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Marco Priulla - JUDAS PRIEST: HEAVY METAL MESSIAH

L’autore Marco Priulla, con la sua scrittura potente ed evocativa, indaga a fondo sui contenuti più profondi ed inquietanti dell’orizzonte lirico e visionario dei Judas Priest, legandone i concetti in un’unica trama che si addossa il compito anche di rileggere lo scenario esistenziale e generazionale che ha prodotto il culto dell’heavy metal dagli anni Settanta in poi, creando un effetto tanto possente da avvicinarlo ad un poema. Pornografia robotica, Medioevo odierno e venturo, tentazioni totalitariste e un profondo senso di onnipotenza accompagnato da un nichilismo senza speranza: questo è il mondo in cui si snoda il nastro sonoro dei Judas Priest, accompagnato da una colata lavica di suoni potenti ed esplosivi che – come avrebbero detto gli antichi – sembrano forgiati dal Dio Vulcano nelle officine infernali dell’Etna. Questo libro, quindi, è un viaggio che necessariamente deve essere accompagnato dall’immersione nella musica, nelle sonorità eruttive della band. Dopo, come spesso è accaduto per tanti appassionati, nulla potrebbe essere più come prima.
(Maurizio De Paola - giornalista Metal Hammer)

Nella visione nostrana culturalmente caotica, superficiale e spesso disordinata e qualunquista delle sonorità Hard - della musica “dura” - l’italiano medio sovente confonde tra generi e sottogeneri, definizioni e sottodefinizioni, tra etichette e sotto-etichette.
Per lunghi anni mi é capitato quasi costantemente di sentir ciarlare di “metal” accostando gruppi dalle sonorità e dagli stili talmente diversi da produrre nella mia mente un disdicevole e stizzoso stridio prolungato - come il famigerato gesso che si spezza sulla lavagna. Così, sotto la denominazione di Metal, sentivo accorpare, con sconforto e indignazione, i vari: Van Halen, Extreme, Metallica, e persino gli AC/DC! Come dire: di tutte le erbe un fascio.
Esiste invece una precisa e scrupolosa sintassi musicale che, sommata al modo in cui la si usa, definisce gli intenti e caratterizza gli stilemi che forgiano non solo il marchio di fabbrica di ogni musicista (o gruppo), ma che delineano il raggio d’azione creativo connotando una Band fino a renderla unanimemente “riconoscibile” e, nel bene o nel male, inseribile in questo o in quell’altro “genere.”
Fin dalle primissime interviste al nascente gruppo dei Judas Priest, e durante tutti gli anni della loro trentennale carriera musicale, la band si é SEMPRE e invariabilmente definita “METAL.” Ciò é sintomatico di una potente visione e di un’estrema, precoce e sbalorditiva consapevolezza del linguaggio musicale adottato sin dagli esordi.
Col senno di poi, dopo attenta e appassionata analisi sulle peculiarità stilistiche dei Judas Priest, ciò che maggiormente si evince é la tenace, ferrea volontà di incarnare l’ideale estetico e sintattico-musicale dell’Heavy Metal.I Judas Priest SONO l’Heavy Metal.
Lo incarnano: alla perfezione. Sono l’origine di un modo di fare musica che nonostante lo snobismo diffuso Esiste e R-esiste tenacemente al variare delle mode: quasi come una maestosa e irremovibile Piramide che non si arrenda all’erosione del tempo.
Dalla genesi - dagli esordi ancora venati di una sottile ma già obsoleta tradizione inglese ricca di screziature progressive - essi procedono con convinzione e fervore fino a sfornare album in cui il cuore del gruppo é volutamente “sintonizzato” a battere e pulsare su Riff e ritmiche secche, continue, instancabili, costanti.Nessuno spazio a sonorità “accordali,” nessun riverbero di suoni. Le chitarre appaiono compatte, rapide, secche, taglienti, incisive.
Mi sono spesso domandato cosa fosse a legarmi così tanto a questo splendido gruppo. Gli elementi catalizzatori sono tanti - inverosimilmente troppi, per essere condensati in un’unica band. Che fosse l’onnipresente ritmica mozzafiato? Che é poi la Chiave di Volta del Vero Metal.O forse la presenza di due magiche chitarre soliste, la cui classe senza pari nasce dalla fusione tra un’estrema fluidità e una frenesia a stento disciplinata che erompe con veemenza come in nessun gruppo prima (e dopo).O forse - mi chiedevo - sarà l’effetto “Sirena Incantatrice” della sovrumana voce del leader Halford, capace di spaziare da toni gravi e cupi a incandescenti note acute e liriche che arrivano a straziare spirito e carne. Una voce che pur manifestando tecnica ed estensione mozzafiato, non é esibita con vanto e non risulta fine a se stessa, bensì intesa per regalare Energia e Potenza e Intensità e Cuore.O perfino - ipotizzavo - le semplici e spesso quasi ridicole seppure estremamente accattivanti linee di basso: una ritmica innocente nella sua semplicità ed efficacia.Infine, le doti compositive e la capacità di alternare brani sovrumanamente feroci alle più dolci e melodiche Ballad di tutti i tempi.
In realtà, é chiaro che nessun elemento, da solo, avrebbe potuto catalizzare i miei umori, i miei ascolti e le mie energie verso un’unica band. E’ più che evidente che è “la somma” di tutto ciò a creare un magico impasto, una lega paradisiaca. Un cocktail di ingredienti esplosivi ma al tempo stesso sapientemente amalgamati.
I vertici artistici, le vette, i pinnacoli, le cime che i Judas Priest hanno saputo innalzare non hanno e non avranno mai eguali.
Saggistica - al confine con la narrativa -
dedicata ai Judas Priest
Formato STANDARD
Pagine 104
Titolo: Judas Priest: Heavy Metal Messiah
Autore: Marco Priulla
Prezzo: 8,00 €
Data di pubblicazione: aprile 2007
Genere: Saggistica&Narrativa attinenti al Metal


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Aggiunto: May 28th 2007
Recensore: Lorenzo Nicotra
Voto:
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Hits: 870
Lingua: italian

  

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