Banderas e Clooney, tridimensionale ma noioso
di Maurizio Porro
Missione 3D game over, riecco il cinema a tre dimensioni, con occhialini rosso blu, nato nei primi '50 con i primi pop corn: ai tempi sedusse i B movies ma anche l'Hitchcock del Delitto perfetto. Ora la tecnica, lasciata 20 anni fa con Lo squalo 3, torna forte e aggiornata all'optional del digitale per farci spaventare dal giocattolaio esperto di computer Stallone. Un perfido che vuoi distruggere il mondo regolando i diversi livelli di un pericoloso mega videogame dove si perdono, costretti a fare il surf sulla lava, i due elettrici rampolli spie della fortunata saga familiare Spy kids, ideata, diretta, scritta, montata, prodotta e musicata da Robert Rodriguez, che ha fin troppa fiducia in se stesso. Si recupera così l'emozione primordiale del cinema, la paura degli oggetti giù in platea, l'ottovolante psicofisico ad alto tasso fantastico con parodia di 007 Bond.
Insomma un giocattolone virtuale, baraccone sempre uguale a se stesso ma in cui i teen ager si sintonizzato facilmente per il trionfo di un mezzo che la perso la parola a favore degli effetti e dei gadget tridimensionali.
Che certo funzionano, ma saziano in fretta, mentre è godibile Sylvester Rambo che chiacchiera e si triplica (reporter, imperatore, hippy), con la modesta ironia di cui dispone, mentre Clooney appare e scompare da presidente USA, accanto ai camei della Hayek, di Bill Paxton, Elijah Wood, Steve Buscemi, oltre ai genitori imborghesiti delle piccole spie, la coppia Banderas-Gugino, agenti ormai pensionandi.
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