recensione di Marina Visentin a "Lost in space"
Perduti nello spazio alla ricerca di un'altra "Terra" ... Una grande saga spaziale in un tripudio di effetti speciali
La famiglia Robinson, padre, madre e tre figli, è stata scelta dal governo americano per una missione molto particolare: raggiungere Alpha Prime, l'unico altro pianeta abitabile della galassia, per stabilirvi la prima vera e propria colonia spaziale. Il viaggio a bordo della grande astronave Jupiter 2 si rivelerà però pieno di incognite e pericoli. A causa di un tentativo di sabotaggio da parte del cattivissimo dottor Zachary Smith, la nave finirà infatti fuori rotta e il suo equipaggio dovrà affrontare una lunga e drammatica peregrinazione fra pianeti sconosciuti, alieni crudeli e paradossi temporali.
All'origine c'è una serie televisiva che nell'America degli anni '60 ebbe un enorme successo forse anche perché, come ha spiegato lo stesso regista, Stephen Hopkins, "era un'epoca in cui tutto sembrava sgretolarsi e le famiglie erano spesso un po' scombinate: la serie invece raccontava di una famiglia molto unita, con un padre che protegge, una madre che alleva, fratelli che lavorano insieme, mentre tutti indossano tute spaziali e con le pistole a raggi laser combattono mostri spaziali."
Insomma, una sorta di famiglia ideale perduta nello spazio. Per adattare Lost in space ai gusti del pubblico di oggi, la prima cosa che è stata cambiata è proprio questa: la famiglia del film non si presenta affatto così perfetta e recupererà un'autentica coesione soltanto dopo una lunga serie di drammatiche vicissitudini.
Anche l'ambientazione temporale è stata cambiata: la serie si svolgeva nel 1997, in un lontano futuro che per noi è già diventato passato, mentre l'azione del film è stata trasportata nel 2058. Ma, naturalmente, il cambiamento più visibile riguarda la qualità e quantità degli effetti speciali: ben 750, che hanno coinvolto una troupe di 500 persone costretta ad utilizzare 11 diversi teatri di posa. Grossi numeri per una produzione che non ha badato a spese, anche nella scelta del cast, dove spiccano la materna Mimi Rogers, l'intramontabile William Hurt nella parte del professor Robinson e Gary Oldman in uno di quei ruoli da super cattivo che gli sono perfettamente congeniali.
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