo aveva più visto da allora.

 

SCASSO. L'insegna al neon ronzava sulle teste di Nico e Ozzie accendendosi e spegnendosi a tratti, difettosa.

Il caravan era lì, la scritta mezzo cancellata sui fianchi: SID COCHRANE AND THE JETS. Non c'erano dubbi, il posto era quello.

- Che ti dicevo?

- Calma. Andiamo a vedere

Il caravan era ridotto male: non avrebbe sfigurato in mezzo alla carcasse in demolizione di Scasso. I due fecero presto ad arrivare davanti alla cabina di guida. Vuota.

- Ehi! C'è nessuno?

- Lascia perdere Ozzie. Qui non c'è altro che ferraglia arrugginita

Nico si appoggiò distrattamente a quella che doveva essere stata la porta d’ingresso: era socchiusa.

- Ozzie! Dà un'occhiata!

- E’ aperta! C'è nessuno?

- Che volete? - La voce li colse di sorpresa.

Steve si fece coraggio e saltò su. La lama di luce che entrava dalla porta tagliò in due il buio dell’interno illuminando il padrone della voce.

Stava schiacciato contro una parete: jeans scoloriti, canottiera grigia come i capelli ispidi e unti, barba di tre giorni. La corporatura massiccia bombardata dalla vita.

- Cerchiamo Sid Cochrane, signore - disse Ozzie.

L'uomo scrutò le due figure in controluce.

- Che cosa volete da lui? - disse sospettoso.

- Parlarci, signore! - rispose Ozzie – Siamo suoi fan. Abbiamo tutti i suoi Ccd e ...

- Mocciosi... sono solo due mocciosi ... - mormorò l'uomo.

Socchiuse le veneziane polverose e si sedette pesantemente su una poltrona sdrucita, respirando a fondo.

- Sa dove lo possiamo trovare, signore? insistette Nico.

- Parlarci, solo parlarci, implorò Ozzie.

Dopo qualche attimo di silenzio la faccia pallida dell'uomo fu scossa da una risata sommessa molto simile a una serie di piccoli colpi di tosse.

- Cercate Cochrane eh? Beh l’avete trovato...

- Vuo-vuole dire che è lei signore? - disse Nico incredulo fissando la piega amara sulla bocca dell’uomo.

- Già - fece Cochrane - ma piantala di chiamarmi signore! Mi dà ai nervi!

 

Solo allora Nico e Ozzie alzarono gli occhi sulle pareti del camper: locandine, copertine di Ccd e stampe di pagine web: era proprio lui!

Cochrane si alzò dalla poltrona e si diresse verso il frigo.

- Volete una birra?

I due si scambiarono uno sguardo.

- Grazie sign...ehm, Sid - disse Ozzie.

Se ne stettero per un po’ con le lattine in mano.

Un manifesto diceva: TONITE ONLY - THE JETS. Sopra c'era una fotografia: di Sid che suonava il basso elettronico con la solita energia.

Sotto il manifesto, il Cochrane di adesso si asciugò la bocca con l'avambraccio.

- Come te la passi, Sid? - chiese Nico rompendo un silenzio che si stava facendo pesante.

- Benone, non si vede? - risrose Cochrane sarcastico.

- Sentite, perché ora non filate e vi levate dai piedi…

- Ehi Sid - fece Ozzie - ti ricordi quando venisti a suonare da queste parti?

- Già. Per poco quella bottiglia non mi faceva secco il batterista...

- Si però il concerto fu fantastico - lo interruppe Nico - Ti ricordi il bis di Dreaming in the street? E il coro quando suonasti Sweet Sally Brown?

- 'When you and me were young, sweet Sally Brown...’ - si mise a canticchiare sottovoce Cochrane.

- Cazzo, Sid! Che concerto!

- Allora - disse scuotendosi con insofferenza Cochrane - è un autografo o cosa che volete?

Qualcosa fece rumore là fuori.

Cochrane balzò dalla poltrona impallidendo. Si avvicinò ai finestrini: il piazzale del deposito di Scasso sembrava deserto. Rimase a guardare per un po’ mentre la luce bluastra dell’insegna dell’autodemolizioni, gli bagnava la faccia di una luce livida. Era quasi buio, ormai.

- Qualcosa non va, Sid? - domandò preoccupato Ozzie - Di noi ti puoi fidare.

Cochrane tornò a sedersi prendendosi la testa fra le mani.

- Sono nella merda, ragazzi.

- Che tipo di merda? Polizia? Spacci hipnosynt? - Chiese Nico di vedetta vicino al finestrino.

- Peggio. Sapete, quando uno esce di galera ha bisogno di grano. Ricominciare a suonare?  Manco a dirlo: la band si è squagliata. Prima di finire dentro facevo affari con la droga sintetica. Gli uomini di Liu mi passavano la roba e io la rivendevo nel giro della musica. Era cominciata per scherzo, i soldi non sono mai troppi, no? Adesso il Cinese e i suoi sono passati al contrabbando di dati: spionaggio cibernetico o qualcosa di simile. Si servono di rottami come me per trasportare sottopelle chips che scottano: io ne ho uno ficcato nel microgate dietro la nuca.

In quella il fascio di luce dei fari di un’autopod abbagliarono l’interno del camper.

- Tranquillo Sid, é lontana, Continua - fece Nick dal finestrino.

- Beh, per farla breve: ho fregato al Cinese il chip che mi trovo addosso per rivenderlo alla concorrenza. Si tratta di milioni. Per questo mi sono nascosto in questo porcile. Domani all’alba vendo il camper a Scasso e me ne vado di qua alla svelta. Sempre che quel bastardo di Liu... Non e il tipo da farsi fregare tanto facilmente- finì rabbrividendo Cochrane.

Era un uomo finito.  Lo sapevano tutti e tre. Liu Xing e l’Orient Star, la sua potente organizzazione, non avrebbero tollerato lo sgarbo. Probabilmente i suoi uomini erano già sulle sue tracce.

- Conta su di noi, Sid – disse Ozzie.

Cochrane esplose in una risata nervosa.

- Siete due bravi mocciosi. Ora però passerete per quella porta e vi squaglierete, ok? Gli scagnozzi del Cinese ci sanno fare con le pistole.

- Io invece - disse Nico pensoso, - credo proprio che ti terremo un po’ compagnia, Sid. Accendi la tv, Ozzie…

- Forse non mi sono spiegato ... - disse Cochrane

- Ascolta, Sid - ribattè Nico - Aspettiamo che faccia giorno. Il garage di Ozzie è un bel nascondiglio per il tuo camper. Per quella gente sarebbe un giochetto trovarti se resti qui. Domani tratteremo noi l'affare con Scasso mentre tu te ne starai al sicuro.

- Ok, ok ... - sospirò Cochrane. Del resto, che aveva da perdere, ormai?

Sul piazzale era buio pesto, adesso. Le luci artificiali disegnavano con il loro chiarore azzurro elettrico il profilo della metropoli, infestata dalle scie delle autopod in volo sullo skyline.

Un'auto nera planò leggera posandosi con uno sbuffo di polvere vicino a un mucchio di lamiere. Due figure silenziose si diressero alla svelta verso il camper, due gialli in completo scuro. Uno dei due sfondò con un calcio la porta: l’interno era illuminato da una lampada a gas. Ozzie rimase senza fiato quando l'uomo che aveva sfondato la porta estrasse una Magnum a impulsi con silenziatore. Pochi gesti, precisi. Un colpo mandò in pezzi la testa di Nico, Cochrane volò all’indietro con un buco nello stomaco. Il gomito di Ozzie descrisse una breve traiettoria prima di colpire il braccio del killer. Approfittando del momentaneo vantaggio, il ragazzo si gettò dal camper verso la linea fosforescente della strada illuminata a giorno dai lampioni. Ma il secondo uomo con uno scatto gli lanciò dietro un coltello che lampeggiò nell’aria brevemente prima di fermare la corsa di Ozzie penetrando in mezzo alle scapole.

Gli uomini di Xing si avvicinarono a Cochrane immerso in una pozza di sangue nero e denso: gli strapparono il microgate, lacerando con un pugnale il cuoio capelluto alla base del cranio, poi si allontanarono senza fretta fino a che i fari della loro autopod non scomparvero dietro a una curva.

 

La lampada a gas era ancora accesa all’interno del camper mentre la tv trasmetteva un vecchio film in bianco e nero. Alta sul piazzale, l'insegna SCASSO continuava a ronzare, indifferente.

 


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