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Supereroi dell'antichità


di Giovanna Grassi


Nei corsi e ricorsi del cinema, riappare il filone «peplum», che incrocia storia e immaginazione, sandali e spade, tuniche e contesti biblici, azione e riferimenti mitologici.

Lasciati alle spalle i film che ancora e sempre ritornano sui canali televisivi, da Hercules a Quo Vadis, da Ben Hur a I dieci comandamenti, senza dimenticare persino Cabiria (1914), che segnò e influenzò l'arte e il mestiere del cinema, ecco arrivare Gods of Egypt, in uscita sugli schermi italiani, distribuito dalla 01, il 25 febbraio.

Diretto dall'australiano Alex Proyas (I, Robot), interpretato da baldi giovanotti, con Gerard Butler nel ruolo del super cattivo, e un cammeo del grande Geoffrey Rush, il cast si avvale di giovani e già lanciatissimi attori come Nikolaj Coster Waldau, l'australiano Brenton Thwaites (Maleficent), la fanciulla Elodie Young di madre francese e padre cambogiano e moltitudini di comparse di ogni razza, in nome della diversità necessaria da sempre ai film del popolare filone, che per anni è stato un sottogenere e poi ha conquistato ovunque il box office.

Gli attori sono tutti schierati all'incontro, manca il regista che fa sapere dall'Australia: «Il cinema ha più che mai bisogno, nel suo futurismo, dei grandi temi dei film del passato. Il peplum è per antonomasia un cinema futuristico e, però, saldamente legato alla Storia, tra Dei e mortali, eroismo e sete di potere. La tecnologia, poi, oggi permette effetti speciali e scene di massa mirabolanti. Negli studios australiani di Sydney abbiamo ricreato mondi, città in miniatura aiutati da attori che hanno dato il massimo, a cominciare da Geffrey Rush/Ra, nel copione il padre di Set/Gerard Butler».

Ride Butler, dichiarando: «Ci siamo tutti molto divertiti, ma abbiamo anche seguito training severissimi per essere in forma. lo sono Set, il figlio di Ra, re della luce e del Cosmo, che tradisco in molte delle sue buone aspettative. Il potere assoluto è ciò che voglio e lo scettro è il mio obiettivo».

«Ci penso io - dice il giovane mortale Bek/Brenton Thwaites, che deve vedersela con gli Dei come, appunto, è Set - e, poco o nulla posseggo, tranne il mio coraggio e la mia lealtà, da donare alla giovane donna che amo, Zaya. Ho perso la fede negli Dei, ma dalla mia ho un desiderio di vita e di onore che mi sorregge in ogni azione, anche quando finisco in una grotta infestata da scorpioni! Ovviamente anche io ho seguito e assorbito lezioni di storia perché, lo ammetto, sapevo poco dell'antico Egitto. Sogno un viaggio in Egitto perché nessuna ripresa è stata girata in loco».

E poco dopo argomenta: «Il cinema oggi fa davvero miracoli, basta vedete sullo schermo la spettacolare costruzione del gigantesco Obelisco voluto da Set e le legioni di schiavi, moltiplicate dai trucchi del cinema e delle più moderne tecnologie».

Dice la fresca attrice Courtney Easton/Zaya: «Ciò che mi è molto piaciuto sin dalla prima lettura del copione è il fatto che Gods of Egypt non è soltanto un film al maschile, con gesta e duelli di ogni tipo. I caratteri femminili hanno personalità precise, sono fondamentali all'intreccio e non solo come presenze di femminilità glamour, ma per i loro personaggi forti anche quando siamo schiave. lo, a esempio, sono al servizio di Urshu/Rufus Seweell, che come unico interesse ha i beni materiali e l'oro». Nikolaj Coster Waldau, l'attore danese che deve il suo successo alla serie Games of Thrones e che passa da film impegnati a storie d'azione e lo si è visto in Oblivion con Tom Cruise, non ha dubbi: «Provengo dal cinema e da culture europee, non sono al soldo di Hollywood, ma dal 2001 quando Ridley Scott mi scritturò per Black Hawk, il cinema indipendente Usa e quello degli studios mi hanno offerto eccezionali possibilità di esperienze e di lavoro. Considero Gods of Egypt un film capace di stimolare le nuove generazioni perché guarda al passato, ma nei suoi temi eterni, la smania del successo, il potere come arma di conquista sugli individui e sulle masse, il possesso della propria identità, è decisamente attuale. È stato un onore recitare con Geoffrey Rush, che sapeva divertirsi e divertire tutti noi anche quando qualche crudele carattere strappava le pupille a uno degli attori principali».






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