Compagni mostruosi
di Lietta Tornabuoni
Andrej Romanovic Chikatilo, il "mostro di Rostov", ex insegnante, ex impiegato, comunista ("E intendo morire da comunista", cinquantenne, venne condannato a morte nell'ottobre 1992.
Durante 12 lunghi anni, aveva ipnotizzato, sequestrato, violentato, torturato, ucciso 55 esseri umani, bambine, bambini, adolescenti, in diverse parti della Russia.
Aveva aiutato lui gli investigatori, con esattezza e calma, a ritrovare i resti delle sue vittime: senza mai perdere, in questi viaggi e lavori di morte, il sonno né l'appetito. La sua fine è incerta: pare che due istituti di ricerca, uno europeo e uno americano, avessero offerto una grossa somma per poterlo analizzare vivo; e il 14 febbraio 1994 la notizia che Chikatilo era stato giustiziato venne data in modo generico, precipitoso, incontrollabile. Suo figlio Jurij è pure divenuto un serial killer cannibale, uccidendo 22 persone. Quasi tutte di mezza età: mentre il padre ammazzava e divorava i figli, il figlio ammazzava e divorava i padri.
Ribattezzando Evilenko (Evil significa in inglese male, diavolo), a questo personaggio atroce s’era ispirato per il suo romanzo "Il comunista che mangiava i bambini" (editore Elleu Multimedia) David Grieco; giornalista, sceneggiatore, nipote di quel Ruggero Grieco che fu uno dei fondatori e dei segretari del Partito comunista italiano; dal romanzo ricava ora il suo primo film da regista, che trasforma la cronaca in una metafora della fine del comunismo.
"Evilenko analizza infatti le pulsioni sessuali del "mostro di Rostov" (impotente, raggiungeva l'erezione e l'orgasmo soltanto alla vista del sangue, a contatto con la carne straziata), ma esamina soprattutto le pulsioni politiche nelle parole di uno psicoanalista ebreo gay: «L'identità dei comunisti è il comunismo. Senza più comunismo, tornano alla notte dei tempi. Ne verranno altri, gente malata, ai limiti della pazzia ...».
La storia possente e cupa rimane l'elemento più forte del film che non mostra alcuna atrocità, insieme con alcune particolarità belle: la strana somiglianza tra i bambini-vittima fragili, spaventati, dominabili, e il carnefice goffo benissimo interpretato da Malcom McDowell; la figura semplice e tenace dell'investigatore; le città russe tranquille, antiquate, chiare, che nella serenità nascondono l'orrore.
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