Il supereroe di Salvatores mette sotto accusa gli adulti
di Maurizio Porro
Padre realizzato col cinema, Salvatores, tirando ora da Nirvana il filo degli effetti speciali e da Come Dio comanda quello dei contrasti di famiglia, aggiunge un figlio prediletto, un teenager biondo alla Tadzio (ma al crocevia multiculturale triestino non nella decadente Venezia) che scopre, addosso una tutina Halloween, d'essere un Ragazzo invisibile e potersi permettere stravaganze da supereroe dei fumetti.
Scritta da tre giovani sceneggiatori (Fabbri, Rampoldi, Sardo) in un libro edito da Salani (oltre alle strisce Panini), la storia reclama sopraffine tecnologie dentro cui l'autore nasconde note ansie e l'inappagata voglia di sentirsi in sintonia e pace col mondo, aprendo lo scrigno dei turbamenti adolescenziali, bulli e pupe compresi; così, diventare invisibile, in epoca di massima e superficiale visibilità, è la pena del contrappasso.
Alla dimensione psicologica che trova la sua piena espressione nella bella scena con la madre (la poliziotta Golino) dove l'autore riprende davvero l'invisibilità dei sentimenti, s'aggiunge la più banale spiega del dono con intrigo sovietico nucleare allargato ad una speciale famiglia. Con grande sintonia interiore di tempo, luogo, azione e musica, il regista sta sempre dalla parte dei ragazzi cui dedica un film terso, duplice, assai divertente, specie nella prima parte, accusando gli adulti, spesso non vedenti, di nequizia e imbrogli generazionali con l'aiuto di un ragazzino di promettente sensibilità, Ludovico Girardello, accanto ai volti ambigui di Fabrizio Bentivoglio e Ksenia Rappoport.
Voto: 7,5
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