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Le Guin, Ursula K., I doni

(Gifts, 2004); "Narrativa" n. 249, ed. Nord, 2006; Edizione originale: (Harcourt Children's Books), e in versione audio, letto da Jim Colby: (Recorded Books); un estratto in: http://www.harcourtbooks.com/bookcatalogs/bookpage.asp?isbn=0152051236&option=excerpt; tradotto in finlandese, come "Näkemisen lahja" (Wsoy, 2005); premi: Pen 2005, Children's Literature; 240 pagg., 17,60 €

Ottimo fantasy, quest’ultima opera della Le Guin che abbiamo a disposizione in traduzione, di quel tipo di fantasy molto particolare al quale ci ha ormai abituati.
In un mondo dai contorni assolutamente indefiniti, si svolge una storia lenta, che segue i ritmi della vita dei suoi protagonisti, contadini e pastori che vivono nelle Terre Alte, montuose e poco ospitali.
Essi sono, sembra di riuscire a capire, gli ultimi della gente di quel mondo ad avere i doni, che un tempo avevano tutti, ma che, ora, le genti delle Terre Basse ha perso, con la civilizzazione.
Essi, ora, li vedono come : "…una superstizione di contadini ignoranti, preda delle loro stesse paure, i quali si spaventavano l’un l’altro con storie di stregoneria." (pag. 204).
I doni sono capacità di intervenire magicamente nel mondo, e ce ne sono molteplici, da quello di disfare, che annichila qualunque cosa, o persona, si desideri, del dominion del protagonista/narratore, a quello di chiamare gli animali, usato per la caccia, o per l’allevamento, di quello della sua fidanzatina.
Ha una struttura molto particolare, in quanto comincia "in medias res", per poi tornare indietro e riallacciarsi all’inizio negli ultimi capitoli, cosa che intriga alquanto; se mai la prosa della Le Guin ne avesse bisogno. E, ciò, ha anche il senso di mettere il lettore nella posizione dell’uomo che giunge dalle Terre Basse col quale, all’inizio, appunto parlano i protagonisti.
Quella posizione di scetticismo che abbiamo detto. Permettendogli quindi, poi, una sospensione del giudizio per così dire facilitata.
La storia, come ho detto, dice di questi dominion, clan di poche persone, col loro particolare dono, che sono sempre in guerra fra di loro, o, quantomeno, in "pace armata".
Scenario nel quale si svolge la storia, il dramma, forse meglio, di Orrec, nato dall’unione di suo padre con una donna delle Terre Basse, da lui rapita, ma col suo consenso. Che, si capirà, non ha ereditato il dono.
E che, per il pregiudizio di quelle genti, dovrà portare una benda sugli occhi per molti anni, dimmodo che "la gente" possa dire che ha il dono selvatico, che non riesce a controllare, piuttosto che non lo abbia.
Dramma, anche, e forse di più, per la perdita della madre, quasi sicuramente a causa di un maleficio scagliatole da quelli di un altro dominion al quale erano andati in visita, su loro preciso invito, per un fidanzamento combinato per interessi politici, di alleanze strategiche, del protagonista.
Perdita descritta davvero molto bene, intensamente, col supporto di quella cecità e delle storie delle Terre Basse che quella madre racconta, che diventano la prima narrazione scritta di quelle genti, altrimenti prive di libri.
Ed è qui che quel potere delle parole, così centrale nella poetica della Le Guin, ha la sua espressione; quei racconti, ricordati, prima raccontati oralmente, ed arricchiti, colmati delle parti dimenticate, poi appunto scritti, ad essere l’unico possibile modo, per i due giovani protagonisti, di imparare a leggere, e scrivere.
E, in ultimo, la meraviglia ammirata della servitù che ha appena finito di ascoltare il primo racconto raccontato pubblicamente da Orrec: "Quando finii, sentii per la prima volta nella mia vita quel silenzio che è il più dolce premio dell’esecutore… Dalle filatrici si levò un piacevole mormorio di ammirazione." (pag. 206). Nel quale si dice della soddisfazione che il dono dello scrivere può dare.
Quella madre morente "…scriveva perché sapeva di non poter essere presente a parlare." (pag. 168), e ne dice: "Quando scrivo una cosa, posso pensare a essa." (idem).
I doni mi pare che possano essere interpretati, visto anche quel loro essere stati persi dalle popolazioni civilizzate, come le energie che l’adolescente non riesce ancora a controllare, e che quindi assumono quella valenza magica, che poi, incanalata, diviene la personalità.
E, infondo, mi pare che, questo romanzo, sia la versione "della maturità" di quanto l’autrice ci ha detto con la sua trilogia, poi ampliata, di Earthsea, che Orrec sia Ged, e Gry, la sua fidanzatina, Tenar.
Da segnalare, poi, come il racconto sia costellato, come spesso accade nei lavori della Le Guin, da "racconti nel racconto"; fra le pagine 52 e 58 (!!) c’è una lunga fiaba, "La ragazza che era stata gentile con le formiche", il cui insegnamento morale viene anche molto dopo ripreso, a pagina 162 addirittura il mito di creazione, di quelle genti, e fra le pagine 169 e 170, una parte di una, ancora, fiaba, così come fra le 183 e 184. Il raccontare, dunque, il saperlo fare, è il vero dono, e la Le Guin ci regala, ancora, una gran bella narrazione.
Ricordiamo che il 4 maggio di quest’anno è uscito il seguito, "Voices" (Orion Children's: 10,99 $, 368 pagg.)

Altri contributi critici; non tradotti: "Le Guin's 'Gifts' unwraps questions about the control or misuse of power", di Erin Ergenbright, "Portland Oregonian", 29 agosto 2004, e una recensione in "Parade Picks", 28 novembre 2004

Aggiunto: August 24th 2006
Recensore: Marcello Bonati
Voto:
Link correlati: Ursula Le Guin
Hits: 739
Lingua: italian

  

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