Tre acchiappafantasmi a New York
di Giovanni Grazzini
Per avere il privilegio di dormire nella camera abitata da un fantasma, in certi alberghi della provincia inglese bisogna pagare un supplemento. Sono cose da vecchia Europa, dove si ha la garanzia che nottetempo lo spettro si comporta da vero signore. Mai fidarsi, invece, dei fantasmi americani. Può accadere, come in Ghostbusters, che lo spirito d'una trapassata amante delle buone letture porti lo scompiglio negli schedari di una biblioteca pubblica, che qualche altro faccia esplodere le uova sul tavolo di cucina o installi tutte le potenze del male nel frigorifero di casa.
Corre un brivido nella schiena di Manhattan. Ma ecco tre baldi laureati offrirsi come "acchiappafantasmi". Sono Peter (Bill Murray) Raymond (Dan Aykroyd) ed Egon (Harold Ramis), che la Columhia University ha cacciato dal laboratorio di studi paranormali in cui dicevano di lavorare e si sono messi in proprio, specialisti nel disinfestare New York dagli spettri. Muniti di apparecchiature di loro invenzione bardati come astronauti sembrano farsi onore partendo a sirene spiegate dalla stazione di pronto soccorso che hanno allestito in un vecchio garage, e vincendo la fifa, riescono a inscatolare un bel po' di fantasmi e a renderli innocui. Ma quando un fanatico protettore dell'ambiente li accusa di inquinare il quartiere e la polizia interviene sulla cassaforte che custodisce i fantasmi, è l'apocalisse.
Turbe di spettri invadono la metropoli, le statue si trasformano in creature sovrannaturali, la violoncellista Dana Barrett e un suo coinquilino Louis si mutano in mostri ferocissimi.
I nostri tre specialisti (ai quali si è aggiunto un negro) accorrono col consenso del sindaco che pensa alle prossime elezioni, e tuttavia incombe il pericolo della distruzione di New York. Perché in Dana e Louis si sono incarnati i crudeli scudieri di una divinità sumera che vuole la fine del mondo, e perché sulla metropoli già piovono fuoco e zolfo. Nel momento in cui un pupazzo pubblicitario assume dimensioni immense e abbatte i grattacieli come King Kong, tutto sembra perduto. Invece gli acchiappafantasmi l'hanno vinta, e Dana, com'era nei voti, sbaciucchia il caposquadra Peter, intrepido acchiappasottane.
Il grande successo che Ghostbuster sta avendo negli Stati Uniti non è campato in aria. Scritto da Dan Aykrod e Harold Ramis (anche suoi interpreti), il film combina l'amena satira delle paure nutrite dagli americani nei confronti del sovrannaturale con la parodia di generi e personaggi cinematografici popolari e con la canzonatura delle istituzioni. Pochi si salvano (né l'Università, né i politici, né gli ecologi, né la Chiesa, né la pubblicità, né la scienza) in questa commedia che prende per il bavero Spielberg e l'horror mentre rende omaggio alla memoria dei fratelli Marx facendo dei tre protagonisti altrettanti profeti dell’assurdo, di Louis un sosia ridicolo di Woody Allen e di Dana un'altra vittima dell'Esorcista.
Il regista d'origine cecoslovacca Ivan Reitman. anni trentotto, conosce bene i suoi polli americani e forestieri. Fattesi le ossa sceneggiando Animal House e dirigendo Polpette e Stripes gioca con gli spiriti dei trapassati e le psicosi collettive come un esperto di fuochi d’artificio. Rinverdisce la tradizione della ghost-story comica aggiornandola allo sviluppo della fanta-tecnologia (l'arma segreta è qui il "neutronio"), dà qualche brivido ai ragazzi animando i molossi di pietra, strizza l'occhio al satanico di moda, finge unghiate critiche contro la civiltà dei consumi, e tenendosi in bilico tra l'humour-demenziale e la farsa di costume esalta le virtù fantasmatiche del cinema.
Ridere ridere, dunque, con Billy Murray, Dan Aykroyd e Harold Ramis, nelle cui vene serpeggia ìl gusto irriverente di Saturday night live e dei Blues Brothers, con le metamorfosi di Sigourney Weaver (la ricordiamo in Alien e in Un anno vissuto pericolosamente), con l'appiccicoso fiscalista al quale da volto Rick Moranis. E allegri battimani allo scenografo John De Cuir, memore ironico della sua Cleopatra, e agli effetti speciali di Richard Edlund. Oggi alle prese con ectoplasmi ghiotti di tartine e di belle ragazze mentre imperversa il rock.
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