Sangue e anima per Arioch!
di Fiorenzo Delle Rupi
Se parliamo di Heroic Fantasy, quello che ci viene in mente immediatamente è Conan, o un suo qualsiasi clone, ovvero un guerriero barbaro la cui possanza nel maneggiare la spada, la forza bruta e il coraggio dell'incoscienza hanno la meglio sui sinistri piani di sogghignanti stregoni o ottusi signori della guerra.
Michael Moorcock, autore del ciclo di Elric, doveva averne fin sopra i capelli di questo stereotipo, perché al momento di creare una sua Saga Fantasy decise di scostarsene il più possibile. E difatti Elric potrebbe essere tutto meno che il protagonista di un ciclo di HF, e tanto meno un eroe.
Anzi, sarà bene porre qualche avvertenza fin da ora. Se siete depressi, leggere il ciclo di Elric, invece che distrarvi, vi spingerebbe allegramente al suicidio, tanta è l'atmosfera cupa e di disgrazia che circonda ogni sua avventura.
Incominciamo con il background. All'inizio delle sue avventure, Elric è Imperatore del regno di Melniboné, il regno più antico e potente del mondo conosciuto, e i Melniboneani stessi sono una razza più antica degli umani, nota per il loro cinismo, la loro crudeltà e il loro disprezzo per le razze inferiori e la loro totale amoralità. Elric, pur conservando i tratti caratteristici della sua razza in superficie, dimostra subito di essere stanco della crudeltà gratuita e superficiale della sua gente, ed è inquieto.
Ad approfittare della situazione arriva il cugino Yyrkoon, tipico nobile melniboneano, che spera di far leva sulle debolezze di Elric per sottrargli il trono. Debolezze sia mentali che fisiche, perché Elric fin dalla nascita soffre di albinismo, malattia che oltre a conferirgli un aspetto cadaverico e smunto (capelli e pelle bianchissima, occhi rossi) gli impedisce qualsiasi fatica fisica, fiaccandolo e costringendolo all'inattività. Per mantenersi in buona salute Elric deve in continuazione fare ricorso a tisane e pozioni. E Yyrkoon colpisce: getta Elric a mare e si impadronisce sia del trono che dell'amata di Elric, Cymoril.
Ma Elric, sopravvissuto, dopo una serie di avventure riesce a vendicarsi. Stringe innanzitutto un patto con Arioch, uno degli antichi demoni adorati dal suo popolo, promettendogli sangue e anime in cambio di aiuto. Arioch accetta e conduce Elric a una spada magica, Strombringer (nell'edizione italiana Tempestosa), che si rivela un'arma mortale e maledetta. Dotata di vita propria, Stormbringer in battaglia pare muoversi da sola in cerca del sangue dei nemici e, quando riesce a uccidere qualcuno, ne assorbe addirittura l'anima, conferendo le energie vitali assorbite a Elric, che impugnando Stormbringer non ha più bisogno di pozioni per tenersi in salute.
Giunge il momento della vendetta: Elric, furioso verso il cugino e il suo popolo che lo ha tradito, guida un'intera flotta di uomini all'attacco di Melniboné. La città viene rasa al suolo e gli abitanti massacrati, ma i melniboneani superstiti, evocati i draghi, loro antichi alleati, decimano a loro volta gli invasori. Elric riesce ad uccidere Yyrkoon con Stormbringer, ma nella foga della battaglia la spada reclama altro sangue e trafigge inavvertitamente Cymoril, rubando anche la sua anima.
E questo è solo l'inizio. Da allora in poi Elric vaga per il suo mondo, amareggiato e disilluso, una pedina negli schemi degli dei che non vuole essere manovrata, e tenta inutilmente di ribellarsi a un destino più grande di lui, che lo prepara pian piano a un ruolo decisivo e terribile per l'ultima battaglia tra Caos e Legge che deciderà il futuro del suo mondo.
Ma per l'intanto Elric passa di avventura in avventura, riflessivo e malinconico, alla ricerca di un significato delle sofferenze sue e del mondo, significato che ovviamente ma troverà. E al suo fianco rimane sempre e solo Stormbringer, che lega sempre più a doppio filo la propria esistenza con quella di Elric, fino a che questi si dichiara incapace di farne a meno: i tentativi di gettare via la spada, di liberarsene, rinchiuderla falliscono sempre e la sua mano accorre con sempre più frequenza a impugnare l'elsa della lama maledetta. Attorno a lui il vuoto: quelle figure che rimangono intimorite o abbagliate dalla sua tragica storia e decidono di seguirlo o aiutarlo, ne pagano le conseguenze per mano di Stormbringer o degli scherzi del destino.
I capitoli finali della Saga di Elric, raggruppati appunto sotto il titolo di Stormbringer, sono i più belli e toccanti. Senza rivelare il finale su queste pagine, basterà solamente dire che ogni cosa si compie, l'equilibrio tra caos e legge viene ristabilito e il mondo avrà un futuro, ma a un carissimo prezzo. La saga di Elric non è una storia a lieto fine, e racconta anzi, nelle sue ultimissime pagine, un finale ancora più terribile e funesto delle avventure precedenti: nessuno si salva, la tragedia si compie fino in fondo e anche oltre.
Una nota a parte meritano le storie precedenti al finale. Alcune lasciano perplessi, in quanto molto spesso sembrano affrettate, o incoerenti, o comunque allucinate, distorte e viste attraverso un velo di assurdo e di follia.
Stessa cosa dicasi per i personaggi di contorno, che sembrano poco più che macchiette appena abbozzate. Ad una prima lettura il lettore può rimanerne sconcertato, tanto che viene anche da chiedersi se Moorcock sappia quel che sta facendo e sia in grado o meno di scrivere.
Ma l'apocalisse finale dimostra che Moorcock all'occorrenza, sa scrivere eccome. Non solo: sa creare! Tutta la Saga va quindi poi rivista a posteriori dopo una lettura completa. Ci si rende allora conto che anche i personaggi migliori, quelli che in altre saghe sarebbero stati dei veri eroi, impallidiscono e barcollano volutamente quando vengono messi a confronto con la triste e grandiosa figura dì Elric, che da sola vale la lettura della Saga. E le stesse storie, in apparenza sconclusionate e slegate tra loro, sono uno specchio efficacissimo dell'incoerenza e dell'assurdo che Elric si trova a dover combattere nella sua mente e della ricerca di un qualsiasi significato nella sua vita, condannata a fallire ancora prima di iniziare.
Prima di concludere, un'altra piccola curiosità: capelli bianchi, salute fragile conservata prima tramite tisane e pozioni e poi tramite un patto malefico, un'anima malvagia ma allo stesso tempo nobile, orgogliosa e padrona di sé al punto di ribellarsi agli stessi dèi ... Non ci ricorda nulla? Beh, sì. Indubbiamente la Saga di Elric, scritta nei primi anni 70, deve essere stata tra le fonti ispiratrici di Weiss e Hickman nel creare l'insuperabile Raistlin.
Tanto è vero che i due cicli addirittura si toccano, per un attimo, in un piccolissimo punto. Durante un'avventura Elric, alla caccia di un gatto dotato di particolari poteri, invoca l'aiuto del Dio del popolo felino, un certo ... Meerklar. E in Dragonlance, la città in cui i gatti sono ritenuti sacri e che fa da teatro alle indagini del giovane Raistlin, è appunto la città di Mereklar: un piccolo omaggio degli autori di Dragonlance al ciclo di Moorcock? Più che probabile!
In conclusione, la lettura della Saga di Elric è vivamente consigliata. Indubbiamente è una lettura che è più propensa a lasciare il lettore con un nodo alla gola che con un sorriso sulle labbra, ma dopotutto anche le storie tristi, se narrate bene - e Elric lo è - possono lasciare un segno nei nostri ricordi.
La Saga di Elric, originalmente composta da sei brevi libri, è stata proposta in Italia dall'Editrice Nord, che ha raccolto tutti e sei i libri in due volumi, intitolati Elric di Melniboné e Elric il Negromante, entrambi firmati da Michael Moorcock.
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