Vermillion Sands, un libro da dimenticare
di Mario Busetto
Chi legge e ama la fantascienza riconosce in Ballard, così come in, Van Vogt, Asimov, Anderson, Bradbury, Vance, solo per citare alcuni nomi, i creatori della SF di questi ultimi lustri. Naturalmente ognuno di questi scrittori è diventato famoso per alcune sue opere ritenute da tutti veri capolavori; ciò non vuol dire che un Vance o un Asimov non possano scrivere dei racconti o dei romanzi di dubbia qualità. Non è azzardato dire che il romanzo di Vance "Maske: Thaery" con la sua trama semplicistica e con la sua atmosfera frivola, non possa essere paragonato al ciclo di Tschai.
Premesso questo possiamo dire che anche Ballard non ha solo degli alti ma anche dei bassi e fra questi si possono inserire, almeno per il mio gusto personale, i racconti pubblicati nel libro “I segreti di Vermillion Sands" edito da Fanucci nel '76, ma che soltanto ora ho avuto occasione di leggere. Molti trovano questi racconti fantastici o quasi; Brian Aldiss ha giudicato il lavoro di Ballard in questo modo: "Gli altri scrittori copiano, Ballard crea". A parte l'esagerata definizione di Aldiss, non credo che questi racconti siano così stupendi, anzi sono di lettura estremamente pesante e noiosa, senza parlare del contenuto insignificante e dirò il perché.
Ho letto altre opere di Ballard come “Il vento da nulla", "Condominium", "Deserto d'acqua", l'antologia di Urania "La civiltà del vento", tutte opere, con qualche riserva forse per "Deserto d'acqua", in cui si riconosce in Ballard un grande scrittore di fantascienza e nelle quali si può apprezzare il tema che Ballard preferisce: la decadenza e la rovina della nostra civiltà, tema che, insieme a quello catastrofico vero e proprio, rappresenta uno degli aspetti più belli della SF.
Lo stile, la poesia, la sensibilità psicologica di Ballard che troviamo nelle opere citate, sono assenti o quasi, o seminascoste, o comunque fuori posto, nei racconti contenuti ne "I segreti di Vermillion sands".
Già il primo racconto: "Prima belladonna" che ci viene presentato dai critici come il primo capolavoro di Ballard, scritto nel 1956, presenta un ambiente crepuscolare e arido che lascia il lettore completamente freddo, senza avvolgerlo subito in quell'atmosfera di interesse e di curiosità che deve essere una delle principali qualità di un bel racconto o romanzo, non soltanto di fantascienza. I personaggi sono quanto di più insulso e decadente si possa immaginare, personaggi di una non ben chiara classe snob o nobiltà decaduta, privi di un qualsiasi interesse positivo, dall'animo vuoto e dai desideri insulsi. Il lettore non sente alcun desiderio di trovarsi in quei luoghi lunari o di immedesimarsi per un solo istante nel commerciante di fiori canterini o nello scultore di nuvole. Naturalmente lo stile non manca, ma è completamente sprecato nella descrizione di personaggi esercitanti delle attività che nessuno amerebbe svolgere.
Insomma l'unico segreto di Vermillion sands è perché Ballard abbia scritto questi racconti parlando di persone e di cose che non risvegliano la fantasia del lettore, ma che lo annoiano e rischiano di allontanarlo da un certo tipo di letteratura di Sf.
da "Oltre" n. 2, luglio ’79
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