Risate di scimmia
di Giovanna Grassi
Dopo il successo di Animal House e The Blues Brothers giunge sui nostri schermi uno dei primi film di John Landis, il giovane regista padrino del cosiddetto cinema demenziale d'oltreoceano. Schlock (titolo originale) è una satira del filone horror ed è stato realizzato con costi bassissimi, grazie alle sovvenzioni di una scuola di cinema californiana.
Scritto, diretto e interpretato dallo stesso Landis, nascosto sotto la pelle dello scimmione protagonista, il film contiene già tutti i temi e gli umori del lavoro di un autore sempre sopra le righe, ma ben ancorato a una satira sottile, attenta a smascherare le trappole della società dei consumi americana. Il film, inoltre, anticipa nel suo soggetto e in molte sequenze poi riprese in modo identico il copione del recente Un lupo mannaro americano a Londra e rimastica lo sfruttato tema favolistico della bella e della bestia, qui sviluppato in chiave solo apparentemente comica.
Nei dintorni di Los Angeles, un misterioso assassino semina terrore e, giorno dopo giorno compie una serie di brutali aggressioni. Nessuno riesce a individuare il colpevole della catena di delitti e gli indizi distrattamente lasciati accanto ai cadaveri aumentano il panico e confermano l'impotenza organizzativa di una polizia super attrezzata, ma confusionaria.
Siamo ad Angura, in un campus universitario non lontano da una quieta cittadina del “Golden state”. L'assassino senza identità sembra avere una debolezza per le banane, visto che accanto a ogni cadavere vengono ritrovate bucce dell’esotico frutto. Uno scienziato, messo sull'avviso da alcuni studenti che casualmente hanno visto uscire da una profonda fossa uno scimpanzè, compie dettagliate e solitarie ricerche e giunge alla conclusione che i misfatti sono da addebitarsi a uno scimmione riemerso dalle viscere della terra dopo 4,000 anni e una secolare ibernazione.
Slok, aggirandosi spaesato e infelice tra gli esseri umani che alla sua vista fuggono terrorizzati, viene conquistato da una fanciulla cieca. Costei scambiando Slok per un cane, lo accarezza fiduciosa tra i fiori di un giardino e lo scimmione, innamoratosi disperatamente in un giorno di primavera, decide di inseguire ovunque e per sempre la ragazza, l'unica creatura che gli abbia dedicato inconsapevoli attenzioni e un gesto di tenerezza senza emarginarlo come diverso. Ma quando la giovane donna riacquisterà la vista grazie a una costosa operazione, scorgendo Slok fuggirà inorridita.
Braccato dalla polizia, che approfitta del suo attimo di smarrimento amoroso, Slok verrà colpito a morte e rivolgerà un ultimo sguardo disperato e inerme all'amata in lacrime, che capirà troppo tardi i sentimenti di quella creatura sperduta in una realtà apparentemente civile e dove in realtà la legge del più forte semina una violenza molto più pericolosa e strisciante di quella difensiva e bisognosa d'affetto del mostro.
Considerato oltreoceano un film di culto, Schlock conferma a posteriori la fantasia e l'estro amarognolo di John Landis, abile nel rivoltare in burla a doppio taglio gli stilemi dei film hollywoodiani. La commedia horror è sorretta da una serie di gags e di battute irresistibili e ottima risulta la galleria di personaggi minori, tra i quali spicca la figura del serio scienziato, che ama farsi chiamare con un nome femminile e che non riconosce quel fratello darwiniano.
L'intermezzo di Slock, che in cerca di distrazioni si reca con un bambino a vedere un film di fantascienza ridendo nel buio della platea dei propri simili e dell'uso fatto di essi dal cinema, è esilarante e cattivo, perfettamente in sintonia con la matrice surreale del corrosivo humour di Landis. Responsabile degli effetti speciali è Rick Backer, poi diventato un nome di punta dei trucchi hollywoodiani, vincitore di un Oscar nel 1982, e la colonna sonora di Mike Gibson si avvale della accurata scelta di musiche d'autore e di brani di Mozart.
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