Gnomeo e Giulietta della Disney. Una faida tra i nanetti da giardino
di Maurizio Porro
Finalmente Shakespeare, abituato ai sogni delle notti estive, è arrivato nel giardino degli gnomi e per la prima volta una delle sue tragedie più note, Romeo e Giulietta, diventa un film di animazione in 3D per bimbi coniugato nello stile trash dei nanetti da giardino da sempre emblemi delle buone cose di pessimo gusto. Si sa che sir William - che compare nel film come statua parlante, difendendo i decessi del suo finale - continua ad essere, con centinaia di titoli a lui ispirati e di cui West side story è il top, lo sceneggiatore principe di Hollywood. Prova ne sia che la Disney, dopo infiniti precedenti tra cui il film di Luhrmann con DiCapro, ha riallestito ora con Gnomeo e Giulietta la tragedia dei palpitanti teenager veronesi ambientandola a Straford-upon-Avon, luogo nativo del poeta. Dove in due giardini contrapposti abitano i nani Rossi (i Capuleti con Giulietta), e quelli Blu (i Montecchi di Gnomeo): i colori in Italia non sembrano politicamente casuali.
II regista Kelly Asbury, autore di Shrek 2 e di Spirit cavallo selvaggio offre, dopo anni di riflessioni, una favola d'amore tra gnomi che oltre a sembrare un incubo di Werner Herzog, ricorda spavalderie da Aristogatti ed è tutta doppiata in dialetti italiani, varie gamme folk tra Nord e Sud (nell'edizione originale parlavano Michael Caine, Maggie Smith, Julie Walters). “Mi sono accorto - dice il regista - che molti dei film romantici di oggi, quelli su amori impossibili, sono già versioni della storia scespiriana, da Twilight a Gangster Story.
II film ha riferimenti che forse ai minorenni non diranno granché (dal Soldato Ryan a Gioventù bruciata), oltre alla verosimiglianza dei quartieri residenziali inglesi, studiati a lungo in ogni particolare soprattutto kitch.
Ma è la colonna sonora l'asse portante dell'operazione, firmata da Elton John (Oscar per il Re Leone nel '94), che figura anche come producer: ci sono, con le parole di Bernie Taupin, pezzi inediti, altri noti, uno pure con Lady Gaga. Dice la star: «Gli gnomi da giardino sono famosi in tutto il mondo; sono pop, colorati, energici con caratteristiche alla Abba. Mi sono messo il cappello a punta e sono andato in giardino». Oltre ai nani, nella love story che ha qualche riferimento alla tragedia scespiriana (il finale è buonista anche se la faida continua), ecco i caratteristi, i coniglietti da chorus line, servizievoli funghetti e un fenicottero rosa di plastica, molto pop, molto Andy Warhol, che s'intromette assai, parla romanesco e salva l'happy end quando si teme che Gnomeo, per sorte infausta, sia morto in un incidente stradale. Il meccanismo è lo stesso di Toy story: gli oggetti inanimati quasi giocattoli che davanti agli uomini restano immobili, ma quando sono soli diventano personaggi e si amano, si sfidano, scappano.
Non è un musical, perché i nani non cantano, ma le canzoni servono a dare i tocchi emotivi e romantici alla vicenda, a commentarla, ad unirla. Naturalmente ci sono tutti gli optional della tecnica, l'animazione al computer e le 3D che hanno già assicurato incassi record in America. La Disney spera di rifare il botto pure in Italia dove Gnomeo e Giulietta esce il 16 marzo, in tempo per il 150mo dell'Unità, da festeggiarsi con i dialetti. II tutto sembra una follia innocua, stravaganza da leggersi come una versione camp dell'immortale poema che ora Scamarcio recita a teatro, oppure come un'innocua fiaba, politically correct, per bambini ancora ignari delle pene d'amor perdute.
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