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Note a "The Female Man: la fantascienza e il femminismo"


(1) Russ, J., The Female Man, New York, 1975, p. I. Tutte le citazioni sono tratte da questa edizione.

(2) Per informazioni più circostanziate sulla Russ e sul suoi rapporti con altre scrittrici di sf, si vedano: P. Sargent, "Introduction" In: AAVV, Women of wonder, New York, 1979 (I ed. 1974), p. 142; Sargent, P. "Introduction", In AAVV, The New Women of Wonder , New York, 1978 (I ed. 1977), p. 237.

(3) Russ, J., "Amor Vincit Foeminam: The Battle of Sexes In Feminist Science Fiction", In Science Fictlon Studies n. 20 March 1980, p. 14.

(4) Khouri, N. "The Dialectics of Power; Utopia In the Science Fiction of le Guin, Jeury and Percy", ibidem, p. 53

(5) cfr. Russ, J., Amor Vincit Foeminam: The Battle of Sexes In Feminist Science Fiction", ibidem, pp. 13 - 14; Russ, J., "The Image of Women In Science Fiction", In AAVV, Images of Women In Fiction: Feminist Perspectives, Bowling Green, 1972, p. 91.

(6) Esempi di romanzi di sf di questo tipo sono ampiamente reperibili soprattutto nella produzione più recente: per una trattazione più approfondita di questo argomento, si vedano: Russ, J., "The Image of Women In Science Fiction ", ibidem; Friend, B., "Virgin Territory: the Bonds and Boundarles of Women in Science Fiction", in AAVV, Many Futures, Many Worlds, Kent, 1977.

(7) Per un panorama generale concernente la trattazione del problemi della donna e delle questioni legate al rapporto tra i due sessi nell'ambito della 'New Wave', si veda Scholes - Rabkin, La Fantascienza, Parma, 1979, pp. 128 ·145.

(8) In termini più specifici, D. Suvin parla di una sostanziale differenza tra Ursula K. le Guin, meno dichiaratamente polemica e più vicina al modello di una scrittrice come V. Woolf, e J. Brunner, S.A. Delany, J. Russ e N. Spinrad, scrittori più radicali e tendenti a sconfinare nel campo del 'roman a thèse' (Suvin, D., "Parables of De-alienation", in SFS, n. 7, November 1975, p. 237).

(9) Gubar, S., "C.L. Moore and the Conventions of Women's Science Fiction", in SFS, n. 20, op. cit., p. 23.

(10) Come afferma S. A. Delany, "We must make it clear that such an archetype does not even broach any of the questions the Women's Movement asks. Such questIons begin when a woman asks why the saturday aftemoon movie audience of 15-to-24·year old is 85 per cent male in the first piace. Where is 52 per cent of the population? At home, because of the kids, expecially at that age, just won't account for the discrepancy. The Women's Movement begins when, once she has found the other real womn in society, she asks them: 'what do WE need; and how do WE go about getting it for ourselves?'" (Delany, S.A., The Jewel-Hinged Jaw, New York, 1976, p. 201).

(11) Russ, J., "The Image of Women In Science Fiction" in AAVV, Images of Women in Fiction: Feminist Perspectives, op. cit., p. 89.

(12) Patrick, J.M., "Iconoclasm, the Component of Utopianism", in SFS n. 9, July 1976, p. 159.

(13) Fortunati, V., op. cit., Ravenna, 1979, p. 14.

(14) cfr. Suvin, D., Metamorphoses of Science Fiction, New Haven, 1979, p. 236.

(15) cfr. Baudrillard, J., 'Simulacri e Fantascienza", in AAVV, La Fantascienza e La Critica, Milano, 1981, pp. 53 - 55.

(16) Per quanto rimanga vero, come la Russ stessa afferma, che "sf must not offend against what is known. Only in areas where nothing is known or know1edge is uncertain - is it permissible to make it up'" (Russ, J., "Towards an Aesthetic of Science Fiction", in SFS n. 6, July 1975, p. 114).

(17) cfr. Suvin, D., "La Fantascienza e Il Novum", in AAVV, La Fantascienza e la Critica, op. cit., p. 31.

(18) cfr Suvin, D., Metamorphoses of Science Fiction, op. cit., p. 6. Un'altra definizione esemplificativa del valore cognitivo dell'estraniamento è quella data da A. Jakobson: "Per mettere in luce un oggetto occorre deformarne l'apparenza precedente, bisogna colorarlo come si fa con i preparati per esaminare al microscopio" (Jakobson, A., "Il Realismo nell'Arte", In AAVV, I Formalisti Russi, Torino, 1968, p. 95). L'applicazione di questo principio al campo dell'sf asseconda la natura stessa di questo genere letterario, se è vero quanto afferma A. Scholes: "What is unique in this form of fiction is the way in which it defamiliarizes things" (Scholes, R., Structural Fabulation, Notre Dame, 1975, p. 46).

(19) Scholes-Rabkin, op. cit., p. 253.

(20) cfr. Scholes, R., op. cit., p. 17.

(21) Si tratta dell'applicazione pratica di quanto afferma S.A. Delany: "About every fragment of reality, an infinite number of different statements can be made. For every fragment of reality, an infinite number of different models can be made" (Delany, S.A., op. cit., p. 52).

(22) Una semplice citazione può essere chiarificante, a questo proposito: "'This war, that war, isn't there always one?'" (p. 163).

(23) A questo livello, è confermato quanto afferma V. Fortunati su questa presunta nuova indipendenza delle donne: la volontà di rivendicare un'assoluta originalità di opinioni e di scelte si risolve, in realtà, nella maggior parte dei casi, in una patetica reiterazione di ruoli tipicamente maschili (cfr. Fortunati, V., op. cit., p.153).

(24) Possono essere esemplificative, a questo proposito, le parole con le quali essa stessa fa riferimento ad una maturità acquisita attraverso "The perception of all experiences through TWO sets of eyes, TWO systems of value, TWO habits of expectation, almost TWO minds" (p. 137). D'altra parte, in tutta la narrativa centrata su problemi d'identità, l'uso del personaggio sdoppiato è un espediente largamente riconosciuto: si pensi ad Alice, che, in Alice in Wonderland, si dichiara "very fond of pretending to be TWO people" (Carroll, L., Alice in Wonderland and Through the Looking·Glass, Hammondsworth, 1960, p. 33).

(25) Mi riferisco all'accezione in cui questi termini vengono usati nel modello di significazione di Greimas e ripresi nelle teorie di Barthes.

(26) Questa filastrocca si ripete in maniera quasi identica in riferimento all'educazione di un personaggio femminile estremamente frustrato, Laura Rose: l'unica differenza è data dalla radicalizzazione dei termini, e, quindi, delle funzioni femminili. Infatti la poesiola, questa volta, si conclude con una frase come "Loosing yourself in the Man" (p. 66): sembra quasi che l'autrice voglia chiarire che l'atto di vivere in funzione dell'uomo (con il quale si era conclusa la prima filastrocca) debba necessariamente portare la donna alla perdita della propria personalità.

(27) Fortunati, V., op. cit., p. 175.

(28) Non è un caso, a mio parere, che Joanna, ad un certo punto, paragoni sé stessa ad una specie di "she-wolf" (p. 34), una lupa condannata alla solitudine e all’incomprensione. Il paragone acquista, poi, una maggiore ricchezza di implicazioni semantiche se si tiene presente il riferimento davvero illuminante a Der Steppenwolf, di H. Hesse: in entrambi i casi, la coordinata principale del personaggio è data da uno sdoppiamento della personalità, un'opposizione radicale e incomponibile tra l'io conosciuto dalla società (che è gentile, comprensivo, affettuoso) e l'inconscio, gelosamente custodito nel fondo della coscienza.

(29) Da questo punto di vista, l'opinione del sesso maschile, nel romanzo della Russ, non sembra essere molto diversa da quella di un medico tedesco della metà dell'800, P.J. Moebius, piuttosto noto non tanto come medico, quanto per aver cercato di dimostrare, in un presunto trattato scientifico, che "nella donna sono meno sviluppate che nell'uomo porzioni del cervello, le quali sono della massima importanza per la vita psichica" (Moebius, P.J., L'inferiorità Mentale della Donna, Torino, 1978, p. 7). Ora, ciò che mi interessa sottolineare non è tanto l'argomentazione pseudoscientifica tipica di questo trattato, quanto piuttosto l'immediatezza del passaggio dall'assegnazione alla donna di scarse capacità intellettive alla sua catalogazione nella stessa classe degli animali (cfr. op. cit., p. 9). Ma, naturalmente, questo è un caso estremo.

(30) Deleuze, G., La Logica del Senso, Milano, 1969, p. 9.

(31) Può essere utile, per sottolineare maggiormente l'ironia implicita nell'intera situazione, ricordare che l'attuazione pratica di questa legge, oltre ad essere molto frequente nella fantascienza tradizionale, ricorre come motivo sarcastico in altri scrittori di sf contemporanea: si pensi, a titolo di esempio, alla diserzione del protagonista di The Sirens of Titan , di K. Vonnegut Jr., finalizzata, appunto, al ritrovamento di sua moglie e suo figlio (cfr. Vonnegut, K., Le Sirene di Titano, Milano, 1968, pp. 97 - 111). (Il corsivo nel testo è mio).

(32) In questo caso, l'ironia è il risultato del contrasto, nell'esposizione del luogo comune, tra l'impostazione intenzionalmente solenne della prima parte e il tono da indovinello popolare della seconda.

(33) Anche qui, il presupposto necessario perché l'ironia vada a segno è in ciò che sostiene N. Frye: "Perché la denuncia o l'attacco siano possibili, bisogna che lo scrittore e il pubblico siano d'accordo sulla negatività del fatto che si discute" (Frye, N., Anatomia della Critica, Torino, 1969, p. 300).

(34) Le sue caratteristiche, nel modo in cui le descrive Jeannine, corrispondono in gran parte al modello maschile-tipo del romanzi di fantascienza, le cui coordinate fondamentali sono acutamente rilevate da C. Elkins: "He is a young male, intelligent, sometimes brillant, poised and courageous ( ... ). He is a supertechnician, with a good deal of basic yankee 'know-how' and a gut-feeling, for machine ( ... ). His basic motivation is power" (Elkins, C., "An Approach to the Social Function of American Science Fiction", in SFS, n. 13, November 1977, p. 229

(35) U.K. Le Guin, "An Alien Encounter”, in SFS n. 7, op. cit., p. 240.

(36) Questo terrore della solitudine e dell'emarginazione è ovviamente connesso con la struttura stessa della società americana, a proposito della quale T. Tanner afferma: "'Amid the seeming confusion of our mysterious world, individuals are so nicely adjusted to a system and systems to one another and to a whole that, by stepping aside for a moment, a man exposes himself to a fearful risk of losing his place for ever" (Tanner, T., City of Words, London, 1971, p. 30).

(37) Può essere esemplificativo, a questo proposito, quanto afferma P. Sargent: "Another topic rarely covered in sf is that of homosexuality. Some·writers, perhaps tacetiousty, have wondered exactly what many all male adventures imply ( ... ) A few have stereotypical views of gay people and take al condemnatory stance towards such sexual expression in their work. In this, too, sf has mirrored-society. Homosexuals and Lesbians, as far as most sf was concerned, simply did not exist" (Sargent, "Introduction", in AAVV, More Women of Wonder, New York, 1979, p. 35).

(38) Di fatto, "Romantic love has Been so much a part of our present, and expecially of our fairly recent past that we are inclined inadvertedly to assume that it has always existed and always played a similar outstanding role" (Plank, A., "U.K. Le Guin and the Decline of Romantic Love", in SFS n. 8, March 1976, p. 39).

(39) Russ, J., "Science Fiction and Technology as Mystiflcation" in SFS, n. 16, November 1978, p. 255.

(40) Russ, J., "The II Inquisition", in AAVV, More Women of Wonder, op. cit., p. 126.

(41) cfr: Scholes, A., op. cit., p. 47. D'altra parte, come rileva V. Sklovsklj, l'uso dell'estraniamento nel campo delle relazioni erotiche e degli oggetti sessuali è un espediente piuttosto antico e utile nel campo della letteratura (cfr. Sklovsklj, V., "L'Arte come Procedimento", in AAVV, I Formalisti Russi, op. cit., pp. 88 - 89).

(42) Russ, J., "Amor Vincit Foeminam: The Battle of Sexes In Feminist Science Fiction", in SFS, n. 20, op. cit., p. 3.

(43) Russ, J., "Science Fiction and Technology as Mystification", in SFS , n. 16, op. cit., pag. 258

(44) Può essere indicativo il fatto che, anche in FM, oltre che in alcuni articoli, la Russ faccia riferimento ad una presunta simbologia connessa con l'organo sessuale maschile: decodificando un segno usato su Whileaway, la scrittrice dice: "This is both the Whileaway schematic of the male genital and the mathematical symbol for self-contradiction" (p. 100).

(45) Le Guin, U.K., "An Alien Encounter", in SFS, n. 7, op. cit., p. 309.

(46) A proposito del modo d'uso dei pronomi personali, S.A. Delany osserva che la distinzione di genere implicita nei soggetti pronominali permette di visualizzare una concreta discriminazione educativa fra i due sessi: "A male in our society receives his exaggerated social valutation with the application of the pronoun 'he' before he can ever smile over it. A female receives her concomitant devaluation with the pronoun 'she' well before she can protest'' (Delany, S.R. op. cit., p. 91).

(47) Il "disaccordo sul piano della relazione" si stabilisce ogni qualvolta un processo comunicativo è caratterizzato da una condizione di squilibrio tra le parti coinvolte nella comunicazione, quando cioè uno degli individui implicati nella relazione assume la posizione "one-up" {cfr. Watzlawich-Beavin-Jackson, Pragmatica della Comunicazione Umana, Roma, 1971, p. 72).

(48) come afferma A.D. Laing, tanto per citare uno psicologo caro alla Russ che si è occupato di questo genere di problemi, "molti rapporti si fondano su questa tendenza a non trattare l'altro secondo la consapevolezza che si ha di lui come persona, ma piuttosto come un robot in forma umana, che esegue la sua parte in una grande macchina" (Laing, A.D., L'Io Diviso, Torino. 1969, p. 56). Ancora, può essere utile, a titolo. esemplificativo, un riferimento al testo già citato di Lalng; l'autore riporta una discussione tra due pazienti, al termine della quale uno di dei due, palesemente irritato, afferma: "lei discute per il piacere di avere la meglio su di me ( ... ). Ma io combatto per la mia esistenza" (cfr. op. cit., p. 52). È esattamente ciò che avviene alla 'SHE' del dialogo della Russ. L'unica differenza è data dalle modalità di questa lotta: diversamente dal paziente di Laing, ella non si serve delle parole, ma di un gesto, semplice e definitivo, per chiarire che è stata defraudata della sua personalità.

(49) Laing, A.D., op. cit., p. 54.

(50) Russ, J., "When It Changed", in AAVV, The New Women of Wonder, op. cit., p. 237.

(51) L'uso della maiuscola è, probabilmente, finalizzato a dare una ombra fittizia di sacralità ad una definizione assolutamente vuota e banale: come altrove, il ricorso a questo tipo di procedimento produce un'accentuazione del sarcasmo implicito nell'inconsistenza semantica dell'espressione usata dall'autrice.

(52) Questa galleria di caricature rivela una capacità notevole di usare efficacemente le potenzialità sarcastiche implicite nella satira sociale: personalmente, ritengo che sia molto significativo il fatto che tutta la scena ricordi molto da vicino la sfilata grottesca del nobili nella Notte di Parini. Forse la sostanziale somiglianza tra queste due rappresentazioni è in gran parte dovuta al fatto che, in entrambi i casi, il sarcasmo nasce da una coscienza morale profondamente offesa per essere stata più volte truffata.

(53) Ancora una volta, vale la pena di notare la somiglianza tra questa scena e certi passi dei romanzi di K. Vonnegut Jr.: nel 'party' descritto in FM, come pure nella festa che occupa le ultime pagine di Jailbird, i protagonisti sono sempre gli stessi - maschere ironiche che estremizzano efficacemente i tratti caratteristici dell'americano medio, immortalato mentre tenta pateticamente di divertirsi, o, per lo meno, di sentirsi vivo, partecipando ad una riunione tra amici durante la quale tutti sono occupati a nascondere accuratamente che si annoiano a morte (cfr: Vonnegut; K., Jr., Un Pezzo da Galera, Milano, 1981, pp. 202 - 210).

(54) cfr. Carroll, L., op. cit., p. 73.

(55) Tuttavia, i motivi reali dell'incomprensione di Janet sono spiegati in un racconto che la Russ dedica ai rapporti tra Whileaway e la nostra società. In esso, le osservazioni della protagonista riferite al primo esponente del sesso maschile, con cui ella viene a contatto, appaiono veramente illuminanti: "he went on, low and urbane, not mocking me, I think, but with the self-confidence of someone who has always had money and strenght to spare, who doesn't know what it is to be second-class or provincial. Which in very odd. Because the day before I would have thought that was an exact description of me" (Russ, J., "When It Changed", In AAVV, The New Women of Wonder, op. cit., p. 234).

(56) L'uso delle lingue straniere è un procedimento canonico della Russ e risulta espediente molto accreditato nel campo della fantascienza per la caratterizzazione dell'alieno: si veda, a proposito, quanto afferma P. Parrinder in "An Alien Encounter" (In SFS, n. 17, March 1979, p. 55).

(57) Il riferimento, diretto ed efficace, riguarda la convinzione popolare che 'la donna sia nata per soffrire'. Inoltre, l'allusione simbolica al valore delle lettere dell'alfabeto ha, come sappiamo, antecedenti illustri nella letteratura americana, da The Scarlet Letter, di N. Hawthorne, in poi.

(58) Friend, B., "Virgin Territory: the Bonds and Boundaries of Women in Science Fiction", in AAVV, Many Futures, Many Worlds, op. cit., p. 151.

(59) Come afferma Fromm, "la distruttività vendicativa è una reazione spontanea ad una sofferenza intensa e ingiustificata inflitta a una persona o ai membri di un gruppo, in cui essa si identifica" (Fromm, E., "Anatomia della Distruttività Umana , Milano, 1975, p. 191). Del resto, la forte tendenza ad una soluzione violenta di ogni tipo di conflitto è il riflesso di una concreta situazione della società americana: come afferma S.A. Delany, "Today, in Vietnam, seventeen and eighteen-year-old american boys amuse themselves shooting at war prisoners throuth the stockage fence, while in the States from which these boys hall the death penalty is finally declared illegal as a primitive and barbaric custom" (Delany, S.R., op. cit., p. 124).

(60) In termini specifici, Sartre afferma che "Il nemico, quando tra noi e lui c'è una barriera di fuoco, va giudicato in blocco come l'incarnazione del male: ogni guerra è una forma di manicheismo" (Sartre, J.P., Che Cos’è la Letteratura, Milano, 1976, p. 107).

(61) cfr. Suvin, D., Metamorphoses of Science Fiction, op. cit, p. 235.

(62) È molto significativo, da un punto di vista psicoanaulico, che Jael, nella definizione del suo complesso di colpa, si paragoni ad un oggetto: questa percezione del proprio corpo (e di quello degli altri) come una 'cosa' è tipico della condizione di sdoppiamento schizoide della personalità (cfr. Laing, A.D., op. cit., p. 99.

(63) L'immagine dello specchio per indicare uno sdoppiamento della personalità, oltre ad essere uno spunto tematico dotato di una lunga tradizione, nella letteratura americana e non, è particolarmente caro alla Russ, se ella altrove dedica un intero racconto a questa sottile metafora, facendo di un 'mirror' il tramite e la soglia di un altro universo, molto diverso da quello umano e la cui coordinata principale è la "darkness" (cfr. Russ, J., "The Il Inquisition", in AAVV, More Women of Wonder, op. cit., p. 119).

(64) La simbologia mitica greca fornisce numerosi esempi di divinità femminili ctonie e cruente; per una trattazione più specifica dell'argomento, si veda l'articolo di I. Magli, "L'Immagine Simbolica Femminile e le Sue Costanti Mitico-Culturali", in AAVV, La Fantascienza e la Critica, op. cit., p. 110. L'altra implicazione connessa a questa interpretazione della figura di Jael è costituita dalla sua coerenza con i tratti di crudeltà e oppressione che sono riconosciuti tradizionalmente in ogni società matriarcale: si vedano, a questo proposito, Russ, J., "The Image of Women in Science Fiction", in AAVV, Images of Women in Fiction: Feminist Perspectives, op. cit., pp. 86 - 88; e Russ, J., "Amor Vincit Foeminam: The Battle of Sexes in Feminist Science Fiction" in SFS, n. 20, op. cit., pp. 3 - 15.

(65) Wellek-Warren, Teoria della Letteratura, Bologna, 1956, p. 117. Del resto, questo è, secondo J. Pfaelzer, un procedimento tipico di molti scrittori di sf e, in particolare, degli scrittori di romanzi distopici degli ultimi anni del XIX sec.: "They divided the many sides of the female personality and spread it among a number of women" (Pfaelzer; J., "Parody and Satire in American Dystopian Fiction of the XIX Century, in SFS, n. 20, op. cit., p. 34).

(66) Entrambe le citazioni sono tratte da: Bachtin, M., Dostoevskij: Poetica e stilistica, Torino, 1968, p. 12 e p. 82.

(67) È il caso della favola di Vittoria sulla maternità: essa, secondo i procedimenti favolistici tradizionali tipici di Esopo, rappresenta allegoricamente il mondo umano tramite il riferimento al mondo animale (cfr. pp. 95 - 99). Tra l'altro, la Russ fa uso anche altrove, al di fuori di FM, di narrazioni mitiche o fiabesche: si pensi anche al commovente mito della creazione che conclude il racconto "Nobody's Home" (Russ, J., "Nobody's Home", in AAVV, Women of Wonder, op. cit., pp. 257 - 258).

(68) L'uso apparentemente illogico della punteggiatura ha precedenti numerosi e illustri nella tradizione europea del monologo interiore, nel dadaismo e nel 'Nouveau Roman' francese, nonché nel romanzo post-moderno americano. Inoltre, anche nel caso del 'nonsense', gli antecedenti letterari e i predecessori cui la Russ fa riferimento sono moltissimi, primo tra tutti L. Carroll.

(69) Con questo termine, G, Genette indica "un atto che consiste precisamente nell'introdurre in una situazione, per mezzo di un discorso, la conoscenza di un'altra situazione" (Genette, G., Figure III, Torino, 1971, p. 282).

(70) cfr. AAVV, I Formalisti Russi, op. cit., pp. 233 - 234.

(71) cfr. Booth, W., The Rhetoric of Fiction, Chicago, 1961, p. 249.

(72) Questo procedimento è conforme a quello che, secondo S.A. Delany, dovrebbe essere il rapporto scrittore-personaggio-lettore: "I don't think the writer has to understand the characters to write about them. The writer does need to see them. The reader, however, does need to understand them" (Delany, S.R., op.cit., p. 159).

(73) Più specificamente, in parecchi punti del romanzo, non é chiaro se le protagoniste, raccontando le loro esperienze e i loro traumi più profondi, stiano parlando tra loro o a loro stesse: probabilmente la Russ non ritiene necessaria nessuna chiarificazione di questo tipo, perché le due azioni, in realtà, si equivalgono.

(74) I "movimenti narrativi interni" hanno un effetto particolare: "essi distraggono la nostra attenzione dalla situazione esterna e la concentrano sul processo di formazione di tale situazione nella mente dell'autore" (Frye, N., op. cit., p. 357).

(75) Russ, J., "The II Inquisition", in AAVV, More Women of Wonder, op. cit., p. 35.

(76) Queste scelte stilistiche si basano, presumibilmente, su una convinzione del tipo di quella esposta da T. Tanner: "There is not such a thing as life or reality, there is only your life and what you make of it, your reality and how you shape it" (Tanner, T., City of Words, op. cit., p. 35).






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