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Le Guin Ursula K. - Leggende di Earthsea

(Tales from Earthsea, 2001), di Ursula K. Le Guin
edizione originale: (Harcourt), poi in “Tales from Earthsea & The Other Wind” (SFBC, 2001), poi: (Ace, 2002, 2003), (Orion, 2002, 2003)
“Fantasy Urania” n. 5, ed. Mondadori, 2004 (336 (320) pagg., 4,10 €)
traduzione di Piero Anselmi, © 2001, by Ursula K. Le Guin


Ed ecco che la Le Guin, una delle più grandi scrittrici di Sf, ci regala, oltre ad un nuovo romanzo, del ciclo di Earthsea (quel “I venti di Earthse” di cui parliamo sempre in questo sito), anche un’intera antologia di racconti ambientati in quel mondo.
E sono racconti che spaziano molto, al suo interno; infatti, si va dal primo, ambientato addirittura in un’epoca remotisima, quasi mitica, all’ultimo nel quale si racconta di fatti successivi anche all’ultimo dei romanzi.
Basilarmente c’è da dire che l’indiscutibile bravura dell’autrice nello scrivere una prosa di davvero ottima qualità non stà venendo meno, col passare degli anni; si possono trovare, infatti, anche qui, delle pagine davvero molto buone, che lasciano un retrogusto davvero positivo.
Il volume si apre con una “Prefazione” dell’autrice (pagg. 11-15), nella quale, fra l’altro, fa delle considerazioni pienamente condivisibili su ciò che la fantasy è diventata oggigiorno: “…diventata una merce, un’industria… non inventa nulla, ma imita e banalizza… privando le vecchie storie della loro complessità intellettuale ed etica, trasformando la loro azione in violenza, i loro protagonisti in pupazzi, e il loro contenuto veritiero in insulsaggini sentimentali…. Le scelte morali causa di profondo turbamento sono ritoccate, rese gradevoli e sicure. Le idee dei grandi narratori, concepite con passione, sono copiate, trasformate in stereotipi, ridotte in giocattoli…” (pag. 14).


-“Il trovatore” (The Finder, poi antologizzato anche in “Year’s Best Fantasy 2”, a cura di David G. Hartwell e Kathryn Cramer (HarperCollins/Eos, 2002); pagg. 16-126)-in cui si narra di come nacque la scuola di magia di Roke, come se fosse un tentativo di ricostruzione narrata fatto partendo da notizie vaghe e remote.
E in cui si dicono alcune cose che mi sono sembrate significative; un ridire quella cosa sulla particolarità dell’animale Uomo, il suo fardello più grave: “Penso che ci sia del male in noi, nel genere umano. La fiducia lo respinge. Lo supera con un balzo. Supera il baratro. Ma il male esiste.
E tutto ciò che facciamo alla fine serve il male, perché noi siamo malvagi…. Gli animali non agiscono male. Come potrebbero? Ma noi possiamo, e lo facciamo.” (pag. 62), che abbiamo notato anche in “I venti di Earthsea”.
Una considerazione sull’impossibilità di un uso equilibrato del potere: “Non c’è modo di usare bene il potere.” (pag. 63), conseguente all’altra, che vuole dire che, per quanto ci si riprometta di agire, da persone potenti, in maniera eticamente corretta, è la natura umana stessa che impedisce di poterlo fare completamente; troppa l’innata bramosia di esercitarlo, anche, per il proprio interesse.
Discorso dal quale traspare anche la vena anarchica dell’autrice; l’unica possibilità di vivere in maniera eticamente corretta è di vivere al di fuori, del potere, in un luogo nel quale non ci sia, potere.
E, molto più significativo, un dire della venalità delle giovani generazioni, che hanno, ormai, la logica del profitto là dove dovrebbe esserci una coscienza etica: ““A che serve parlare dell’equilibrio delle cose? Non se ne ricava alcun profitto!”- Ecco cosa mi dicono. Parlano di profitto!” (pagg. 67-8).
La filosofia della Le Guin, che come sappiamo deve molto al pensiero orientale, poi, è presente, ovviamente, in dosi massicce, e mi è sembrato questa frase la significasse bene: “C’è un intero.
Ecco cosa devi cercare e considerare. Una cosa funziona solo come parte dell’intero. Soltanto in questo risiede la libertà.” (pag. 68).


-“Rosascura e Diamante” (Darkrose and Diamond, originariamente apparso in “The Magazine of Fantasy and Science Fiction”, ottobre/novembre '99, a pag. 47, poi antologizzato anche in “The Year’s Best Fantasy and Horror: Thirteenth Annual Collection”, a cura di Ellen Datlow e Terri Windling (St. Martin’s Griffin, 2000), a pag. 1, “The Mammoth Book of Fantasy”, a cura di Mike Ashley (Robinson, 2001), a pag. 30; pagg. 127-162)-una storia d’amore, fra un figlio di un mercante e una figlia di una strega, con di mezzo, ovviamente, la magia; con lui che rinuncia prima al poter diventare mago, e poi ricco, pur di poter dividere la propria vita con lei.
Vi si dice, anche, una cosa decisamente significativa proprio sulla magia: “…una capacità che molti bambini avevano e in seguito perdevano, un barlume sporadico di magia.” (pagg. 128-9).


-“Le ossa della terra” (The Bones of the Earth, poi antologizzato anche in “Fantasy: The Best of 2001”, a cura di Robert Silverberg e Karen Haber (Pocket/ibooks, 2002), a pag. 1, “The Year’s Best Fantasy and Horror: Fifteenth Annual Collection”, a cura di Ellen Datlow e Terri Windling (St. Martin’s, 2002), a pag. 216 e in “New Magics”, a cura di Patrick Nielsen Hayden (Tot Teen, 2004), a pag. 203; pagg. 163-184)-“…parla dei maghi che istruirono il mago che per primo istruì Ged…” (“Prefazione”, pag. 13), e racconta del sacrificio di uno di questi, che opera uno dei pochi incantesimi irreversibili, su di sé, di trasformazione in roccia, per salvare la sua città.
Ma, più di ciò, dice del saper ascoltare, come di una delle doti migliori che si possano avere: “Ascoltare gli altri è una dote rara…” (pag. 183).


-“Nell'alta palude” (On the High Marsh; pagg. 185-219)-“…una storia appartenente ai sei anni, brevi ma movimentati, in cui Ged fu Arcimago di Earthsea.” (“Prefazione”, pag. 13); Ged, ricorderete, è il protagonista dei primi tre romanzi di questo ciclo, ed in parte del quarto, e, in questo racconto, lo vediamo raggiungere un mago fuggito da Roke dopo un violento scontro magico con lui ed un Maestro, un mago allora malvagio, ma ora riguadagnato alla serenità dell’anima dal cuore semplice di una donna.


-“Libellula” (Dragonfly, anche in “Legends. Primo volume” (Legends: Short Novels by the Masters of Modern Fantasy, 1998), a cura di Robert Silverberg, ed. or. (Tor, ’98), a pag. 273, “I libri della mezzanotte” n. 8, ed. Sperling & Kupfer, 2001: 322 + XIV pagg, 34.900 £, nella traduzione di Francesco Di Foggia, pagg. 183-249, con una premessa del curatore, pagg. 179-81, poi antologizzato anche in “Legends 3”, a cura di Robert Silverberg (Tor, 2000), pag. 153; pagg. 220-291)-in cui sono raccontati gli eventi che portano alla fine della scuola di Roke, almeno per come era stata per molti anni; per mano di una donna-drago che non sa di essere tale.
Il mutamento contro la staticità, la vita contro la morte; a reggere Roke, infatti, e ad affrontare la donna-drago c’è un arcimago che si è richiamato dal regno dei morti.


-“Una descrizione di Earthsea” (A Description of Earthsea; pagg. 292-326)-che non è un racconto vero e proprio solamente perché non racconta una storia; infatti è, praticamente, come dice l’autrice stessa nella “Prefazione”, una sorta di versione pubblicabile degli appunti che si era fatta per il suo lavoro, poi, ovviamente, come detto, romanzati.
Vi si dice, infatti, di molti aspetti del pianeta Earthsea, da quelli linguistici, a quelli storici, religiosi e via dicendo.
Spesso ciò prende una forma molto vicina, a quella di un racconto vero; e altrettante fa riferimento o ai romanzi del ciclo o ai racconti di questa antologia.
E il potere che la Le Guin conferisce alle parole vi si esplicita molto bene in questo passaggio, nel brano nel quale parla del linguaggio scritto magico, avente un grandissimo potere, che le fa poter dire, quindi, anche di quello… normale, che: “…influisce indirettamente, ma considerevolmente.” (pag. 298) sulla realtà.


Dunque la Le Guin ci ha fatto, ancora, un gran dono; e, tutti i dettagli, e gli ampliamenti, della descrizione di quel mondo, fanno ben pensare a riguardo di altre, anche molto diversificate, opere di quel ciclo.
Il volume comprende anche un bel saggio di Riccardo Valla, riassuntivo di ciò che la narrativa dell’autrice ha costituito e costituisce, “Una scrittrice americana alla ricerca del linguaggio dell’unità” (pagg. 327-330), nel quale, fra l’altro, si dice di quella propensione che abbiamo detto, della sua filosofia, per il pensiero orientale: “…l’agire, il fare, è moralmente inferiore al non agire, al non fare, perché spezza le armonie naturali.” (pag. 329).

Aggiunto: December 24th 2004
Recensore: Marcello Bonati
Voto:
Hits: 1511
Lingua: italian

  

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