Orrori in teatro firmati Argento
di Giovanni Grazzini
Che cosa ha inventato stavolta Nostro Signore degli Orrori per farci trascorrere in letizia un Santo Natale?
L'idea più graziosa è quella d'una piccola palizzata di aghi che posta nell'orbita impedisce alla palpebra di chiudersi, e quindi obbliga la vittima a vedere quanto accade. In questa disamena circostanza travasi Betty, una giovane cantante lirica costretta da un Maniaco (o è una Maniaca?) ad assistere debitamente legata e imbavagliata, ad alcuni atti di sadismo che dovrebbero darle un'inconsueta carica erotica.
Così almeno suppone il pazzo di turno che dovrebbe essere al di sopra dì ogni sospetto, e invece così non accade, giacche sotto gli occhi di Betty passano scene orripilanti ma la ragazza serba l'anima immacolata.
Le prime avvisaglie degli spaventi si hanno quando, per un incidente alla prima donna, Betty esordisce nel ruolo di Lady Macbeth e durante la recita al Regio di Parma qualcuno pugnala una maschera del teatro. Seguono nell'ordine, da parte di Ignoto, la lacerazione del costume di scena di Betty, una carneficina di uccellacci che il regista dello spettacolo faceva svolazzare sul palco, lo sgozzamento del fidanzato di Betty, l’assassinio della costumista mediante forbici di sartoria (dopodichè colei viene squartata per recuperare un braccialetto compromettente), il massacro d'una amica di Betty e d'un poliziotto, uno spuntino di bulbo oculare compiuto dai corvi, e poi ancora un rogo, una governante svizzera pugnalata, il regista dell'opera restituito al creatore, l'arrivo dei cani poliziotto …
Un'odissea di ribrezzi e paure, insomma, che la protagonista regge strillando ma con animo forte, trovando perfino il tempo di replicare il Macbeth e di cercare conforto, oltreché in Verdi, in Bellini e Puccini.
Il verosimile continua a essere dunque la bestia nera di Dario Argento. Che scrivendo Opera insieme a Franco Ferrini (ma il soggetto è tutto suo) e dirigendolo con un talento visivo non più contestabile, resta al grado zero delle psicologie e della collaborazione storica, e piuttosto confida nell'immagine delirante, sia essa chiamata a fare da prorogo e cornice (la scenografia teatrale) o racchiuda l’allucinazione nel lampo iperrealista. "Voglio portare il pubblico in una zona mentale dalla quale è impossibile fuggire" dice Argento, e ancora una volta, se trova un pubblico disposto a farsi portare per mano nel suo sinistro universo, può senza meno riuscirvi.
Valendosi d’un gran numero di movimenti di macchina - frequenti sono le soggettive dei Maniaco -, e senza peritarsi di usare elementi di repertorio quali la voce rauca, il rimbombo dei passi, il cappuccio da boia, le mani guantate di nero, le ombre dietro le grate, gli arnesi per il supplizio custoditi in un vezzoso nécessaire, sfrutta infatti sagacemente la leggenda sul Macbeth menagramo, condisce col prezzemolo della psicanalisi il thriller sanguinario, rende ancora omaggio all’Hitchcock degli Uccelli dando gran parte a certi corvi telecomandati, e non risparmia l'autoironia col fare del regista del Macbeth un cinematografaro già celebre per il sadismo dei suoi film.
Né prima nè ultima pellicola che dall'ambiente teatrale ricava il gusto della finzione e dell'eccesso, Opera non dovrebbe mandare deluse le aspettative di chi ha atteso il Natale per lasciarsi affascinare dai cattivi sentimenti. La sua parte Dario Argento l'ha fatta chiamando il fotografo inglese Ronald Charles Taylor (Oscar per Ghandhi), gli scenografi Davide Bassan e Gian Maurizio Fercioni, la costumista Lia F. Morandini, alternando le musiche sublimi, con le voci sovrane di Maria Callas e Mirella Freni, a quelle rock, e ottenendo buone prestazioni dagli interpreti: la spagnola Cristina Marsillach (Betty), Jan Charleson (il regista), Urbano Barberini (il commissario Alan), Daria Nicolodi (Myra), Carolina Cataldi Tassonì (la costumista) ... Il resto deve mettercelo lo spettatore che va in cerca di spaventapasseri.
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