Giallo a Hollywood
di Giovanna Grassi
Il regista David Schmoeller si era fatto conoscere in Italia per un sagace giallo intitolato Horror Puppet e ambientato in una cittadina di provincia della California dei Sud. In The Seduction, titolo originale di Chi vuole uccidere Miss Douglas, siamo invece nel cuore di Bel Air e Beverly Hills e il film prodotto da Irwin Yablans (esperto di film horror e di suspense, noto in America per questa specializzazione e per il film Fade to Black) e Franck Capra jr., vuole testimoniare il grado di paranoia a cui possono giungere alcuni individui costretti a una vita anonima, ma in qualche modo suggestionata o collegata con l'universo dorato delle star, e dei divi del giornalismo televisivo americano.
Il protagonista, il giovane Derek, svolge infatti la professione di fotografo e coltiva nel suo studio e nella sua casa, un appartamento affittato non lontano dalla lussuosa villa della futura vittima, una morbosa passione per Jamie. Costei è una affermatissima giornalista, bionda e glamour come sanno essere certi personaggi-archetipi imposti dal video USA. Derek è uno psicopatico, un uomo immaturo, emotivamente instabile che, nel terrore di un fallimento sentimentale e sessuale, preferisce scegliere un amore immaginario e accarezzarlo con una carica di passionalità repressa, malata e fantasiosa.
Jamie, fidanzata al collega e scrittore Brandon, s'accorge di quella strisciante e scomoda presenza che la bracca come un animale, la spia con un potente teleobiettivo, la perseguita mandandole fiori e regali.
La polizia, però, a causa delle leggi californiane, è impossibilitata a intervenire perché non ha indizi convincenti e infatti con una ambigua frase che legittima i cittadini decisi a farsi giustizia da soli il capitano Maxwell suggerisce a Brandon e Jamie di comperarsi un fucile per fronteggiare, in caso di emergenza, lo scomodo vicino.
Il finale è tragico per tutti e dimostra, con l'aspetto più interessante dello scontato copione scritto dallo stesso Schmoeller, la personalità a doppia chiave della bionda Jamie e il complesso e sessualmente distorto rapporto che talvolta si instaura tra la vittima e il carnefice, pronti a scambiarsi i ruoli di forza.
Il film ha suoni falsi, al di là dell’ottima fotografia tutta ombre e chiaroscuri ottenuta con lenti speciali dall'operatore Mac Ahlberg, della colonna sonora di Lalo Schifrin con un motivo eseguito da Dionne Warwick, delle patinate scenografie da riviste d’arredamento. Tutto sembra orchestrato per il lancio della star dei serial televisivi e fotomodella Morgan Fairchild, glaciale nel proprio viso di porcellana come certe eroine alla Douglas Sirk, ma incapace di aderire alla suspence della vicenda.
Al suo fianco si ritrova Michael Sarrazin in un ruolo di contorno perché il vero protagonista è Andrew Stevens, un interessante attore delle ultimissime generazioni dal volto ambiguo alla Jack Palance giovane. Le altre due presenze femminili professioniste sono Colleen Camp, l’amica di Jamie, e Kevin Brophy, l’assistente di Derek. Tra tanti caratteri superficialmente accennati, perfetta risulta l’ambientazione da quartieri alti hollywoodiani.
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