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Silverberg Robert - Pianeta senza scampo

“Pianeta senza scampo” (The Longest Way Home, 2002)
di Robert Silverberg
“Urania” n. 1493, ed. Mondadori, 2004
traduzione di Fabio Feminò, © 2002, by Agberg, Ltd.
272 (244) pagg., 3,60 €
Correlati critici: “L'autore”, di Giuseppe Lippi, pag. 252
Edizione originale: (Orion/Gollancz): 10.99 £, 213 pagg., poi 2003: 6.99 £, 262 pagg., poi (HarperCollins/Eos, 2002: 25.95 $, 294 pagg., 2003: 7.50 $, 367 pagg.), (SFBC, 2002): 12.99 $, 294 pagg.)


Il più recente romanzo di Silverberg che possiamo leggere in traduzione, è un racconto di formazione, di un viaggio incredibile di un ragazzo, che lo fa diventare qualcosa di più simile ad un uomo: “Joseph non pensava a se stesso come a un uomo, non ancora. Ma aveva il cupo sospetto che lo sarebbe diventato prima che quel viaggio giungesse al termine” (pag. 46).
Un viaggio, intrapreso a piedi, addirittura da un continente ad un altro, su di un pianeta colonizzato dall’Uomo, sul quale la Terra è poco più di un mito, e gli indigeni un popolo mite e dalla credenza religiosa che li porta a non considerare neppure, l’occupazione dei terrestri.
Intrapreso poiché, in quel continente, il Popolo si è ribellato ai Padroni; coloro che per primi vi erano scesi, che lo avevano adattato alle necessità umane, e che poi erano divenuti i servi di quelli giunti dopo.
E, questo viaggio di formazione, lo è ancor di più in quanto a farlo è un giovane Padrone, che ha sempre vissuto nella bambagia della sua reggia, senza aver neppure mai pensato che, quello stato di cose, potesse essere ingiusto.
E così, quando avrà appena scoperto le delizie dell’amore fisico, ecco che gli verrà dato da pensare anche a ciò, portandolo a pensarvi, e a capire quanto assurdo fosse l’ordinamento della società da cui veniva.
Le esperienze durissime, ai limiti della sopravvivenza, lo portano così, a cresce, dentro, oltre che, normalmente, nel corpo: “Stava solo imparando a comprendere meglio chi fosse.” (pag. 83); a conoscere sé stesso, insomma; i propri limiti, le proprie capacità.
E le proprie, almeno potenziali, meschinità: “Sto diventando un terribile ipocrita-pensò Joseph. E poi si corresse: “No, stò semplicemente maturando.” (pag. 117).
Un’avventura, dunque, raccontata con la consueta maestria, nella quale questo bamboccio deve affrontare delle difficoltà che mai si era neppure immaginato di dover affrontare, alcune terribili, altre talmente piacevoli che gli fanno pensare pensieri che non si sarebbe mai detto: “…si sentiva tanto in forma, col corpo così finemente coordinato in ogni funzione, da provare una vera gioia a percorrere di buona lena la strada deserta…era la più grande avventura della sua vita, l’epico viaggio inatteso che l’avrebbe forgiato per sempre…” (pag. 212).
E così, quando, per una fortuna in quella che sembrava l’ultima delle disgrazie capitategli, riesce a tornare davvero, alla sua patria, ecco che si ritrova, appunto, cambiato; dentro: “…l’infanzia ormai conclusa e messa da parte.” (pag. 249), a guardare quella, di fatto, monarchia ereditaria, con “…gli occhi di una persona diversa…” (idem).
Si rende insomma conto che quello era stato: “…un viaggio che lo aveva portato nel profondo di se stesso e condotto in qualche luogo nuovo e strano.” (pag. 150); “Lui non era più quello di prima, e non era esattamente certo di cosa fosse divenuto, e non era affatto sicuro di quello che sarebbe diventato” (idem); forse, un monarca illuminato, che avrebbe portato grandi novità.


Altri contributi critici: non tradotti: recensione di Nick Gevers, “Locus” vol. 48, # 4, n.495, aprile 2002, pag. 32

Aggiunto: December 24th 2004
Recensore: Marcello Bonati
Voto:
Hits: 711
Lingua: italian

  

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