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Ballard, James G. I miracoli della vita

(Miracles of Life, 2008), "I canguri" n. 203, ed. Feltrinelli, 2009, traduzione di Antonio Caronia, 17,00 €, 240 pagg., ed. or.: (Fourth Estate, febbraio 2008: 14.99 £, 278 pagg.)

Nel giugno del 2006 Ballard ha scoperto di avere il cancro. E ha allora deciso di scrivere questa sua autobiografia.
Nella quale ci dice di tutti gli avvenimenti più rilevanti della sua vita. A partire, ovviamente, dalla sua movimentata infanzia, e oltre, a Shanghai.
L’intera prima parte, dieci capitoli, la descrive. Ed è davvero appassionante.
Vi dice, fra le altre, alcune cose che ci interessano in quanto appassionati di Sf. La prima è a riguardo di quella sua figura poetica della piscina vuota: "Non mi rendevo conto, allora, dell’evidente simbolo del declino della potenza inglese, perché nessuno a quei tempi pensava una cosa del genere dal momento che lo sciovinismo dell’impero britannico era al culmine…. Adesso penso che la piscina vuota rappresentasse l’ignoto, un concetto che fino a quel momento non aveva avuto alcun ruolo nella mia vita." (pag. 29). All’invasione giapponese i Ballard si erano dovuti trasferire in un’altra casa, nel cui giardino vi era questa piscina vuota.
Un’altra è una considerazione generica sull’influenza che quegli anni ebbero, sulla sua poetica: "A Shanghai il fantastico, che per la maggior parte delle persone sta dentro alla propria testa, per me stava fuori, lo vedevo ovunque mi giravo, e adesso penso che lo sforzo principale che facevo da ragazzo fosse quello di cercare, in tutta quella finzione, la realtà." (pag. 35).
E il racconto di come, dovento trascrivere un tal numero di righe da un romanzo che non gli piaceva, pensò di scrivere un racconto di quella lunghezza, e di come venne apostrofato: "La prossima volta, Ballard, non copiare le tue righe da qualche romanzaccio…" (pag. 41). "Fu quella la mia prima prova, la prima volta che presi coscienza di un’inclinazione, e fu uno sprone per altre prove, in cui mi divertii molto. E forse fu quell’inizio a indirizzare poi la mia narrativa verso una modalità così sovversiva." (idem).
Nella seconda parte ci dice, invece, della sua vita al ritorno in Inghilterra.
Nel capitolo in cui descrive la sua vita al liceo di Cambridge, dove studiò medicina, nel dire delle lezioni di anatomia, ha un escursus decisamente interessante ancora sui motivo profondi della sua poetica: "Per certi versi tutta la mia narrativa è la dissezione di una patologia profonda di cui fui testimone a Shanghai, e poi nel mondo posbellico, dalla minaccia di guerra nucreare all’assassinio del presidente Kennedy, dalla morte di mia moglie alla violenza che ha puntellato la cultura dell’intrattenimento negli ultimi decenni del secolo." (pag. 123).
Ovviamente, ad un certo punto comincia a raccontare del suo essere diventato uno scrittore di fantascienza. Andato in Canada per seguire un corso della Raf, la scoprì per la prima volta, diventandone un divoratore.
Molte le considerazioni, tutte notevoli, su di essa: "…un tipo di narrativa che parlava davvero del mondo attuale, e spesso era ellittica e ambigua come quella di Kafka…. La fantascienza come genere aveva una straordinaria vitalità… un tipo di letteratura che premiava l’originalità." (pag. 140); "… la fantascienza era molto più vicina alla realtà di quanto non lo fosse il romanzo realista convenzionale in auge allora… aveva una vitalità che il romanzo modernista non aveva più. Era un motore visionario che a ogni giro creava un nuovo futuro, un’automobile truccata che accelerava davanti al lettore, spinta da un carburante letterario esotico altrettanto ricco e pericoloso quanto quello che spingeva i surrealisti." (pagg. 157-8); "… la fantascienza sia stata la vera letteratura del XX secolo, e che abbia avuto una grande influenza sul cinema, la televisione, la pubblicità e il design dei prodotti di largo consumo. Oggi la fantascienza è il solo luogo dove sopravvive il futuro…" (pag. 162).
Ma anche alcune negative: "… era limitata ad un approccio del tipo "cosa succederebbe se?"… Io ero più interessato a un approccio del tipo "cosa succede adesso?"…" (pagg. 140-1); e, dicendo dei primi racconti che tentò di mandare alle riviste americane che: "…mi tornarono tutti indietro (con) giudizi senza appello…" (pag. 149): "Regnava una feroce ortodossia, e ogni tentativo di allargare le prospettive della fantascienza tradizionale veniva considerato come una losca cospirazione." (pagg. 149-50).
Oltre a tutto ciò, ovviamente, ci dice un’infinità di altre cose; e, sempre, con quella capacità affabulatoria tutta sua.
Il titolo, ci spiega, è dovuto ai suoi figli: "Guardavo i miei figli allora, e ancora oggi li vedo così, come a dei miracoli della vita: è a loro che dedico questa autobiografia." (pag. 155).

Altri contributi critici: "Furore moderato", di Marco Belpoliti, "L'espresso" del 9/4/2009

Aggiunto: March 31st 2009
Recensore: Marcello Bonati
Voto:
Link correlati: Ballard J. G.
Hits: 1327
Lingua: italian

  

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