Glenn Close a Locarno tra bambini zombie in una post apocalisse
di Maurizio Porro
Siamo messi male, ci sono umani che non riconoscono più i loro simili: «Siamo tutti immigrati, siamo tutti stranieri, anche noi inglesi che abbiamo appena scelto Brexit, un fine Illusorio di indipendenza», dice lo sceneggiatore Mike Carey e si vede che pensa alla Siria, ai barconi, ai muri. Il film inglese che ha aperto il Festival di Locarno, The girl with all the gifts i Colm McCarthy, propone con decisa facoltà di metafora (sì i mostri siamo noi) bambini zombie contagiati e famelici in post apocalisse, Medioevo prossimo venturo in cerca di un fungo dal potere salvifico che sequestra il sistema nervoso. Fra gli adulti la buona dottoressa (con cui la giovane di colore, Sennia Nanua scelta tra 500, stabilirà un legame); Glenn Close che, dopo il film en travesti, fatica a ritrovare natura femminile, il solito militare ottuso. Tra i dead men walking, la bella Gemma Arterton, elegante come nella festa di Via col vento, di suo preferirebbe Cechov ma si adatta: «Non classifico, né parto dai generi, amo storie che tocchino il cuore».
Va felice giurata al Lido di Venezia: «Non vedo l'ora, adoro il vostro cinema», è la diplomatica risposta. La domanda imbarazzante che pone è invece: «Meritiamo di sopravvivere? La Terra andrebbe avanti senza umani, la natura procederebbe rigogliosa». Il set, col noto minimarket sfasciato, è un ospedale abbandonato. Sarebbe costato milioni renderlo putrido, «ma per fortuna noi in Inghilterra ne abbiamo tanti di questi edifici in disuso» commenta Gemma con un perfido tocco alla Wilde.
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