Anthony Quinn fa il pirata con una gamba di plastica
di Giovanna Grassi
Nella rilettura fantascientifica in sei puntate de L'isola del tesoro che la televisione italiana in coproduzione con la Repubblica Federale Tedesca e la Francia sta realizzando con la regia di Antonio Margheriti, l'indimenticabile Long John Silver con la gamba di legno ha il volto ironico e incisivo del settantenne Anthony Quinn.
Oggi "Zorba il Greco”, Zampanò in La strada, fa gli onori di casa nel più capiente teatro di posa dell'ex Dinocittà, gli Empire Studios.
All'ombra di una grigia e minacciosa astronave del diametro di 30 metri, realizzata con maestria e tutta in legno e disegnata dall'architetto Francesco Bronzi, l'attore di origine messicana, cresciuto nella Hollywood di Cecil B. De Mille, di cui sposò una delle figlie, racconta divertito questo suo nuovo impegno. Dapprima ascolta compunto tutti i dati forniti dai responsabili della produzione, costo 12 miliardi, futura programmazione nell’autunno-inverno del 1987, cast internazionale composto da grossi nomi oltre al suo (Ernest Borgnine, Philippe Leroy e tanti altri), e poi prende la parola e il palcoscenico è tutto suo.
«In questa ambientazione fantascientifica dell'eterno romanzo - dice sornione - la mia gamba non sarà di legno, ma di plastica e tante viti e congegni computerizzati le garantiranno un perfetto uso. Ma, a un certo punto, anche la mia gamba verrà polverizzata da un'esplosione. Il top secret del copione scritto dal compianto Renato Castellani imporrebbe il silenzio, ma io non posso non dirlo: nel mitico tesoro nascosto sul lontanissimo pianeta, insieme con tanti diademi provenienti da ogni parte dell'Universo, saranno trovate anche alcune sofisticatissime armi e due congegni nucleari!
«Zorba» ride con un viso apparentemente immutato nel tempo e ammette di essere felice di questo suo ritorno in Italia. "Ho subito accettato - spiega - il ruolo di Long John Silver a fianco di questo ragazzino prescelto, Itaco Nardulli, che come esponente della nuova generazione mi ha detto non di aver letto il romanzo di Stevenson, ma di averlo ascoltato registrato su una cassetta inglese. Invece, io ho letto e riletto dieci volte il libro e ho visto tutti i vecchi film con Wallace Beery o Orson Welles nella mia parte".
Si interrompe e dice:-"Avevo anche un profondo desiderio di ritornare per la vendemmia nella mia casa ai Castelli Romani: l'unico posto al mondo dove davvero dimentico le mie recenti ed estenuanti tournée per Zorba, di cui presto farò un film con John Travolta al mio fianco diretto da Robert Wise. Solo a Roma riesco a finire le mie sculture in metallo e a terminare i libri: Anche se, dopo 211 film, continuo ad andare dove il cinema e il teatro mi portano, da eterno vagabondo della cinepresa, figlio di un grande cameraman che aveva lavorato con Valentino e Ramon Navarro, è sempre una grandissima gioia ogni mio ritorno in Italia. Nel vostro Paese, molti anni fa, mi sono felicemente sposato con Jolanda Addolori e qui ho cresciuto i miei ultimi tre figli. Ne ho dieci, complessivamente, e alcuni fra loro hanno iniziato a fare con successo gli attori. In questa Italia dove sono venuto alla fine degli anni Cinquanta, quando Hollywood sembrava in crisi per sempre e voi conquistavate il mondo con i film di De Sica, Fellini, Rossellini e produttori come De Laurentiis e Ponti, ho tantissimi e nuovi progetti.
- Il più importante, dopo «L'isola del tesoro», qual è?
«Più del rifacimento con Robert Wise e John Travolta di Zorba il Greco, che si gira a Hollywood, mi interessa interpretare in Italia il film biografia del liutaio Stradivari con la regia di Vittorio Salerno. Vorrei recitare questo splendido copione con i miei figli e vorrei riuscire anche a portare sullo schermo Il sindaco del rione sanità di Eduardo De Filippo.
Tra i sogni americani, invece, continuo a coltivare quello di un film diretto da John Huston e a rimandare le biografie cine-televisive di Hemingway e di Picasso»
- Se lei dovesse dare una breve definizione del suo fantascientifico Long John Silver con gamba tra elettronica e plastica, cosa direbbe?
«È un uomo che ha imparato l'arte di arrangiarsi come tanti italiani. Soltanto nella patria di Leonardo da Vinci un uomo come Renato Castellani poteva rileggere in modo così entusiasmante il romanzo di Stevenson. C'è una filosofia molto italiana in questa versione del romanzo che per noi è ambientato nel 2300 dopo Cristo, ma in cui pirati, eroi spaziali, cambusieri, buoni e cattivi continuano, come da sempre e per sempre, a porsi gli eterni interrogativi: chi siamo? dove andiamo? che cosa vogliamo?»
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