John Joseph Adams intervista Kelly e Kessel
Data: Giovedì 10 maggio 2007
Argomento: Interviste


James Patrick Kelly e John Kessel, autori pluri-premiati, si uniscono in coppia come editor per definire un genere che… bè, non c’è.

  • James Patrick Kelly, scrittore di fantascienza e premio Hugo, è nato nel 1951 a Mineola, N.Y. ed ha iniziato a pubblicare nel 1975. Le sue opera appaiono frequentemente sull’Asimov's Science Fiction, dove tiene anche una rubrica su Internet dal titolo "On the Net." Il suo romanzo breve, Burn, attualmente è finalista all’Hugo Award e per opra si può scaricare sia nella versione testo che podcast. Sebbene abbia scritto anche romanzi, tra questi Wildlife e Freedom Beach (scritto in coppia con John Kessel), è conosciuto soprattutto per la sua produzione breve, la maggior parte della quale è stata raccolta in due collezioni imponenti, Think Like a Dinosaur and Other Stories e Strange But Not a Stranger. Attualmente insegna allo Stonecoast Creative Writing MFA program presso la University of Southern Maine.
  • John Kessel, autore di fantascienza, curatore e studioso, è nato nel 1950 a Buffalo, N.Y. Attualmente risiede a Raleigh, N.C. dove insegna Letteratura Americana e scrittura narrativa alla North Carolina State University. I suoi romanzi comprendono Good News From Outer Space e Corrupting Dr. Nice. Alle sue opera sono stati attribuiti il Nebula Award, il Theodore Sturgeon Memorial Award e il James Tiptree Jr. Award. E’ anche un organizzatore del Sycamore Hill Writer's Workshop for professional SF writers.


Questa intervista è stata fatta per il sito di Science Fiction Weekly e Kelly e Kessel sono stati intervistati via e-mail nel maggio del 2006. La motivazione è data dalla pubblicazione dell’antologia Feeling Very Strange che raccoglie una serie di racconti appartenenti ad un genere particolare, quello che Sterling ha definito col termine Slipstream.


La vostra nuova antologia, Feeling Very Strange, tenta di fornire una definizione e un canone per la narrativa slipstream. Cosa vi ha ispirato a mettere insieme un libro di questo tipo?

Kessel: E’ da molto che sono interessato alla narrativa che mescola i generi e a volte ho provato a farlo io stesso. Fin da quando il saggio di Bruce Sterling del 1989 ha dato un nuovo nome a tale narrativa, mi sono chiesto se fosse mai riuscita a diventare una forma riconoscibile. Una delle cose che volevo fare nell’antologia era quella di mostrare alcuni degli autori non normalmente associati con la fantascienza o il fantasy che stanno scrivendo questo tipo di opere. Mettendo alcune delle loro storie accanto a quelle di autori associati normalmente con la narrativa di genere, come Howard Waldrop e Ted Chiang, spero si possa distinguere con più chiarezza cosa potrebbe essere la narrativa slipstream. Anche se una parte di me obietta a che si cerchi di prendere la magia che questi autori praticano per trasformarla in un genere mondano, un’altra parte di me non avrebbe nulla da ridire nel vedere uno scaffale "Slipstream" in ogni libreria. Potremmo dibattere su quali libri lo potrebbero riempire e a quali non dovrebbe essere proprio permesso di infangarlo.

Kelly: Sono d’accordo con John, ma poi sono quasi sempre d’accordo con John. Comunque non è che ci siamo svegliati tutti e due una mattina e abbiamo detto, "Ehi, dobbiamo cercare di spiegare uno dei generi di scrittura più inesplicabili che siano mai stati inventi." L’idea per questo libro è iniziata col nostro preveggente editore, Jacob Weisman alla Tachyon Publications, che ha pensato che fosse l’ora per un tentativo serio di comprendere lo slipstream mettendo assieme i racconti di alcuni dei suoi praticanti più acclamati. Ci ha avvicinati semplicemente con questa idea e ha lasciato a noi decidere su come procede e a chi chiedere di far parte del libro. Abbiamo iniziato a pasticciare da qua.

E allora, cosa è lo slipstream?

Kelly: Nella nostra introduzione teniamo a sottolineare come lo slipstream attualmente non sia proprio un genere e che forse non potrà mai esserlo. Ciò che è, secondo noi, è un effetto letterario (nella stesso modo in cui l’horror o la commedia siano effetti letterari raggiunti da un tipo molto differente di storie dissimili). Quale è questo effetto? Abbiamo preso a prestito il termine dissonanza cognitive dagli psicologi. Quando si presentano due cognizioni contraddittorie (impressioni, sentimenti, credenze) sperimentiamo la dissonanza cognitiva, una specie di sconforto psichico che normalmente cerchiamo di cancellane scaricando una delle due cognizioni come falsa o illusoria e promovendo l’altra alla realtà. Ma in alcuni casi non siamo ripagati da questa scelta di convenienza.
Noi siamo dell’idea che ciò che fanno le storie slipstream sia di abbracciare la dissonanza cognitiva. F. Scott Fitzgerald una volta ha detto che "Il test per un’intelligenza di prima categoria sia la capacità di avere in mente due idee opposte allo stesso tempo e mantenere la capacità di funzionamento." Crediamo che questa capacità sia necessaria per competere con la vita del XXI secolo e che le storie che ci chiedono di esercitare questa capacità siano espressione dello zeitgeist. Hai proprio bisogno di una risposta definitiva se un elettrone sia un’onda o una particella? Perchè? Forse è venuto il momento di fare spazio all’incertezza nella narrativa contemporanea, anche se le storie ti fanno sentire veramente strano. Lo Slipstream può usare tecniche meta-narrative per estraniarci dalla realtà del consenso, potrebbero riscrivere la storie, potrebbero mescolare stili o generi diversi. Ma il punto è questo, così come la vediamo noi. Lo Slipstream non ha regole, ha solo risultati.

Kessel: Una delle cose che mi sono venute in mente come mi sono messo a pensare a questa cosa è quanto spesso le storie slipstream assomiglino alle parabole. "The Little Magic Shop" inizia come una parodia o decostruzione dei tanti racconti tradizionali sui negozi magici e tratta del diavolo. Poi, alla fine, si trasforma in una allegoria della narrativa fantastica come arte opposta ai tentativi dell’editore di renderla un prodotto commerciale. Il personaggio principale salva il proprietario ammuffito del vecchio negozio magico e lo trasporta nel mondo contemporaneo allo stesso modo in cui scrittori come Bruce Sterling cercano di trainare la fantascienza fuori dalle tradizioni ammuffite per portarla di fronte al XXI secolo. Mi piace questa doppia natura dello slipstream. Le storie slipstream sembra sempre che facciano più di una cosa per volta.
L’altra cosa che mi colpisce è quanto spesso siano divertenti. E’ una delle cose che ho sempre amato di Kafka (la prima cosa che pensi di lui è che sia terribilmente bieco). Ma c’è dell’humor nero nel suo lavoro un po’ dappertutto. Quello stesso humor che si ritrova in racconti slipstream come "Sea Oak" o "Biographical Notes to 'A Discourse on the Nature of Causality, with Air-planes' by Benjamin Rosenbaum", o "Bright Morning".
Un racconto dovrebbe dare piacere, delizia e mistero. Dovrebbe arrivare a cose che non possono essere raggiunte per altra via. Abbiamo messo una citazione di Kafka sulla copertina del libro: "Una storia dovrebbe essere un’ascia per spezzare il mare gelato dentro di noi."

Da dove viene lo slipstream, e perchè pensate che sia così prevalente, e rilevante, oggigiorno?


Kessel: Credo che l’argomento di Jim sulla dissonanza cognitive sia parte della ragione per cui oggigiorno sia comune. Sono in molti a sentire che il mondo non abbia molto senso in accordo alle strutture che tenevano durante il XX secolo. Forse non ha mai avuto senso, per una persona di una certa sensibilità; ci sono state storie individuali che assomigliano allo slipstream per molto tempo, da scrittori come Franz Kafka, Jorge Luis Borges e Shirley Jackson al di fuori dei generi, per non parlare dei cosiddetti scrittori di genere come Damon Knight, Barry Malzberg e Fritz Leiber.

Kelly: Vedi sopra. Ma sì.

Per fare un esempio dal libro, "Hell Is the Absence of God" di Ted Chiang… cosa rende questa storia slipstream? La storia è apertamente fantastica; cosa la rende slipstream e non semplicemente fantasy?

Kessel: La maggior parte dello slipstream è apertamente fantastico… non è un modo di nascondere o minimizzare l’elemento fantastico, o spostare un drago o una sirena in ciò che in qualche altro modo sarebbe una storia mainstream. Tutto sta nel come tratti quell’elemento. Per me non si può separare lo slipstream dal “fantasy” ad ampio spettro semplicemente sulla base del se sia o no apertamente fantastico. La cosa che rende slipstream la storia di Ted sta nel modo in cui evade la struttura normale di raccontare una vicenda, o forse nel modo in cui si rifà alle storie antiche. Per esempio, questo è un racconto senza una sola riga di dialogo. Di solito non si fa così nella narrativa convenzionale. Adotta la cosiddetta visione ‘dell’occhio di Dio’ che è più adatta ad una parabola che a un racconto. Di conseguenza la storia parla della visione dell’occhio di Dio dell’esistenza umana. Adotta nel vero senso della parola una visione teologica calvinista dell’universo, offre conseguenza fisiche e scientificamente misurabili delle manifestazioni spirituali e nel prendendole seriamente ci mostra la natura inumana (e disumana) di tale visione. Nel leggerla ti ritrovi tranciato dall’assurdità crudele dell’universo che presenta e la sua assoluta realtà mondana.

Kelly: Ted era un po’ dubbioso allorché gli dicemmo che volevamo la sua storia per il libro. Avevamo parlato con lui del progetto in termini generali e per questo sapeva quello che stavamo cercando già prima che gli chiedessimo la sua storia. Di sicuro lui è libero di pensare che sia fantasy, ma una questione fondamentale per me è, a quale altro fantasy può assomigliare. A quale tradizione si adatta? Una delle ragioni per cui "Hell Is the Absence of God" ha ricevuto così tanta attenzione è che, come sottolinea John, è una storia tanto diversa dalla altre sotto tanti aspetti. È questo che ne fa una storia slipstream?

Noi pensiamo di sì, ma se non fosse questo, allora diteci cosa può esserlo.

Tutti i racconti del volume sono delle ristampe, ad eccezione di quello di Mary Rickert, "You Have Never Been Here," che appare qui per la prima volta. Com’è che avete incluso questa storia nel libro?


Kelly: Non ho seguito che di recente la carriera di Mary Rickert in modo organizzato anche se avevo letto un paio delle sue storie e m’erano piaciute. Quando s’è iscritta nel 2005 al Sycamore Hill, ho tirato fuori molte annate di F&SF e mi sono fatto uno scorpacciata di Rickert. Si può sperimentare la stessa emozione comprando la sua nuova raccolta, Map of Dreams, dalla Golden Gryphon Press. Ho potuto subito rendermi conto che lei era qualcuno che dovevamo prendere seriamente in considerazione per l’inclusione in Feeling Very Strange. Ma con quale storia?

Devo ammettere che non sono riuscito a catalogare immediatamente "You Have Never Been Here" quando l’ho letta per la prima volta. Non mostra i suoi segreti ad un’ispezione superficiale. Ma te la levi difficilmente dalla testa. Quando fummo d’accordo di mettere "Biographical Notes to 'A Discourse on the Nature of Causality, with Air-Planes', by Benjamin Rosenbaum" di Ben Rosenbaum pensavo di essere sufficientemente aggiornati; "Discourse" era uscito nel 2004. Ma se la memoria non m’inganna, fu John che suggerì che forse dovevamo chiedere a Mary quella storia stupenda per sottolineare come lo slipstream non sia una qualche collezione di farfalle che stavamo mostrando in un contenitore nel Museo delle Scuole Letterarie ormai Perite, ma piuttosto che era un movimento letterario capace ancora di raccogliere attenzioni.

E’ anche per questa ragione che abbiamo incluso ampi brani di un commento e di una discussione dal David Moles' blog sullo Slipstream, su cui hanno inviato commenti alcuni scrittori che noi ci aspettiamo saranno le stelle di dopodomani.

Kessel: la storia di Mary Rickert mi ha colpito quando l’abbiamo vista al Sycamore Hill Workshop nell’estate del 2005. Non è che stessimo cercando opere originali, ma appena il libro ha iniziato a prendere forma ci è apparso che il racconto di Mary fosse la quintessenza dello slipstream. E’ allo stesso tempo scritto in modo chiaro e profondamente disorientante. Non si risolve in modo semplicistico in nessuna categoria semplice. A volte sembra quasi un sogno. A volte sembra un fantasy distopico. A volte sembra una storia razionale narrata dal punto di vista di un pazzo. Proprio quando pensi di averla afferrata, ecco che fa una svolta a sinistra. Eppure non la senti come arbitraria. Questa storia mi fa sentire proprio strano

I curatori di antologie pongono spesso grossa importanza sulle storie che aprono e chiudono le loro antologie… cioè, quelle caselle sono spesso riservate ai due migliori racconti del libro. Come mai avete scelto di aprire con "Al" di Carol Emshwiller e di chiudere con "You Have Never Been Here" di Mary Rickert? Semplicemente perché erano le storie più slipstream del libro? E se sì, perchè?

Kessel: Carol Emshwiller è stata una delle scrittrici su cui eravamo d’accordo fin dal primo giorno che sarebbe dovuta essere presente nel libro. Scrive storie che si adattano alla nostra definizione già dagli anni ’60 e prima ancora. Penso sia significativo che, sebbene abbia pubblicato su riviste di fantascienza o di fantasy fin dagli anni ’50, abbia iniziato ad essere apprezzata (e a vincere premi importanti) negli anni ’90 e dal 2000. Era più avanti nella curva. Le sue storie distorcevano in modo giocoso le regole del genere fin da "Sex and/or Mr. Morrison" in Dangerous Visions.
Come ho detto più sopra, mi piace proprio la storia della Rickert. E poi sembra giusto mettere la storia più vecchia del libro per prima e per ultimo quella nuova di zecca, anche se penso che avremmo anche potuto invertire la cosa per avere lo stesso effetto.

Kelly: Come John, anche io ammiro il modo in cui queste storie invitano ad uno scrutinio intenso e poi se ne divincolano, trasformandosi in qualcosa che anche il più astuto dei lettori non sarebbe mai stato capace di predire dai paragrafi iniziali e a volte neppure dai paragrafi finali. Per me questa è una delle strategie estetiche che dividono lo scrittore slipstream da quello fantastico. Quando arrivo alla fine della maggior parte delle storie slipstream mi capita spesso di ricercare quali altri possibili sviluppi si sarebbero potuti realizzare, mentre mi sento quasi fregato se non ho una comprensione completa di tutta la gamma di possibilità alla fine di una storia fantasy. Sono ampiamente soddisfatto dalla conclusione di tutte e due queste storie, anche se arrivo all’ultima frase con una schiera di domande senza risposte. Ma fammi fare un esperimento di riflessione. Diciamo che io sono il Buon Curatore dell’Impero Slipstream e posso obbligare Carol e Mary a scrivere un’altra pagine per ‘finire’ le loro storie. Come apparirebbero queste pagine?

Non ne ho proprio nessuna idea.

Quando abbiamo iniziato questo progetto, i tre scrittori che ho pensato che assolutamente e positivamente dovevano essere nel libro erano Carol Emshwiller, Kelly Link e Karen Fowler. Per tutti e tre c’erano letteralmente dozzine di racconti che potevano essere scelti, ma come sottolinea John, c’era l’opportunità di rintracciare una delle fonti dello slipstream già fin dalla New Wave. Mi ricordo di aver sfogliato in lungo e largo Best of Orbit di Damon Knight in cerca di potenziali progenitori; rileggendo "Al" e rendendomi conto immediatamente che ero balzato all’inizio della mia lista.
John ha già usato la parola con la "q" per il racconto di Mary (um ... quintessenziale) così non c’è bisogno che stia qui a ripeterla. Ciò che vorrei dire è che penso che Mary sia una scrittrice con anni e anni di sorprendente lavoro di fronte a se e mi fa piacere se, nel mettere il suo racconto in un posto d’onore si possa attirare la grande attenzione che lei merita.

Tra tutti i racconti di questa antologia, qual è quello che credete racchiuda nel modo migliore ciò che significa essere slipstream?

Kelly: Be’, vorrei evitare questa domanda, se non ti dispiace, perchè penso che postuli tre cose: 1) che c’è un qualche ideale platonico del racconto slipstream, 2) che un qualche racconto nell’antologia si avvicini più degli altri a tale ideale, 3) che io, come curatore, possegga una qualche speciale lista che mi permetta di classificare i racconti all’interno della scala dello Slipstream. Poiché siamo convinti che lo slipstream rappresenti più un effetto letterario che un genere reale, ciò che realmente mi chiedi è quale di questi racconti mi ha fatto sentire più spaesato. È come chiedere quale è buffo tra Huckleberry Finn di Twain, Catch-22 di Heller o A Confederacy of Dunces di Toole.
O quale ispiri più orrore, se Frankenstein di Mary Shelley, Heart of Darkness di Conrad o Misery di King.
Detto questo, sto ancora cercando di abbracciare "Sea Oak" di George Saunders E "The Specialist's Hat" di Kelly Link. E "A.". E ...

Kessel: Non so se posso sceglierne uno. Lo slipstream non è semplicemente un tipo di racconto, ma un effetto che può essere generato all’interno di un gruppo correlato di tipi di racconti. Ma se proprio vuoi un titolo io direi "Lieserl" di Karen Joy Fowler. O "You Have Never Been Here" di Mary Rickert.

La vostra antologia copre un ampio spettro di narrativa breve … quali sono alcuni degli esempi migliori di storie slipstream narrate a lunghezza di romanzo?

Kessel: Prima di parlare dei romanzi, lasciamo aggiungere che, sebbene si sia cercato di coprire un ampio spettro, siamo stati comunque costretti a lasciar fuori un sacco di grandi storie e di grandi scrittori. In una maniera in qualche modo arbitraria abbiamo confinato l’antologia ai soli scrittori statunitensi. In massima parte abbiamo scelto quegli autori con una parte sostanziale di opere che possono essere ritenute come slipstream. Alla fine abbiamo trovato che occorreva lasciar fuori scrittori eccellenti del calibro di Rikki Ducornet, Jim Shepard, Terry Bisson, Michael Swanwick, Eliot Fintushel, Richard Butner, Andy Duncan, Doug Lain, Jay Lake, Ray Vukcevich, Molly Gloss, Barry Malzberg, Leslie What, Lucius Shepard e una dozzina di altri che avevamo preso in considerazione (includendo noi stessi, contro ogni richiesta del nostro ego).

Ma torniamo ai romanzi. Un romanzo che ho appena letto e che si adatta a ciò che ritengo slipstream è The Brief History of the Dead di Kevin Brockmeier. Libri meno recenti?: Was e 253 di Geoff Ryman. Tourists di Lisa Goldstein. L’ultimo romanzo di Damon Knight, Humpty Dumpty: An Oval. Secondo la mia esperienza, il vero sentimento slipstream sorge in modo più completo dalla narrative breve.. Un romanzo richiede maggiore sovrastruttura per quanto riguarda trama e caratterizzazione. Non penso che lo slipstream tratti fondamentalmente tali argomenti razionali.

Kelly: Sto leggendo in anticipo una copia del nuovo romanzo di Eliot Fintushel, Breakfast With The Ones You Love e trovo che fino ad ora sia molto slipstream. Olympic Games di Leslie What, assolutamente. Jonathan Lethem si è spesso sprofondato nello slipstream in dimensione di romanzo, per esempio in Gun With Occasional Music. Ma sono d’accordo con John su questo: credo che man mano che cresce la popolazione dei lettori e degli scrittori che si rivolgono allo slipstream, i lettori richiederanno romanzi slipstream e gli scrittori li scriveranno.

Siamo solo all’inizio.

(c) 2007 John Joseph Adams







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